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PEDALANDO S’IMPARA

Bike Stories 7° Puntata, Negri Carlo

Oggi raccontiamo la storia di un nostro amico parkinsonauta che sta donando il suo bene più prezioso, il tempo, alla ricerca sul Parkinson. Carlo prende parte a una sperimentazione di un farmaco per la cura del Parkinson, che lo vede coinvolto un giorno al mese da passare in un ospedale milanese per i prossimi 4 anni.

Ci siamo conosciuti, nella primavera del lockdown e delle interviste a colazione di “Prendo la levo e arrivo”, grazie allo sport e ad un amico molto speciale, Mr. Park come lo chiamiamo noi.

Ci ha portato in dote durante il viaggio la sua tranquillità, la sua umiltà ma anche la sua anima. Ha vinto il primo premio dell’emozione con un grande abbraccio a Roberto, tanto inaspettato quanto vero e intenso, nella giornata più alta del nostro percorso, quando avevamo appena superato il passo della Cisa.

La più alta, anche e soprattutto perchè quella che ha lasciato il ricordo più vivo in tutti noi, un momento di condivisione durante la pausa per caricare le batterie, nostre e anche delle nostre preziose SPECIALIZED TURBO LEVO SL, le mountain bike che Specialized Italia ci ha messo a disposizione per la nostra grande avventura.

In quel momento magico abbiamo capito quanta forza potevamo sviluppare concentrando tutte le nostre energie verso un unico obiettivo.

Uno di noi in quel momento aveva bisogno del supporto del gruppo, dopo soli 3 giorni pensava di non potercela fare, da solo dentro i suoi pensieri, senza confrontarsi con nessuno stava decidendo di rinunciare. Quando ci siamo resi conto che qualcosa non andava, abbiamo riunito tutte le nostre energie e le abbiamo messe a sua disposizione, vi starete chiedendo come?

È bastato veramente poco, immersi nella natura sotto il tendalino del nostro camper, ognuno di noi gli ha detto, pubblicamente, in un cerchio della fratellanza tra parkinsonauti, quanta ammirazione, stima e apprezzamento avevamo per la forza e l’impegno che stava mettendo nella sfida contro le sue difficoltà.

Sono uscite parole e emozioni che nessuno di noi fino ad allora aveva messo in campo, solo l’idea di aiutare un fratello poteva generare quell’atmosfera. Alla fine del giro di interventi ci siamo tutti uniti in un abbraccio, scatenato da Carlo, chiudendo anche fisicamente quello scambio di energia che ha ridato a lui la convinzione e la forza per riprendere il cammino e portarlo a termine.

Quel giorno è nata una vera squadra, quel giorno è nata la nostra famiglia.

Questo è il profilo che trovate nel sito della “Bike riding for Parkinson’s Italy 2020

Carlo Negri, 42 anni 

Parkinsonauta da 2

Da Lecco, da sempre appassionato di sport. Amo la bici per il senso di libertà che mi dà e per la soddisfazione che si prova ad arrivare in cima ad una salita; e la nostra sarà una dura salita. Ho deciso di partecipare a questo viaggio per conoscere persone che affrontano questa malattia con positività e voglia di lottare.

Dopo la Bike riding for Parkinson Italy 2020, Carlo è:

Il Pacifico

Carlo è un ragazzo limpido e generoso, una persona che non ama mettersi in mostra, che preferisce stare nelle retrovie. In tutto il viaggio l’ho quasi sempre visto in fondo al gruppo, ci guardava pedalare un po’ da lontano, come se ancora non fosse certo di voler far parte di questo gruppo.

Nell’intervista ci racconta della sua infanzia e della malattia del suo papà, che è stato per lui un punto di riferimento anche per la dignità con cui l’ha affrontata continuando a prendersi cura della sua famiglia.

Il suo modo pacifico di affrontare il viaggio – dalla semplice uscita in bicicletta di poche ore, o la settimana come ha fatto con noi, fino alla vita stessa – gli dà la forza di un oceano, Pacifico appunto.

Ecco la sua testimonianza di ritorno dal viaggio.

PEDALANDO SI IMPARA

Sinceramente avrei preferito non incontrarvi, o almeno incontrarvi tra qualche anno, magari con il gruppo dell’Alzheimer. Invece il destino ha giocato a tutti noi un brutto scherzo: ci ha donato un amico, non troppo amico, di nome mr. Park che ci accompagna nel nostro cammino.

Come dice il saggio ‘Al destino non si comanda’, ma solo chi reagisce ed è positivo e determinato riesce ad affrontare le proprie paure e i propri limiti. E io di paure e limiti, all’inizio di questa avventura, ne avevo tanti. Non dico di averli superati tutti con questo viaggio, ma sicuramente ho iniziato ad affrontarli.

Pedalando insieme a voi ho imparato che di leader che parlano ma poi concludono poco ce ne sono molti, ma poi c’è Stefano Ghidotti che parla tanto ed è anche il primo ad agire e mettersi in gioco da vero leader.

Ho imparato che c’è un Roberto Russo che spesso non riesce a camminare, ma se lo carichi in bici è una forza della natura e, seppur un po’ matto, è uno che non molla mai.

Ho imparato che ci sono tanti bravi piloti d’aereo ma di Max Bracco ce n’è uno solo che, con la sua tenacia e forza quasi invisibili, riesce a fare cose per molti impossibili.

Ho imparato da Marco Anesa che è bello avere una famiglia che ci supporta e sopporta con pazienza e tanto amore.

Ho imparato che ci sono uomini che, come Daniele Bortoli, al posto di piangere e urlare contro le ingiustizie, hanno il coraggio di fare un figlio per continuare a vivere.

Ho imparato che non è così importante arrivare primi, ma come Alberto Acciaro arrivare in fondo con grinta  determinazione e magari con un ‘rapporto duro’.

Ho imparato che anche il dolore si può contrastare, come ha fatto Marco Ramelli che, a ogni pedalata, sentiva il ginocchio cedere ma ha continuato imperterrito nel suo viaggio, arrivando, con qualche caduta, fino al traguardo.

Ho imparato che, anche se hai una corazza che ti protegge, puoi essere una persona sensibile e speciale come Alfonso Merosini.

Ho imparato che, anche se il Parkinson ti fa tremare come una foglia, puoi essere una donna affascinante come Samantha Visentin.

Ho imparato, o meglio, ho la speranza di diventare  come Filippo Mion che, con la sua determinazione e l’aiuto della scienza, è il parkinsonauta più forte del mondo.

Ho imparato che, anche se fortunatamente non hai il Parkinson, puoi essere lo stesso un parkinsonauta come Flavio, Massimo e Gianni che ci hanno coccolato, aiutato e spronato in questo viaggio con grande cuore e generosità e senza mai farci sentire dei malati.

Tante cose ho imparato da tutti voi e spero di impararne altrettante continuando questa splendida avventura.

Vi voglio bene,

il Pacifico

Di seguito trovate tutta l’intervista di “Prendo la levo e arrivo” alle 21 dopo cena, di giovedì 19 novembre, a Carlo Negri condotta da Stefano Ghidotti e Samantha Vizentin

Arrivederci alla 8° puntata delle “Bike Stories” la prossima settimana.

Dal mese di Novembre le interviste di “Prendo la levo e arrivo” non sono più a colazione ma alle 21, dopo cena.

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LA TRASFORMAZIONE DEL SELVAGGIO

Bike Stories 6° Puntata, Filippo Mion

Dalle rotelle di una sedia alle ruote di una bicicletta grazie alla Deep Brain Stimulation. Dal selvaggio all’amico nel percorso verso Roma.

Tornare in bicicletta, questo era il suo obiettivo dichiarato, quando a luglio 2019 è entrato in ospedale per farsi impiantare, in un intervento chirurgico a mente serena durato 10 ore, due elettrodi direttamente nel cervello.

E Filippo ci era riuscito, lo scorso gennaio 2020, dopo soli 6 mesi di convalescenza e riabilitazione, aveva già iniziato ad allenarsi, in preparazione del viaggio di rinascita da Capo Nord a Mirano, dove vive in provincia di Venezia, che aveva deciso di compiere come risposta al tentativo di Mr. Park di metterlo a sedere.

Le sue condizioni negli ultimi anni erano molto peggiorate, tanto da non permettergli quasi più di camminare. Ma gli bastava qualcuno che lo mettesse in sella alla sua bicicletta e lui era capace di andare avanti e indietro per ore, il problema si presentava quando doveva poi rimettere i piedi a terra.

il tatuaggio sul polpaccio di Filippo

Per un combattente come lui questo non era accettabile. Allora nel 2019, anche grazie alla spinta ricevuta dal figlio Mattia, che studia medicina, Filippo aveva cominciato a cercare una possibile soluzione. L’intervento chirurgico di stimolazione cerebrale profonda, la DBS appunto, era tra le opzioni. Il suo neurologo non lo aveva per niente appoggiato, ma lui secondo voi si è perso d’animo? Nemmeno per sogno!

Ha cambiato neurologo, trovando qualcuno che, d’accordo con il suo intento di stare meglio, lo accompagnasse nel percorso di avvicinamento all’intervento.

Entrando in ospedale, nel luglio dell’anno scorso, aveva dichiarato che appena passato il tempo necessario per indossare il caschetto protettivo sarebbe risalito in bici per cominciare ad allenarsi per il suo obiettivo.

Puntuale, a gennaio era tornato in sella e aveva iniziato ad allenarsi in vista del viaggio che si sarebbe svolto in estate. Ma la vita gli aveva preparato un altro piccolo ostacolo da superare: il lockdown che lo ha fermato da marzo fino a maggio, quando ha saputo del progetto Bike For Parkinson è stato uno dei primi che ha deciso di unirsi al gruppo.

Questo è il profilo che trovate nel sito della “Bike riding for Parkinson’s Italy 2020

Filippo Mion, 53 anni 

Parkinsonauta da 8 anni

Ciao a tutti, io sono Filippo Mion, amo lo sport in generale e in particolar modo la bicicletta. Io e le mie bici ne abbiamo fatte di tutte i colori in giro per l’Italia e in Europa. Da 8 anni però assieme alla mia passione e vita si è insidiato un compagno assai scomodo, Mister Parkinson, che si è messo in testa di volermi mettermi i bastoni tra le ruote. Ma forse non ha ancora capito bene con chi ha a che fare.

Ora ho lasciato il mondo delle competizioni per dedicarmi al cicloturismo, ho conosciuto questo gruppo di amici e tutti insieme faremo questa fantastica esperienza con la speranza che il nostro messaggio arrivi a tutti i Parkinsonauti del mondo.

Dopo la Bike riding for Parkinson Italy 2020, Filippo è:

Il selvaggio buono

Ci siamo incontrati la prima volta con Filippo e una parte del gruppo, un sabato di giugno in Franciacorta, per gettare le basi per del nostro viaggio. Abbiamo cenato insieme e l’indomani abbiamo fatto una bellissima escursione in mountain bike a Montisola, l’isola lacustre più grande d’Europa, una tranquilla passeggiata in compagnia anche di mogli e altri amici.

A Filippo, che ha percorso gli 800 km da Pavia a Roma con la bicicletta muscolare, questo modo di andare in bici non piaceva un granché, non era per niente a suo agio e lo dimostrava scegliendo, ad ogni sosta, di stare in compagnia delle biciclette, giustificando la sua scelta con la scusa, peraltro corretta, di doverle custodire.

Se ne stava in disparte parlando poco e guardandoci da lontano, come poi ci raconta lui stesso, pensando che forse era meglio starsene con i suoi amici piuttosto che rischiare di passare 10 giorni a pedalare con degli sconosciuti e a pentirsi della sua scelta.

Forse questa convinzione se l’è portata anche alla partenza a Pavia e gli è rimasta appiccicata addosso anche un paio di giorni, durante i quali si sentiva un selvaggio, sempre davanti a tutti guidava il gruppo in bicicletta pedalando a testa bassa guardava il suo garmin e parlava poco.

Tutto è cambiato durante la prima cena, alla fine del primo giorno di fatica, tra Pavia e Fiorenzuola. Un bicchiere di vino e qualche barzelletta ed ecco emergere il suo carattere giocoso, Filippo il selvaggio era diventato per tutti Mario, il simpaticone, con il sorriso sempre pronto, le trovate goliardiche e le escursioni notturne in tangenziale.

Ecco la sua testimonianza di ritorno dal viaggio.

TUTTI INSIEME VERSO ROMA

Di ritorno da Roma mi trovo a scrivere ciò che mi ha donato questo viaggio.

Mi avete conosciuto, nei bellissimi giorni passati insieme, anche nella mia veste più simpatica – raccontare barzellette e ridere in compagnia mi piace – ma per questi pochi minuti mi conoscerete nella versione più seria.

Io sono figlio unico e purtroppo sono rimasto orfano molto giovane ed è forse per questo motivo che ad alcuni di voi sono sembrato un po’ schivo e solitario. 

Non nascondo che l’ultima settimana prima della partenza avevo pensato spesso di dare forfait, in primo luogo perché i miei amici con i quali esco sempre in bici da lì a poco sarebbero partiti per un viaggio di oltre 1000 km tra la Germania, la Svizzera, L’Austria e la Croazia,  in secondo luogo perché non essendo il mio modo di andare in bici, temevo di annoiarmi.

Fra tanti mie difetti però ho anche una grande qualità: se faccio una promessa, sia quel che sia,  io la porto a termine.

Ed eccomi ad intraprendere con 10 persone, quasi sconosciute, ma a dir poco fantastiche, questa stupenda avventura.

10 persone che non sapevano a cosa stavano andando incontro, per quanto riguarda la fatica, le moltissime ore in sella, il pochissimo tempo di recupero, i molteplici impegni con le istituzioni, i continui spostamenti, il caldo e tutti gli altri problemi connessi alla loro malattia.

Ora sono qua, sto scrivendo queste poche righe e non c’è un secondo che non ripensi a tutti voi, ai vostri visi e i sorrisi e a come ci siamo divertiti, a come abbiamo superato quei piccoli problemi che abbiamo incontrato lungo il nostro viaggio proprio perché eravamo un gruppo unito, tutti verso lo stesso obiettivo, arrivare a Roma insieme.

Grazie di cuore a tutti, siete stati grandissimi, non so se altre persone, anche  non ammalate di Parkinson, avrebbero avuto la forza d’animo che abbiano dimostrato di avere a tutto il mondo.

Concludo rispondendo a Stefano, che ci chiede se questa esperienza ci abbia migliorato o no. 

Per quanto riguarda me non solo mi ha migliorato ma ho capito una bellissima cosa: che se c’è la fiducia in se stessi e la condizione giusta, non c’è ostacolo o malattia che tenga, e noi Parkinsonauti, tutti insieme lo abbiamo dimostrato Alla grande.

Grazie a tutti e attenzione.

Mai dare le spalle all’orso.

Di seguito trovate tutta l’intervista di “Prendo la levo e arrivo” alle 21 dopo cena, di martedì 10 novembre, a Filippo Mion condotta da Stefano Ghidotti e Samantha Vizentin.

Arrivederci alla 7° puntata delle “Bike Stories” la prossima settimana.

Dal mese di Novembre le interviste di “Prendo la levo e arrivo” non sono più a colazione ma dopo cena.

Le puoi ascoltare in diretta, tutti i martedì alle 21, su Facebook alla pagina Parkinson&Sport e sul gruppo “Bike riding for Parkinson Italy 2020

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CHE VIAGGIO RAGAZZI!

Bike Stories 5° Puntata, Flavio Bonini

“Avete dimostrato che i sogni si possono realizzare. Mi sono sentito uno di voi.”

Generoso, infaticabile, con il sorriso sempre pronto, Flavio Bonini, titolare dell’Autofficina Bollino blu, è stato la colonna portante della nostra spedizione di settembre, in bicicletta da Pavia a Roma.

Anche lui si è guadagnato sul campo il titolo di Parkinsonauta ad honorem. Con l’amico Gianni ha condotto la squadra logistica e di supporto tecnico al seguito della “Bike riding for parkinson Italy 2020”.

Sul suo camper e sul pulmino abbiamo caricato veramente l’impossibile.

Grazie a nome di tutti i Parkinsonauti pedalatori: ci hai coccolati come se fossimo tutti figli tuoi, ogni giorno ti occupavi di farci trovare l’acqua fresca la frutta il cibo e il ghiaccio per i traumatizzati. Per noi eri una certezza, quando vedevamo la sagoma del tuo camper in un parcheggio, che sceglievi con cura per avere ombra e pace, sapevamo che ci aspettava, un po’ di riposo, di ristoro e tanto buon umore.

A volte quella sagoma bianca era un miraggio che non arrivava mai, in cima a salite interminabili sotto il sole della Toscana e del Lazio, anche per le nostre magiche SPECIALIZED LEVO SL, trovare te e Gianni era sinonimo di ricarica, dal secondo giorno in poi, il momento della ricarica col generatore era organizzato come un pit stop della Ferrari.

Con la tua gentilezza e comunicativa sei riuscito a farti aprire le porte di casa delle famiglie che subito accettavano di farci entrare nelle loro case e giardini.

Dopo la Bike riding for Parkinson Italy 2020, Flavio è:

La Guida

Vi sarà capitato nella vita di viaggiare come passeggeri, a me poche volte. Quando col gruppo di amici si parte per un viaggio o per una serata insieme, al momento di scegliere che macchina prendere io sono sempre in prima fila, mi piace guidare. Soffro di mal d’auto e difficilmente riesco a riposare, insomma avete capito, sono un passeggero difficile, di quelli che rompono i maroni dando indicazioni non richieste. Anche quando è il momento di decidere il percorso o da caricare le valigie in macchina, sono poche le persone a cui lascio carta bianca.

Con Flavio sono bastate le prime ore del venerdì, quando siamo andati a caricare le biciclette da SPECIALIZED a Milano, per capire che lui era la persona giusta al momento giusto.

Averlo avuto come GUIDA della logistica dei mezzi di trasporto è stato un grande regalo dal cielo. Solo lui avrebbe potuto portare il suo camper per le strade strette e dissestate dei paesi della nostra bellissima Italia.

Solo lui era in grado di tenere in ordine tutti i bagagli nella stiva del camper, quando la mattina si ripartiva, ogni volta che uno di noi si avvicinava con la valigia o lo zaino, la sua voce risuonava forte: “LASCIA STARE CI PENSO IO”

Ecco la sua testimonianza di ritorno dal viaggio.

CHE VIAGGIO RAGAZZI!

Questa sera ho un desiderio forte di esprimere alcune considerazioni sul “viaggio”.

Mi sono sentito uno di voi dal primo momento, non a caso vi sento come fratelli, amici di lunga data, come se vi conoscessi da sempre.

La vostra delicatezza, l’umiltà il sarcasmo mi fanno ancora compagnia tutti i giorni.

Sono veramente onorato di aver preso parte al vostro viaggio. 

Ringrazio Roberto per avermi chiesto di accompagnarvi, oggi ho capito che è stata una fortuna conoscerlo.

Sono orgoglioso di avere nuovi amici cazzuti come voi, che hanno dimostrato, prima a sé stessi poi al mondo, che i sogni si possono realizzare.

Ho assistito alle vostre giornate difficili e ai momenti di sana euforia, vi ho visto abbracciare un amico, piangere con lui e credere in lui, ho assistito a piccole diatribe, e ho visto affrontare grandi sofferenze e raggiungere grandi obbiettivi.

Siete e sarete sempre un esempio di vita e di amore.

Abbiate sempre il desiderio di donare, come avete fatto con Gianni e Me.

Vi voglio un mondo di bene.

Di seguito trovate tutta l’intervista di “Prendo la levo e arrivo” di martedì 3 novembre, a Flavio Bonini, condotta da Stefano Ghidotti e Samantha Vizentin.

Arrivederci alla 6° puntata delle “Bike Stories” la prossima settimana.

Dalla scorsa settimana le interviste di “Prendo la levo e arrivo” non sono più a colazione ma dopo cena.

Le puoi ascoltare in diretta, tutti i martedì alle 21, su Facebook alla pagina Parkinson&Sport e sul gruppo “Bike riding for Parkinson Italy 2020

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Il virus che contagia i Parkinsonauti: quello del triathlon.

Lo sport è contagioso, al contrario del Parkinson, che nonostante venga ancora chiamato ‘morbo’ non lo è assolutamente. Il virus del triathlon si sta diffondendo tra i Parkinsonauti, lentamente, come si addice alle nostre abitudini, ma come cantava una canzone sull’Hully Gully, ‘se prima ero da solo a praticare il triathlon, adesso siamo in 3 a praticare il triathlon‘.

Oggi vi racconterò di Fabiola Lampasona, che nelle scorse settimane si è laureata campionessa Italiana sia di Paratriathlon che di Paraduathlon, e Roberto Ripani, che dopo due triathlon sprint ha portato a termine il suo primo olimpico.

Il 3 è un numero ricorrente per la nostra storia di sportivi: esattamente un anno fa, oltre a me altri 2 Parkinsonauti, Alfonso Ruocco e Edoardo Leotta salivano su un aereo, destinazione Maratona di New York, per la prima spedizione di squadra supportata da Parkinson&Sport, allora in collaborazione con Rosa Associati.

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Una storia che ho raccontato in 4 articoli, NEW YORK STATE OF MIND GRAZIE NEW YORK, TORNERO’NEW YORK, LA MARATONA PIÙ LUNGA DEL MONDO!DOV’È ALFONSO? – Che rileggo e vi ripropongo proprio per tornare con la mente a quei momenti visto che non ci possiamo tornare nella realtà.

Quando abbiamo fondato Parkinson&Sport uno degli obiettivi era proprio questo, raccontare di imprese eccezionali portate a termine da persone che si trovano a combattere contro il Parkinson.

La prima è Fabiola Lampasona, 46 anni di Ciampino, parkinsonauta da 7. Ci siamo conosciuti nel novembre 2018, era appena nata l’Associazione e grazie all’ospitalità di Marcello Magnani, eravamo nel Village della Mezza maratona di Milano a City life, con il gazebo di Parkinson&triathlon, e 20 nostri amici atleti avevano aderito al mio invito per partecipare alla 10 km. o alla 21 lei era una di questi.

Oggi sono orgoglioso di pubblicare dei suoi successi in campo sportivo, sperando che in qualche modo abbiano tratto ispirazione anche da quella giornata e da ciò che facciamo.


Ciao sono Fabiola, negli ultimi 3 anni, MR P. il mio “amico indesiderato”, stava prendendosi troppo spazio, pensavo fosse il normale decorso della malattia, ma non era cosi, ero io che gli stavo permettendo di farlo.

Avevo smesso di fare sport, con un conseguente importante aumento di peso, 18 kg. veramente troppo. Non mi riconoscevo più, ed anche il mio corpo non rispondeva a dovere, dolori e crampi nel tempo erano sempre più intensi.
Fino a quando, non ricordo il momento ma ricordo benissimo la motivazione, non farmi fermare, ho deciso che dovevo fare qualcosa! Ricominciare ad allenarmi, non è stato facile, ogni movimento era una sofferenza, ma a denti stretti ho continuato.

Non avevo un programma preciso, il mio intento era di invertire la rotta, aiutare il mio corpo attraverso lo sport a combattere i sintomi del Parkinson, poco per volta stavo meglio, cambiare le mie abitudini mi stava cambiando, dentro e fuori. Non ero più una parkinsoniana ma ero diventata anch’io parkinsonauta, quando cambi tu anche il mondo intorno a te cambia e succedono cose che non ti aspetti. Non so dirvi come e perchè, ma un bel giorno mi ha contattata una squadra di paratriathlon, la Ladispoli Triathlon, ed io, grazie al mio cambiamento di rotta ero pronta, da quel momento è iniziata questa meravigliosa avventura.

Il 18 Ottobre a Caorle arriva la prima medaglia d’oro, Campionessa italiana di Paraduathlon! Ma non basta, la settimana dopo a San Benedetto del Tronto la seconda medaglia d’oro, Campionessa di paratriathlon distanza sprint.
Due settimane della mia vita sorprendenti mi hanno riportato a quando correvo e Mr P. nemmeno sapevo cosa fosse, mi sono risentita come allora, ho rivissuto dentro di me
una miriade di emozioni difficili da contenere, che mancavano da tempo, arrivare al traguardo e trovare l’abbraccio dei miei compagni di squadra è stata una sensazione stupenda.

Riuscire ad arrivare al traguardo per me è stata la coronazione di tutti i miei sacrifici, questo vale per ognuno di noi paratleti, ognuno con la propria disabilità ma pronti a combattere sempre. Ancora una volta ho avuto la conferma che la volontà e la determinazione ti aiutano a realizzare i tuoi sogni, anche se con dei parametri diversi. Credo sia molto importante porsi degli obiettivi, impegnarsi per realizzarli ci fa sentire capaci di dare il meglio di noi stessi per farci affascinare e poter godere delle bellezze che la vita ancora ci può offrire, perché questo è essere vivi!
Ho sempre detto al mio amico indesiderato, Mr P, “tu con me non avrai vita facile! “
Quindi cari compagni di avventura…op op op, io vado avanti, chi vuole seguirmi?


Il secondo è Roberto Ripani. Qualche settimana fa, grazie alla segnalazione del nostro amico Dario Nardone, ho scoperto su Facebook il gruppo T.&N.T. a cui mi sono iscritto, subito dopo aver visto l’irresistibile video di presentazione che Roberto aveva messo nella bacheca del gruppo.

Ho contattato Roberto e da subito ho percepito la sua energia brillante, gli ho chiesto di raccontarci come il triathlon è entrato nella sua vita da sportivo.


Ciao, sono Roberto Ripani 49 anni, Parkinsonauta da 2. Approdo al triathlon un po’ per gioco dopo aver accompagnato mio figlio Pietro a un paio di gare nella stagione 2019, attratto da questa disciplina che riunisce i 4 elementi.

  • Acqua, che ti sostiene nel nuoto
  • Aria, che ti accarezza il viso in bicicletta
  • Terra, che ti scorre sotto i piedi mentre corri
  • Fuoco, che arde dentro per la fatica e per la gioia quando sei al traguardo. 

All’inizio del 2020 faccio insieme a Pietro il certificato medico agonistico per l’iscrizione alla FITRI, la prima parte della stagione va come ben sapete. Insieme è più facile recita il nostro hashtag, infatti io e Pietro non ci fermiamo, per quanto possibile continuiamo ad allenarci e a fine stagione siamo premiati dalla ripresa delle gare.

Decido che settembre è il mese giusto per il mio esordio nel triathlon, partecipo a Civitanova Marche e sul lago di Bracciano a due gare nella distanza sprint, 750 m. di nuoto, 20 km. in bicicletta e 5 km. di corsa.

Poi il 4 ottobre, in una splendida giornata di sole, partecipo insieme a mio figlio Pietro al triathlon sprint organizzato dalla Flipper Triathlon nell’ambito del circuito Adriatic Series a Cervia, sulla spiaggia del Fantini club, dove si svolge anche l’Ironman Italy.

Il mare era gonfio e un po’ intimoriva ma chiamava alla sfida. Uscire dall’acqua è stato più difficile che entrarvi con l’onda che ti richiamava dentro, una sfida nella sfida. Poi giù in bici sull’asfalto, con il braccio sx che per la fatica trema più del solito sul manubrio curvo che trema un po’ anche lui, ma le gambe girano al massimo e iniziamo a scaldarci. Ecco la zona cambio, ripongo la bici nella rastrelliera e via di corsa per i due giri finali sul lungomare. I primi sono già arrivati ma non importa, mi godo questa splendida passerella finale, anzi il bello del triathlon è anche questo, siamo tutti amici, quelli che dopo l’arrivo hanno già ripreso le loro bellissime bici con le ruote lenticolari, mentre passano vicino alle transenne ti incitano: dai che sei arrivato, forza che è l’ultimo giro e le mie gambe diventano leggere e agili. E all’arrivo, sotto il gonfiabile c’è il nostro amico Daddo che festeggia con te come con il vincitore.

Caricato dalle tre esperienze positive, decido di affrontare già alla prima stagione la distanza Olimpica e così mi iscrivo per il 18 Settembre a Porto Recanati.
Stavolta purtroppo senza mio figlio Pietro
, lui è Yunior e non potrà gareggiare insieme a me come a Cervia. La giornata di gara si presenta in condizioni ideali, con un bel sole, temperatura perfetta, e mare calmo.
L’emozione mi fa tremare un po’ più del solito e una triathleta mi invita a non farlo, gli spiego che non è per il freddo o la paura e lei che aveva già capito simpaticamente insiste infondendomi una buona dose di fiducia.
In gara e decido di seguire la strategia imparata da un’amica triathleta conosciuta a Bracciano, Paola Formiconi, non pensare a tutta la gara, ma dividila in tanti piccoli traguardi, ed ogni volta che ne raggiungi uno festeggia con te stesso. Infatti partiamo e penso solo ad arrivare alla prima boa, poi solo sulla seconda, poi solo la terza, poi in bicicletta solo al primo giro, poi il secondo, poi, ops, non avendo il contachilometri sul manubrio mi regalo un giro in più. Entro ultimo in zona cambio e riesco a completare i due giri da 5Km. uno alla volta come per le boe. Nella corsa riesco a recuperare anche una posizione e sono penultimo
.

Anche questa è fatta, il triathlon Olimpico è un grande traguardo. Il mio, con 48 km. di bike, è stato un olimpico plus, per il prossimo ho già pensato alla soluzione, un pallottoliere sulle guaine dei freni.

Sono alla mia prima stagione nel mondo del triathlon, ma ho imparato che lo sport ti cura più di ogni medicina. Ho scoperto che rinunciare a qualche ora di sonno per uscire presto ad allenarti la mattina, quando tutto intorno ancora dorme, ti dà un’energia incredibile anche per la giornata lavorativa. E ancora, ho capito che nuotare in mare, anche da solo quando gli ombrelloni in spiaggia non ci sono più, ti fa superare la paura di non vedere il fondo, e l’ignoto diventa un parco giochi. 

Quest’avventura ancora tutta da scoprire per ora mi sta aiutando a non lasciare che Mr. Park prenda il sopravvento. Certo, lui vive con me, ma finché posso decidere di accettare e vincere le mie sfide, significa che comando io. 

T.&N.T. Tremo & Non Temo


INSIEME E’ PIU’ FACILE

Ormai è certo, i Parkinsonauti non si fanno fermare! Se nel 2020 con tutte le difficoltà che abbiamo incontrato, siamo riusciti ad andare in bicicletta da Pavia a Roma, ad allargare la squadra di triathleti e addirittura vincere delle medaglie nazionali, chissà cosa ci aspetta nel 2021.

I sogni sono tanti e bellissimi: il primo è creare la squadra sportiva di Parkinson&Sport, siamo sempre di più e tutti motivati. Spargete la voce, lo sport è una medicina potentissima, non ha effetti collaterali, ci rende felici e come dice l’hashtag di Roberto #insiemeèpiùfacile.

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ANCH’IO PARKINSONAUTA

– Bike Stories – 4°Puntata, Massimiliano Guzzi.

Quando Marco Ramelli, il nostro Corazziere Corazzato, mi disse: “Mio cugino Massimo verrebbe con noi, la sua esperienza ci potrebbe essere utile, ogni anno fa’ un viaggio in bicicletta con un gruppo di amici” non ho pensato da subito che fosse una buona idea.

Ho incontrato Massimo, una prima volta per 5 minuti e poi alla festa del 6 agosto per una mezza giornata, ho da subito percepito una sua forte vocazione a rendersi utile, al punto che, in diversi momenti di questi due incontri, quando lui cominciava un discorso con: ” io e il mio gruppo di solito facciamo questo e quello” ho temuto che alla lunga questa cosa ci avrebbe messo in difficoltà.

Noi non potevamo essere come il suo gruppo, noi volevamo vivere la nostra esperienza totalmente, compresi gli inconvenienti, non volevamo che qualcuno con esperienze precedenti e diverse ci spingesse a fare “questo e quello” appunto.

Ma sbagliavo alla grande, mi stavo creando un pregiudizio, confondevo generosità e disponibilità con protagonismo e invadenza.

Oggi ringrazio il cielo, ed anche il nostro Marcone, per averci mandato il cugino Massimo, al quale chiedo personalmente scusa per quel pregiudizio. Oggi guardo alla sua trasformazione durante il viaggio, che lo ha portato addirittura a sentirsi un parkinsonauta nell’animo, come un altro momento brillante e stupefacente vissuto in questa avventura.

Grazie di averci portato la tua forza positiva e propositiva, sei stato un elemento di unione tra noi esattamente l’opposto di quello che temevo, spero che ti piaccia la carica di Parkinsonauta ad honorem, sei dei nostri anche se non hai i gradi per esserlo veramente, ma per questa volta sono certo che sia meglio cosi.

Questo è il profilo che trovate nel sito della “Bike riding for Parkinson’s Italy 2020”

Max Guzzi

60 anni  

Da Gallarate, VA, ho corso per circa 10 anni per Cral SEA Mxp Bortolami ho partecipato alla Varese in Europa, organizzato dalla Provincia, senza Sport non so stare anche perché è un modo di conoscere persone e di confrontarsi.

Dopo la Bike riding for Parkinson Italy 2020, Massimo è:

La Soluzione

Si è guadagnato questo soprannome per la sua preziosa capacità di indirizzare le sue energie e i suoi pensieri, velocemente verso la soluzione degli inconvenienti senza indugiare troppo sul disagio che creano. In un gruppo, uno come lui è fondamentale, sempre molto disponibile con tutti, per me era una certezza, saggio, reattivo e lucido ogni volta che aveva un compito faceva la cosa giusta.

Ecco la sua testimonianza di ritorno dal viaggio:

Anch’io Parkinsonauta

Ciao Mitici Parkinsonauti, sono emozionato per tutto quello che è successo, da voi ho imparato la Tenacia e la Solidarietà. È stato bello vedere come vi aiutavate nei momenti difficili. Non scorderò mai la condivisione dei nostri racconti e le emozioni vissute durante la pausa di ristoro attorno al camper di Flavio sul passo della Cisa, il giorno che abbiamo passato in compagnia di Fabrizio Silvetti. Con voi ho pedalato come se fossi in un quadro, si alternavano albe e tramonti, salite e discese. Abbiamo mangiato la polvere delle strade bianche,  goduto del caldo sole di un settembre che con noi è stato molto generoso, abbiamo combattuto contro le forature in serie della prima giornata e risolto i piccoli contrattempi tecnici. Ci siamo rialzati insieme dalle cadute e la sera non mancavano mai barzellette e un buon bicchiere di vino. Quando abbiamo dormito in chiesa col sacco a pelo sono tornato Bambino, mi sono sentito di nuovo boy scout. Nove giorni passati in sella, 7/8 ore al  giorno, poi ogni sera un nuovo letto, il bucato della divisa da fare, le biciclette da caricare, stanchi ma sempre con la voglia di partecipare, e la mattina presto tutti col sorriso al via per la tappa successiva, tutti con un unico obbiettivo, Roma.

Grazie per avermi permesso di vivere con voi queste emozioni, non ho la malattia di Parkinson, ma ora anch’io posso sentirmi un Parkinsonauta malato di sport,  essere Parkinsonauti è soprattutto una condizione mentale, l’ho imparato vivendo con voi questa splendida avventura.

Vi Abbraccio Tutti

Di seguito trovate tutta l’intervista a colazione di “Prendo la levo e arrivo” di mercoledi 14 Ottobre, a Massimo Guzzi, condotta da Stefano Ghidotti eSamantha Vizentin.

Arrivederci alla 5° puntata delle “Bike Stories” la prossima settimana ascolteremo Flavio Bonini.