Prima cosa da fare: reimparare a correre

Prima cosa da fare: reimparare a correre. Ecco, la mia sfida in poche parole è questa: correre il triathlon meglio di prima, per mettermi alla prova, e per combattere il Parkinson. Dare al mio corpo un addestramento più rigoroso in modo che compensi il deficit motorio. E tenere traccia di tutto questo nei prossimi anni, per vedere cosa succede. Quindi, una delle prime cose in programma è verificare quello che ho fatto finora. Per esempio, capire se corro bene o male. Non solo perché in questi mesi la gamba sinistra, anzi tutto il lato sinistro, si sono rivelati meno coordinati. Ma anche per capire se il mio stile di corsa è corretto.

‘No, Stefano, guarda che tu non corri.’

‘Come, tump tump, non corro? Mi alleno da sette anni, tump tump, ho fatto maratone, mezze, ftump tump, e anche qualche triathlon!’.

‘Certo. Ma questa non è corsa. Guardati. Tu cammini veloce’.

Quindi, ecco la prima sorpresa: non so correre. Arrivi a 56 anni pensando di essere quasi un atleta, e poi uno ti guarda attentamente e ti dice una cosa così. Per un momento rimani male, poi pensi, vuoi vedere che oggi imparo una cosa nuova? Succede il giorno in cui facciamo insieme da Alberto Schivardi il test di soglia lattacida della corsa. Salgo sul tapis roulant, inizio la corsa, Alberto mi osserva e mi fa Ti ho detto corri, questa è una camminata veloce. Mi riprende con la telecamera frontale

e laterale.

Alla fine del test, prima di mostrarmi i video, mi fa un piccolo discorso e mi dice di provare a saltare da fermo sul posto su due piedi utilizzando la parte anteriore del piede, io provo a saltellare 8-10 volte e poi mi chiede cosa sento. Tutto bene, tutto nessun problema. Allora mi dice Adesso prova a far la stessa cosa atterrando su tutto il piede tallone compreso. Io faccio 3-4 salti e immediatamente percepisco la differenza, è innaturale, pesante, tutto il mio corpo è scosso da un rimbombo ogni volta che atterro! Sono stupito. A questo punto prima di continuare a spiegarmi mi dice di togliere le scarpe e salire sul tappeto, e correre in maniera naturale come ti viene.

 Io corro e mi rendo conto che naturalmente appoggio la parte anteriore del piede ma non il tallone, perché senza scarpe il corpo sa automaticamente qual è il sistema migliore per correre. Alberto mi riprende frontalmente e lateralmente

 

e le immagini insieme ai video sono illuminanti. Alla fine mi spiega che il modo migliore per correre in realtà è appoggiare la parte anteriore del piede, mentre io avevo sempre pensato che questo tipo di corsa fosse riservato a velocisti e mezzofondisti, massimo fino ai 1500 m. E che i fondisti appoggiassero tutto il piede con una rollata completa. Tutto sbagliato. Alberto mi mostra in video una tecnica di corsa completamente nuova.

Io non so che dire, chiudo la borsa e vado a casa perplesso. Apro google ed ecco qui: i tutorial e blog che parlano della tecnica di corsa e di esercizi per migliorarla dicono la stessa cosa di Alberto. Tutti.

Non mi resta che provare. Scopro subito che è molto più faticoso. Dopo qualche giorno arriva anche Andrea Dell’Angelo, un tecnico della Fidal che fa le stesse osservazioni e ci assegna degli esercizi. Facciamo 45 minuti con lui che poi ci lascia la scheda da ripetere per modificare piano piano gli appoggi. Ci consiglia di cambiare poco alla volta, per non rischiare di fare il triplo della fatica e affaticare e indolenzire il polpaccio. Cosa che sto iniziando a fare.

Pensavo di fare molte cose nuove in questo percorso, ma di sicuro non credevo di dover reimparare a correre. Invece, è bello. Mi risento un po’ bambino. Grazie Alberto e Andrea. L’avventura continua.