In evidenza

Le risposte che tutti noi aspettiamo sono qui.

Nei video tratti dal World Parkinson Day 2021. Nelle interessanti interviste troviamo conferme, novità e speranze, una finestra aperta sul nostro futuro.

L’11 aprile in tutto il mondo si è celebrato il World Parkinson’s Day. L’associazione Parkinson&Sport e il Comitato Italiano Associazioni Parkinson hanno unito le forze per Movement to the Cure, un evento pensato per arricchire con visioni e orizzonti innovativi il dibattito internazionale sul Parkinson, sugli strumenti per affrontarlo e sulle possibilità di cura. 

L’evento si è svolto su due macrotemi che hanno fatto da filo conduttore nelle due ore di diretta ospitate da Well Tv, condotte da Francesca Morida me, con la traduzione simultanea Ita-Eng-Ita – e arricchite dalle testimonianze offerte dagli interventi degli ospiti in studio e collegati dal mondo.

Il programma dell’evento e gli ospiti sono qui https://bit.ly/WorldParkinsondayItaly

Lo sport per superare il limite.

Lo sport e l’attività motoria giocano un ruolo fondamentale nel contrasto ai sintomi della malattia di Parkinson: migliorano l’equilibrio del corpo, la flessibilità e la scioltezza dei movimenti, ma soprattutto portano benefici evidenti alla mente, aumentando la consapevolezza di sé e delle proprie capacità, riducendo lo stress e stimolando il buon umore.

Fare attività sportiva ci stimola a misurarci con noi stessi e con i nostri limiti. Per chi ogni giorno deve fare i conti con il Parkinson lo sport è un fedele alleato per rallentare il corso della malattia. Su questi temi abbiamo ascoltato medici, presidenti di Associazioni e sportivi che con i loro interventi hanno dato interessanti indicazioni e raccontato esperienze che hanno aperto una finestra sul futuro.

L’opportunità digitale

Questo anno, segnato dal dramma della pandemia, ci sta insegnando a reagire, a trovare modi semplici e veloci per restare vicini. Il periodo che stiamo attraversando sta abituando le persone, anche le meno esperte, all’utilizzo degli strumenti telematici e online. Quello che in prima battuta appariva, specialmente per i più anziani, come un disagio, un ostacolo, un problema si è trasformato oggi nell’opportunità di comunicare con estrema facilità, in ogni luogo e in ogni momento.

Ad un mese dall’evento abbiamo spacchettato tutti gli interventi per facilitarne l’ascolto. Quando riascolterete separatamente tutti gli interventi degli ospiti, noterete che ci sono le risposte alle domande che tutti i giorni ci poniamo, che cerchiamo sul web da fonti che spesso nemmeno conosciamo.

Domande come:

  • Quali sono le cause della malattia di Parkinson?
  • Cosa possiamo fare per ridurre al minimo l’avanzare dei sintomi?
  • A che punto siamo con la ricerca?
  • Avremo la cura, quando?
  • Come si muovono e cosa propongono le associazioni?
  • Cosa possiamo fare noi per aiutarle nelle loro azioni?
  • Come ci possono aiutare gli strumenti tecnologici di cui disponiamo?
  • Quando si parla di familiarità della malattia di Parkinson, cosa si intende?
  • In che modo l’attività motoria e lo sport possono esserci d’aiuto?

Gli ospiti dello spazio “Scienza e Ricerca”:

Prof. Antonio Pisani – Italia


Nel suo intervento si parla del Parkinson giovanile, delle nuove scoperte scientifiche, delle speranze, che sono sempre più reali di avere una cura in tempi brevi. Ci racconta del suo lavoro presso l’Istituto Neurologico Casimiro Mondino di Pavia, una struttura sanitaria specializzata nell’ assistenza e riabilitazione dei pazienti Parkinson, dove insieme ad un team di professionisti ha aperto un ambulatorio dedicato proprio ai pazienti giovani.

Prof. Bastiaan Bloem – Olanda


Nel suo intervento il prof. Bloem, pone l’attenzione su tre punti fondamentali che riguardano l’importanza dell’attività fisica per rallentare l’insorgenza dei sintomi del Parkinson. Definisce con chiarezza la quantità e la qualità di tale esercizio fisico per ottenere dei benefici evidenti e duraturi, sia a livello fisico che cognitivo.

Prof. Michael Okun – Stati Uniti

Nel suo intervento il Prof. Okun pone l’attenzione sui 4 punti del PACT (Prevenire – Sostenere la causa – Prendersi cura – Sviluppare nuovi trattamenti) per migliorare e rendere più efficiente la battaglia contro la malattia di Parkinson. Ci parla di nuove certezze scientifiche riguardanti le cause dell’insorgenza della malattia e di cosa possiamo fare da subito per invertire la rotta. Ci esorta a unirci e divenire tutti attivisti unendoci per un solo obiettivo, creare un forte e invincibile esercito.

Dott. Giulio Deangeli – Italia

Il Dott. Giulio Deangeli, che nel 2020 ha conseguito un record mondiale ottenendo 4 lauree in 4 mesi, ci racconta come ha fatto, e perchè ha scelto come suo campo d’azione professionale la ricerca sul Parkinson

Ruud Overes, fondatore e presidente di Parkinson2beat

Nel suo intervento, il fondatore e presidente dell’associazione olandese Parkinson2beat, paese da dove ci parla Ruud Overes un amico Parkinsonauta, ci racconta di come affronta la malattia. Ci mostra i sorprendenti risultati di un importante verifica scientifica, fatta su di lui, prima e dopo un viaggio in bicicletta attraverso tutta l’Europa.

Gli ospiti dello spazio “Vita Associativa”:

Fondatore della Fondazione Fresco Parkinson Institute, Avv. Paolo Fresco – Italia

Nel suo emozionante e stupefacente racconto, l’Avv. Paolo Fresco, fondatore della Fresco Parkinson Institute Foundation, ci racconta della sua storia d’amore e di vita in compagnia dell’amata Marlene, sua moglie, colpita da un parkinsonismo negli ultimi anni della sua vita, alla quale sta dedicando ancora oggi tutte le sue energie.

Presidente del Comitato Italiano Parkinson, Giulio Maldacea. .- Italia


Nel suo intervento il presidente del Comitato Italiano Associazioni Parkinson, Giulio Maldacea, ci racconta come durante il lockdown è nato WIKIPARKY TV. Il portale di telemedicina del Comitato Italiano Ass. Parkinson, che ha permesso di raggiungere e supportare direttamente nelle loro case, migliaia di famiglie con Parkinson, che si sono trovate abbandonate nel momento della necessità, con lezioni online di fisioterapia, logopedia, nutrizione, shiatsu, coaching, cantoterapia etc.

Presidente Parkinson Italia Giangi Milesi -Italia


Il presidente di Parkinson Italia, Giangi Milesi, ci parla della campagna “Non chiamatemi morbo” e dell’importanza di riuscire a coinvolgere i pazienti giovani nelle attività associative. Infine ricorda l’importanza della giornata mondiale del Parkinson.

Direttore della Fondazione Fresco Parkinson Foundation, Dott. Daniele Volpe. – Italia


Nel suo intervento il Fisiatra Dott. Daniele Volpe, direttore della Fresco Parkinson Foundation e della clinica Villa S.Margherita di Vicenza, ci racconta delle attività della fondazione in Italia e negli Stati Uniti, mettendo l’accento sull’importanza di lavorare uniti al raggiungimento di obiettivi comuni.

Gli ospiti dell spazio “Sport e movimento”

Colonnello Carlo Calcagni – Italia

Mai arrendersi. È la filosofia di vita del colonnello Carlo Calcagni. Le medaglie che porta sul petto sono sufficienti a spiegare il passato di questo militare: missioni internazionali in Turchia, Albania, Bosnia Erzegovina. Sempre sul campo, nel bene e nel male. Nel 2002 gli vengono diagnosticate diverse patologie, tra cui alcuni parkinsonismi, e tre anni dopo la conferma: malattie dipendenti da causa di servizio. Sportivo da sempre, Il Colonnello oggi è campione mondiale paraolimpico

Fitri, Federazione Italiana Triathlon, Avv. Neil Mac Leod -Italia

Nel suo intervento, l’Avv. Neil ci racconta del progetto che sta seguendo per noi, che ci permetterà di ottenere la classificazione per poter partecipare alle gare di Paratriathlon ed essere classificati come paratleti, il primo passo verso le paralimpiadi .

The Alinker, Carlo Pittis – Italia

Nel suo intervento, Carlo Pittis, ci racconta come “The Alinker” gli permette di superare le difficoltà che ha incontrato nella sua sfida ad un malattia che, fino quando ha scoperto questo ausilio al movimento concettualmente innovativo, non gli permetteva più di camminare indipendentemente. Carlo è l’importatore italiano di “The Alinker” che anche grazie alle vostre generose donazioni, abbiamo messo a disposizione di Katia Bessi, una paziente Parkinson con importanti difficoltà motorie.

Voglio ringraziare gli amici che hanno collaborato alla realizzazione e al successo dell’evento: Massimo Plebani e i collaboratori di MYM Group, Ignazio Baresi e tutto lo staff di Well TV, Francesca Mori, Maurilio Brini, Barbara Sorrentino, Alessandro Carboni, Silvia Brigoli, Giulio Maldacea, Daniele Bortoli, Carlo Negri.

E le aziende che ci supportano e lo hanno reso possibile:

ARRIVEDERCI AL WORLD PARKINSON DAY 2022

In evidenza

PARKINSONAUTI TEAM Together we go further, Join us.

The PARKINSONAUTI TEAM is the new ambitious and fantastic dream that we want to realize in 2021.  Turning it into reality is another exciting journey, which we have undertaken together with friends who are already part of it.

Samantha Vizentin, Antonella Brunacci, Katia Bessi, Carmela Arancio, Anna Amitrano, Cecilia Ferrari, Grazia Pastori, Roberto Russo, Marco Ramelli, Daniele Bortoli, Carlo Negri, Alberto Acciaro, Simone Baldi, Giuseppe Scaglioso, Stefano Rossi, Angelo Gualtieri, Edgardo Vietti , Roberto Sgobazzi, Stefano Ruaro, Roberto Ripani, Alberto Rinaldi, Guido Molinari, Filippo Mion, Alfonso Merosini, Gianni Cantarelli, Carlo Calcagni, Dario Bravin.

It all started almost for fun, when in 2017 I had the diagnosis of Parkinson’s , I decided that I had to be the one to defend my body from the attack of the disease .

In what way?

Practicing even more sports than I had ever done in my entire life. The world of sport immediately proved very generous with me, in a few months, I realized that what was happening to me could be an opportunity both for me and for my friends Parkinsonauts, who contacted me day after day to ask for information and participate in our activities. 

Thus was born Parkinson & Sport, a non-profit social promotion association, founded in November 2018 by the current president Stefano Ghidotti, 59 years old Triathlete with Parkinson’s disease since 2017, which today has almost 300 members, with the purpose of:


Witness

the importance of physical activity to counteract the symptoms of Parkinson’s disease. 

With training, the muscle fibers become more elastic, fl exible and resistant, improving agility, balance and ease of movement.

Running and playing sports stimulates the production of neurotransmitters, such as Endorphins, Serotonin and Dopamine, which fight depression, anxiety and reduce stress by increasing well-being. 

These e ff ects, which are positive for everyone, are providential for Parkinson’s sufferers, who suffer from movement di culty and a tendency to depression. 

Physical activity with its neuroprotective and neurostimulatory e ff ect helps to keep symptoms under control and slows the course of the disease.

To promote

among the community of people affected by Parkinson’s disease, which are still estimated to be in the order of 4 / 500,000 in Italy, including many young people between 30 and 50 years old, participation in recreational, sporting, competitive activities, related to movement and to sport.

Aggregate

competitive sportsmen in a multisport team, THE PARKINSONAUTI TEAM, favor their participation in national and international events, triathlon, duathlon, running, biking and swimming with the colors of the association.

To organize

competitive and non-competitive sports recreational events, dedicated to people with Parkinson’s and also to any other similar neurodegenerative diseases or motor disabilities.

To represent

during these races, with our stand, PARKINSONTRIATHLON our presence.

To communicate

telling about our activities to involve new friends, stimulating emulation by example, through our blog and our social channels.

Parkinson Sport facebook page , Parkinson_Sport Instagram account , Parkinson Sport Youtube channel


In 2018 and 2019 I participated in various sprint and Olympic triathlons and involved other Parkinsonauts sportsmen to participate in other sporting events.

Among these, thanks to the resources collected and made available by the Parkinson & Sport Association, the “New York Marathon” run with Alfonso Ruocco and Edoardo Leotta , also Parkinsonauts, the ” 12 hours Cycling Marathon” in the Monza racetrack, with a mixed team of patients and caregivers.

I also took part in the crossing of the Strait of Messina by swimming with 4 friends Parkinsonaute Ferrari Cecilia, Emanuela Olivieri, Marina Agrillo and the late Marisa Sivo . 

In these years we have created the conditions, now is the time , the :

“PARKINSONAUTI TEAM” 

A multisport team in the colors of the Parkinson & Sport association whose athletes will participate in triathlons, paratriathlons, cross-country cycling, marathons, swim crossings, to affirm more and more that sport is good for everyone.

In August 2022 we will represent Italy at the 2nd edition of the Parkinson Games , an international event that will take place in Eindhoven in the Netherlands.

We have already applied to host them in 2023 in Italy.

Moving towards the cure

We are the spark of a movement that involves many friends with Parkinson’s disease, who are finding the motivation to go out every day to walk, run, swim or ride a bike. 

Because moving is good for everyone , but it is necessary for those who, like us, are affected by a neurodegenerative disease for which there is currently no cure. 

OUR VISION IS: WE WILL HAVE THE CARE!

THE MISSION IS: TO ACCOMPANY THAT MOMENT, AS MUCH FRIENDS AS POSSIBLE, KEEPING IN SHAPE THROUGH MOVEMENT AND SPORT.

Paratriathlon and Paralympics

The project has started with the responsible body, to have athletes with Parkinson’s assigned the category that allows them to participate in national and international Paratriathlon events. With the aim of gaining access to all Paralympic sports for the future. The dream is to give an athlete from the PARKINSONAUTI TEAM the opportunity to represent us all qualifying for the Paralympics .

Join us!

Do you want to be part of it?

Do you have Parkinson’s disease?

Are you already a competitive sportsman or are you training to become one?

Send us an email at: info@parkinsonsport.com 

Tell us when and how you got the diagnosis, how you are coping with the disease also thanks to sport, your sporting history and your next competitive sporting goals.

Decide now not to postpone any longer and JOIN us to TURN THE BAD INTO CHALLENGE and continue to live your life to the fullest.

It’s our motto from day one, we will shout it even louder for every new friend who joins the team like you.

In evidenza

PARKINSONAUTI TEAM Insieme andiamo più lontano, Unisciti a noi.

Il PARKINSONAUTI TEAM è il nuovo ambizioso e fantastico sogno che vogliamo realizzare nel 2021.  Trasformarlo in realtà è un altro viaggio entusiasmante, che abbiamo intrapreso insieme agli amici che già ne fanno parte.

Samantha Vizentin, Antonella Brunacci, Katia Bessi, Carmela Arancio, Anna Amitrano, Cecilia Ferrari, Grazia Pastori, Roberto Russo, Marco Ramelli, Daniele Bortoli, Carlo Negri, Alberto Acciaro, Simone Baldi, Giuseppe Scaglioso, Stefano Rossi, Angelo Gualtieri, Edgardo Vietti, Roberto Sgobazzi, Stefano Ruaro, Roberto Ripani, Alberto Rinaldi, Guido Molinari, Filippo Mion, Alfonso Merosini, Gianni Cantarelli, Carlo Calcagni, Dario Bravin.

Tutto è iniziato quasi per gioco, quando nel 2017 ho avuto la diagnosi del Parkinson, ho da deciso che dovevo essere io a difendere il mio corpo dall’attacco della malattia.

In che modo?

Praticando ancora più sport di quello che avevo sempre fatto in tutta la mia vita. Il mondo dello sport si è dimostrato subito molto generoso con me, in pochi mesi, ho capito che quello che mi stava capitando poteva essere un’opportunità sia per me, che per gli amici Parkinsonauti, che giorno dopo giorno mi contattavano per chiedere informazioni e partecipare alle nostre attività. 

Cosi è nata Parkinson & Sport, un associazione di promozione sociale non a scopo di lucro, fondata nel Novembre 2018 dall’attuale presidente Stefano Ghidotti, 59 anni Triathleta con la malattia di Parkinson dal 2017, che ad oggi conta quasi 300 soci, con lo scopo di:


Testimoniare

l’importanza dell’attività fisica per contrastare i sintomi della malattia di Parkinson. 

Con l’allenamento le fibre muscolari diventano più elastiche, flessibili e resistenti, migliorando agilità, equilibrio e scioltezza dei movimenti.

Correre e fare sport, stimola la produzione di Neurotrasmettitori, come le Endorfine, la Serotonina e la Dopamina, che combattono la depressione, l’ansia e riducono lo stress aumentando il benessere. 

Questi effetti, positivi per chiunque, sono provvidenziali per i malati di parkinson, che soffrono di difficoltà di movimento e tendenza alla depressione. 

L’attività fisica col suo effetto Neuroprotettivo e neurostimolatore, aiuta a tenere i sintomi sotto controllo e rallenta il decorso della malattia.

Promuovere

presso la comunità di persone colpite dalla malattia di Parkinson, che a tuttora in Italia sono stimate nell’ordine di 4/500.000, tra cui tanti giovani tra 30 e i 50 anni, la partecipazione ad attività ludico, sportive, agonistiche, legate al movimento e allo sport.

Aggregare

sportivi agonisti in una squadra multisport, IL PARKINSONAUTI TEAM, favorirne la partecipazione a manifestazioni nazionali ed internazionali, di triathlon, duathlon, running, bike e nuoto con i colori dell’associazione.

Organizzare

eventi ludico sportivi agonistici e no, dedicati a persone con il Parkinson ed anche ad altre eventuali malattie neurodegenerative simili o disabilità motorie.

Rappresentare

durante queste gare, con il nostro stand, PARKINSONTRIATHLON la nostra presenza.

Comunicare

raccontando le nostre attività per coinvolgere nuovi amici, stimolando l’emulazione attraverso l’esempio, attraverso il nostro blog e i nostri canali social.

Pagina facebook Parkinson Sport, Account Instagram Parkinson_Sport, canale Youtube Parkinson Sport


Nel 2018 e nel 2019 ho partecipato a vari triathlon sprint e olimpici e coinvolto altri sportivi Parkinsonauti a partecipare ad altre manifestazioni sportive.

Tra queste, grazie alle risorse raccolte e messe a disposizione dall’Associazione Parkinson&Sport, la “Maratona di New York” corsa con Alfonso Ruocco e Edoardo Leotta, anche loro Parkinsonauti, la “12 ore Cycling Marathon” nell’autodromo d Monza, con una squadra mista di pazienti e caregivers.

Ho inoltre preso parte  all’attraversamento dello Stretto di Messina a nuoto con 4 amiche Parkinsonaute Ferrari Cecilia, Emanuela Olivieri, Marina Agrillo e la compianta Marisa Sivo

In questi anni Abbiamo creato i presupposti, ora è il momento, nasce il:

“PARKINSONAUTI TEAM” 

Una squadra multisport con i colori dell’associazione Parkinson&Sport i cui atleti parteciperanno a gare di triathlon, paratriathlon, granfondo in bicicletta, maratone, traversate a nuoto, per affermare sempre più forte che lo sport fa bene a tutti.

Nel mese di agosto del 2022 rappresenteremo l’Italia alla 2° edizione dei Parkinson Games, manifestazione internazionale che si svolgerà ad Eindhoven in Olanda.

Ci siamo già candidati per ospitarle nel 2023 in Italia.

In movimento verso la cura

Siamo la scintilla di un movimento che coinvolge tanti amici con la malattia di Parkinson, che  stanno ritrovando le motivazioni per uscire tutti i giorni a camminare, correre, nuotare o fare una pedalata. 

Perché muoversi fa bene a tutti, ma è necessario per chi, come noi, è colpito da una malattia neurodegenerativa per la quale per ora non esiste una cura. 

LA NOSTRA VISION È: AVREMO LA CURA!

LA MISSION È: ACCOMPAGNARE A QUEL MOMENTO, PIÙ AMICI POSSIBILE,  MANTENENDOCI IN FORMA  ATTRAVERSO IL MOVIMENTO E LO SPORT.

Paratriathlon e Paralimpiadi

È partito il progetto con l’ente preposto, per far attribuire agli atleti con Parkinson, la categoria che permetta loro di partecipare a manifestazioni di Paratriathlon nazionali ed internazionali. Con l’obiettivo di ottenere l’accesso a tutti gli sport Paralimpici per il futuro. Il sogno è di dare la possibilità ad un atleta del PARKINSONAUTI TEAM di rappresentarci tutti qualificandosi per le Paralimpiadi.

Unisciti a noi!

Desideri farne parte?

Hai la malattia di Parkinson?

Sei già uno sportivo agonista o ti stai allenando per diventarlo?

Inviaci una mail all’indirizzo: info@parkinsonsport.com 

Raccontaci quando e come hai avuto la diagnosi, come stai affrontando la malattia anche grazie allo sport, la tua storia sportiva e i tuoi prossimi obiettivi agonistico sportivi.

Decidi ora di non rimandare oltre e UNISCITI a noi per TRASFORMARE LA SFIGA IN SFIDA e continuare a vivere appieno la tua vita.

È il nostro motto dal primo giorno,  lo grideremo ancora più forte per ogni nuovo amico, che come te entra a far parte della squadra.

In evidenza

World Parkinson Day, Parkinsonauti in tv e in gara.

Mentre tutto il mondo del Parkinson celebrava il “World Parkinson Day”, nel 200° anniversario della nascita di James Parkinson, Marco Ramelli e Roberto Ripani, due rappresentanti del Parkinsonauti Team, erano impegnati nella prima gara dell’anno ed anche della storia del Team, il 4° Duathlon sprint Citta di Foligno, memorial Danilo Pascucci

È stato un grande successo, tra TV, canali social e la piattaforma, centinaia di persone hanno seguito il programma e i collegamenti con gli ospiti da tutto il mondo. Nei prossimi giorni creeremo per ogni ospite e argomento un contenuto video in entrambe le lingue, per facilitarne la visione.

Noi PARKINSONAUTI l’abbiamo vissuta cosi, alternando Parkinson & Sport, seguendo l’evento che avevamo programmato la mattina su Well TV che potete rivedere, qui in italiano e qui in inglese e incitando a distanza i nostri atleti che si preparavano a disputare la loro prima gara del 2021.

Per Marco era la seconda partecipazione ad una gara di endurance, dopo la staffetta alla maratona di Romeo e Giulietta, a  Verona lo scorso febbraio 2020, l’ultima manifestazione sportiva a cui abbiamo preso parte appena prima del lockdown.

Mentre Roberto Ripani, Parkinsonauta triathleta, fondatore del gruppo T.& N.T. è ormai un habitué dei campi gara della FITRI.

Il racconto di Marco

È emozionante per me, ancora oggi a distanza di qualche giorno, ripensare a tutte le emozioni di una giornata così importante. Voglio raccontarvi dell’impegno e della determinazione che ho messo in campo per preparare la mia prima gara ufficiale di duathlon distanza sprint: 5 km run, 20 km. bike, 2,5 run.

Io vengo dal nuoto, ho iniziato a andare in bicicletta da un anno e la corsa non è proprio la mia specialità preferita, il mio punto d’arrivo saranno le gare di triathlon, dove l’acqua iniziale mi darà maggiore piacere, ma da qualche parte bisogna iniziare, allora eccomi qui a Foligno.

La preparazione

Sono salito su un bici da corsa 2 mesi fa, dopo essermi sottoposto ad un test di valutazione funzionale da Alberto Schivardi, il coach di noi parkinsonauti. Da quel giorno seguo un programma di allenamento specifico per i miei obiettivi e le mie caratteristiche, abbinato ad un piano alimentare specifico studiato per me dal dott. Ferrigno. Da quando mi alleno con costanza i risultati sono stati da subito evidenti per me ed anche per le mie ginocchia, nell’ultimo anno ho perso quasi 15 kg. La mia forza di volontà, la voglia di arrivare e la certezza che la preparazione mi ha dato, sono stati fondamentali per condurmi fino alla linea di partenza.

Lo spirito del Parkinsonauti Team

Il resto lo hanno aggiunto i miei compagni di avventura, Roberto con la sua esperienza mi ha aiutato nei preparativi dei materiali, delle procedure, fino alla commovente sorpresa finale che vi racconto più avanti e Antonella, con la sua dolcezza mi ha incitato e sostenuto, oltre a trasformarsi per l’occasione in cineoperatrice, documentando la giornata di sport e amicizia.

Stiamo dando tutti il meglio di noi, per confermare che i parkinsonauti possono veramente fare tutto, dobbiamo continuare a volerlo fino in fondo, e per questo essere uniti fa la differenza. A Foligno si è presentata la squadra compatta del Parkinsonauti Team di Parkinson&Sport, con Roberto Ripani del gruppo T.& N.T. e la moglie Patrizia, io, Marco Ramelli ed Antonella.

La gara

La gara è stata molto dura, tutta col vento in faccia, io ho dato tutto nei primi 5 km. di corsa e in bicicletta, poi mi sono trovato nella frazione finale di corsa senza benzina.

E qui la squadra ha fatto il miracolo: Roberto, il mio compagno e mentore di questa impresa sportiva, che mi aspettava dopo aver finito brillantemente la sua gara, ha spogliato la giacca a vento che lo proteggeva dal freddo e si è rimesso a correre. Con il permesso dei giudici di gara, che ringraziamo per l’affetto dimostrato nei confronti dei parkinsonauti, abbiamo fatto il giro finale insieme, incitati da tutti fino al taglio del traguardo. 

Questi sono i parkinsonauti, magari non ci siamo mai incontrati prima, ma se si tratta di aiutare un compagno in difficoltà ci facciamo altri 2,5 km di corsa senza pensarci troppo. Sui social ricevevamo incitamento e supporto dagli altri compagni del gruppo che, con Stefano Ghidotti, partecipavano al World Parkinson Day.

Questo sono io, nonostante un dolore al polpaccio sinistro sin dal secondo chilometro, in barba al freddo e al vento che sembrava soffiare sempre contro, non ho mai preso in considerazione, nemmeno per un attimo, l’ipotesi di fermarmi. Sono arrivato 4° di categoria su 6 e 130° su 173 iscritti.Sono orgoglioso e felice di essere arrivato in fondo, dietro a me altri 43 non sono arrivati o addirittura nemmeno partiti.

Abbiamo finito con una festa preparata per noi, nel bagagliaio dell’auto, da Patrizia e Antonella, causa misure anticovid non c’erano né tavoli né sedie, ne caffè caldo, ne tantomeno docce, ma i dolci da tutta Italia portati da Roberto ed Antonella erano buonissimi. 

Per me, lo scorso anno, il duathlon era un sogno, ora che l’ho raggiunto, ho capito ancora più chiaramente che i sogni possono diventare realtà, tutte le volte che lo vuoi veramente.

Il Parkinson poi già lo sa, NON CI FERMERÀ, mai!

Il racconto di Roberto

Ad una settimana di distanza è ancora forte l’emozione vissuta nel partecipare al 4° Duathlon Città di Foligno memorial Danilo Pascucci con colori del gruppo T.& N.T. Con l’amico e atleta del PARKINSONAUTI TEAM Marco Ramelli, con il supporto di mia moglie Patrizia e della grintosissima Antonella, che non si spaventa di fronte a niente, abbiamo portato la nostra testimonianza, proprio l’11 Aprile nel giorno del World Parkinson Day.

Il mio primo Duathlon è andato cosi:

Partenza al buio, era la prima esperienza in questa specialità. Nella prima frazione ho cercato di tenere il passo senza forzare troppo, tenendo un atteggiamento conservativo, la gara era ancora lunga.

Poi sono salito in bici e mi sono detto: “20 Km li ho senza problemi! “ E così testa bassa e giù gambe a tutta fino all’arrivo in zona cambio con le gambe un po’ legnose, tanto da temere di non riuscire a vedere il traguardo.

Poi ho raccolto le forze e con determinazione sono partito per la frazione finale, poco alla volta i quadricipiti si son sciolti, 2,5 km non sono tantissimi e a fine gara mi sono detto che forse potevo spingere un po’ di piú.

Il nostro messaggio

Il Parkinson colpisce anche i giovani, lo sport è di grande aiuto, la nostra presenza nei campi di gara di Triathlon e Duathlon d’ora in avanti vorrà affermare questo importante concetto. Io e Marco ci siamo buttati con coraggio in questo duathlon anche con questa finalità, oltre che per divertirci.

L’amico Dario Daddo Nardone, speaker dell’evento e i giudici di gara, ci hanno supportato per tutta la giornata, e così abbiamo avuto modo di lasciare, a chi ci ha visto faticare lungo il tracciato, il nostro messaggio. Anche se la vita ti fa uno sgambetto e ti trovi a terra, puoi sempre decidere di rialzarti, magari con l’aiuto di qualcuno che ti tende la mano, perché la condivisione è un grande valore, INSIEME si va più lontano.

L’appuntamento con il TEAM dei PARKINSONAUTI è per il prossimo evento questa volta TRIATHLON per curarci facendo sport INSIEME.

State connessi, altri appuntamenti sportivi aspettano il Parkinsonauti Team e noi saremo pronti a raccontarveli.

In evidenza

World Parkinson Day Italy 2021 Here’s how to follow us

Sunday 11 April, on Sky channel 810 from 10 to 13 and in rerun from 22 to 01.

Here from 10.00 to 13.00 WorldParkinsonday

And also on the web at the same times, click on the links below.

On the Parkinson Sport Facebook page
https://www.facebook.com/parkinsonetriathlon.blog , you will find the event, click and you can choose in which language to listen.

On the Parkinson Sport YouTube channel
https://youtube.com/channel/UCGYBvVwaaqa3fuDqNUbzkbQ , you will find the two versions in Italian and English.

Live streaming https://www.welltv.eu/it/diretta-live only in Italian

Participate too! Become the protagonist of the Event by sharing it in full on your page or profile.
Comment and interact with guests from around the world.

Simultaneous translation Ita-Eng-Ita.
Leads in the studio: Francesca Mori

From 12 to 13.00 the absolute preview of the docufilm “YOU WILL NOT STOP US” emotions and images from the “Bike riding for Parkinson Italy 2020”

find out more about the event  https://bit.ly/WorldParkinsondayItaly

Thanks to those who helped make this day possible.

WorlParkinsonDay #movementtothecure #parkinsonsport

In evidenza

World Parkinson Day Italy 2021 Ecco come seguirci

Domenica 11 Aprile, sul canale 810 di Sky dalle 10 alle 13 e in replica dalle 22 alle 01.

Qui dalle 10,00 alle 13,00 WorldParkinsonday

Ed anche sul web con gli stessi orari, clicca sui link che trovi qui sotto.

Sulla pagina Facebook di Parkinson Sport
https://www.facebook.com/parkinsonetriathlon.blog, troverai l’evento, clicca e potrai scegliere in che lingua ascoltare.

Sul canale YouTube di Parkinson Sport
https://youtube.com/channel/UCGYBvVwaaqa3fuDqNUbzkbQ, troverai le due versioni in Italiano e in inglese.

In Diretta streaming https://www.welltv.eu/it/diretta-live solo in Italiano

Partecipa anche tu! Diventa protagonista dell’Evento condividendolo per intero sulla tua pagina o il tuo profilo.
Commenta e interagisci con gli ospiti da tutto il mondo.

Traduzione simultanea Ita-Eng-Ita.
Conduce in studio: Francesca Mori

Dalle 12 alle 13,00 l’anteprima assoluta del docufilm “NON CI FERMERAI” emozioni e immagini dalla “Bike riding for Parkinson Italy 2020”

scopri di più sull’evento 👉🏻 https://bit.ly/WorldParkinsondayItaly

Grazie a chi ha contribuito a rendere possibile questa giornata.

WorlParkinsonDay #movementtothecure #parkinsonsport

Ecco

In evidenza

Domenica 11 Aprile 2021 World Parkinson Day In movimento verso la cura

Un motto che riassume in sé una forte volontà di cambiamento. Ascolteremo: dall’Italia il Prof. Antonio Pisani, dall’Olanda il Prof.Bastian Bloem, dagli Stati Uniti il Prof. Michael Okun, da Firenze l’Avv. Paolo Fresco e tanti altri ospiti che ci diranno la loro sulla necessità di guardare il Parkinson da un punto di vista nuovo e inedito: vivere la malattia come una sfida, come un percorso personale e collettivo da affrontare con spirito di squadra e con un approccio attivo. L’obiettivo è cercare gli strumenti per migliorare sempre di più la qualità di vita dei pazienti, dei loro caregivers e prepararli nel miglior modo alle nuove prospettive terapeutiche. 

Il primo passo da compiere è scardinare un luogo comune.  Il Parkinson non è una malattia della senilità, si stima che in Italia ne soffrano circa 400mila persone, tra cui molti giovani. È a loro che chiediamo di uscire, di affacciarsi alla vita e di seguirci. La strada verso la cura ci aspetta.

World Parkinson Day – Parkinsonauti, movement to the cure.

Con il patrocinio di: Ministero delle Disabilità, EPDA European Parkinson’s Disease Association, Fondazione Fresco Parkinson Institute Italia Onlus, Confederazione Parkinson Italia OnlusFondazione Mondino Istituto Neurologico Nazionale IRCCS.

Domenica 11 aprile 2021 Ore 10 – 13 e in replica ore 22-01, sul canale 810 del bouquet di Sky e della TV satellitare in tutta Europa.

In diretta streaming su WellTv.eu/it/diretta-live 

In diretta su Facebook pagina di Parkinson Sport e sul canale Youtube di Parkinson Sport

Traduzione simultanea Ita-Eng-Ita. Conduce in studio: Francesca Mori

scopri di più qui: World Parkinson Day

Nelle due ore condotte da: Francesca Mori e Stefano Ghidotti, fondatore e presidente di Parkinson&Sport, con la traduzione simultanea Ita – Eng – Ita, grazie alle testimonianze offerte dagli interventi degli ospiti collegati dall’Italia e dal mondo.

Scopri qui tutti gli ospiti e il programma dell’Evento, con loro tratteremo anche:

Il Parkinson giovanile

L’aver incontrato la malattia in questo periodo della loro vita, in cui il lavoro, le relazioni sociali, la creazione di una famiglia e dei figli sono centrali. Queste fasi pongono i pazienti di fronte a una serie di domande e di problemi che si riflettono sulla loro condizione di malati che continuerà nel tempo. Un tempo molto lungo, in cui abbiamo capito di poter esercitare il nostro sostegno positivo, coinvolgendoli in attività sportive e di condivisione sociale, che proponiamo come associazioni, saranno con noi i Parkinsonauti Daniele Bortoli e Carlo Negri.

La scelta di aggregare amici attraverso lo sport nasce anche in relazione a questo scopo. Creare una comunità di riferimento per i giovani che permetta loro di interagire e socializzare con i loro coetanei. Lo scopo è generare nuovi obiettivi condivisi, volti anche a spostare l’attenzione dalla malattia verso nuovi progetti e  speranze, che li aiuteranno a superare paure e difficoltà.

Una nuova immagine del Parkinson

La forza delle immagini è, nell’era dei social e della tecnologia, una risorsa potentissima che possiamo utilizzare a nostro favore per generare, nell’immaginario delle persone, una nuova figura che si accenda nella mente quando viene nominata la malattia di Parkinson. 

Una persona giovane, che fa sport e vive con gioia tutti i momenti della sua vita nonostante la malattia. Che si muove fiduciosa verso il suo futuro, impegnandosi per mantenere il suo corpo al meglio della forma fisica, attraverso una stile di vita sano e vitale, consapevole che questo gli permetterà di godere dei benefici della cura appena sarà disponibile.

Presenteremo i progetti in atto e quelli del futuro.

Parkinsonauti Team

Il Parkinson non è un marchio di fabbrica genetico. Il Parkinson è un pianeta. E il Parkinsonauta è colui che con curiosità lo esplora per scoprirne gli angoli più bui e remoti e scovarne le bellezze, i paesaggi luminosi.

Parkinsonauti Team è il nuovo progetto di Parkinson&Sport: una squadra multisport – ciclismo, corsa e nuoto – che potrà competere a livello agonistico nelle granfondo in bicicletta, nelle gare podistiche, nel nuoto, triathlon e paratriathlon.

L’idea è ribadire il proprio impegno nella promozione dello sport come terapia naturale e come forte elemento di condivisione. Questa è la mission principale dell’associazione Parkinson&Sport, che negli ultimi tre anni ha portato i suoi atleti a partecipare in manifestazioni importanti: la maratona di New York, la 12 Ore Cycling Marathon di Monza, la traversata a nuoto del lago d’Iseo e dello Stretto di Messina.

Parkinson Games 2022/2023

Nel 2022 il Parkinsonauti Team sarà a rappresentare il nostro Paese ai Parkinson Games di Eindhoven, Olanda, un evento che riunisce atleti con Parkinson provenienti da tutta Europa in un grande momento di sport e aggregazione. In questi mesi Parkinson&Sport e il Comitato Associazioni Parkinson stanno lavorando con una rete di partner internazionali per realizzare un sogno: portare l’edizione 2023 della manifestazione in Italia.

L’accordo con Fitri.

Grazie alla collaborazione della Fitri (Federazione Italiana Triathlon), il Parkinsonauti Team sta lavorando per acquisire la categoria specifica per partecipare alle gare di paratriahtlon e poter accedere così ai campionati, in Italia e all’estero. 

Bike riding for Parkinson Italy 2021

Nella “Bike Riding for Parkinson Italy 2020” dieci Parkinsonauti sono partiti, in bicicletta, da Pavia per raggiungere Piazza San Pietro e arrivare puntuali all’appuntamento con Papa Francesco. Un viaggio di 800 km in 17 tappe –raccontato in un docufilm che andrà in onda, in anteprima assoluta mondiale, durante la trasmissione – lungo la via Francigena, per dimostrare ancora una volta la forza dello sport nel contrastare l’avanzare della malattia.

Bike Riding for Parkinson Italy torna anche nel 2021 con un nuovo itinerario: questa volta sul tracciato di Vento, la ciclovia che collega Torino a Venezia, e con una squadra di Parkinsonauti che si è più che raddoppiata, saremo 25.

Durante l’Evento, anche grazie alla tua donazione, raccoglieremo fondi per:

The Alinker, per muoversi ad altezza di sorriso.

Da oggi fino al 18 Aprile, le donazione che riceveremo su questo sito http://bit.ly/DonaperAlinker saranno destinate all’acquisto di un Alinker che metteremo a disposizione di un paziente Parkinson che ne ha bisogno. Sarà una sorpresa che sveleremo a voi ed anche a lui/lei, Domenica 11 Aprile.

The Alinker è la rivoluzionaria walking bike per migliorare la qualità della vita di chi ha difficoltà di mobilità e superare i pregiudizi sulla disabilità.

Alinker è una bici da passeggio senza pedali, una “walking bike” a tre ruote progettata per tutti coloro che vogliono rimanere attivi, continuare ad avere una vita sociale, fare ciò che amano e vivere al massimo delle loro possibilità, muovendosi ad altezza di sorriso.

Per informazioni visitate il sito www.thealinker.it e i social Facebook e Instagram @the_alinker_italia

Stiamo lavorando per preparare altre divertenti sorprese per una “Giornata Mondiale del Parkinson” totalmente nuova e diversa.

Vi aspettiamo, mettetevi comodi, ma non troppo, state come sempre pronti a muovervi, perchè il nostro motto è “NON CI FERMERAI!”

In evidenza

PARKINSONAUTI DI TUTTO IL MONDO, IN MOVIMENTO!

Il Comitato italiano Associazioni Parkinson e Parkinson&Sport, in collaborazione con MYM group di Massimo Plebani e WellTV Channel presentano:

World Parkinson Day – Parkinsonauti, movement to the cure.

Con il patrocinio di: EPDA European Parkinson’s Disease Association, Fondazione Fresco Parkinson Institute Italia Onlus, Confederazione Parkinson Italia Onlus, Fondazione Mondino Istituto Neurologico Nazionale IRCCS.

Domenica 11 aprile 2021 Ore 10 – 13 e in replica ore 21-23, sul canale 810 della TV satellitare e del bouquet di Sky in tutta Europa.

In diretta streaming su WellTv.eu/it/diretta-live – In diretta su Facebook pagina di Parkinson Sport e sul canale Youtube di Parkinson Sport

Traduzione simultanea Ita-Eng-Ita. Conduce in studio: Francesca Mori

scopri di più qui: World Parkinson Day

L’11 aprile in tutto il mondo si celebra il World Parkinson’s Day. L’associazione Parkinson&Sport e il Comitato Italiano Associazioni Parkinson uniscono le forze per Movement to the Cure, un evento pensato per arricchire con visioni e orizzonti innovativi il dibattito internazionale sul Parkinson, sugli strumenti per affrontarlo e sulle possibilità di cura. 

Non un webinar, non una riunione zoom, non una lectio magistralis, ma un momento creato e pensato da noi pazienti per stare insieme divertendoci, per aprire una finestra su un futuro diverso, con obiettivi e speranze finalmente nuovi, in movimento verso la cura.

Due ore, dalle 10 alle 12, che vi terranno incollati allo schermo con una regia da show televisivo. A seguire vi presenteremo, in anteprima mondiale il docufilm “NON CI FERMERAI” emozioni, racconti e paesaggi dalla “Bike riding for parkinson Italy 2020” il viaggio in bicicletta, di 10 Parkinsonauti, lungo l’Italia attraverso la Via Francigena, da Pavia a Roma fino in piazza S.Pietro da Papa Francesco.

Sport e Comunicazione

Sono i due i macrotemi che faranno da filo conduttore nelle due ore di diretta condotte da: Francesca MoriStefano Ghidotti, fondatore e presidente di Parkinson&Sport, con la traduzione simultanea di  Manola Savoldi – e arricchite dalle testimonianze offerte dagli interventi degli ospiti in studio e collegati dal mondo.

Lo sport per superare il limite

Lo sport e l’attività motoria giocano un ruolo fondamentale nel contrasto ai sintomi della malattia di Parkinson: migliorano l’equilibrio del corpo, la flessibilità e la scioltezza dei movimenti, ma soprattutto portano benefici evidenti alla mente, aumentando la consapevolezza di sé e delle proprie capacità, riducendo lo stress e stimolando il buon umore.

A livello scientifico, sono ormai evidenti i benefici dell’attività sportiva sul benessere psico-fisico. Cosi come si rivelano fondamentali le attività sportive proposte ai pazienti colpiti dal Parkinson giovanile, per creare condivisione stimolandoli ad uscire allo scoperto, per strapparli dall’isolamento e dai rischi della depressione, per una diagnosi che tende a spingerli a sentirsi già anziani.

Ne parleremo con neurologi e ricercatori che avremo in collegamento: dall’Italia il Prof. Antonio Pisani, dall’Olanda il Prof. Bastian Bloem, dagli Stati Uniti il Prof. Michael Okun, dall’Inghilterra il Dott. Giulio Deangeli.

Fare attività sportiva ci stimola a misurarci con noi stessi e con i nostri limiti. Per chi ogni giorno deve fare i conti con il Parkinson lo sport è un fedele alleato per rallentare il corso della malattia. Ne parleremo con medici e sportivi che incroceranno esperienze e pareri nella prima parte della trasmissione, durante la quale saranno presentati i progetti che Parkison&Sport e il Comitato Italiano Associazioni Parkinson hanno messo in programma per il prossimo biennio.

Tra gli ospiti sportivi avremo in collegamento: il Colonnello Carlo Calcagni, l’Avvocato Neil Mac Leod, l’imprenditore Carlo Pittis e in studio i Parkinsonauti Carlo Negri e Daniele Bortoli.

La comunicazione digitale è un’opportunità

Questo anno, segnato dal dramma della pandemia, ci sta insegnando a reagire, a trovare modi semplici e veloci per restare vicini. Il periodo che stiamo attraversando sta abituando le persone, anche le meno esperte, all’utilizzo degli strumenti telematici e online. Quello che in prima battuta appariva, specialmente per i più anziani, come un disagio, un ostacolo, un problema si è trasformato oggi nell’opportunità di comunicare con estrema facilità, in ogni luogo e in ogni momento.

La seconda parte di Movement to the cure si soffermerà proprio su questi aspetti, svelando le potenzialità del digitale e le possibilità che ci offre nella cura e nell’assistenza ai malati di Parkinson e ai loro caregivers.

Scopriremo quali sono i progetti in atto e le nuove proposte, delle più importanti associazioni italiane ed internazionali, direttamente dai racconti dei loro fondatori e dirigenti che avremo in collegamento: dall’Italia il Dott. Daniele Volpe, l’Avv. Paolo Fresco, Giangi Milesi, Giulio Maldacea e dall’Olanda Ruud Overes.

The Alinker, per muoversi ad altezza di sorriso.

Da oggi fino al 18 Aprile, le donazione che riceveremo su questo sito http://bit.ly/DonaperAlinker saranno destinate all’acquisto di un Alinker che metteremo a disposizione di un paziente Parkinson che ne ha bisogno. Sarà una sorpresa che sveleremo a voi ed anche a lui/lei, Domenica 11 Aprile.

The Alinker è la rivoluzionaria walking bike per migliorare la qualità della vita di chi ha difficoltà di mobilità e superare i pregiudizi sulla disabilità.

Alinker è una bici da passeggio senza pedali, una “walking bike” a tre ruote progettata per tutti coloro che vogliono rimanere attivi, continuare ad avere una vita sociale, fare ciò che amano e vivere al massimo delle loro possibilità, muovendosi ad altezza di sorriso.

Per informazioni visitate il sito www.thealinker.it e i social Facebook e Instagram @the_alinker_italia

Stiamo lavorando per preparare altre divertenti sorprese per una “Giornata Mondiale del Parkinson” totalmente nuova e diversa.

Vi aspettiamo, mettetevi comodi, ma non troppo, state come sempre pronti a muovervi, perchè il nostro motto è “NON CI FERMERAI!”

In evidenza

World Parkinson Day Italy.

Un’idea che viene da molto lontano, dall’amico Giulio Maldacea, presidente del Comitato Italiano Associazioni Parkinson. Ed è nata dopo il successo di due iniziative nate dalle associazioni che presiediamo: la “Bike riding for Parkinson Italy 2020” una fantastica avventura in bicicletta dello scorso settembre che ha portato 10 Parkinsonauti da Pavia a Roma e di Wikiparky.TV la piattaforma di telemedicina nata durante il lockdown, che ha permesso di raggiungere e aiutare nelle loro case migliaia di famiglie con Parkinson. Parlando con Giulio abbiamo capito che coinvolgere in nuove attività i giovani pazienti, allargare le collaborazioni e i confini dà ottimi risultati cosi abbiamo stabilito gli obiettivi su cui lavorare da li in avanti.

Cosi è nata l’idea di organizzare l’edizione ltaliana del World Parkinson Day, la giornata mondiale del Parkinson, promossa in tutto il mondo. In questo momento storico che vede tutto il mondo combattere un unico grande nemico, può essere una buona occasione per unire le forze e allargare il raggio d’azione, avviando nuove collaborazioni e progetti internazionali, consapevoli di essere all’alba di grandi cambiamenti.

Il World Parkinson’s Day si celebra il giorno 11 aprile. L’associazione Parkinson&Sport e il Comitato Italiano Associazioni Parkinson uniscono le forze per Movement to the Cure, un evento pensato per arricchire con visioni e orizzonti innovativi il dibattito internazionale sul Parkinson, sugli strumenti per affrontarlo e sulle possibilità di cura. 

Sport e comunicazione

Questi sono i due temi che faranno da filo conduttore nelle due ore di diretta ospitate da Well Tv (canale 231 del digitale terrestre 810 satellitare in tutta europa) – e in live streaming sulle piattaforme digitali delle due associazioni – condotte da me insieme a Francesca Mori, con la traduzione simultanea di  Manola Savoldi – e arricchite dalle testimonianze offerte dagli interventi degli ospiti in studio e collegati dal mondo.

Lo sport per superare i limiti

Lo sport e l’attività motoria giocano un ruolo fondamentale nel contrasto ai sintomi della malattia di Parkinson: migliorano l’equilibrio del corpo, la flessibilità e la scioltezza dei movimenti, ma soprattutto portano benefici evidenti alla mente, aumentando la consapevolezza di sé e delle proprie capacità, riducendo lo stress e stimolando il buon umore.

Fare sport ci stimola a misurarci con noi stessi e con i nostri limiti. Per chi ogni giorno deve fare i conti con il Parkinson l’attività motoria è un fedele alleato per rallentare il decorso della malattia. Ne parleremo con neurologi, ricercatori, fisiatri e sportivi che incroceranno esperienze e pareri nella prima parte della trasmissione. Nel prosieguo della trasmissione, saranno presentati i progetti che Parkinson&Sport e il Comitato Italiano Associazioni Parkinson hanno messo in programma per il prossimo biennio.

La comunicazione digitale come opportunità

Questo anno di pandemia ci sta insegnando a reagire, a trovare modi semplici e veloci per restare vicini. Tutti, anche i meno esperti, si sono abituati all’utilizzo degli strumenti telematici e online. Quello che in prima battuta appariva, specialmente per i più anziani, come un problema si è trasformato oggi nell’opportunità di comunicare con estrema facilità, in ogni luogo e in ogni momento.

La seconda parte di Movement to the cure si soffermerà proprio su questi aspetti, evidenziando le potenzialità del digitale e le possibilità che ci offre nella cura e nell’assistenza ai malati di Parkinson e ai loro caregivers.

Una nuova immagine del Parkinson

La forza delle immagini è, nell’era dei social e della tecnologia, una risorsa potentissima che possiamo utilizzare a nostro favore per generare, nell’immaginario delle persone, una nuova figura che si accenda nella mente quando viene nominata la malattia di Parkinson. 

Una persona giovane, che fa sport e vive con gioia tutti i momenti della sua vita nonostante la malattia. Che si muove fiduciosa verso il suo futuro, impegnandosi per mantenere il suo corpo al meglio della forma fisica, attraverso una stile di vita sano e vitale, consapevole che questo gli permetterà di godere dei benefici della cura appena sarà disponibile.

In anteprima mondiale, il docufilm “NON CI FERMERAI”

Nell’ultima parte del programma, interamente tradotto in simultanea in lingua inglese, presenteremo il docufilm realizzato dagli amici di Bike TV, durante il viaggio attraverso paesaggi italiani tra i più spettacolari al mondo, sulla via Francigena tra Lombardia, Emilia, Toscana e Lazio. Rivivremo le fatiche e le emozioni di un esperienza indimenticabile che ci ha cambiato la vita.

Hashtag ufficiali dell’Evento: #worldparkinsonday2021 #movementtothecure

Scopri di più,clicca https://bit.ly/WorldParkinsondayItaly

In evidenza

THE PROTECTIVE ECOLOGY OF THE HUMAN BEING IN 2021

Will this be a winning weapon against COVID19?

These days I heard the term protean for the first time and it intrigued me very much, so much so that I was looking for its meaning and using it as a starting point for reflection and a resolution for 2021.

Protean: Able to suddenly assume or reveal very different aspects or attitudes, to adapt, to integrate with the environment and the reality in which it finds itself.

Proteus, Greek God

Having found its meaning, I wondered if developing this capacity in 2021 can be a contribution, if implemented personally, as a response to the global health crisis we are experiencing.

Physical activity as a defense against the Coronavirus

Considering that; the world we live in is in continuous and ever faster change, that our enemy to be defeated at this moment, the ferocious and sneaky Coronavirus , is changeable, can we say that, today more than ever, being protean is a good feature? 

The resilience that has been one of the most sought-after features for years has now had its day, it is no longer enough to fall and get up again quickly re-proposing the same shape.

Now at every fall it is useful to be able to analyze, before getting up, the reason for the fall, to understand in what context it occurred, what skills to implement in order to change one’s behavior to prevent it from happening again, each fall corresponds to an improved adaptation .

Mens sana in corpore sano

The global crisis we are experiencing, has made it clear for the first time, in a rather clear and unequivocal that that healthy mind in a healthy body is not only important for each of us individually, but you can directly reflect on ‘global balance is not only health but also economic and social .

He threw him in the face in an unequivocal and equal way for everyone, taking away our freedom of movement , the possibility of having social relations and satisfying our pleasures.

The discomfort that we are all experiencing, without geographical, economic or social distinctions, for such a prolonged time, acts as a very powerful lever of pain that forces us to truly reflect on what behaviors must be adopted, immediately, to reduce the possibility of finding ourselves again in the same condition.

The thing to think about is the fact that we are all paying a very high price, in terms of personal freedom , to defend the weakest categories, the elderly and the immunosuppressed. 

We are forced to give up living to ease the pressure on the health system which, unprepared for a similar emergency, is unable to provide assistance to everyone, and which has had to divert resources from other categories of sick people, who have certainly not disappeared in the meantime. 

We all know that, especially in Italy where health care is guaranteed, public health has a very high cost in the economic balance of the country and a cascade for the tax burden of people and productive activities. 

But if until now we have thought that helping to develop the economy would be enough, the situation we are experiencing tells us that it is not enough, even the richest and most socially developed countries are suffering the same crisis. 

Contribution to the new world

So what can we do personally, what are we willing to put in place today to contribute to a better world , already from 2021, to be left to our children, which decreases the risk of finding ourselves tomorrow in another crisis like this. 

new concept of ecology is born that combines respect for the environment and nature, respect for ourselves, for our body, because we have learned that being fit and having a reactive immune system allows us to respond better to the attack of a disease, whatever it is.

Now more than ever we are all soldiers of the same army , we are all fighting the same battle, any unprepared subject can put the whole species at risk. 

Correct lifestyle

correct and healthy lifestyle is the answer that we can all give immediately, at no additional cost and in no time. 

Going out for physical activity , exposing yourself to sunlight, getting up from your desk or sofa, and walking even just for half an hour a day gives immediate results , it makes the difference that we can appreciate already after 7 days. 

Better still if in addition to physical activity, you decide to change your incorrect habits , perhaps by quitting smoking, reducing alcohol and sugars, adopting a healthy and balanced diet, resting the right amount and dedicating time to yourself and your family. .

A new lifestyle, ecological for you and at the service of a wider and more important good, for an ecology that starts with us but is also oriented towards others.

People who play sports regularly have a much more reactive immune system, I can personally guarantee that, I do sports continuously and I haven’t had a flu or other illness for at least… I don’t even remember it.

In fact, there are numerous scientific studies that highlight a positive influence of physical activity on the immune system , especially if practiced consistently and without excesses.

In fact, it is known that regular physical activity, with the right duration and intensity, helps to improve the body’s immune response.

Open window

Sportsmen tend to run a very low risk of contracting infections or exposing themselves to contagions, compared to people who do not play sports. I know you are wondering why athletes like Ronaldo, Pellegrini, Rossi and many others fell ill with coronavirus?

Why then should you start playing sports at this risk?

There is an explanation, it is called “Open Window” and it is certainly not a good excuse to delay. It is scientifically proven that the function of the immune system is temporarily impaired after a session of high intensity and prolonged activity.

It therefore exists at this time precisely called “Open Window” during which we are more exposed to external attacks, at the risk of infections.

There is no well-defined length of time for this open window , it is in relation to the general health conditions of the person himself, generally ranging from 3 to 72 hours following a particularly intense workout. Clearly the risk increases if after such training you share spaces with other people such as changing rooms and showers.

So what should we do? 

The advice is not to turn healthy activity into a risk. Physical activity must be proportioned according to the current state of form of each of us. Suddenly turning into athletes would be a risk to our health, better and more functional is a gradual increase in intensity, letting us be followed by a professional, from the moment we decide to set ourselves ambitious goals.

To explain how the degree of health is related to the amount of exercise, we can keep in mind the “J curve”. This is a curve that is outlined on a graph that compares the risk of infection with the quantity (and quality we add) of physical activity.

You may notice that moderate exercise reduces the risk of respiratory infection, because it has beneficial effects on immune function. Conversely, if you practice intense and prolonged physical exercises, which our body is not used to supporting, the immune defenses are lowered and the risk of contracting respiratory tract infections is therefore increased.

2021 will be a year of great changes, our personal reality will be a continuous adaptation to the succession of events , day by day we will have to look at the statistics to generate an answer.

The vaccine , which we are starting to use is our weapon to attack the enemy, the immune system are our defenses, building them high and resistant is our first goal .

In evidenza

PARALIMPIADI: IL PRIMO PASSO È FATTO

Sì, sono felicissimo, ma lo voglio dire chiaro, e voglio dirlo ora che ho capito che l’obiettivo è a portata di mano. Questo è solo il primo passo, il nostro obiettivo finale è partecipare alle paralimpiadi, non solo nel paratriathlon ma in tutte le specialità.

Quando, quattro anni fa, ho avuto la diagnosi del Parkinson non avrei mai immaginato che oggi sarei stato qui a scrivere di questo importante obiettivo raggiunto.

E nemmeno un anno dopo, quando ho iniziato a lavorare sul blog, quello da cui vi sto parlando ora, avrei creduto che con il mio lavoro e con quello dei miei compagni Parkinsonauti saremmo arrivati a cambiare la storia della partecipazione degli atleti con disabilità come la nostra alle gare di paratriathlon.

L’arrivo della primavera di questo 2021, che sarà denso di importanti novità, è coinciso con l’annuncio del primo traguardo raggiunto. La FITRI, Federazione Italiana Triathlon, ha annunciato che il lavoro che abbiamo iniziato qualche mese fa con il prezioso aiuto di Neil Mac Leod, che voglio ringraziare infinitamente, ha dato il primo risultato positivo.

Questa la sua intervista di gennaio 2021 dove raccontiamo del progetto.


La Federazione Italiana Triathlon riconosce da tempo tra le proprie categorie sportive atleti con limitazioni funzionali causate dalla malattia di Parkinson, alcuni dei quali gareggiano già attivamente ma, in virtù di tale accordo collaborativo, l’intervento di entrambe le realtà diventerà ancora più incisivo. 

La FITRI concederà il patrocinio morale alle singole iniziative promozionali inerenti il triathlon ed il paratriathlon poste in essere da APS Parkinson&Sport, che potrebbero anche sfociare in un contest dedicato agli atleti affetti dalla malattia di Parkinson. APS Parkinson&Sport, da parte sua, supporterà la promozione della disciplina del paratriathlon presso i propri associati.

Molto soddisfatti dell’accordo che gioverà al Paratriathlon italiano ed allo sviluppo della cultura sportiva tra le persone con disabilità il Presidente della Federazione Luigi Bianchi, il Presidente dell’APS Parkinson&Sport Stefano Ghidotti nonché il Project Manager del Settore Paratriathlon Neil Andrew MacLeod che ha seguito le fasi propedeutiche alla sottoscrizione dello stesso.

Importante passo in avanti per il Paratriathlon italiano, è stata approvata in Consiglio Federale una convenzione operativa tra la FITRI e “Parkinson&Sport”, associazione di promozione sociale con lo scopo di testimoniare l’importanza dell’attività fisica per contrastare i sintomi della malattia di Parkinson ed altre malattie neurodegenerative simili.


Qui trovi il comunicato ufficiale.

Rimani connesso con le antenne ben alzate, nelle prossime settimane sarò felice di raccontarti di nuove importanti novità che stanno nascendo, come i fiori di questa primavera.

La squadra Multisport dei Parkinsonauti, il:

La “Bike riding for Parkinson Italy 2021” da Torino a Venezia

L’evento sorpresa che stiamo preparando per la “Giornata mondiale del Parkinson” dell’11 Aprile

La nuova veste TV delle interviste di “Prendo la levo e arrivo”

La nuova ParkinsonAUTO che circolerà dalla prossima settimana.

NON CI FERMERAI È SEMPRE PIÙ FORTE IL NOSTRO MOTTO!

In evidenza

L’ECOLOGIA PROTEIFORME DELL’ESSERE UMANO NEL 2021

Sarà questa un arma vincente contro il COVID19?

In questi giorni ho sentito il termine proteiforme per la prima volta e mi ha molto incuriosito, tanto da cercarne il significato e utilizzarlo come spunto per una riflessione e un proposito per il 2021.

Proteiforme: Capace di assumere o rivelare improvvisamente aspetti o atteggiamenti diversissimi, per adattarsi, integrarsi all’ambiente e alla realtà in cui si trova.

Proteus, Dio Greco

Trovato il suo significato, mi sono domandato se sviluppare questa capacità nel 2021 può essere un contributo, se messo in atto personalmente, come risposta alla crisi sanitaria mondiale che stiamo vivendo.

L’attività fisica come difesa dal Coronavirus

Considerando che; il mondo in cui viviamo è in continuo e sempre più veloce cambiamento, che il nostro nemico da sconfiggere in questo momento, il feroce e subdolo Coronavirus, è mutevole, possiamo dire che, oggi più che mai, essere proteiformi è una buona caratteristica? 

La resilienza che da anni spopola tra le caratteristiche più ricercate, ormai ha fatto il suo tempo, non è più sufficiente cadere e rialzarsi riproponendo velocemente la stessa forma.

Ora ad ogni caduta è utile saper analizzare, prima di rialzarsi, il motivo della caduta, capire in che contesto è avvenuta, quali capacità implementare per poter modificare i propri comportamenti per evitare che possa ricapitare, ad ogni caduta corrisponde un adattamento migliorativo.

Mens sana in corpore sano

La crisi mondiale che stiamo vivendo, ci ha fatto capire per la prima volta, in modo piuttosto evidente e inequivocabile che il detto Mens sana in corpore sano non è importante solo per ognuno di noi singolarmente, ma si può riflettere direttamente sull‘equilibrio globale non solo sanitario ma anche economico e sociale.

Ce lo ha sbattuto in faccia in modo inequivocabile e uguale per tutti, togliendoci la libertà di movimento, la possibilità di avere rapporti sociali e di soddisfare i nostri piaceri.

Il disagio che stiamo vivendo tutti, senza distinzioni geografiche, economiche o sociali, per un tempo cosi prolungato, agisce come una leva del dolore molto potente che ci obbliga a riflettere veramente su quali devono essere i comportamenti da adottare, nell’immediato, per ridurre la possibilità di ritrovarci ancora nella stessa condizione.

Il dato su cui riflettere è il fatto che tutti stiamo pagando un prezzo altissimo, in termini di libertà personali, per difendere Ie categorie più deboli, gli anziani e gli immunodepressi. 

Siamo costretti a rinunciare a vivere per alleggerire la pressione sul sistema sanitario che, impreparato ad un emergenza simile, non riesce a dare assistenza a tutti, e che ha dovuto distogliere risorse dalle altre categorie di ammalati, che nel frattempo non sono certo sparite. 

Tutti sappiamo che, soprattutto in Italia dov’è l’assistenza sanitaria è garantita, la salute pubblica ha un costo altissimo nel bilancio economico del paese e a cascata per la pressione fiscale delle persone e delle attività produttive. 

Ma se fino ad ora abbiamo pensato che contribuire a sviluppare l’economia sarebbe bastato, la situazione che stiamo vivendo ci dice che non è sufficiente, anche i paesi più ricchi e socialmente più evoluti stanno soffrendo la stessa crisi. 

Contributo al nuovo mondo

Cosa possiamo fare dunque personalmente, cosa siamo disposti a mettere in atto oggi per contribuire ad un mondo migliore, già dal 2021, da lasciare ai nostri figli, che diminuisca il rischio di ritrovarci un domani in un altra crisi come questa. 

Nasce un nuovo concetto di ecologia che unisce al rispetto per l’ambiente e la natura, il rispetto per noi stessi, del nostro corpo, perché abbiamo imparato che essere in forma ed avere un sistema immunitario reattivo ci permette di rispondere meglio all’attacco di una malattia, qualsiasi essa sia.

Ora più che mai siamo tutti soldati dello stesso esercito, stiamo tutti combattendo la stessa battaglia, ogni soggetto impreparato può mettere a rischio tutta la specie. 

Stile di vita corretto

Uno stile di vita corretto e sano è la risposta che tutti possiamo dare da subito, senza costi aggiuntivi e in un tempo zero. 

Uscire a fare attività motoria, esporsi alla luce del sole, alzarsi dalla scrivania o dal divano, e camminare anche solo per mezz’ora al giorno da dei risultati immediati, fa la differenza che possiamo apprezzare già dopo 7 giorni. 

Meglio ancora se oltre all’attività motoria, deciderai di modificare le tue abitudini scorrette, magari smettendo di fumare, diminuendo gli alcolici e gli zuccheri, adottando un alimentazione sana ed equilibrata, riposando il giusto e dedicando del tempo a te stesso e alla tua famiglia.

Uno stile di vita nuovo, ecologico per te e al servizio di un bene più ampio e importante, per un  ecologia che parte da noi ma orientata anche agli altri.

Le persone che fanno sport regolarmente hanno un sistema immunitario molto più reattivo, ve lo posso garantire personalmente, faccio sport con continuità e non ho un influenza o altre malattie da almeno… non me lo ricordo nemmeno.

Sono numerosi gli studi scientifici infatti che evidenziano un’influenza positiva dell’attività fisica sul sistema immunitario, soprattutto se praticata con costanza e senza eccessi.

È noto infatti che un’attività fisica regolare, con la giusta durata e intensità, aiuta a migliorare la risposta immunitaria dell’organismo.

Open window

Tendenzialmente gli sportivi corrono un rischio molto basso di contrarre infezioni o di esporsi a contagi, rispetto a soggetti che non praticano sport. So che vi starete chiedendo come mai atleti come Ronaldo, Pellegrini, Rossi e tanti altri si sono ammalati di coronavirus?

Perché allora voi dovreste iniziare a fare sport correndo questo rischio?

C’è una spiegazione, si chiama “Open Window” e non è certamente una buona scusa per rimandare. È dimostrato scientificamente che la funzionalità del sistema immunitario viene temporaneamente meno dopo una sessione di attività ad alta intensità e prolungata.

Esiste quindi in questo momento detto appunto “Open Window” durante il quale siamo più esposti ad attacchi esterni, al rischio di infezioni.

Non c’è un tempo ben definito di durata di questa finestra aperta,  è in relazione alle condizioni generali di salute della persona stessa, in genere varia dalle 3 alle 72 ore successive ad un allenamento particolarmente intenso. Chiaramente il rischio aumenta se dopo tale allenamento si condividono spazi con altre persone tipo gli spogliatoi e le docce.

Quindi come ci dobbiamo comportare? 

Il consiglio è di non trasformare l’attività salutare in un rischio. L’attività fisica va proporzionata in base alla stato di forma attuale di ognuno di noi. Trasformarsi improvvisamente in atleti sarebbe un rischio per la nostra salute, meglio e più funzionale è un graduale incremento dell’intensità, facendoci seguire da un professionista, dal momento in cui decidessimo di darci degli obiettivi ambiziosi.

Per spiegare come il grado di salute sia legata alla quantità di esercizio fisico , possiamo tenere presente la “curva J “. Questa è una curva che si delinea su di un grafico che mette a rapporto il rischio di infezione con la quantità (e qualità aggiungiamo noi) di attività fisica.

Potete notare come l’esercizio moderato riduca il rischio di infezione respiratoria, perchè ha effetti benefici sulla funzione immunitaria. Viceversa se si praticano esercizi fisici intensi e prolungati, che il nostro organismo non è abituato a sostenere, si abbassano le difese immunitarie e si aumenta il rischio di contrarre perciò infezioni del tratto respiratorio.

Il 2021 sarà un anno di grandi cambiamenti, la nostra realtà personale sarà un continuo adattamento al succedersi degli eventi, giorno per giorno dovremo guardare alle statistiche per generare una risposta.

Il vaccino, che stiamo iniziando ad utilizzare è la nostra arma per attaccare il nemico, il sistema immunitario sono le nostre difese, costruirle alte e resistenti è il nostro primo obiettivo.

In evidenza

COME L’ATTIVITÀ FISICA COSTRUISCE IL NOSTRO BENESSERE, DAI MUSCOLI AL CERVELLO. 2° Parte

Lo sport ha effetti potentissimi sulla nostra salute e sul benessere psicofisico. Abbiamo cominciato a parlarne settimana scorsa nella 1° parte Ora voglio raccontarvi come lo sport, compagno di una vita, come leggete nella mia storia, mi aiuta ad affrontare il viaggio da “Se mi fermo mi raggiunge . Nell’ultimo mese ho ricominciato ad allenarmi in maniera continuativa e corretta, e i benefici sono stati immediati. Ma la storia nasce prima, una decina di anni fa.

Nell’estate del 2010, stimolato dal mio amico Bobo Passirani, plurimaratoneta, decisi che nell’anno dei miei cinquant’anni avrei fatto la mia prima maratona.

con Bobo alla mia terza maratona

A quei tempi giocavo a tennis un paio di volte la settimana, correvo saltuariamente senza seguire nessuna tabella di allenamento, giusto per avere fiato per le partite. A quel punto però le cose cambiavano.

Fin dalla preparazione della prima maratona decisi di affidarmi ad un professionista. A cinquant’anni iniziare a correre 3/4 volte la settimana senza un criterio poteva portare a problemi e infortuni.

E infatti. La prima cosa che Alberto Schivardi, il coach che mi sono scelto, mi disse era che dovevo reimparare a correre (se volete iniziare a correre con continuità leggete l’articolo).

Poi dal 2014, quando ho iniziato con il triathlon, ogni anno prima di cominciare la preparazione mi sottopongo al test funzionale per la corsa, per la bicicletta e per il nuoto.

La valutazione funzionale

Con questa pratica è possibile capire come il corpo dell’atleta si adatta a diverse intensità di sforzo fisico. Test specifici misurano l’andamento e la variazione dei parametri fisiologici (frequenza cardiaca, concentrazione di acido lattico) durante lo sforzo fisico.
Per gli sport di endurance come il triathlon ( nuoto, ciclismo, corsa) la valutazione funzionale per determinare i valori limite – detti anche ‘le soglie’ (aerobica e anaerobica) – e i ritmi di allenamento è un passaggio fondamentale per una corretta programmazione di allenamenti e gare.

La soglia aerobica (SA) è livello di intensità al quale si produce tutta l’energia necessaria attraverso il sistema ossidativo. Sino a questo livello esiste equilibrio tra produzione e smaltimento dell’acido lattico, quindi non vi è accumulo. Il substrato energetico usato sono i lipidi, cioè i grassi.

A intensità superiori a quella della SA c’è un aumento della concentrazione di acido lattico (AL) nel sangue senza però subire un calo nella prestazione. Il substrato energetico, man mano che l’intensità aumenta, si arricchisce di glucidi (carboidrati ) perché possono fornire energia molto rapidamente.

Aumentando ancora l’intensità di esercizio ci si avvicina alla soglia anaerobica (SAN). E’ quella zona di intensità in cui inizia l’intervento del sistema energetico anaerobico lattacido (per sopperire alla quota di energia richiesta, che il sistema aerobico non riesce a soddisfare) e oltre la quale si perde totalmente la possibilità di smaltire acido lattico e si procede all’accumulo dello stesso nei muscoli, con un calo della prestazione entro pochi minuti. Il substrato energetico sono esclusivamente glucidi.

Per convenzione fino a qualche anno fa si stabilivano queste zone a 2 mmol/lt e 4mmol/lt. Ogni individuo è diverso dall’altro, anche solo per la tolleranza all’acido lattico (a causa dell’individualità della composizione di fibre muscolari) e la presenza di enzimi predisposti al suo smaltimento.

Gli studi scientifici più recenti definiscono queste soglie come delle “zone”. Ad oggi, con variazioni individuali che il tecnico deve saper attribuire, sono state rettificate cosi:
Soglia Aerobica tra i 2 e i 2,5 mmol/lt
Soglia Anaerobica trai 4 e i 6 mmol/lt
A livello scientifico sono riconosciuti diversi protocolli di test ma solo alcuni, per praticità, ripetibilità e attendibilità dei risultati sono i più usati.

Nel ciclismo l’utilizzo dei misuratori di potenza ha completato la ormai accreditata frequenza cardiaca in relazione all’acido lattico.
Nella corsa, l’unione di frequenza cardiaca e velocità in relazione all’acido lattico mantengono la loro validità da sempre, anche loro oggi completate dalla misurazione della potenza di spinta al suolo grazie ai misuratori di potenza al piede.
In queste ultime due discipline il protocollo di Mader a scalini da 4 minuti con aumenti di 50watts su cicloergomentro e 1-1,5km/h a 0,5 % di pendenza fissa su tapis roulant sono i test più diffusi, i più pratici e in più accreditati.
Questi test saranno poi confrontati con test sul “campo” come un test di 20min all out in bicicletta in salita per stabilire la potenza critica e un test di corsa su distanze ripetute in pianura per stabilire il passo critico.

Alberto, nel mio caso, ha deciso di optare per l’esecuzione dei seguenti test:

Nuoto:
Differenziale 200mt-100mt per determinare il passo di massimo consumo di ossigeno (B2 codice andatura) per 100mt e dal quale poi calcolare tutte le altre andature.

Ciclismo:
Test di Mader su propria bicicletta con ciclomulino elettronico (certificato 1% errore potenza imposta) con partenza da 50 watts e incrementi di 50 watts ogni 4min fino al raggiungimento di almeno 4mmol/lt e un delta lattato >1mmol/lt rispetto al precedente prelievo.
Segue test di confronto con propria bicicletta con power meter, in salita regolare, per 20min al massimo possibile.

Corsa:
Test di Mader su tapis roulant a inclinazione fissa 1%, partenza a velocità ridotta, simile a quella di riscaldamento e incremento di 1km/h ogni 4min fino al raggiungimento di almeno 4mmol/lt e un delta lattato >1mmol/lt rispetto al precedente prelievo.
Segue test su strada su distanze ripetute da stabilire ( 2km, 3km…)

A raccolta dati effettuata vengono creati i ritmi di allenamento delle singole discipline ( fondo lento, lungo , medio, soglia, vo2max) e il programma di allenamento personalizzato per me.

E ora come sto andando?

In tutte le discipline di endurance, i parametri principali per essere in grado di sviluppare una performance, degna di essere chiamata tale, sono la quantità, la costanza e la qualità degli allenamenti.

Prendiamo in esame gli ultimi 2 anni, attraverso i dati raccolti grazie alla piattaforma Training Peaks. Questa applicazione, largamente utilizzata per la condivisione, tra atleta e preparatore, del programma di allenamento multisport, fornisce al professionista tutti i dati necessari per tenere sotto controllo le performance, permettendogli di apportare modifiche ed aggiustamenti e di fare valutazioni analitiche dettagliate.

Insieme ad Alberto abbiamo potuto notare che nel 2019 ho sviluppato dei grandi volumi di allenamento e delle ottime performance, mentre nel 2020, per mancanza di gare ed obiettivi causa Covid, ho avuto un calo del volume generale e ho sviluppato delle performance più basse.

Questo ovviamente è dovuto anche all’avanzare della malattia, che nei momenti in cui abbassiamo la guardia diminuendo l’attività fisica, si prende degli spazi più ampi.

Nonostante ciò, avendo fatto un importante lavoro in bicicletta per preparare il viaggio verso Roma, la capacità prestazionali generali sono rimaste comunque degne di nota. Infatti tra il 2019 e il 2020 la potenza di Soglia, cioè la capacità di resistere nel tempo per un’ora ad una data potenza, in bicicletta, è rimasta pressoché invariata e questo ha generato dei vantaggi anche nella corsa, anche se la mia percezione era di una facilità di corsa molto più bassa.

Ciò che è interessante è che la bicicletta richiede una capacità coordinativa minore rispetto alla corsa, in quanto il movimento è vincolato dai pedali. Questa facilità può essere utile per chi ha delle difficoltà importanti, vero è che smettere di fare ciò che ci riesce difficile è un modo per permettere alla malattia di limitarci, mentre continuare a sforzarci anche nelle attività che ci risultano più difficili, può essere un buon modo per combattere l’avanzare dei sintomi.

Dunque con questa convinzione, quello che ho deciso di fare per afrontare il 2021 con determinazione, è stato ricominciare con maggiore impegno al di la della situazione Covid19, ponendomi mentalmente dei traguardi importanti, senza preoccuparmi se saranno confermati o cancellati.

Non succedeva di allenarmi con la stesso impegno, determinazione e rispetto del programma, da giugno del 2019 quando, dopo sei mesi di preparazione specifica per il mio primo Triathlon Medio, avevo patito l’esperienza del ritiro nella prima ed unica gara che non ho portato a termine.

Il risultato è stato che, in 40 giorni di impegno costante sono tornato a correre distanze, che non riuscivo più a correre, dalla, maratona di new york del 2019 , senza camminare per qualche centinaio di metri, per riprendere fiato, al massimo ogni 2 km.

Ieri ho corso per 16 km senza fermarmi e di questo sono veramente felice. Come ho fatto?

Ho ricominciato da zero partendo da una valutazione funzionale che ha ridefinito il nuovo punto di partenza.

Questo mi ha permesso di liberarmi dall’idea che dovessi correre per forza alle mie velocità. Invece nel riprendere da zero, piano piano ho ritrovato la facilità di corsa che credevo di aver perso per sempre, e con essa anche la fiducia in me stesso e nelle scelte che ho fatto.

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HOW PHYSICAL ACTIVITY BUILDS OUR WELL-BEING, FROM MUSCLES TO THE BRAIN.

Dopamine, BDNF, movement and sports: what you need to know. 1st part

‘molecular pharmacy ‘ just for us, totally natural and km. zero, always at our disposal, without side effects and at no cost. This is the first specific and important benefit of sport on our health. A fundamental therapeutic action to combat Parkinson’s.

We can no longer ignore it , science says it and RUUD OVERES , our guest at the interview with “I take the lever and I arrive” at 9 pm after dinner on Thursday 28-01 also told us, which I invite you to review.https://www.youtube.com/embed/KIMTDLoIs5Y?version=3&rel=1&showsearch=0&showinfo=1&iv_load_policy=1&fs=1&hl=it-IT&autohide=2&wmode=transparent

Sport determines the production of hormones and neurotransmitters , including dopamine , which are very powerful for our psychophysical well-being, and also creates a regenerative stimulus of brain cells, which responds to sport by producing the neurotrophic factor BDNF , that is brain i.e. derived neurotrophic factor, a growth factor that allows the brain to develop as if it were a muscle.

The decrease in BDNF levels is associated with neurodegenerative diseases with neuronal loss, such as Parkinson’s disease, Alzheimer’s disease, multiple sclerosis and Huntington’s disease. In addition to the neuroprotective effect, BDNF also plays an important role in energy homeostasis.

Physical activity, exercise, sports activity.

The evident and numerous benefits of physical activity make the difference in our life, generating important effects on our psychophysical well-being : but we must be clear that they are not the same thing and must be addressed with the right approach to get all the benefits. Let’s see what the differences are.

Physical activity or movement: according to the World Health Organization,  physical activity  means “any effort exerted by the musculoskeletal system that results in a consumption of energy higher than that in conditions of rest”

In our daily life, movement is about everything we do to survive, from personal hygiene, to walking, even just sitting or getting up from the sofa is considered physical activity.

Physical exercise: it is the planned and intentional attempt, specifically intended for improving physical fitness and health . It can include activities such as brisk walking, cycling, aerobic exercise, and even active hobbies such as gardening.

Sport activity: refers to physical activity that involves structured and unstructured competitive situations, and refers to a number of attributes such as endurance, mobility and strength, related to the ability to practice physical activity.

Physical exercise and sporting activity require, as structured, planned, repetitive and intentional movements , the application of the principles of training, the scientific method, the modulation and control of the parameters of quality, quantity and intensity of the stimulus .

By  sports training we mean the process of physiological adaptation   to the physical effort of  the human body  made by the athlete  to improve their  sports performance . In other words, practicing sports in an organized way   to express the best performances in a competition – or even just for one’s own psychophysical well-being  .

As part of a correct sports training it is important to define the objectives we intend to achieve , in order to correctly structure the training in terms of specificity, gradualness, progression and continuity .

This is why the correct and most useful choice for the purpose is to rely on a professional who, starting from a certain data regarding the current physical condition, determined through the functional evaluation test , structures the personalized training program that takes into account all these aspects, including the recovery phases.

Thursday 4 February in the 36th episode of the interviews of “I TAKE LEVO E ARRIVO”, on our YouTube channel Parkinson & Sport we will host my athletic trainer ALBERTO SCHIVARDI , a great and generous friend, my travel companion in this adventure from day one, who follows me providing me, in addition to his training, also AS2O his gym.

We will see how we set up the specific work on me, talking about the concepts of gradualness and progression, which combined with continuity and recovery, create the conditions for obtaining the desired results.

In the continuation of this article, we will see – through the data we have been recording since 2014 – if and how my body’s response has changed since the arrival of Parkinson’s and how we have overcome moments of difficulty.

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COME L’ATTIVITÀ FISICA COSTRUISCE IL NOSTRO BENESSERE, DAI MUSCOLI AL CERVELLO.

Dopamina, BDNF, movimento ed attività sportiva: quello che c’è da sapere. 1°Parte

Una ‘farmacia molecolare‘ solo per noi, totalmente naturale e a km. zero, sempre a nostra disposizione, senza effetti collaterali e a costo zero. Questo è il primo specifico e importante beneficio dello sport sulla nostra salute. Una azione terapeutica fondamentale per combattere il Parkinson.

Non lo possiamo più ignorare, lo dice la scienza e ce lo ha detto anche RUUD OVERES, il nostro ospite dell’intervista do “Prendo la levo e arrivo” alle 21 dopo cena di giovedi 28-01 che vi invito a rivedere.

Lo sport determina la produzione di ormoni e neurotrasmettitori, tra cui la dopamina, potentissimi per il nostro benessere psicofisico, inoltre crea uno stimolo rigenerativo delle cellule del cervello, che risponde allo sport producendo il fattore neurotrofico BDNF, cioe brain-derived neurotrophic factor, un fattore di crescita che permette al cervello di svilupparsi come se fosse un muscolo.

La diminuzione dei livelli di BDNF è associata a malattie neurodegenerative con perdita neuronale, come il morbo di Parkinson, la malattia di Alzheimer, la sclerosi multipla e la malattia di Huntington. Oltre all’effetto neuroprotettivo, il BDNF gioca inoltre un ruolo importante nell’Omeostasi energetica.

Attività fisica, esercizio fisico, attività sportiva.

Gli evidenti e numerosi benefici dell’attività fisica, fanno la differenza nella nostra vita, generando importanti effetti sul nostro benessere psicofisico: ma dobbiamo avere chiaro che non sono la stessa cosa e vanno affrontati con il giusto approccio per trarne tutti i vantaggi. Vediamo quali sono le differenze.

Attività fisica o movimento: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, per attività fisica si intende “qualunque sforzo esercitato dal sistema muscolo-scheletrico che si traduce in un consumo di energia superiore a quello in condizioni di riposo”

Nella nostra quotidianità, il movimento riguarda ogni cosa che facciamo per sopravvivere, dall’igiene personale, alla deambulazione , anche solo sederci od alzarci dal divano è considerata attività fisica.

Esercizio fisico: è il tentativo programmato e intenzionale, specificamente destinato al miglioramento della forma fisica e della salute. Può comprendere attività come camminare a ritmo sostenuto, andare in bicicletta, fare ginnastica aerobica ed anche gli hobby di natura attiva, come il giardinaggio.

Attività sportiva: si riferisce all’attività fisica che comporta situazioni competitive strutturate e non, e si riferisce a una serie di attributi quali resistenza, mobilità e forza, correlati alla capacità di praticare attività fisica.

L’esercizio fisico e l’attività sportiva richiedono, in quanto movimenti strutturati, pianificati, ripetitivi e intenzionali, l’applicazione dei principi dell’allenamento, del metodo scientifico, la modulazione e il controllo dei parametri di qualità, quantità e intensità dello stimolo.

Con allenamento sportivo si intende il processo di adattamento fisiologico allo sforzo fisico del corpo umano compiuto dall’atleta per migliorare la propria prestazione sportiva. In altre parole, effettuare in modo organizzato la pratica sportiva per esprimere le migliori prestazioni nell’ambito di una competizione – o anche solo per benessere psicofisico proprio.

Nell’ambito di un corretto allenamento sportivo è importante definire gli obiettivi che intendiamo raggiungere, al fine di strutturare correttamente l’allenamento in termini di specificità, gradualità, progressione e continuità.

Ecco perchè la scelta corretta e più utile allo scopo è quella di affidarsi a un professionista che, partendo da un dato certo riguardo la condizione fisica allo stato attuale, determinata attraverso il test di valutazione funzionale, strutturi il programma di allenamento personalizzato che tiene conto di tutti questi aspetti, comprese le fasi di recupero.

Giovedi 4 febbraio nella puntata 36 delle interviste di “PRENDO LA LEVO E ARRIVO”, sul nostro canale YouTube Parkinson&Sport ospiteremo il mio preparatore atletico ALBERTO SCHIVARDI, un grande e generoso amico, mio compagno di viaggio in questa avventura dal primo giorno, che mi segue mettendomi a disposizione, oltre alla sua preparazione, anche AS2O la sua palestra.

Vedremo come abbiamo impostato il lavoro specifico su di me, parlando dei concetti di gradualità e progressione, che uniti alla continuità e al recupero, creano i presupposti per ottenere i risultati desiderati.

Nella continuazione di questo articolo, vedremo – attraverso i dati che stiamo registrando dal 2014 – se e come è cambiata la risposta del mio fisico dall’arrivo del Parkinson e come abbiamo superato i momenti di difficoltà.

In evidenza

I PARKINSONAUTI VOLANO ALLE OLIMPIADI

Una notizia che mia fa venire i brividi: Il Team dei Parkinsonauti parteciperà alle Olimpiadi del Parkinson di Eindhoven nel 2022

Scrivo il titolo e sono già la con l’immaginazione: la rappresentativa italiana dei Parkinsonauti schierata con il loro portabandiera alla 2° edizione delle Parkinsoniadi, mi spunta un sorriso a 80 denti e sento i brividi.

Giovedì sera nell’ intervista di “Prendo la levo e arrivo”, che in questa occasione andrà in onda sul canale Youtube di Parkinson&Sport, incontriamo Ruud Overes. Ruud, 60 anni il prossimo giugno con 4 anni di malattia di Parkinson, ci racconterà del suo viaggio in giro per l’Europa e delle Parkinsoniadi, l’evento che l’Associazione Parkinson2beat ospiterà nel 2022 ad Eindhoven, Olanda.

Questa è la storia di Ruud.

Mi chiamo Ruud Overes (15 giugno 1961). La malattia di Parkinson mi è stata diagnosticata il  2 febbraio 2017. In campo lavorativo sono stato responsabile del programma presso Philips Healthcare, un lavoro  complesso, dinamico, internazionale, che mi costava tanta energia .

Gli ultimi sei mesi di lavoro sono stati per me una tortura, una situazione molto frustrante che ho capito solo dopo la diagnosi. A causa della scarsa memoria e la scarsa resistenza allo stress sono stato considerato invalido al lavoro, come succede a molti malati di Parkinson. In quel periodo dormivo circa 16 ore al giorno. 

Accettazione

Come dice la famosa frase di Johan Cruijff , “tutti gli svantaggi hanno i loro vantaggi.” All’improvviso disponevo di molto tempo libero, cosi ho iniziato a fare esercizio fisico e ho cominciato a guardare verso nuovi obiettivi. Questo mi ha reso di nuovo fisicamente forte e la stanchezza estrema lentamente è scomparsa. Purtroppo, la parte cognitiva rimaneva un problema.

Si va avanti

Sono un entusiasta visitatore di incontri in cui i malati di Parkinson si scambiano esperienze e informazioni. Durante questi incontri mi  sono reso conto che, dopo 200 anni, il Parkinson sta ancora aspettando la grande svolta. Non mi piace stare fermo, ma purtroppo soffro di problemi cognitivi.

Intorno a me ci sono molti altri amici malati di Parkinson con la stessa voglia di fare qualcosa , insieme abbiamo cominciato a costruire tanti progetti, ci aiutiamo ad andare verso i nostri obiettivi.

Gli obiettivi

Un team composto da persone motivate ha dato vita dal 4 maggio 2018 all’Associazione “Parkinson2Beat”. Attribuiamo grande importanza alla ricerca, che risulta fondamentale per la cura definitiva per il Parkinson. Vogliamo battere (to beat) questa brutta malattia e siamo convinti che ogni piccola cosa è importante e può essere d’ aiuto.

Tour d’Europa 2018

Ruud è sempre stato un ciclista, aveva un sogno nel cassetto, fare un bel viaggio attraverso l’Europa su due ruote. Il Parkinson, che dapprima sembrava rendere impossibile la realizzazione di questa avventura, lo ha spinto a decidere che il suo sogno non poteva più aspettare, ed eccolo ancora più forte con una ruota in più.

Ora o mai più! e il “viaggio in Europa” è nato.

Il 28 giugno 2018 ha lasciato la sua piccola casa colonica per un viaggio di 10.000 km. Alla fine ci è voluto un po’ di più e una terza ruota, partito dall’Olanda ad inizio estate, dopo 80 giorni, Ruud entrava trionfalmente a settembre nello stadio olimpico di Atene.

Ci siamo conosciuti grazie alla nostra fantastica stella cometa, Samantha Vizentin abbiamo fatto una chiacchierata e ci siamo intesi subito, mi ha parlato del progetto delle Parkinsoniadi e mi si sono accesi i razzi, ecco ciò che ci serviva per fare un altro salto di qualità!

Per partecipare ad un Olimpiade è necessario essere una squadra, un team composto da atleti che praticano vari sport, che saranno chiamati a rappresentare l’Italia, cosi è nato il TEAM dei PARKINSONAUTI.

Un altro sogno nato dalla “Bike riding for Parkinson Italy 2020” che era in gestazione da qualche mese, quale miglior occasione se non questa per farlo diventare realtà.

Se sei interessato a partecipare inizia ad allenarti e seguici, nei prossimi mesi ti daremo tutte le informazioni e realizzeremo un sito dedicato.

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Il Manifesto del Parkinson: la malattia spiegata non dai libri, ma da chi ce l’ha. Parte 4

Siamo alla 4° parte del manifesto, dove sono trattati importanti argomenti, io aggiungerei fondamentali, come l’alimentazione e l’attività fisica. Con il termine fondamentale, nello sport, si intende una delle tecniche di base di una data disciplina.

Sono le prime tecniche che, a livello didattico e formativo, devono essere acquisite da un praticante, eventualmente insieme alle regole e alle norme comportamentali di base, per poter svolgere un’attività.

Questa definizione, da Wikipedia, credo che si possa adattare perfettamente anche alla nostra vita. Al momento della diagnosi del Pakinson può essere veramente utile ritenerci dei praticanti che si avvicinano ad una nuova realtà, con l’approccio di chi vuole formarsi per poterla svolgere al meglio.

Per chi è colpito, come me, dalla malattia di Parkinson, introdurre queste poche regole e semplici accorgimenti tra le abitudini della nostra vita, può fare la differenza. Sono sempre più numerose le testimonianze che possiamo trovare in questo senso non solo a livello scientifico.

Nutrire il nostro corpo è diverso diverso dal mangiare, cosi come fare movimento, attività fisica e praticare sport sono facce diverse della stessa medaglia.

Adottare abitudini alimentari corrette non vuol dire necessariamente rinunciare alle cose che ci piacciono, ma imparare a creare ricette saporite e gustose con alimenti sani, per generare nuovi piatti da consumare nella quotidianità, per lasciare all’ eccezione quelli meno utili a nutrire il nostro motore, il cervello e a favorire le funzioni intestinali o digestive.

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Nell’immagine che segue troverete le indicazioni più corrette da adottare quotidianamente, salendo dal basso verso l’alto verso quelle da frequentare con moderazione e controllo.

Fare sport regolarmente per me è da sempre la migliore terapia. La mia esperienza mi insegna che uno stile di vita corretto e sano è la risposta che tutti possiamo dare da subito, senza costi aggiuntivi, in un tempo zero, senza controindicazioni nè effetti collaterali, per migliorare da subito il nostro equilibrio psico-fisico e innalzare lo stato di benessere generale.

Uscire a fare attività motoria, esporsi alla luce del sole, alzarsi dalla scrivania o dal divano e camminare anche solo per mezz’ora al giorno dà dei risultati immediati, fa una differenza tale che possiamo goderne e apprezzarla già dopo 7 giorni.

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Sono numerosi gli studi scientifici che evidenziano l’influenza positiva dell’attività fisica anche sul sistema immunitario, soprattutto se praticata con costanza e senza eccessi. Un’attività fisica regolare, con la giusta durata e intensità, aiuta a migliorare la risposta immunitaria dell’organismo.

Nell’ultima parte del nostro viaggio all’interno del Manifesto del Parkinson vedremo informazioni sulla diffusione del Parkinson, sulle prospettive immediate e quelle future.

“Prendo la levo e arrivo”

Giovedi 21 gennaio, alle 21, sulla pagina Parkinson&sport di Facebook, sul gruppo “Bike ride for parkinson Italy 2020″ e sul profilo Stefano Ghidotti mentalcoach sempre di Facebook, ritroviamo le Interviste di “Prendo la levo e arrivo” alle 21 dopo cena, condotte da Stefano Ghidotti e Samantha Vizentin.

Giovedi saremo felici ed onorati di ospitare Francesca Cavalli, un amica di Locarno nei suoi splendidi 52 anni, di cui 11 in compagnia del Parkinson. Francesca dal 2017 ha optato per la DBS e ci racconterà la sua storia. È stata protagonista della mostra fotografica “Tu non mi lascerai mai sola” e autrice del blog http://versoladbs.blogspot.com/ che è diventato un libro.

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CHI HA PAURA DEL VACCINO?

In questi giorni è iniziata la campagna vaccinale in Italia. Pubblico la prima parte di un articolo di mio fratello Angelo, che si occupa di comunicazione nel campo della salute, nella speranza di dare un contributo di serietà scientifica e di responsabilità sociale. 

Io non mi vaccino!

I vaccini sono pericolosi, contengono metalli pesanti, feti morti, provocano l’autismo, l’impotenza, la sterilità, ci trasformano in OGM, che sotto sotto c’è lo zampino di Bill Gates, nel vaccino c’è un microchip invisibile, che i poteri forti ci inoculano per sottometterci definitivamente.

Queste sono solo alcune delle cose che si sono sentite in queste settimane.

E’ iniziata la campagna vaccinale in Italia, e io credo che sia l’unico modo per cambiare una situazione che diventa sempre più difficile da affrontare. 

Io credo che i vaccini siano una delle maggiori scoperte dell’umanità. I vaccini hanno evitato milioni di morti e di sofferenze, hanno elevato l’attesa di vita, cambiato il modo di concepire la salute. Prevenire è meglio che curare. E i vaccini sono la più efficace delle prevenzioni.

Certo non sono perfetti, come nulla in medicina. Ma i criteri di verifica scientifica a cui vengono sottoposti, come i protocolli di doppio cieco e la peer review – cioè a verifica incrociata della comunità scientifica – sono tra le massime espressioni dell’intelligenza e creatività umane. Sono, secondo me, non inferiori alle opere d’arte di Bach, Michelangelo e Leonardo.

Ma vediamo alcune delle obiezioni che si sono sentite spesso. 

I vaccini provocano l’autismo

Quante volte ho sentito questa affermazione? Devo dire che è tra le più inquietanti: prima di far vaccinare un bambino ci penserei anch’io dieci volte, se ci fosse questo rischio reale.

Ma cosa c’è di vero?

Questa cosa è nata negli anni novanta: un medico inglese, Andrew Wakefield, riuscì nel 1998 a farsi pubblicare da una autorevole rivista scientifica, The Lancet, uno studio che metteva in relazione il vaccino trivalente MPR (Morbillo Parotite Rosolia) con la enterocolite autistica (lui era un gastroenterologo), una patologia con sintomi gastrointestinali e disturbi cognitivi riconducibili allo spettro autistico. Lo studio descriveva 12 bambini che lamentavano disturbi gastrointestinali e avevano manifestato l’autismo dopo la vaccinazione con MPR.

L’articolo suscitò una grande eco nel mondo scientifico, tanto che diversi studi vennero avviati per verificarlo, in Europa e anche negli USA. Per oltre dieci anni si cercò una correlazione tra vaccino e sintomi autistici, ma nessuno studio la trovò, considerando non solo il vaccino MPR ma diversi altri.

L’Institute Of Medicine of the National Academies, inglese, il Centers for Disease Control and prevention di Atlanta e l’American Academy of Pediatrics – tra i più prestigiosi centri di ricerca del mondo – conclusero che non c’era alcuna evidenza di conferma. La Organizzazione Mondiale della Sanità ha commissionato poi una revisione della letteratura sull’argomento concludendo per una mancanza di associazione tra rischio di autismo e vaccino MPR.

Non solo: una inchiesta scoprì che lo studio di Wakefield conteneva molte scorrettezze, e che non aveva dichiarato che stava allo stesso tempo intentando una causa contro il vaccino MPR per ottenere dei risarcimenti.

Per questo e per altri motivi lo studio venne ritirato da The Lancet su richiesta degli altri autori che riconobbero la falsità, e Wakefield fu radiato dall’ordine dei medici inglese, anche per aver usato procedure mediche invasive sugli stessi bambini per provare la sua tesi. Nel 2010 il General Medical Council inglese lo ha riconosciuto colpevole di una trentina di capi d’accusa, tra cui disonestà e abuso di bambini con problemi di sviluppo.

Nessuno degli oltre 25 studi condotti negli ultimi 15 anni ha confermato l’esistenza di una relazione causale tra vaccino MPR e autismo. L’ampia dimensione delle popolazioni studiate ha permesso di raggiungere un livello di potere statistico sufficiente a rilevare anche rare associazioni.

Purtroppo però nel frattempo lo studio è stato citato quasi mille volte, spesso senza citare anche la sua falsità, e molti genitori hanno rifiutato la vaccinazione. Così in Inghilterra e in Europa si sono verificati migliaia di nuovi casi di morbillo, parotite e rosolia, accompagnati da patologie serie che potevano essere evitate con il vaccino.

Il vaccino ci trasforma in OGM

Questa è una frase che ho sentito spesso in queste settimane. E non al bar (che era chiuso, tra l’altro), ma sui social, sui giornali e anche in tv. Una deputata, Sara Cunial, e anche una virologa, Rita Gismondo, l’hanno rilanciata. Motivo? Siccome agisce sul DNA diventiamo organismi geneticamente modificati.

Cosa c’è di vero?

OGM – Intanto, c’è da dire che è un uso sensazionalistico della parola OGM, e basta quello a scatenare il panico. OGM non vuol dire per forza mostruosità biologiche. Finora, per selezionare una specie differente, si ricorreva all’ibridazione, che a volte però richiedeva anni di incroci per ottenere il risultato desiderato. Da alcuni anni esistono tecniche, in agricoltura, di modificazione genetica che risolvono enormi problemi. Consentono di coltivare piante in zone poverissime, o di evitare l’uso di pesticidi. E non ci sono attualmente evidenze di danni agli esseri umani da mais o altre coltivazioni OGM.

EDITING GENETICO – Diverso è il discorso della manipolazione genetica negli umani, definita Editing genetico. Alcuni scienziati, per esempio, intervenendo in embrione, sono riusciti a evitare la nascita di bambini con sindromi altamente invalidanti, come la talassemia, l’emofilia, un tipo di leucemia, la corea di Huntington, ma anche rendere immuni all’HIV. Certo c’è un intenso dibattito bioetico, ma è una frontiera aperta, che sarà inevitabile percorrere.

VACCINO ANTICOVID – Ma passiamo al punto: il vaccino anticovid agisce sul DNA? E ci fa diventare OGM? La riposta è no, a entrambi i punti. Il vaccino Pfizer/Biontech agisce sul mRNA, cioè RNA Messaggero. E’ una molecola che è in grado di trasferire le informazione genetiche del DNA – che si trova nella fortezza iperprotetta del nucleo cellulare – al citoplasma, che è una parte periferica della cellula. Dove vengono costruite le proteine.

RNA – Il coronavirus SARS-CoV-2 è un singolo filamento di RNA in un involucro proteico. Quando infetta una cellula, la molecola di RNA viene liberata dall’involucro, e utilizza la macchina cellulare per fare copie di se stessa. Il vaccino contiene segmenti di mRNA che istruiscono la cellula a fabbricare una parte del virus, la proteina spike, che non riesce a provocare l’infezione ma stimola la produzione di anticorpi.

LA RISPOSTA – Quindi non si usa il virus depotenziato, ma si istruisce il corpo a produrre le proteine bersaglio. E’ un approccio nuovo e promettente anche per molte altre patologie.

In quanto al fatto che ci faccia diventare OGM, la risposta è no, perché la molecola di RNA, oltre al fatto che non modifica il DNA, una volta fatto il suo lavoro, si autodistrugge.

La rivoluzione RNA

Il vaccino a RNA sta scatenando i no-vax. Io lo trovo una conquista sensazionale della scienza, con una lunga storia che comincia negli anni 80 per merito di una scienziata ungherese, Katalin Karico. Sottovalutata, sola ma tenace, KK ha continuato a credere nella sua idea, che ha portato a una rivoluzione nella terapia vaccinale. ‘Sono così felice che ho paura di morire’ ha detto in un’intervista. Ecco la sua storia.

Ci vediamo al prossimo approfondimento.

In evidenza

2021. L’anno per ripartire e per vincere, insieme.

Finisce il 2020, lo chiamerei l’anno interrotto: da quel maledetto 24 febbraio la vita è stata totalmente diversa. Un anno duro che ci ha messo alla prova, obbligandoci a riflettere e assumere nuove consapevolezze.

L’emergenza sanitaria mondiale ci ha tolto abitudini e certezze, abbiamo perso sorrisi ed espressioni del viso, nascosti dalle mascherine, strette di mano ed abbracci, libertà e lavoro, purtroppo anche persone care, amici o conoscenti.

Abbiamo vissuto un periodo della storia dell’uomo che verrà ricordata nei libri, che racconteremo ai nostri nipoti, che ci ha fatto riscoprire le nostre case e ci ha donato del tempo libero, riportato a contatto con la natura e ripulito l’aria.

Siamo una specie evoluta, al momento l’unica conosciuta in tutto l’universo, la nostra capacità di adattamento, l’istinto di sopravvivenza e la spinta alla scoperta ci hanno permesso anche in questa situazione di trovare soluzioni.

La tecnologia ci ha permesso di comunicare con tutto il mondo come non era mai successo prima, abbiamo coltivato nuove passioni, trovato nuovi nuovi equilibri e incontrato nuovi amici.

Uno di questi, nei giorni prima di Natale, mi ha inviato la mail di cui voglio condividere una parte con voi. Per me è stato un bellissimo regalo e la spinta a continuare, con ancora più energia a lavorare per quello in cui credo da quando ho iniziato a scrivere questo blog e fondato l’Associazione Parkinson&Sport.

Ciao Stefano,

rieccomi, a distanza di un paio di mesi mi rifaccio vivo.
Lo faccio solamente adesso perché in questo periodo sono stato impegnato a riorganizzarmi la vita e a demolire tutte quelle barriere mentali che mi ero creato e che mi stavano complicando la quotidianità, più ancora della malattia.


Per fortuna è arrivata quella tua telefonata, se non sbaglio del 21 ottobre, che mi ha dato una scossa (o un calcio nel sedere, come preferisci). Penso spesso a quello che mi hai detto e a come me lo hai detto; il risultato è stato fantastico, è come se mi avessi riaperto le porte del futuro.


Da allora, un po’ alla volta sono tornato ad essere la persona di prima, ho ritrovato l’allegria perduta, sono tornato a concentrarmi sulle cose importanti (famiglia e lavoro in primis) ed ho ricominciato ad allenarmi con costanza, anche assieme ai miei compagni di squadra; in poche parole, ho ricominciato a vivere.


Ora, proprio con i miei compagni di squadra, sto pensando di dare il via ad un progetto di cui ti vorrei parlare; il momento non è certo dei migliori per poterci incontrare di persona e pertanto ti chiedo la disponibilità per un incontro virtuale, di quelli che abbiamo imparato a fare in questi mesi (io solitamente uso Teams). Non ti ruberò molto tempo…

 Nel frattempo, ti ringrazio e ti auguro un sereno Natale ed un felice anno nuovo, ricco di salute e di tanta positività.

Se guardo indietro, nel mio 2020 vedo che qualcosa ho perso, qualcosa è cambiato ma sopratutto tantissime cose nuove sono nate. Ho imparato molto da questa difficile realtà mondiale, ho imparato ad essere proteiforme, un nuovo concetto di adattamento che ho espresso nell’articolo, “Attività fisica e stile di vita sano” che ho scritto per il blog del Beautifulday 2021

In primavera sono nate le interviste a colazione di “Prendo la levo arrivo” in cui abbiamo incontrato in oltre 50 puntate più di 100 amici che ci hanno raccontato la loro storia.

Siamo diventati più forti e numerosi, durante l’estate siamo riusciti a portare a compimento la “Bike riding for parkinson Italy 2020” un progetto fantastico, videoraccontato sul nostro canale youtube, che ha ci ha visto impegnati per mesi durante i quali siamo diventati una famiglia.

In autunno, in collaborazione con il mio amico Giulio Maldacea, su WikiparkyTv la piattaforma di telemedicina del Comitato Italiano Ass. Parkinson, sono nate le “Park in zoom – Coaching” coaching di gruppo gratuite.

Da settembre siamo i fratelli parkinsonauti, una famiglia aperta a tutti che si sta preparando per un altro salto, è pronto il progetto per la nascita di una squadra multisport, il Team dei parkinsonauti, il PARKINSONAUTEAM.

Inizio un anno con tanti nuovi progetti in testa e altri proposti da amici, tutti da realizzare. Sono molto carico, ho obiettivi personali e associativi in tante direzioni, sempre più motivato da ciò che mi ha spinto a lavorare in questi 3 anni.

Trasformare la sfiga in sfida, impegnandomi a trovare la mia felicità ogni giorno anche aiutando gli altri a trovare la loro.

Tutti i giorni ho la conferma che è cosi, nei giorni scorsi ho trovato la metafora della maestra e i palloncini, che descrive perfettamente i risultati che possiamo ottenere quando ci muoviamo per VINCERE INSIEME.La maestra alla fine disse: “Ragazzi, i palloncini sono come la felicità e la serenità. Nessuno la troverà cercando solo la sua. Se ognuno si preoccupa di quella dell’altro troverà in fretta anche la sua!”

“La maestra e i palloncini”

Un giorno una maestra portò a tutti i bambini di una scuola un palloncino dicendo loro di gonfiarlo e poi di scriverci sopra il loro nome e cognome.

Fece quindi mettere tutti i palloncini nei corridoi e disse ai bambini che avevano 5 minuti di tempo per ritrovare ognuno il suo.

Passati i 5 minuti soltanto pochissimi di loro erano riusciti a ritrovare il proprio palloncino.

Allora la maestra disse ai bambini: “Ora avete 5 minuti per prendere un palloncino a caso e consegnarlo al proprietario!”.

In poco più di 3 minuti ogni bambino aveva il suo palloncino in mano.

La maestra alla fine disse:

“Ragazzi, i palloncini sono come la felicità e la serenità. Nessuno la troverà cercando solo la sua. Se ognuno si preoccupa di quella dell’altro troverà prima anche la sua!”

L’emergenza iniziata quest’anno, da quel 24 febbraio quando ha interrotto la nostra straordinaria normalità, ci ha allontanati, ma ci ha reso consapevoli che da oggi in avanti la soluzione non sarà più la mia o la tua, ma sarà sempre “la nostra“.

Nel 2021 lavoreremo tutti per vincere insieme.

“Prendo la levo e arrivo”

Il 7 gennaio, alle 21, ripartono, sulla pagina Parkinson&sport di Facebook, sul gruppo “Bike ride for parkinson Italy 2020″ sempre di Facebook, le Interviste di “Prendo la levo e arrivo” alle 21 dopo cena.

Incontreremo in diretta l’amico Neil Mac Leod, con cui parleremo di uno dei primi progetti su cui lavoreremo insieme.

L’attribuzione della categoria specifica che permetta agli atleti con la malattia di Parkinson di iscriversi alle gare di Paratriathlon. Questo è il primo passo, lo scopo nel futuro di poterlo fare in ogni manifestazione sportiva, il nostro sogno sono naturalmente le Paralimpiadi.

In evidenza

DAL BUIO ALLA LUCE. STORIA DI SILENTE E DI QUEI QUATTRO MESI, DA GENNAIO A MAGGIO.

Bike Stories 9° Puntata, Silente

Silente non vuole raccontare della sua malattia, teme le conseguenze per il suo lavoro, che ama da quando ha scelto di farlo, dopo il militare. Come molti di noi con la malattia di Parkinson è diffusa questa tendenza a nascondere la patologia.

Oltre al timore di perdere il lavoro, di dover recedere da posizioni di responsabilità, di sentire meno riconosciuta la nostra professionalità e preparazione, con la conseguenza di veder ridotta la retribuzione, insorge la volontà di evitare la compassione, la paura di essere ritenuti disabili e esclusi a priori, il timore di rimanere soli o di dover dipendere dagli altri e di diventare un peso per i nostri familiari.

Ma una cosa ho imparato, ascoltando le esperienze delle persone che ho incontrato in questi tre anni: isolandosi e rifiutando la realtà il cammino diventa più duro e buio, mentre condividendo, rimanendo aperti a dare e ricevere, si generano fiducia e determinazione.

Ci siamo conosciuti attraverso i social, come quasi tutti i Parkinsonauti con cui sono venuto a contatto in questi anni. Silente è uno dei miei primi coachee, cosi si chiamano le persone che affianco come coach. Abbiamo iniziato a lavorare a fine maggio, e la nostra prima sessione rimarrà scolpita nella storia della mia carriera da coach. Oggi ho l’autorizzazione di raccontarvi perchè.

Al primo incontro ho chiesto a Silente di raccontarmi la sua storia. Inizia parlandomi delle paure e delle difficoltà che sta incontrando in questo momento della sua vita, da quando a gennaio ha avuto la diagnosi. Dopo aver visto come, attraverso la crescita personale e lo sport, io affrontavo il problema, aveva deciso che era il momento di reagire, e che voleva farlo insieme a me. Gli dico che posso accompagnarlo, ma che il lavoro vero è lui a doverlo fare.

Nel racconto emerge che c’erano stati altri momenti della sua vita in cui si era trovato in forte difficoltà – e allora gli chiedo di dirmi anche come li ha superati. Quando nella vita siamo stati in grado di superare un ostacolo o di raggiungere un obiettivo che ci ha messo duramente alla prova, ricordare come ci siamo riusciti è una strategia fondamentale per generare la certezza di potercela fare di nuovo.

Mi racconta di aver vissuto a 14 anni, in modo drammatico, la perdita del papà. Lui figlio unico, da quel giorno del mese di gennaio per quattro mesi si era chiuso nella sua stanza, spesso senza mangiare, rifiutando la realtà e il contatto con chiunque.

Toccato dal racconto, gli chiedo come poi ne è uscito. Mi dice che un giorno decise che era venuto il momento di ricominciare a vivere, e lo fece da solo con le sue forze. Ero molto emozionato, rivedevo me a 14 anni e ricordavo come da piccolo fossi spaventato alla sola idea di perdere i miei genitori. Mentre lo ascoltavo pensavo alla forza che aveva avuto, in quella amara e dura circostanza, ascoltavo e riflettevo, ma inconsciamente stavo unendo i puntini, si erano accesi e li stavo vedendo sempre più chiaramente. 

La mia attenzione ormai era attratta dalle date, gennaio, 4 mesi, maggio!

Era da qualche settimana che ci eravamo scambiati i primi messaggi e il percorso che ci aveva portati alla prima sessione di coaching, si era strutturato da solo, come se ci fosse un disegno predeterminato. Gli avevo prospettato delle date possibili e lui aveva scelto proprio quel giorno di fine maggio.

Non poteva essere una coincidenza. Un brivido mi ha attraversato, un batticuore, esattamente come ora che lo scrivo e sto rivivendo quel momento. 

A 38 anni di distanza, anche questa volta come allora, a fine maggio, dopo 4 mesi da quando, sempre a gennaio, la vita gli aveva messo di fronte il nuovo ostacolo, il Parkinson, mesi in cui si era perso nelle paure che questo nome aveva generato in lui, aveva deciso di aprire la stanza buia dei suoi pensieri per ricominciare a vivere, e lo stava facendo anche grazie alla mano che io gli stavo offrendo.

Da quel giorno, Silente ed io non siamo più solo coach e coachee, siamo diventati amici, in quei giorni anche grazie a lui è nata la “Bike riding for Parkinson Italy 2020” e la squadra dei 10 Parkinsonauti, più una Stella cometa, che avrebbe attraversato l’Italia in bicicletta.

Questo è il profilo che trovate nel sito della “Bike riding for Parkinson’s Italy 2020

Silente 52 anni

Parkinsonauta da 6 mesi

Togliamo tutti gli specchi di casa amore mio, io non sono quella persona. Cambiamo indirizzo, io non abito un corpo che non mi riconosce più. Lasciami qui scomparso nella mia vita. Cancelliamo dall’alfabeto la P e la K e dimmi che mi ami, adesso più che mai ho bisogno del tuo abbraccio.

Pensi sempre che possa accadere ad altri, poi arriva un giorno e scopri che gli altri sei tu.

Quel giorno di gennaio il medico che mi visita mi comunica la notizia con fare rassegnato, mentre  lo osservo attonito improvvisamente si trasforma in un mostro spaventoso, ho un groppo in gola, vorrei piangere ma ciò che resta della mia dignità me lo impedisce.

Da quel giorno la mia vita è cambiata. Non mi vergogno più quando piango, osservo anche le piccole cose quelle a cui avevo sempre dato meno importanza, ora tutto ha un valore e non più un prezzo.

Ci sono giorni in cui non vivo la realtà, sono letteralmente perso nei miei pensieri, ed altri che sono un leone. Lentamente sto passando ad un una nuova dimensione, la P la K mi spaventano raramente. Lascio spazio a nuovi pensieri e a nuovi incontri, tra questi ho conosciuto persone che sorridono ed hanno voglia di vita, altre che si innamorano, che lottano ogni giorno. Ce anche chi il Parkinson se lo porta in bicicletta, sulle spalle mentre corre o prova ad annegarlo nuotando, sono i miei nuovi amici Parkinsonauti. 

Adesso anch’ io ho scelto di montare in sella, sono pronto a partire per un appassionante viaggio.

Dopo la Bike riding for Parkinson Italy 2020, Silente è:

Luce

Come la Luce del sole all’alba che ha illuminato il suo lunedi 7 settembre, quando ci ha raggiunto a Berceto per percorrere con noi la strada fino a Roma.

Come la Luce che illuminava il suo sorriso e i nostri quando, quel giorno, ci siamo incontrati nella piazzetta davanti all’ostello “La casa dei Nonni”

Come la Luce che ora intravede e vuole raggiungere, abbattendo quel muro che per alcuni mesi, lui e le sue paure, avevano eretto sul suo cammino.

Come la Luce che ognuno di noi deve decidere di cercare e accendere, per ritrovare la felicità, nei giorni in cui i suoi occhi vedono solo buio.

Ecco la sua testimonianza di ritorno dal viaggio.

Ho imparato a volare

Durate il viaggio i miei compagni mi hanno insegnato a volare, non tra le nuvole ad alta quota ma sulla terra ferma, ho imparato ad assaporare il profumo della felicità .

Ho imparato a riconoscere l’emozione negli occhi di chi al mio fianco sconfiggeva la fatica e le difficoltà.

Ho imparato che la vita va coccolata anche quando ti volta le spalle e tutto sembra perso.

Nel nostro  viaggio sulla via Francigena tante volte ho girato la sguardo  per gustare gli splendidi paesaggi che abbiamo attraversato, ho pianto e riso ed ho condiviso la cosa più importante; il coraggio di non arrendersi mai.

Grazie amici vi voglio bene.

Di seguito trovate tutta l’intervista di “Prendo la levo e arrivo” alle 21 dopo cena, di giovedì 3 dicembre, a Silente condotta da Stefano Ghidotti e Samantha Vizentin.

Arrivederci alla 10° puntata delle “Bike Stories” la prossima settimana.

Dal mese di Novembre le interviste di “Prendo la levo e arrivo” non sono più a colazione ma ogni giovedì alle 21, dopo cena.

In evidenza

I TORNANTI DEL TEMERARIO

Bike Stories 8° Puntata, Daniele Bortoli

Quando, a 35 anni, Daniele ha incontrato il Parkinson non era pronto. Come tutti credeva che fosse una malattia che colpisce solo le persone anziane, alla sua età guardava le sue mani e pensava che quelle mani tremanti non potevano essere le sue.

Come mi scrisse nella richiesta di adesione alla bike Ride, in quel periodo Daniele, con la moglie Michela, i figli Miriana e Giovanni di 15 e 14 anni, aveva appena iniziato a costruire la nuova casa. Acceso un mutuo di quelli importanti, si accingeva a vivere, con la forza e l’entusiasmo di quell’età e di quelle scelte, la sua giovane vita sull’altipiano di Asiago, circondato dalla natura in cui si immergeva con la sua MTB.

Dopo un primo momento difficile in cui è sceso giù, in fondo, nel dolore, e nella negazione della realtà, ha guardato negli occhi i suoi tesori più preziosi: erano tutti li davanti a lui. A ogni sguardo sentiva il suo cuore battere forte, e a ogni battito sentiva crescere la forza della vita e la voglia di combattere, per se stesso e per loro.

Ma quella forza non era abbastanza.

Lui, che ha nel suo sorriso dolce il suo marchio di fabbrica, aveva bisogno di una nuova fiamma che portasse ancora più calore sul loro cammino.

Quella fiamma si chiama Elena, compirà un anno a febbraio del 2021.

Questo è il profilo che trovate nel sito della “Bike riding for Parkinson’s Italy 2020

Daniele Bortoli, 38 anni 

Parkinsonauta da 3 anni

Sono Daniele Bortoli 38 anni, vivo in provincia di Vicenza.

Sono il baby del gruppo e fin da piccolo la bici è stata per me un’amica inseparabile. In questi ultimi tre anni ho capito ancora di più l’importanza di fare sport e i benefici che corpo e mente ne traggono.

Ho deciso di partecipare alla Bike Riding For Parkinson’s per avere il privilegio di conoscere e far conoscere queste persone speciali con cui condividerò questa avventura.

Let’s GO Heroes!

Dopo la Bike riding for Parkinson Italy 2020, Daniele è:

Il Temerario

Il suo soprannome durante il viaggio è stato Davide. Perché io dal primo giorno, durante le riunioni zoom, alla festa della bike e nei primi giorni dopo la partenza da Pavia, sbagliando lo chiamavo così. Niente, Daniele non mi entrava in testa.

Poi per un po’ è stato Ercolino sempre in piedi, come quel pupazzo gonfiabile che comunque tu lo spinga ritorna sempre su. Questo perché era indistruttibile: non sembrava mai affaticato, stava sempre nelle prime posizioni davanti al gruppo, spesso si alzava sui pedali per spingere la sua bicicletta muscolare e non l’ho mai sentito lamentarsi per niente.

Poi, dopo il ritorno dal viaggio, Daniele mi ha raccontato che l’ultimo giorno prima di partire per l’ultima tappa in direzione di Roma, in una tasca del suo zainetto aveva trovato un bigliettino anonimo, dove c’era scritto: Sii sempre temerario.

Dopo un mese circa anche per rispondere da vero Temerario a questo messaggio ha deciso di lanciarsi col paracadute da 4000 metri. Ecco la sua testimonianza di ritorno dal viaggio.

GOD BLESS YOU

Che Dio vi benedica

Come mio solito mi metto a fare le cose all’ultimo minuto, adesso sono qui che rileggo tutte le vostre testimonianze e mi rendo conto che veramente stavolta abbiamo toccato il cielo con un dito. 

Leggo i vostri pensieri favolosi e profondi e ho la conferma di quale privilegio ho avuto a conoscervi tutti, amici miei, dal primo all’ultimo, parkinsonauti e non.

Da quando ho contattato Stefano la prima volta son passati poco più di tre mesi, tra timori, speranze, preparativi, allenamenti, riunioni Zoom, e per me questa è stata una delle più belle estati della mia vita.

Che si è conclusa in modo fenomenale nel segno di un amicizia che oggi vorrei chiamare fratellanza, perché in questo viaggio è nata una nuova famiglia. 

Sicuramente il Parkinson ci ha colpito alle spalle togliendoci molto della nostra “vita normale”. Ma è anche una molla potente per spingerci ad affrontare le sfide di ogni giorno, sfide che magari non avremmo neppure immaginato né tantomeno vissuto, come questa eroica avventura da Pavia a Roma.

I giorni sono volati, ma per me, cari amici miei, la giornata più difficile è stata l’ultima.

Già dal mattino, durante la colazione, osservavo i vostri volti fieri, determinati, gioiosi e invece in me sentivo già un po’ di malinconia.

Ancora poche ore e ci saremmo salutati, prendendo ognuno la strada di casa, per tornare fra le braccia del mondo reale, non sotto i riflettori e le attenzioni delle belle persone che abbiamo incontrato, ma fra le piccole bugie e le paure di tutti i giorni che spesso accompagnano chi ha una malattia come la nostra. 

Più andavamo verso Piazza San Pietro, più avrei voluto girare la bici in direzione Pavia. Avrei rifatto volentieri i famosi ultimi 2-3 tornanti in salita e… viaaa felice in discesa, con il vento in faccia e tutta la strada ancora da compiere!!! 

Ma purtroppo o per fortuna non è così che va, la parola d’ordine è: SI VA AVANTI!!! 

Una bellissima canzone di Battisti dice:

“Come può uno scoglio, arginare il mare, anche se non voglio torno già a volare”. Il Parkinson è uno scoglio in mezzo a un mare d’amore di cui fanno parte le nostre famiglie, le passioni, la fede e di cui ora fate parte anche voi. fratelli Parkinsonauti, compagni fedeli con cui ho amato ogni giorno di questa avventura, insieme a tutti quelli che ci vogliono bene. 

Tutto questo è talmente grande che uno scoglio non può assolutamente arginarlo. 

GRAZIEE a tutti voi, perché mi avete dato la possibilità di essere migliore, spronandomi a vincere le paure e a dare il meglio di me stesso ogni giorno. 

GOD BLESS YOU!!!

Di seguito trovate tutta l’intervista di “Prendo la levo e arrivo” alle 21 dopo cena, di giovedì 26 novembre, a Daniele Bortoli condotta da Stefano Ghidotti e Samantha Vizentin.

Arrivederci alla 9° puntata delle “Bike Stories” la prossima settimana.

Dal mese di Novembre le interviste di “Prendo la levo e arrivo” non sono più a colazione ma ogni giovedì alle 21, dopo cena.

In evidenza

PEDALANDO S’IMPARA

Bike Stories 7° Puntata, Negri Carlo

Oggi raccontiamo la storia di un nostro amico parkinsonauta che sta donando il suo bene più prezioso, il tempo, alla ricerca sul Parkinson. Carlo prende parte a una sperimentazione di un farmaco per la cura del Parkinson, che lo vede coinvolto un giorno al mese da passare in un ospedale milanese per i prossimi 4 anni.

Ci siamo conosciuti, nella primavera del lockdown e delle interviste a colazione di “Prendo la levo e arrivo”, grazie allo sport e ad un amico molto speciale, Mr. Park come lo chiamiamo noi.

Ci ha portato in dote durante il viaggio la sua tranquillità, la sua umiltà ma anche la sua anima. Ha vinto il primo premio dell’emozione con un grande abbraccio a Roberto, tanto inaspettato quanto vero e intenso, nella giornata più alta del nostro percorso, quando avevamo appena superato il passo della Cisa.

La più alta, anche e soprattutto perchè quella che ha lasciato il ricordo più vivo in tutti noi, un momento di condivisione durante la pausa per caricare le batterie, nostre e anche delle nostre preziose SPECIALIZED TURBO LEVO SL, le mountain bike che Specialized Italia ci ha messo a disposizione per la nostra grande avventura.

In quel momento magico abbiamo capito quanta forza potevamo sviluppare concentrando tutte le nostre energie verso un unico obiettivo.

Uno di noi in quel momento aveva bisogno del supporto del gruppo, dopo soli 3 giorni pensava di non potercela fare, da solo dentro i suoi pensieri, senza confrontarsi con nessuno stava decidendo di rinunciare. Quando ci siamo resi conto che qualcosa non andava, abbiamo riunito tutte le nostre energie e le abbiamo messe a sua disposizione, vi starete chiedendo come?

È bastato veramente poco, immersi nella natura sotto il tendalino del nostro camper, ognuno di noi gli ha detto, pubblicamente, in un cerchio della fratellanza tra parkinsonauti, quanta ammirazione, stima e apprezzamento avevamo per la forza e l’impegno che stava mettendo nella sfida contro le sue difficoltà.

Sono uscite parole e emozioni che nessuno di noi fino ad allora aveva messo in campo, solo l’idea di aiutare un fratello poteva generare quell’atmosfera. Alla fine del giro di interventi ci siamo tutti uniti in un abbraccio, scatenato da Carlo, chiudendo anche fisicamente quello scambio di energia che ha ridato a lui la convinzione e la forza per riprendere il cammino e portarlo a termine.

Quel giorno è nata una vera squadra, quel giorno è nata la nostra famiglia.

Questo è il profilo che trovate nel sito della “Bike riding for Parkinson’s Italy 2020

Carlo Negri, 42 anni 

Parkinsonauta da 2

Da Lecco, da sempre appassionato di sport. Amo la bici per il senso di libertà che mi dà e per la soddisfazione che si prova ad arrivare in cima ad una salita; e la nostra sarà una dura salita. Ho deciso di partecipare a questo viaggio per conoscere persone che affrontano questa malattia con positività e voglia di lottare.

Dopo la Bike riding for Parkinson Italy 2020, Carlo è:

Il Pacifico

Carlo è un ragazzo limpido e generoso, una persona che non ama mettersi in mostra, che preferisce stare nelle retrovie. In tutto il viaggio l’ho quasi sempre visto in fondo al gruppo, ci guardava pedalare un po’ da lontano, come se ancora non fosse certo di voler far parte di questo gruppo.

Nell’intervista ci racconta della sua infanzia e della malattia del suo papà, che è stato per lui un punto di riferimento anche per la dignità con cui l’ha affrontata continuando a prendersi cura della sua famiglia.

Il suo modo pacifico di affrontare il viaggio – dalla semplice uscita in bicicletta di poche ore, o la settimana come ha fatto con noi, fino alla vita stessa – gli dà la forza di un oceano, Pacifico appunto.

Ecco la sua testimonianza di ritorno dal viaggio.

PEDALANDO SI IMPARA

Sinceramente avrei preferito non incontrarvi, o almeno incontrarvi tra qualche anno, magari con il gruppo dell’Alzheimer. Invece il destino ha giocato a tutti noi un brutto scherzo: ci ha donato un amico, non troppo amico, di nome mr. Park che ci accompagna nel nostro cammino.

Come dice il saggio ‘Al destino non si comanda’, ma solo chi reagisce ed è positivo e determinato riesce ad affrontare le proprie paure e i propri limiti. E io di paure e limiti, all’inizio di questa avventura, ne avevo tanti. Non dico di averli superati tutti con questo viaggio, ma sicuramente ho iniziato ad affrontarli.

Pedalando insieme a voi ho imparato che di leader che parlano ma poi concludono poco ce ne sono molti, ma poi c’è Stefano Ghidotti che parla tanto ed è anche il primo ad agire e mettersi in gioco da vero leader.

Ho imparato che c’è un Roberto Russo che spesso non riesce a camminare, ma se lo carichi in bici è una forza della natura e, seppur un po’ matto, è uno che non molla mai.

Ho imparato che ci sono tanti bravi piloti d’aereo ma di Max Bracco ce n’è uno solo che, con la sua tenacia e forza quasi invisibili, riesce a fare cose per molti impossibili.

Ho imparato da Marco Anesa che è bello avere una famiglia che ci supporta e sopporta con pazienza e tanto amore.

Ho imparato che ci sono uomini che, come Daniele Bortoli, al posto di piangere e urlare contro le ingiustizie, hanno il coraggio di fare un figlio per continuare a vivere.

Ho imparato che non è così importante arrivare primi, ma come Alberto Acciaro arrivare in fondo con grinta  determinazione e magari con un ‘rapporto duro’.

Ho imparato che anche il dolore si può contrastare, come ha fatto Marco Ramelli che, a ogni pedalata, sentiva il ginocchio cedere ma ha continuato imperterrito nel suo viaggio, arrivando, con qualche caduta, fino al traguardo.

Ho imparato che, anche se hai una corazza che ti protegge, puoi essere una persona sensibile e speciale come Alfonso Merosini.

Ho imparato che, anche se il Parkinson ti fa tremare come una foglia, puoi essere una donna affascinante come Samantha Visentin.

Ho imparato, o meglio, ho la speranza di diventare  come Filippo Mion che, con la sua determinazione e l’aiuto della scienza, è il parkinsonauta più forte del mondo.

Ho imparato che, anche se fortunatamente non hai il Parkinson, puoi essere lo stesso un parkinsonauta come Flavio, Massimo e Gianni che ci hanno coccolato, aiutato e spronato in questo viaggio con grande cuore e generosità e senza mai farci sentire dei malati.

Tante cose ho imparato da tutti voi e spero di impararne altrettante continuando questa splendida avventura.

Vi voglio bene,

il Pacifico

Di seguito trovate tutta l’intervista di “Prendo la levo e arrivo” alle 21 dopo cena, di giovedì 19 novembre, a Carlo Negri condotta da Stefano Ghidotti e Samantha Vizentin

Arrivederci alla 8° puntata delle “Bike Stories” la prossima settimana.

Dal mese di Novembre le interviste di “Prendo la levo e arrivo” non sono più a colazione ma alle 21, dopo cena.

In evidenza

LA TRASFORMAZIONE DEL SELVAGGIO

Bike Stories 6° Puntata, Filippo Mion

Dalle rotelle di una sedia alle ruote di una bicicletta grazie alla Deep Brain Stimulation. Dal selvaggio all’amico nel percorso verso Roma.

Tornare in bicicletta, questo era il suo obiettivo dichiarato, quando a luglio 2019 è entrato in ospedale per farsi impiantare, in un intervento chirurgico a mente serena durato 10 ore, due elettrodi direttamente nel cervello.

E Filippo ci era riuscito, lo scorso gennaio 2020, dopo soli 6 mesi di convalescenza e riabilitazione, aveva già iniziato ad allenarsi, in preparazione del viaggio di rinascita da Capo Nord a Mirano, dove vive in provincia di Venezia, che aveva deciso di compiere come risposta al tentativo di Mr. Park di metterlo a sedere.

Le sue condizioni negli ultimi anni erano molto peggiorate, tanto da non permettergli quasi più di camminare. Ma gli bastava qualcuno che lo mettesse in sella alla sua bicicletta e lui era capace di andare avanti e indietro per ore, il problema si presentava quando doveva poi rimettere i piedi a terra.

il tatuaggio sul polpaccio di Filippo

Per un combattente come lui questo non era accettabile. Allora nel 2019, anche grazie alla spinta ricevuta dal figlio Mattia, che studia medicina, Filippo aveva cominciato a cercare una possibile soluzione. L’intervento chirurgico di stimolazione cerebrale profonda, la DBS appunto, era tra le opzioni. Il suo neurologo non lo aveva per niente appoggiato, ma lui secondo voi si è perso d’animo? Nemmeno per sogno!

Ha cambiato neurologo, trovando qualcuno che, d’accordo con il suo intento di stare meglio, lo accompagnasse nel percorso di avvicinamento all’intervento.

Entrando in ospedale, nel luglio dell’anno scorso, aveva dichiarato che appena passato il tempo necessario per indossare il caschetto protettivo sarebbe risalito in bici per cominciare ad allenarsi per il suo obiettivo.

Puntuale, a gennaio era tornato in sella e aveva iniziato ad allenarsi in vista del viaggio che si sarebbe svolto in estate. Ma la vita gli aveva preparato un altro piccolo ostacolo da superare: il lockdown che lo ha fermato da marzo fino a maggio, quando ha saputo del progetto Bike For Parkinson è stato uno dei primi che ha deciso di unirsi al gruppo.

Questo è il profilo che trovate nel sito della “Bike riding for Parkinson’s Italy 2020

Filippo Mion, 53 anni 

Parkinsonauta da 8 anni

Ciao a tutti, io sono Filippo Mion, amo lo sport in generale e in particolar modo la bicicletta. Io e le mie bici ne abbiamo fatte di tutte i colori in giro per l’Italia e in Europa. Da 8 anni però assieme alla mia passione e vita si è insidiato un compagno assai scomodo, Mister Parkinson, che si è messo in testa di volermi mettermi i bastoni tra le ruote. Ma forse non ha ancora capito bene con chi ha a che fare.

Ora ho lasciato il mondo delle competizioni per dedicarmi al cicloturismo, ho conosciuto questo gruppo di amici e tutti insieme faremo questa fantastica esperienza con la speranza che il nostro messaggio arrivi a tutti i Parkinsonauti del mondo.

Dopo la Bike riding for Parkinson Italy 2020, Filippo è:

Il selvaggio buono

Ci siamo incontrati la prima volta con Filippo e una parte del gruppo, un sabato di giugno in Franciacorta, per gettare le basi per del nostro viaggio. Abbiamo cenato insieme e l’indomani abbiamo fatto una bellissima escursione in mountain bike a Montisola, l’isola lacustre più grande d’Europa, una tranquilla passeggiata in compagnia anche di mogli e altri amici.

A Filippo, che ha percorso gli 800 km da Pavia a Roma con la bicicletta muscolare, questo modo di andare in bici non piaceva un granché, non era per niente a suo agio e lo dimostrava scegliendo, ad ogni sosta, di stare in compagnia delle biciclette, giustificando la sua scelta con la scusa, peraltro corretta, di doverle custodire.

Se ne stava in disparte parlando poco e guardandoci da lontano, come poi ci raconta lui stesso, pensando che forse era meglio starsene con i suoi amici piuttosto che rischiare di passare 10 giorni a pedalare con degli sconosciuti e a pentirsi della sua scelta.

Forse questa convinzione se l’è portata anche alla partenza a Pavia e gli è rimasta appiccicata addosso anche un paio di giorni, durante i quali si sentiva un selvaggio, sempre davanti a tutti guidava il gruppo in bicicletta pedalando a testa bassa guardava il suo garmin e parlava poco.

Tutto è cambiato durante la prima cena, alla fine del primo giorno di fatica, tra Pavia e Fiorenzuola. Un bicchiere di vino e qualche barzelletta ed ecco emergere il suo carattere giocoso, Filippo il selvaggio era diventato per tutti Mario, il simpaticone, con il sorriso sempre pronto, le trovate goliardiche e le escursioni notturne in tangenziale.

Ecco la sua testimonianza di ritorno dal viaggio.

TUTTI INSIEME VERSO ROMA

Di ritorno da Roma mi trovo a scrivere ciò che mi ha donato questo viaggio.

Mi avete conosciuto, nei bellissimi giorni passati insieme, anche nella mia veste più simpatica – raccontare barzellette e ridere in compagnia mi piace – ma per questi pochi minuti mi conoscerete nella versione più seria.

Io sono figlio unico e purtroppo sono rimasto orfano molto giovane ed è forse per questo motivo che ad alcuni di voi sono sembrato un po’ schivo e solitario. 

Non nascondo che l’ultima settimana prima della partenza avevo pensato spesso di dare forfait, in primo luogo perché i miei amici con i quali esco sempre in bici da lì a poco sarebbero partiti per un viaggio di oltre 1000 km tra la Germania, la Svizzera, L’Austria e la Croazia,  in secondo luogo perché non essendo il mio modo di andare in bici, temevo di annoiarmi.

Fra tanti mie difetti però ho anche una grande qualità: se faccio una promessa, sia quel che sia,  io la porto a termine.

Ed eccomi ad intraprendere con 10 persone, quasi sconosciute, ma a dir poco fantastiche, questa stupenda avventura.

10 persone che non sapevano a cosa stavano andando incontro, per quanto riguarda la fatica, le moltissime ore in sella, il pochissimo tempo di recupero, i molteplici impegni con le istituzioni, i continui spostamenti, il caldo e tutti gli altri problemi connessi alla loro malattia.

Ora sono qua, sto scrivendo queste poche righe e non c’è un secondo che non ripensi a tutti voi, ai vostri visi e i sorrisi e a come ci siamo divertiti, a come abbiamo superato quei piccoli problemi che abbiamo incontrato lungo il nostro viaggio proprio perché eravamo un gruppo unito, tutti verso lo stesso obiettivo, arrivare a Roma insieme.

Grazie di cuore a tutti, siete stati grandissimi, non so se altre persone, anche  non ammalate di Parkinson, avrebbero avuto la forza d’animo che abbiano dimostrato di avere a tutto il mondo.

Concludo rispondendo a Stefano, che ci chiede se questa esperienza ci abbia migliorato o no. 

Per quanto riguarda me non solo mi ha migliorato ma ho capito una bellissima cosa: che se c’è la fiducia in se stessi e la condizione giusta, non c’è ostacolo o malattia che tenga, e noi Parkinsonauti, tutti insieme lo abbiamo dimostrato Alla grande.

Grazie a tutti e attenzione.

Mai dare le spalle all’orso.

Di seguito trovate tutta l’intervista di “Prendo la levo e arrivo” alle 21 dopo cena, di martedì 10 novembre, a Filippo Mion condotta da Stefano Ghidotti e Samantha Vizentin.

Arrivederci alla 7° puntata delle “Bike Stories” la prossima settimana.

Dal mese di Novembre le interviste di “Prendo la levo e arrivo” non sono più a colazione ma dopo cena.

Le puoi ascoltare in diretta, tutti i martedì alle 21, su Facebook alla pagina Parkinson&Sport e sul gruppo “Bike riding for Parkinson Italy 2020

In evidenza

CHE VIAGGIO RAGAZZI!

Bike Stories 5° Puntata, Flavio Bonini

“Avete dimostrato che i sogni si possono realizzare. Mi sono sentito uno di voi.”

Generoso, infaticabile, con il sorriso sempre pronto, Flavio Bonini, titolare dell’Autofficina Bollino blu, è stato la colonna portante della nostra spedizione di settembre, in bicicletta da Pavia a Roma.

Anche lui si è guadagnato sul campo il titolo di Parkinsonauta ad honorem. Con l’amico Gianni ha condotto la squadra logistica e di supporto tecnico al seguito della “Bike riding for parkinson Italy 2020”.

Sul suo camper e sul pulmino abbiamo caricato veramente l’impossibile.

Grazie a nome di tutti i Parkinsonauti pedalatori: ci hai coccolati come se fossimo tutti figli tuoi, ogni giorno ti occupavi di farci trovare l’acqua fresca la frutta il cibo e il ghiaccio per i traumatizzati. Per noi eri una certezza, quando vedevamo la sagoma del tuo camper in un parcheggio, che sceglievi con cura per avere ombra e pace, sapevamo che ci aspettava, un po’ di riposo, di ristoro e tanto buon umore.

A volte quella sagoma bianca era un miraggio che non arrivava mai, in cima a salite interminabili sotto il sole della Toscana e del Lazio, anche per le nostre magiche SPECIALIZED LEVO SL, trovare te e Gianni era sinonimo di ricarica, dal secondo giorno in poi, il momento della ricarica col generatore era organizzato come un pit stop della Ferrari.

Con la tua gentilezza e comunicativa sei riuscito a farti aprire le porte di casa delle famiglie che subito accettavano di farci entrare nelle loro case e giardini.

Dopo la Bike riding for Parkinson Italy 2020, Flavio è:

La Guida

Vi sarà capitato nella vita di viaggiare come passeggeri, a me poche volte. Quando col gruppo di amici si parte per un viaggio o per una serata insieme, al momento di scegliere che macchina prendere io sono sempre in prima fila, mi piace guidare. Soffro di mal d’auto e difficilmente riesco a riposare, insomma avete capito, sono un passeggero difficile, di quelli che rompono i maroni dando indicazioni non richieste. Anche quando è il momento di decidere il percorso o da caricare le valigie in macchina, sono poche le persone a cui lascio carta bianca.

Con Flavio sono bastate le prime ore del venerdì, quando siamo andati a caricare le biciclette da SPECIALIZED a Milano, per capire che lui era la persona giusta al momento giusto.

Averlo avuto come GUIDA della logistica dei mezzi di trasporto è stato un grande regalo dal cielo. Solo lui avrebbe potuto portare il suo camper per le strade strette e dissestate dei paesi della nostra bellissima Italia.

Solo lui era in grado di tenere in ordine tutti i bagagli nella stiva del camper, quando la mattina si ripartiva, ogni volta che uno di noi si avvicinava con la valigia o lo zaino, la sua voce risuonava forte: “LASCIA STARE CI PENSO IO”

Ecco la sua testimonianza di ritorno dal viaggio.

CHE VIAGGIO RAGAZZI!

Questa sera ho un desiderio forte di esprimere alcune considerazioni sul “viaggio”.

Mi sono sentito uno di voi dal primo momento, non a caso vi sento come fratelli, amici di lunga data, come se vi conoscessi da sempre.

La vostra delicatezza, l’umiltà il sarcasmo mi fanno ancora compagnia tutti i giorni.

Sono veramente onorato di aver preso parte al vostro viaggio. 

Ringrazio Roberto per avermi chiesto di accompagnarvi, oggi ho capito che è stata una fortuna conoscerlo.

Sono orgoglioso di avere nuovi amici cazzuti come voi, che hanno dimostrato, prima a sé stessi poi al mondo, che i sogni si possono realizzare.

Ho assistito alle vostre giornate difficili e ai momenti di sana euforia, vi ho visto abbracciare un amico, piangere con lui e credere in lui, ho assistito a piccole diatribe, e ho visto affrontare grandi sofferenze e raggiungere grandi obbiettivi.

Siete e sarete sempre un esempio di vita e di amore.

Abbiate sempre il desiderio di donare, come avete fatto con Gianni e Me.

Vi voglio un mondo di bene.

Di seguito trovate tutta l’intervista di “Prendo la levo e arrivo” di martedì 3 novembre, a Flavio Bonini, condotta da Stefano Ghidotti e Samantha Vizentin.

Arrivederci alla 6° puntata delle “Bike Stories” la prossima settimana.

Dalla scorsa settimana le interviste di “Prendo la levo e arrivo” non sono più a colazione ma dopo cena.

Le puoi ascoltare in diretta, tutti i martedì alle 21, su Facebook alla pagina Parkinson&Sport e sul gruppo “Bike riding for Parkinson Italy 2020

In evidenza

Il virus che contagia i Parkinsonauti: quello del triathlon.

Lo sport è contagioso, al contrario del Parkinson, che nonostante venga ancora chiamato ‘morbo’ non lo è assolutamente. Il virus del triathlon si sta diffondendo tra i Parkinsonauti, lentamente, come si addice alle nostre abitudini, ma come cantava una canzone sull’Hully Gully, ‘se prima ero da solo a praticare il triathlon, adesso siamo in 3 a praticare il triathlon‘.

Oggi vi racconterò di Fabiola Lampasona, che nelle scorse settimane si è laureata campionessa Italiana sia di Paratriathlon che di Paraduathlon, e Roberto Ripani, che dopo due triathlon sprint ha portato a termine il suo primo olimpico.

Il 3 è un numero ricorrente per la nostra storia di sportivi: esattamente un anno fa, oltre a me altri 2 Parkinsonauti, Alfonso Ruocco e Edoardo Leotta salivano su un aereo, destinazione Maratona di New York, per la prima spedizione di squadra supportata da Parkinson&Sport, allora in collaborazione con Rosa Associati.

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Una storia che ho raccontato in 4 articoli, NEW YORK STATE OF MIND GRAZIE NEW YORK, TORNERO’NEW YORK, LA MARATONA PIÙ LUNGA DEL MONDO!DOV’È ALFONSO? – Che rileggo e vi ripropongo proprio per tornare con la mente a quei momenti visto che non ci possiamo tornare nella realtà.

Quando abbiamo fondato Parkinson&Sport uno degli obiettivi era proprio questo, raccontare di imprese eccezionali portate a termine da persone che si trovano a combattere contro il Parkinson.

La prima è Fabiola Lampasona, 46 anni di Ciampino, parkinsonauta da 7. Ci siamo conosciuti nel novembre 2018, era appena nata l’Associazione e grazie all’ospitalità di Marcello Magnani, eravamo nel Village della Mezza maratona di Milano a City life, con il gazebo di Parkinson&triathlon, e 20 nostri amici atleti avevano aderito al mio invito per partecipare alla 10 km. o alla 21 lei era una di questi.

Oggi sono orgoglioso di pubblicare dei suoi successi in campo sportivo, sperando che in qualche modo abbiano tratto ispirazione anche da quella giornata e da ciò che facciamo.


Ciao sono Fabiola, negli ultimi 3 anni, MR P. il mio “amico indesiderato”, stava prendendosi troppo spazio, pensavo fosse il normale decorso della malattia, ma non era cosi, ero io che gli stavo permettendo di farlo.

Avevo smesso di fare sport, con un conseguente importante aumento di peso, 18 kg. veramente troppo. Non mi riconoscevo più, ed anche il mio corpo non rispondeva a dovere, dolori e crampi nel tempo erano sempre più intensi.
Fino a quando, non ricordo il momento ma ricordo benissimo la motivazione, non farmi fermare, ho deciso che dovevo fare qualcosa! Ricominciare ad allenarmi, non è stato facile, ogni movimento era una sofferenza, ma a denti stretti ho continuato.

Non avevo un programma preciso, il mio intento era di invertire la rotta, aiutare il mio corpo attraverso lo sport a combattere i sintomi del Parkinson, poco per volta stavo meglio, cambiare le mie abitudini mi stava cambiando, dentro e fuori. Non ero più una parkinsoniana ma ero diventata anch’io parkinsonauta, quando cambi tu anche il mondo intorno a te cambia e succedono cose che non ti aspetti. Non so dirvi come e perchè, ma un bel giorno mi ha contattata una squadra di paratriathlon, la Ladispoli Triathlon, ed io, grazie al mio cambiamento di rotta ero pronta, da quel momento è iniziata questa meravigliosa avventura.

Il 18 Ottobre a Caorle arriva la prima medaglia d’oro, Campionessa italiana di Paraduathlon! Ma non basta, la settimana dopo a San Benedetto del Tronto la seconda medaglia d’oro, Campionessa di paratriathlon distanza sprint.
Due settimane della mia vita sorprendenti mi hanno riportato a quando correvo e Mr P. nemmeno sapevo cosa fosse, mi sono risentita come allora, ho rivissuto dentro di me
una miriade di emozioni difficili da contenere, che mancavano da tempo, arrivare al traguardo e trovare l’abbraccio dei miei compagni di squadra è stata una sensazione stupenda.

Riuscire ad arrivare al traguardo per me è stata la coronazione di tutti i miei sacrifici, questo vale per ognuno di noi paratleti, ognuno con la propria disabilità ma pronti a combattere sempre. Ancora una volta ho avuto la conferma che la volontà e la determinazione ti aiutano a realizzare i tuoi sogni, anche se con dei parametri diversi. Credo sia molto importante porsi degli obiettivi, impegnarsi per realizzarli ci fa sentire capaci di dare il meglio di noi stessi per farci affascinare e poter godere delle bellezze che la vita ancora ci può offrire, perché questo è essere vivi!
Ho sempre detto al mio amico indesiderato, Mr P, “tu con me non avrai vita facile! “
Quindi cari compagni di avventura…op op op, io vado avanti, chi vuole seguirmi?


Il secondo è Roberto Ripani. Qualche settimana fa, grazie alla segnalazione del nostro amico Dario Nardone, ho scoperto su Facebook il gruppo T.&N.T. a cui mi sono iscritto, subito dopo aver visto l’irresistibile video di presentazione che Roberto aveva messo nella bacheca del gruppo.

Ho contattato Roberto e da subito ho percepito la sua energia brillante, gli ho chiesto di raccontarci come il triathlon è entrato nella sua vita da sportivo.


Ciao, sono Roberto Ripani 49 anni, Parkinsonauta da 2. Approdo al triathlon un po’ per gioco dopo aver accompagnato mio figlio Pietro a un paio di gare nella stagione 2019, attratto da questa disciplina che riunisce i 4 elementi.

  • Acqua, che ti sostiene nel nuoto
  • Aria, che ti accarezza il viso in bicicletta
  • Terra, che ti scorre sotto i piedi mentre corri
  • Fuoco, che arde dentro per la fatica e per la gioia quando sei al traguardo. 

All’inizio del 2020 faccio insieme a Pietro il certificato medico agonistico per l’iscrizione alla FITRI, la prima parte della stagione va come ben sapete. Insieme è più facile recita il nostro hashtag, infatti io e Pietro non ci fermiamo, per quanto possibile continuiamo ad allenarci e a fine stagione siamo premiati dalla ripresa delle gare.

Decido che settembre è il mese giusto per il mio esordio nel triathlon, partecipo a Civitanova Marche e sul lago di Bracciano a due gare nella distanza sprint, 750 m. di nuoto, 20 km. in bicicletta e 5 km. di corsa.

Poi il 4 ottobre, in una splendida giornata di sole, partecipo insieme a mio figlio Pietro al triathlon sprint organizzato dalla Flipper Triathlon nell’ambito del circuito Adriatic Series a Cervia, sulla spiaggia del Fantini club, dove si svolge anche l’Ironman Italy.

Il mare era gonfio e un po’ intimoriva ma chiamava alla sfida. Uscire dall’acqua è stato più difficile che entrarvi con l’onda che ti richiamava dentro, una sfida nella sfida. Poi giù in bici sull’asfalto, con il braccio sx che per la fatica trema più del solito sul manubrio curvo che trema un po’ anche lui, ma le gambe girano al massimo e iniziamo a scaldarci. Ecco la zona cambio, ripongo la bici nella rastrelliera e via di corsa per i due giri finali sul lungomare. I primi sono già arrivati ma non importa, mi godo questa splendida passerella finale, anzi il bello del triathlon è anche questo, siamo tutti amici, quelli che dopo l’arrivo hanno già ripreso le loro bellissime bici con le ruote lenticolari, mentre passano vicino alle transenne ti incitano: dai che sei arrivato, forza che è l’ultimo giro e le mie gambe diventano leggere e agili. E all’arrivo, sotto il gonfiabile c’è il nostro amico Daddo che festeggia con te come con il vincitore.

Caricato dalle tre esperienze positive, decido di affrontare già alla prima stagione la distanza Olimpica e così mi iscrivo per il 18 Settembre a Porto Recanati.
Stavolta purtroppo senza mio figlio Pietro
, lui è Yunior e non potrà gareggiare insieme a me come a Cervia. La giornata di gara si presenta in condizioni ideali, con un bel sole, temperatura perfetta, e mare calmo.
L’emozione mi fa tremare un po’ più del solito e una triathleta mi invita a non farlo, gli spiego che non è per il freddo o la paura e lei che aveva già capito simpaticamente insiste infondendomi una buona dose di fiducia.
In gara e decido di seguire la strategia imparata da un’amica triathleta conosciuta a Bracciano, Paola Formiconi, non pensare a tutta la gara, ma dividila in tanti piccoli traguardi, ed ogni volta che ne raggiungi uno festeggia con te stesso. Infatti partiamo e penso solo ad arrivare alla prima boa, poi solo sulla seconda, poi solo la terza, poi in bicicletta solo al primo giro, poi il secondo, poi, ops, non avendo il contachilometri sul manubrio mi regalo un giro in più. Entro ultimo in zona cambio e riesco a completare i due giri da 5Km. uno alla volta come per le boe. Nella corsa riesco a recuperare anche una posizione e sono penultimo
.

Anche questa è fatta, il triathlon Olimpico è un grande traguardo. Il mio, con 48 km. di bike, è stato un olimpico plus, per il prossimo ho già pensato alla soluzione, un pallottoliere sulle guaine dei freni.

Sono alla mia prima stagione nel mondo del triathlon, ma ho imparato che lo sport ti cura più di ogni medicina. Ho scoperto che rinunciare a qualche ora di sonno per uscire presto ad allenarti la mattina, quando tutto intorno ancora dorme, ti dà un’energia incredibile anche per la giornata lavorativa. E ancora, ho capito che nuotare in mare, anche da solo quando gli ombrelloni in spiaggia non ci sono più, ti fa superare la paura di non vedere il fondo, e l’ignoto diventa un parco giochi. 

Quest’avventura ancora tutta da scoprire per ora mi sta aiutando a non lasciare che Mr. Park prenda il sopravvento. Certo, lui vive con me, ma finché posso decidere di accettare e vincere le mie sfide, significa che comando io. 

T.&N.T. Tremo & Non Temo


INSIEME E’ PIU’ FACILE

Ormai è certo, i Parkinsonauti non si fanno fermare! Se nel 2020 con tutte le difficoltà che abbiamo incontrato, siamo riusciti ad andare in bicicletta da Pavia a Roma, ad allargare la squadra di triathleti e addirittura vincere delle medaglie nazionali, chissà cosa ci aspetta nel 2021.

I sogni sono tanti e bellissimi: il primo è creare la squadra sportiva di Parkinson&Sport, siamo sempre di più e tutti motivati. Spargete la voce, lo sport è una medicina potentissima, non ha effetti collaterali, ci rende felici e come dice l’hashtag di Roberto #insiemeèpiùfacile.

In evidenza

ANCH’IO PARKINSONAUTA

– Bike Stories – 4°Puntata, Massimiliano Guzzi.

Quando Marco Ramelli, il nostro Corazziere Corazzato, mi disse: “Mio cugino Massimo verrebbe con noi, la sua esperienza ci potrebbe essere utile, ogni anno fa’ un viaggio in bicicletta con un gruppo di amici” non ho pensato da subito che fosse una buona idea.

Ho incontrato Massimo, una prima volta per 5 minuti e poi alla festa del 6 agosto per una mezza giornata, ho da subito percepito una sua forte vocazione a rendersi utile, al punto che, in diversi momenti di questi due incontri, quando lui cominciava un discorso con: ” io e il mio gruppo di solito facciamo questo e quello” ho temuto che alla lunga questa cosa ci avrebbe messo in difficoltà.

Noi non potevamo essere come il suo gruppo, noi volevamo vivere la nostra esperienza totalmente, compresi gli inconvenienti, non volevamo che qualcuno con esperienze precedenti e diverse ci spingesse a fare “questo e quello” appunto.

Ma sbagliavo alla grande, mi stavo creando un pregiudizio, confondevo generosità e disponibilità con protagonismo e invadenza.

Oggi ringrazio il cielo, ed anche il nostro Marcone, per averci mandato il cugino Massimo, al quale chiedo personalmente scusa per quel pregiudizio. Oggi guardo alla sua trasformazione durante il viaggio, che lo ha portato addirittura a sentirsi un parkinsonauta nell’animo, come un altro momento brillante e stupefacente vissuto in questa avventura.

Grazie di averci portato la tua forza positiva e propositiva, sei stato un elemento di unione tra noi esattamente l’opposto di quello che temevo, spero che ti piaccia la carica di Parkinsonauta ad honorem, sei dei nostri anche se non hai i gradi per esserlo veramente, ma per questa volta sono certo che sia meglio cosi.

Questo è il profilo che trovate nel sito della “Bike riding for Parkinson’s Italy 2020”

Max Guzzi

60 anni  

Da Gallarate, VA, ho corso per circa 10 anni per Cral SEA Mxp Bortolami ho partecipato alla Varese in Europa, organizzato dalla Provincia, senza Sport non so stare anche perché è un modo di conoscere persone e di confrontarsi.

Dopo la Bike riding for Parkinson Italy 2020, Massimo è:

La Soluzione

Si è guadagnato questo soprannome per la sua preziosa capacità di indirizzare le sue energie e i suoi pensieri, velocemente verso la soluzione degli inconvenienti senza indugiare troppo sul disagio che creano. In un gruppo, uno come lui è fondamentale, sempre molto disponibile con tutti, per me era una certezza, saggio, reattivo e lucido ogni volta che aveva un compito faceva la cosa giusta.

Ecco la sua testimonianza di ritorno dal viaggio:

Anch’io Parkinsonauta

Ciao Mitici Parkinsonauti, sono emozionato per tutto quello che è successo, da voi ho imparato la Tenacia e la Solidarietà. È stato bello vedere come vi aiutavate nei momenti difficili. Non scorderò mai la condivisione dei nostri racconti e le emozioni vissute durante la pausa di ristoro attorno al camper di Flavio sul passo della Cisa, il giorno che abbiamo passato in compagnia di Fabrizio Silvetti. Con voi ho pedalato come se fossi in un quadro, si alternavano albe e tramonti, salite e discese. Abbiamo mangiato la polvere delle strade bianche,  goduto del caldo sole di un settembre che con noi è stato molto generoso, abbiamo combattuto contro le forature in serie della prima giornata e risolto i piccoli contrattempi tecnici. Ci siamo rialzati insieme dalle cadute e la sera non mancavano mai barzellette e un buon bicchiere di vino. Quando abbiamo dormito in chiesa col sacco a pelo sono tornato Bambino, mi sono sentito di nuovo boy scout. Nove giorni passati in sella, 7/8 ore al  giorno, poi ogni sera un nuovo letto, il bucato della divisa da fare, le biciclette da caricare, stanchi ma sempre con la voglia di partecipare, e la mattina presto tutti col sorriso al via per la tappa successiva, tutti con un unico obbiettivo, Roma.

Grazie per avermi permesso di vivere con voi queste emozioni, non ho la malattia di Parkinson, ma ora anch’io posso sentirmi un Parkinsonauta malato di sport,  essere Parkinsonauti è soprattutto una condizione mentale, l’ho imparato vivendo con voi questa splendida avventura.

Vi Abbraccio Tutti

Di seguito trovate tutta l’intervista a colazione di “Prendo la levo e arrivo” di mercoledi 14 Ottobre, a Massimo Guzzi, condotta da Stefano Ghidotti eSamantha Vizentin.

Arrivederci alla 5° puntata delle “Bike Stories” la prossima settimana ascolteremo Flavio Bonini.