VADO AL MASSIMO

Proprio da raccontare questa gara di Iseo, partita con una difficoltà, proseguita con una bella storia, finita con una lezione. 

Nel pregara ho anche avuto l’onore di intervistare, per Bike TV,  l’amico Michele Sarzilla, il favorito per la vittoria, poi conquistata con una frazione di corsa pazzesca che gli ha premesso di raggiungere e superare un altro grande triathleta, fresco campione italiano di triathlon medio, Mattia Ceccarelli.

Dai Stefano, tuffati e vai. Me lo dicono gli amici, i fratelli, me lo dico anch’io. Risolto il problema della muta – così oggi è anche più semplice – infilo il pantaloncino di neoprene sopra il body e mi avvio verso il lago. Mi butto in acqua per provare: la sorpresa è che mi sento bene, nuoto fluido e ho anche un buon assetto. 10 bracciate e dubbi svaniti.

Ma poi, bisogna partire davvero. Via.

Trovo lo spazio per nuotare tranquillo, non sono un pesce ma vado con calma verso la prima boa. Divido in piccoli obiettivi il percorso, ormai non si torna più indietro, alterno vari stili, finalmente arrivo. 39 minuti – un’eternità! Ho iniziato nel 2014, il nuoto era il mio punto forte, non mi preoccupavo di chi avevo intorno, tantomeno della respirazione, i miei tempi erano sui 26 minuti e ed ero sempre nel primo terzo della classifica.

A questo punto, occorre accettare una cosa fondamentale: qualcosa è cambiato. 

Non è facile, ma questa è la mia storia. E anche il mio obiettivo: capire come sta cambiando la mia vita non solo nello sport, ma nella condizione fisico-atletica generale, e nella mia vita. Ho 57 anni, e non sto combattendo con il triathlon, sto combattendo con il Parkinson. Quindi, con freddezza, devo analizzare i segnali, attuare delle strategie di contenimento, e ricordarmi che lo sport è una di queste.

Esco dall’acqua, mi arrivano le voci degli amici che mi incitano, VAII STEFANO. La spinta è forte, lo sento, non sono solo! Arrivo in zona cambio, sfilo velocemente i pantaloncini e prendo la bici, tento di fare il figo e inforcare la bici al volo ma con la posizione da crono della sella, più alta del normale, rischio la caduta. Va beh, con calma mi metto da una parte per salire e a questo punto mi accorgo che sono a piedi nudi fuori dal tappeto e mi sto friggendo i piedi sull’asfalto arroventato. Salgo in bici e infilo i pedi nelle mie superscarpe da triathlon di Specialized.

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La frazione di bicicletta è no draft, è vietato sfruttare la scia. Ma pedalare da solo mi piace, sono uno dei pochi che ha adottato la bicicletta da crono e nella parte in pianura ho un vantaggio che mi permette di recuperare diverse posizioni, mi sento bene e affronto la salita con decisione. Fa caldo, siamo tutti in fila nella parte di strada ombreggiata anche se contromano, salendo si suda e sbuffa, qualcuno rinuncia, le pendenze sono toste ma non impossibili, se riesco io che peso 80 chili.

Eccoci a Brione, zona ristoro con bottiglie di acqua e qualche residente che, invece di imprecare per la strada chiusa come spesso capita, diventa parte della gara e con la canna dell’acqua ci regala un po di frescura. Scolliniamo, un paio di km. di discesa ed eccoci di nuovo in salita, riprendere il ritmo è la nuova sfida, sono preparato ho provato il percorso la scorsa settimana sotto lo stesso sole. Ricomincio a pedalare con un buon ritmo tanto che raggiungo e sorpasso alcuni atleti.

E qui succede qualcosa che mi fa arrivare in cima alla salita senza alcuna fatica, tanto per confermare come la mente e la nostra capacità di gestirla facciano la differenza. Ho davanti un gruppetto di ciclisti che ne sta sorpassando uno, molto affaticato e un po’ sovrappeso. Lo sorpasso anch’io.

All’improvviso sento una voce, Stefanoooo, ed è proprio lui, il peso Massimo, il grande Max Vianeo: senza batter ciglio aumenta la sua andatura, mi raggiunge lasciando sul posto il gruppetto che lo stava superando, mi affianca sorridente come se la salita non esistesse più, e mentre pedala mi parla come se stessimo bevendo insieme un bicchiere al bar. Mi invita ad una gara che sta organizzando, la VIANEOMAN, non una gara come le altre.

Un ritrovo di amici, ognuno porta qualcosa e alla fine si mangia e si beve in compagnia, le boe saranno barche di amici e la corsa durerà fino a quando è pronta la grigliata, fantastico. Max  mi racconta tutto con un allegria contagiosa, mentre pedaliamo senza più fatica ridendo e scherzando. Cosi per almeno un paio di chilometri, fino ad arrivare in cima al Polaveno, dove ci lanciamo in una divertente discesa insieme.

Nella discesa sono velocissimo, anzi il più veloce del mondo!!! Stacco Massimo e sorpasso diversi ciclisti, arrivo in zona cambio, le biciclette già sulle transenne sono tantissime, insomma sono tra gli ultimi, ma ci sta! Sono partito in ultima batteria e ci ho messo una vita ad uscire dall’acqua, amici e fratelli mi seguono mentre percorro la passatoia della zona cambio incitandomi, sento anche la voce di Alberto Schivardi,  che è arrivato e mi urla da lontano, Roberto sembra voglia entrare a correre con me, tanto si sporge dalle transenne per darmi qualsiasi cosa che secondo lui  potrebbe servirmi.

Mentre infilo le scarpe, prendo la levodopa e Roberto mi fa la doccia, passa Max che mi urla quanto sono stato veloce in discesa. Parto per l’ultima frazione, la corsa, 9,2 km. in mezzo alle vie di Iseo tra il lungolago, le spiagge e le vie del centro, ogni tanto qualcuno mi riconosce e mi da la voce. Sono 3 giri da compiere sotto il sole del pomeriggio alle 16 del giugno più caldo della storia.

 

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Parto con una buona cadenza che però piano piano diminuisce, il grande Max  nonostante la mole, recupera il distacco che avevo guadagnato in discesa e se ne va correndo!! Mentre io dal secondo giro in poi alterno corsa e camminata. Sul percorso abbondano i punti di ristoro e di rinfresco, i turisti e i residenti partecipano in vari modi, chi con le manichette dell’acqua, chi come tre ragazze sotto la passerella sul lago, da dentro l’acqua ci indirizzano manate di acqua fresca. Ad ogni giro – e non mi stupirei se lo avesse fatto per tutto il tempo – un tipo di una certa età, diciamo over 60, in costume  nella zona delle spiagge è in piedi a ridosso del percorso a battere un cinque a tutti. I suoi familiari lo chiamano, ma lui non smette, cinque a tutti, come se fosse un incarico che ha assunto per dare la carica a chi corre.

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Al terzo giro ormai stanno smontando le transenne, siamo ancora in pochi sul percorso, quando facevo le regate in vela si diceva ‘arrivati dopo la musica’. Cammino più che correre, mi mancano 7/800 metri, tengo le ultime risorse per la corsa finale sul traguardo. Da lontano vedo Roberto che mi viene incontro con due bottiglie di acqua e mi chiede cosa succede, mi disseto e lo guardo come dire ‘ho finito la benzina’.  Ma ormai ci siamo, mi accompagna con il suo entusiasmo senza preoccuparsi di essere dentro il percorso, tanto che alla fine si becca un richiamo da un giudice. Sul traguardo trovo i miei amici, che sono la mia benzina speciale e Fabio D’Annunzio lo speaker della manifestazione che mi intervista.

Finisco in 3 ore e 41.  Tre anni fa nella stessa gara, con una temperatura diversa, una preparazione approssimativa, ma qualche anno meno e senza Mr. P nelle gambe e nella mente, chiudevo in 3 ore e 3 minuti.

Quello che sto facendo mi riempie di gioia. Il Parkinson mi ha cambiato la vita, ho mille motivi per andar avanti con orgoglio e impegno, ma devo ammettere che quest’anno il mese di giugno, di solito il più bello dell’anno per me, è stato molto, molto impegnativo. Si chiude con grandi soddisfazioni da celebrare e anche sconfitte su cui riflettere.

Ma anche tra alti e bassi, io so che sto facendo il massimo, per continuare a non farmi fermare.