In evidenza

Io non perdo mai! O vinco, o imparo. (N.Mandela)

NON CI FERMERAI è il nostro motto!

Crediamo in ciò che facciamo e ci impegniamo a dare sempre il meglio per raggiungere i nostri obiettivi.

Anche stavolta, ce l’abbiamo messa tutta per formare la squadra italiana, che avrebbe rappresentato l’Italia ai PARKINSONGAMES di Eindhoven di agosto.

E ci eravamo riusciti! Oltre 30 atleti del PARKINSONAUTI TEAM, erano pronti a partire, chi in bicicletta e chi in aereo da Bergamo e da Roma.

Ognuno con il sogno di competere, con amici da tutto il mondo, nella specialità sportiva scelta, tra le 22 proposte dal programma, cosi come le trovate nel sito PARKINSONGAMES.IT .

Chi con la voglia di vincere, e chi, come nello spirito di Pierre de Coubertin, di partecipare a questo evento nuovo e speciale, fatto apposta per noi.

Ci era piaciuto lo spirito Ubuntu, scoperto in un documentario su Netflix, che racconta dei successi sportivi di alcuni grandi coach, e lo avevamo scelto per moltiplicare l’energia nella squadra.

MA QUESTA NON È ANDATA!

Non è stato certo il PARKINSON a fermarci, ma una serie di condizioni che non hanno permesso ai nostri amici olandesi, con a capo Ruud Overes, a cui va il nostro plauso per il lavoro svolto, di accendere la fiaccola olimpica per dare inizio alla prima edizione dei PARKINSONGAMES.

Il comunicato che riportiamo, è ciò che da un paio di settimane potete trovare, tradotto in automatico da google, sul sito ufficiale dell’Evento.


I Parkinson Games 2022 saranno posticipati al prossimo anno.

Sposteremo l’evento a una data successiva. Non è divertente per te e per noi, ma è sensato. Ci scusiamo per il possibile inconveniente che ti ha causato.

Vorrei spiegarvi perché abbiamo preso questa decisione.

Prima di tutto, dobbiamo fare i conti con circostanze esterne speciali che ci giocano brutti scherzi.

  • COVID-19
    • Le persone possono finalmente andare di nuovo in vacanza;
    • La gente pensa che ci siano buone possibilità che emerga una nuova variante;

Ad esempio, il mercato dei simposi registra un calo del 40% dei partecipanti.
(Fonte: 
https://www.nbtc.nl/nl/site/kennisbank/covid-19/onderzoek-naar-impact-coronacrisis-op-de-europese-meetings-en-congresmarkt.htm )

  • La guerra in Ucraina
    • Ciò genera incertezza e provoca in particolare un forte aumento dei prezzi dei biglietti aerei;
    • Garantisce che grandi gruppi di persone non siano autorizzati a muoversi.

Inoltre, riteniamo importante che The Parkinson Games diventi un evento aperto a tutti coloro che soffrono di Parkinson e dia loro l’opportunità di sentirsi un olimpionico. Ci prendiamo del tempo extra per organizzarlo correttamente per tutti.

L’obiettivo di inclusione è stato complicato dal rilascio tardivo dei fondi.

I Parkinson Games, una “start up”, ha quindi dovuto decidere che a un certo punto il rischio potrebbe diventare troppo grande per organizzare l’evento in modo olimpico responsabile nel 2022. I Parkinson Games hanno posticipato l’evento al 2023.

Che cosa significa questo per voi:

Cominciamo col porgervi le nostre più sincere scuse.

Ovviamente rimborseremo la quota di iscrizione. Per questo è necessario che ci comunichi il tuo numero di conto e indichi se desideri ricevere un rimborso del 100%. Invia una e-mail ainfo@Parkinson2beat.nl  BIC e IBAN e il nome di.


Abbiamo aspettato a comunicarvelo perchè, fino a ieri, abbiamo continuato a lavorare, in stretto contatto con Ruud e gli amici di Parkinson2beat.

Volevamo confermare, anche per rispettare gli impegni presi con gli sponsor e tutti gli amici che sostengono le nostre attività, il nostro viaggio in bicicletta da Bergamo e anche la trasferta in aereo di altri PARKINSONAUTI.

Ci siamo impegnati per dare vita ad un evento minore, che poteva essere utile per testare alcuni meccanismi del prossimo anno e incontrare, per stare insieme e fare sport, altre rappresentative nazionali, che nonostante le difficoltà fossero pronte ed entusiaste come noi, a condividere quei 3 giorni.

Purtroppo non è stato possibile. Stavolta, quello che non lasciamo fare al Parkinson, FERMARCI, hanno fatto gli eventi internazionali. 

QUESTA NON É ANDATA, ma l’appuntamento è solo rimandato al prossimo anno. E come ha detto un grande uomo:

Io non perdo mai! O vinco, o imparo. (N.Mandela) 

Da questa esperienza abbiamo imparato molto, ne faremo tesoro, sia per il nostro futuro che per quello dei PARKINSONGAMES.

Un ringraziamento particolare

A tutti coloro che lavorano ogni giorno alle attività della nostra Associazione, e sono tanti.

Agli amici sportivi che hanno partecipato alle serate del giovedì, contribuendo con la loro energia a far crescere il gruppo.

Alle aziende e agli amici che ci sostengono.

Stai pronto a partire!

Nello spirito del: NON CI FERMERÀ, siamo già al lavoro per proporti una nuova avventura di gruppo per quest’estate, stai connesso e pronto a partire.

In evidenza

LA MAGLIETTA CON I SUPERPOTERI DEL PARKINSONAUTI TEAM.

Roberto Ripani , Marco, Maurizio e Roberto Russo raccontano come il team li sta aiutando a TRASFORMARE LA SFIGA IN SFIDA.

Challenge di Riccione 2022 e Giulietta &Romeo Half Marathon: due sfide che abbiamo vinto insieme, portando il messaggio del PARKINSONAUTI TEAM dal Mar Adriatico a Verona. 

Un weekend di sport in gruppo che ha generato in tutti noi grande soddisfazione e creato una nuova scorta di fiducia nelle nostre capacità, che tornerà utile da subito e nel futuro per affrontare le nostre sfide.

Nello sport, come nella vita, quando, dopo mesi di preparazione, raggiungi un obiettivo, stai attivando il “Ciclo del Successo”.

I risultati determinano le tue convinzioni – Le convinzioni, i tuoi stati d’animo – Gli stati d’animo, le tue azioni – Le azioni determinano i risultati che ottieni.

Quando, tralasciando di essere ipercritico con te stesso, impari ad apprezzare ogni risultato ottenuto, e, su quello, a creare nuove convinzioni che aumentano la tua autostima, allora hai imboccato la strada che ti porterà verso il prossimo obbiettivo.

Attenzione, non sto dicendo di non mirare al miglioramento continuo delle tue capacità attraverso l’analisi degli eventuali errori, che preferisco chiamare aspetti da migliorare, ma di utilizzare il risultato positivo raggiunto come punto di partenza per una nuova sfida e gli errori come stimoli a fare meglio.

Se uno sportivo professionista entrerà in campo per una finale con l’idea di perdere, di certo non potrà accedere a tutte le sue migliori risorse e non riuscirà ad esprimere tutte le sue potenzialità.

Perchè solo quando crediamo nelle nostre risorse possiamo vincere una sfida.

Questo è quello che abbiamo fatto domenica 1 maggio, al Challenge di Riccione, io e l’amico Parkinsonauta Roberto Ripani, e gli altri Parkinsonauti, Carmela Arancio, Mariagrazia Pastori col marito Giampiero, Marco Ramelli, Roberto Russo, Daniele Bortoli, Maurizio Comandulli e Rossi Stefano, che hanno partecipato a Verona alla “Giulietta&Romeo Half Marathon.

Per ognuno di loro c’è da raccontare una storia, alcune le trovate nei siti della 1°e 2° “Bike riding for Parkinson Italy”, ma oggi voglio porre l’attenzione su chi, nel weekend scorso, credendo in se stesso, si è messo in gioco facendo qualcosa che non aveva mai fatto. Ecco i loro racconti.

ROBERTO RIPANI

Ad aprile, in uno degli incontri serali di Parkinson&Sport, Stefano parla dell’opportunità, grazie all’ospitalità degli organizzatori, di partecipare al Challenge Riccione 2022.

Una gara a cui non avevo mai pensato di iscrivermi, un triathlon Half distance, il cosiddetto Mezzo Ironman, 1,9 Km. di nuoto in mare, 90 Km. In bicicletta e 21 Km. di corsa.

Io e Stefano Ghidotti, mental coach e gran trascinatore, ne parliamo spronandoci a vicenda. Lui è più convinto di me, ha già fatto una gara come questa, io invece voglio far tacere quella vocina che da dentro mi dice: “ma una gara così lunga e faticosa, ma ad inizio stagione, ma non l’avresti mai pensato, ma…”

Ho imparato che le occasioni vanno prese al volo, anche con un po’ di pazzia, e allora ok, sfida accettata, ci iscriviamo nella categoria Partriathlon. Siamo solo a un mese dall’evento, mi sono sempre allenato regolarmente ma questa volta l’asticella si è alzata molto.  Ogni mattina, quando esco per allenarmi, puntuale torna la vocina: “hai azzardato troppo, dovevi iniziare prima la preparazione, etc etc…”

Ma ora ho le risposte giuste: “zitta un po’! siamo 1200 iscritti, possibile che siano tutti super performanti? io ci provo… e ci voglio riuscire”

Partirò con i miei soliti obiettivi gara, arrivare al traguardo:

  1. entro il doppio del tempo del 1° assoluto
  2. non ultimo assoluto
  3. non ultimo di categoria, la mia è M3

Arriva il weekend della gara, il sabato scopro che l’indomani a Verona un bel gruppo di Parkinsonauti si cimenterà nella mezza maratona Romeo&Giulietta.

Utilizzo questo pensiero come doping emotivo, per caricarmi durante la camminata di ritorno dalla zona cambio, verso la spiaggia dove verrà data la partenza.

Ormai ci siamo, muta cuffia occhialini, entriamo nei box per lo start, con Stefano ci scambiamo le ultime frasi di incitamento, forza vai, un pezzo alla volta, dai il meglio di te e divertiti. 

Se inizio a pensare al mio impegno per affrontare tutta la gara non mi sento pronto, non ho ancora quella convinzione, mentre sono sicuro di avere i mezzi per completare le 3 distanze separatamente.

Partiti! L’acqua è parecchio fredda, sono concentrato e punto alla 1^ boa, poi la 2^ poi la 3° la 4° e l’ultima, ecco il gonfiabile, finalmente all’uscita.

Corro verso la bici, mi regalo un cambio in T1 senza fretta, manca solo il caffè. In strada c’è una bella bagarre, ma io non devo fare classifica, voglio divertirmi, pedalando più forte che posso, ma con prudenza. Il clima è ideale e porto a termine bene i 3 giri con l’ascesa a Montalbano, una salita che, ripetuta 6 volte risulta antipatica.

Faccio il T2,  questa volta ci aggiungo il passaggio dal bagno, sono in gara da quasi 5 ore quando inizio a correre. Fin qui tutto bene, sono contento, il più è fatto… dai Robi ci sei!

Come pensavo i primi 11 Km scorrono bene, viaggio con un passo di 6 minuti al Km. poi le ginocchia iniziano a lamentarsi malgrado le ginocchiere, avverto dolore alle articolazioni ma penso: “Ho completato la frazione in acqua, per me la più ostica, ho pedalato bene e sono a metà della mezza maratona finale, non posso, non devo e non voglio mollare ora”.

Lungo il percorso incontro altri con la lancetta sul rosso, li immagino tutti accomunati dal mio stesso pensiero “non mollare ora”!

Per non farmi mancare nulla, a pochi km. dall’arrivo, inciampo in una transenna mal posizionata e cado, per fortuna senza gravi conseguenze, mi rialzo e mi ripeto che non posso mollare, ormai ci sono.

Mi vengono incontro prima Stefano Wosz, poi ecco Marco Lorenzi e all’ultima curva mi aspetta Stefano Ghidotti, percorriamo insieme il tappeto rosso fino al traguardo, per condividere la gioia dell’arrivo.

È fatta, ho centrato tutti 3 gli obiettivi, sono felicissimo e soddisfatto di ciò che ho fatto oggi. La volontà, la determinazione e la fiducia in me stesso mi hanno permesso di vincere anche questa sfida. Quello che sembrava un sogno irrealizzabile ora è un obiettivo raggiunto.

A sorpresa, insieme ad una coppia composta da un paratriathleta non vedente e la sua guida,  siamo protagonisti della premiazioni, gli speaker Veronica e Marcello ci fanno sentire come fossimo noi i vincitori.

Le emozioni si rincorrono tra cuore e cervello, un pensiero va a Sara Rubatto che dal cielo ci ha accarezzato con il sole che ci ha scaldato in bici e la brezza a rinfrescarci durante la corsa. Libero un palloncino rosso a forma di cuore, lo guardiamo scomparire mentre ringraziamo il cielo per questa giornata perfetta, GRAZIE RICCIONE ARRIVEDERCI AL PROSSIMO ANNO

MARCO RAMELLI

Lo scorso weekend, con l’aiuto di Roberto Russo, ho concretizzato il lavoro cominciato ad aprile, quando ho assunto la responsabilità di organizzare la partecipazione del PARKINSONAUTI TEAM ad un evento sportivo.

Stefano Ghidotti, il nostro presidente, con cui ho collaborato varie volte, era impegnato a Riccione e grazie all’esperienza maturata, sommata alla generosità disponibilità dell’organizzazione della Verona Marathon ho portato a termine l’operazione con successo.

La giornata di sabato inizia presto, da Firenze a Desenzano a prendere Robi, poi da li a Verona, ad allestire il nostro spazio per essere pronti all’apertura dell’Expo nel palazzetto dello sport.

Durante la mattinata l’affluenza è bassa, approfitto per una lunga chiacchierata con Davide, lo speaker della manifestazione, che nel pomeriggio mi intervista dandomi l’ opportunità di raccontare chi sono i PARKINSONAUTI e quali sono i nostri obiettivi. Da quest’anno quello di avvicinare più gente possibile e di raccogliere dei fondi per coprire le spese.

Nel pomeriggio, Carmela, molto più attraente di me, ci ha aiutato a distribuire i flyers che ci permettono di incontrare le persone per raccontare cosa facciamo e di chiedere supporto economico. 

Questa nuova modalità di porci durante gli eventi sportivi mi ha fatto sentire il calore della gente che, incitandoci a portare avanti la nostra mission, a continuare ad inseguire i nostri sogni, ci comunicava affetto, ammirazione e stima.

Dopo 10 ore così Roberto ed io eravamo bolliti, siamo rientrati a casa sua, per ripartire l’indomani ed alle 7 essere sul posto per ricevere tutti i nostri amici, parkinsonauti e caregiver, che uno alla volta, da varie provincie stavano arrivando.

Da Crema la nostra Rock Steady box coach, Annalaura, con un suo allievo, Maurizio, all’esordio in una competizione di 10 km. Da Asiago Daniele Bortoli con la sua meravigliosa truppa, la moglie Michela ed i 3 figli. Da Varese, Maria Grazia Pastori con il marito Giampiero, da Trento era arrivata Carmela con il marito e da Piacenza Stefano Rossi.

Con noi hanno corso, anche se assenti, Angelo Gualtieri, mio compagno di triathlon, bici e corsa, fermo ai box qualche giorno, ma che presto tornerà a staccarmi in tutte e 3 queste specialità e Gianni Cantarelli fermato dal covid.

Al momento di partire mi rendo conto di aver portato i pettorali, che mi ero occupato di ritirare per tutti, ma di aver lasciato il mio a casa di Roberto.

Risolto il problema con l’aiuto dell’organizzazione, ci presentiamo tutti insieme sulla linea di partenza, per essere intervistati.

3-2-1 partenza, il nostro atleta di punta, Daniele Bortoli, parte subito con i migliori.

Io che sono un diesel, parto lento, ma finisco in crescita percorrendo gli ultimi 3 km a poco più di 6 minuti al km. e chiudendo con la mia miglior prestazione sui 10 km. in 1ora 5min e 4 secondi.

Daniele in 43 minuti e Maurizio in poco più di 50 sono i più veloci, ma un grande applauso va fatto a Roberto che, scortato dall’atleta, caregiver e amica Annalaura Maurin, ha chiuso in 59 min e 40 sec.

Al contrario di me e Roberto, lei all’arrivo era uguale alla partenza, come la bionica Mariagrazia che con il marito Giampiero e Carmela Arancio, hanno danzato lungo le vie di Verona, sempre bella ed affascinante.

All’arrivo è il momento di feste, abbracci sorrisi, poi tutti a mangiare insieme, prima di riprendere la via verso casa. Io faccio tutto il viaggio con il pieno di gioia ed orgoglio, sono stato bravo, è andato tutto bene, anche questa volta il Parkinson NON HA FERMATO i Parkinsonauti alla riscossa.

MAURIZIO COMANDULLI

Mi chiamo Maurizio. Nel 2015 all’età di 45 anni mi è stata diagnosticata la malattia di Parkinson, della quale fino a quel momento sapevo poco o nulla, comprendendone la gravità solo dopo una visita neurologica.  Da quel preciso istante, nonostante non vi fossero ancora segni evidenti, ho cominciato ad isolarmi, declinando ogni invito degli amici con le scuse più svariate, per paura che potessero notare qualche tremore o altri sintomi propri della malattia. 

Per più di un anno, non ho fatto visite neurologiche di controllo per non sentire la parola Parkinson, arrivando fino al “fai da te” autosomministrandomi la terapia farmacologica, causando inevitabilmente, in poco tempo, un veloce declino generale. 

A quel punto, guardando come stavano andando le cose, mi sono dato una scossa e ho deciso che dovevo riprendere in mano la mia vita, è stato bello scoprire che in questo non sarei stato da solo. 

Ho trovato un mondo di associazioni e di persone che mi stanno aiutando ad affrontare e, in primo luogo, ad accettare la malattia. 

Ho ricominciato ad uscire in bicicletta con un gruppo di cicloamatori della mia zona, ho scoperto il corso di boxe senza contatto, creato dalla Rock Steady Boxe coach, Annalaura Maurin proposto dall’Ass. La Tartaruga di Crema. 

Questo mi ha permesso di rientrate nel mondo dello sport  e di partecipare a diverse iniziative non solo in  bicicletta ma anche di corsa.

Domenica 1 maggio, inaspettatamente, sono stato invitato da Annalaura a partecipare ad una 10 km. a  Verona. Non una sgambata tra amici, ma una vera corsa, anche se tecnicamente non competitiva, molto partecipata. In vita mia non avevo mai visto tante persone correre insieme, e trovarmici coinvolto è stata un’emozione molto forte, che non mi aspettavo.

È stata l’occasione per conoscere e correre insieme ai ragazzi del PARKINSONAUTI TEAM di Parkinson&Sport, indossando la loro maglietta con scritto sul petto “NON CI FERMERAI” e sulla schiena “DOPAMINE HERO“.

Allo Start ero così carico che appena hanno dato il via sono partito lasciando tutto il gruppo alle mie spalle. Mi sentivo molto bene, ad un tratto, ho realizzato, che stavo superando senza fatica tanti partecipanti.

Ad ogni sorpasso mi sentivo sempre più forte ed orgoglioso della maglietta che indossavo e del messaggio che portava. Non mi ero mai sentito così fiero!  In un attimo ero all’arrivo, emozionato e senza fatica. 

Ero felice, e, alla gioia, si aggiungeva la sorpresa quando, seduti a pranzo insieme, leggendo i tempi ufficiali delle nostre prestazioni, tutti mi facevano i complimenti. Mi dicevano che, pur essendo alla mia prima esperienza, ero andato veramente forte. 

Queste intense emozioni, sono rimaste con me, vivide, fino a notte tarda e ancora oggi ripensandoci non mi capacito della gioia che ho provato. 

Sarà stata la maglietta con i superpoteri, sarà che il gruppo dei PARKINSONAUTI è una potente fonte di energia, ma domenica ho imparato che: accettando di fare qualcosa che non avevo mai fatto, ho scoperto risorse che non avevo mai pensato di avere.

Ora non vedo l’ora di rimettermi la maglietta, per correre ancora e tornare sentire quelle sensazioni che hanno generato in me la nuova convinzione che, come sta scritto sulla maglietta, “NON CI FERMERAI”

ROBERTO RUSSO

C’ero anche io  questa volta, non come visitatore ma come partecipante alla corsa non competitiva “15° Monument 10 K Special Edition Giulietta&Romeo” che si è svolta a Verona il 1° Maggio 2022.

Per me è stata la prima partecipazione a una vera corsa. È stato emozionante per me vedere alla partenza tutti i partecipanti, e questa volta non essere all’esterno delle transenne, ma immerso nell’ immenso fiume colorato di corridori che a breve sarebbero partiti. 

Al via il mio cuore batteva a mille, i pensieri nella mia testa erano tanti, pensavo a me, malato di Parkinson, pronto a scattare insieme a corridori dilettanti, ma anche a tanti professionisti, pensavo che potevo essere orgoglioso di me. 

Allo stesso tempo avevo paura di non arrivare alla fine, di incappare in una caduta, o di non essere all’altezza.  Allo sparo del via, ho smesso di pensare e, accompagnato dalla mia amica Annalaura e dalle sue indicazioni, iniziando a correre, sono partito per affrontare questa eccitante avventura, che preparavo da mesi. 

Il percorso era meraviglioso, accompagnati dagli applausi del pubblico, siamo passati dall’Arena e attraverso tutto il centro di Verona.

Con un po’ di sudore e fatica, ma tanta felicità, sono arrivato alla fine della corsa, il traguardo era all’interno dello stadio Bentegodi, dove ho ricevuto la mia prima medaglia, che conserverò con tanto orgoglio.

Qualcuno di voi leggendo questo mio commento si chiederà perché faccio tutto questo. Lo faccio perché il movimento e lo Sport sono, oltre ai farmaci, fondamentali nella lotta contro la malattia di Parkinson.

Mi aiutano a sentirmi felice,  fisicamente mi portano dei grandi benefici, ma soprattutto mi fanno sentire di fare di poter fare le stesse cose che fanno tutti gli altri.

LA MIA GARA

La mia gara è andata benissimo, sono molto felice e soddisfatto. 

Ho lavorato impegnandomi ogni giorno per raggiungere questi obiettivi, anche quando ero stanco e le cose non sembravano girare per il verso giusto.

Ho creduto in me e in quello che stavo facendo, spesso immaginando questi risultati.

Oggi che i risultati sono arrivati, leggendo i racconti dei PARKINSONAUTI e guardando le immagini delle nostre imprese, sono orgoglioso e fiero di quanto stiamo costruendo insieme.

I successi di giornate come quella che vi ho appena raccontato, mi caricano di nuove potenti convinzioni, che mi danno l’energia per compiere nuove azioni che coinvolgeranno nuovi amici e insieme potremo continuare ad urlare con tutta la nostra energia “NON CI FERMERAI”

Questo è il mio Challenge, la mia sfida, questa è la mia gara: Accompagnare, aiutandoli e motivandoli, più amici possibile a scoprire le loro grandi potenzialità, che potranno utilizzare per attivare il loro personale “CICLO DEL SUCCESSO”

In evidenza

SPORT, AMICIZIA E DIVERTIMENTO, LA NOSTRA MIGLIOR DIFESA.

Con l’arrivo della primavera sono iniziate le attività sportive all’aperto dei Parkinsonauti.

Quest’anno il calendario è particolarmente ricco di iniziative: da qui all’appuntamento con i PARKINSONGAMES del 4-5-6 agosto ad Eindhoven in Olanda ne abbiamo per tutti.

Ormai lo sappiamo, ma ogni occasione è utile per ricordare che l’esercizio fisico è in grado di stimolare i circuiti dopaminergici, è un ottimo “trattamento terapeutico” contro la malattia di Parkinson.

Ne parliamo più ampiamente in un articolo pubblicato nel gennaio del 2021, COME L’ATTIVITÀ FISICA COSTRUISCE IL NOSTRO BENESSERE, DAI MUSCOLI AL CERVELLO.

Quando fai sport in compagnia, gli effetti benefici si moltiplicano, anche su aspetti molto comuni nelle persone con Parkinson giovanile come l’ansia, la depressione, la solitudine.

WORLD PARKINSON DAY 2022

Tra la fine di marzo e la settimana dal 10 al 17 Aprile, dedicata al WORLD PARKINSON DAY 2022, abbiamo partecipato: alla Maratona di Roma, al Fiandre Varesino, alla Colnago Cycling Festival e alla Run For Parkinson di Crema.

Durante il WPD2022 è andato in onda questo video, dove abbiamo presentato 2 nuove iniziative legate al movimento e allo stare insieme divertendosi. 

MARATONA DI ROMA, 27 MARZO

Da solo o in staffetta, la maratona di Roma è un’esperienza unica e indimenticabile!

Lo potranno confermare anche i Parkinsonauti Alfonso Ruocco, Marco Ramelli e Donato Vaira, che hanno completato l’intero percorso in staffetta, insieme all’amico Marco Lorenzi, convocato all’ultimo momento per l’assenza forzata della nostra caregiver e rock steady boxe coach, Annalaura Maurin.

Correre per le strade della Città eterna è meraviglioso: partire dai Fori Imperiali, salire e scendere i colli di Roma, costeggiare per lunghi tratti il Tevere fino a entrare su via della Conciliazione, in faccia a piazza S.Pietro, dove nel settembre del 2020 siamo arrivati in bicicletta con con i Parkinsonauti, è stata una grande emozione.

Tornare in centro, percorrere Via del Corso, attraversare Piazza Navona, passare sotto la scala di Piazza di Spagna, fino a sbucare in fronte all’Altare della Patria, in Piazza Venezia, per tornare verso l’arrivo con lo sfondo del Colosseo, ci ha fatto sentire parte di quelle meraviglie.

LA MARATONA NR. 5 È ANDATA

Ho tagliato il traguardo con il sorriso, e questo è importante, ho vissuto quel momento con gioia, ma, tra le salite dei 7 colli romani, la giornata calda e i sanpietrini delle strade della capitale, non sono mancate le difficoltà e la fatica.

Cosi come i 5 lunghi ed impegnativi mesi di preparazione, anche i 42,195 km. della maratona non sono stati una passeggiata.

Voglio ringraziare per avermi incluso nel gruppo dei 7 ambassador, gli amici del progetto sleepdifferent, nato lo scorso autunno dalla generosità e dalla passione per lo sport di Andrea Falomo della Manifattura Falomo e di Marco Tucci, il coach che ha curato la preparazione degli atleti. 

Sentirete ancora parlare molto presto di Manifattura Falomo, questa Azienda leader del settore, nata come me nel 1962, che produce materassi di altissima qualità come quello su cui io riposo comodamente, da ormai 6 mesi.

QUESTA ERA L’ULTIMA, PROMESSO! O NO?

È un promessa che ho fatto al mio corpo e alle mie gambe, che, dal 30° km. mi hanno mandato chiari messaggi di disaccordo sulle mie scelte sportive. Almeno fino alla prossima sfida che non potrò rifiutare, non tornerò su questa decisione.

Ma che promessa è se alla prossima sfida che ti piacerà, sarai di nuovo pronto a dimenticarla?

Vero! Allora ti dico a quale sfida sto pensando, sono certo che sarai d’accordo anche tu.

AVREMO LA CURA

Non è una vera e propria sfida, è più una speranza, quella che nutro ogni giorno e che mi fa continuare a guardare il futuro con fiducia, quella per cui qualcuno mi da del visionario, una sfida che è già iniziata, per la quale lotto ogni giorno contro il Parkinson.

La sfida è proprio questa, restare più in forma che posso, allenandomi costantemente per arrivare al meglio possibile il giorno in cui arriverà la cura.

Ecco, questo vuol dire essere Parkinsonauti: sempre alla scoperta, ogni giorno in viaggio verso la cura. Senza fermarsi mai.

La prossima maratona la farò per festeggiare, quando avremo la cura che mi ridarà il controllo del mio corpo. 

Sei d’accordo o no?

IL FIANDRE VARESINO,  27 MARZO

Mentre a Roma facevano bella mostra le maglie bianche “NON CI FERMERAI” di Parkinson&Sport, più a nord sulle strade di Varese, il rosa della maglia della “BIKE RIDING FOR PARKINSON ITALY” si mischiava al rosso vivo degli “AMICI DI VARESE”

Da tempo il nostro Caregiver, Parkinsonauta ad Honorem e ciclista fortissimo, Massimo Guzzi, aveva lavorato con gli organizzatori ad un meraviglioso weekend all’insegna dell’amicizia, dell’aiuto reciproco e della bicicletta.

Sul percorso del FIANDRE VARESINO 2022, cosi chiamato per la presenza di alcuni tratti di salita particolarmente duri, con pendenze intorno al 15/20% si cimentavano spingendo sui pedali: Maria Grazia Pastori, Daniela Ricciardini, Gianni Cantarelli, Angelo Gualtieri, Dario Bravin, Daniele Bortoli e Claudio Terribile.

Io non c’ero, ma dai racconti, dalle fotografie e dalle testimonianze, si capisce subito qual era l’atmosfera che ha caratterizzato la giornata trascorsa e il messaggio inviato al gruppo degli “AMICI DI VARESE” da uno dei Pakinsonauti la descrive perfettamente.

In vita mia ho pedalato molto: a fianco di amici, compagni di viaggio o avversari/amici durante le molte granfondo in mtb alle quali ho partecipato. Ma ieri pedalare al vostro fianco mi ha regalato una sensazione mai provata in precedenza (in bicicletta si intende) mi sono sentito “coccolato”. Era come se ci fossero tanti Max che con discrezione, ci hanno aiutati accompagnandoci lungo il percorso. Con alcuni di voi ho avuto modo di scambiare due parole, con gli altri sarà per la prossima volta.
Grazie a tutti. Claudio 

La stessa organizzazione, nelle persone di Sonia Squizzato e Alberto Chiesa che ringraziamo, si è prodigata per metterci a disposizione lo spazio per il nostro gazebo di accoglienza, ci ha dedicato un premio in uno spazio durante la premiazione.

Nel video, montato dal nostro appassionato videomaker, il Parkinsonauta e runner Alfonso Ruocco, sono raccolte le immagini che raccontano molto bene del successo della giornata.

GRANFONDO COLNAGO CYCLING FESTIVAL 3 APRILE

Il weekend successivo, invitati dal gentilissimo Emiliano Borgna, presidente di ACSI CICLISMO e amico di Enrico Pozzi, siamo tornati in sella, pedalando sulle nostre bici da corsa, tra il lago di Garda, le valli e le montagne intorno a Desenzano.

La mattina di domenica alle 7 prendeva il via dal centro di Desenzano, con una temperatura invernale di 2° nonostante la data, la GRANFONDO che chiudeva la 3 giorni del “COLNAGO CYCLING FESTIVAL”.

La splendida manifestazione organizzata in collaborazione con ACSI, dopo 2 anni di stop vedeva impegnati circa 3000 ciclisti su due percorsi, un lungo di 138 km. con circa 2000 m. di dislivello e un medio di 110 con circa 1400 m. 

Tra questi 3000 c’eravamo anche noi 6, Io, Stefano Ruaro, Angelo Gualtieri, Daniele Bortoli, Enrico Pozzi e R.F. 

ACSI E PARTENZA IN GRIGLIA VIP

Ha preso il via una nuovissima collaborazione con ACSI, a cui ci siamo affiliati come Associazione e da quest’anno possiamo tesserare i nostri atleti, che con questa tessera possono partecipare a tutte le manifestazioni ciclistiche nazionali.

Voglio ringraziare Emiliano Borgna per averci invitato e regalato l’emozione della partenza in prima fila, nella griglia VIP, davanti a tutti, dove solitamente prendono posto i campioni.

Chi ha già preso parte ad un Granfondo, conosce le insidie dei primi chilometri, quando il numero dei partecipanti, abbinato alla scarica di adrenalina, alla viabilità cittadina fatta di rotonde curve e spartitraffico, creano, a chi non sia abituato, una buona quantità di tensione.

Trovarsi in mezzo ad un numero cosi folto di biciclette, lanciate a 40/50 km. orari, tra frenate ed accelerazioni è allo steso tempo eccitante e pericoloso.

Cosicché noi, molto prudentemente, qualche centinaio di metri dopo la partenza, al primo slargo tra le transenne, ci siamo fermati per lasciare scorrere tutti, mettendoci tranquillamente in coda al gruppo.

LUNGO, MEDIO E ADATTATO

Daniele, il più giovane della squadra, già dai primi km. dava segni di sentirsi in grande forma, dopo essersi allungato con Angelo e Stefano rispetto a me Enrico e R.F., al bivio che invitava a decidere tra i 2 percorsi, imboccava spavaldo il lungo, rinunciando ai gregari.

Angelo e Stefano proseguivano, come da intenzioni, sul medio, io, con nelle gambe ancora un po’ della maratona della domenica precedente, rimanevo nelle retrovie insieme a Enrico e R.F. che, comprata la bici da corsa da pochi mesi, era alla sua prima esperienza in una gara.

Il nostro intendimento era quello di completare con calma il medio, o se fosse stato necessario, di inventarci, tagliando una delle 2 salite, un percorso corto adattato solo per noi.

Enrico, in sella alla sua sfavillante Olmo E-bro con motore Polini, purtroppo, dopo pochi chilometri incappava in un inconveniente tecnico al cambio ed era costretto a rientrare. 

Io e R.F. in fondo al gruppo, decisamente fuori gara, ce la prendevamo comoda godendoci il panorama del Lago dalla salita di San Michele. 

Inoltre, scendendo, subivo anche la foratura della ruota anteriore, un errore di valutazione della causa ci costringeva a un doppio cambio di camera d’aria, con richiesta di aiuto ad un ciclista che fortunatamente passava di li, senza il quale avremmo dovuto attendere soccorso da parte di Enrico che si trovava già in Hotel.

I miei complimenti vanno a tutta la squadra, per aver sfidato il freddo senza batter ciglio.

Un bravo in particolare a R.F. che, dopo soli 5 mesi, tra l’altro invernali, di utilizzo di una bici da corsa, portava a termine la sua granfondo percorrendo per la prima volta una distanza di 85 km. con 1100 m. di dislivello, e a Daniele che completava, da solo, il percorso lungo con una grande prestazione. 

RUN FOR PARKINSON CREMA

Crema è ormai casa nostra, ogni volta che ci torniamo, troviamo un atmosfera amichevole, che Annalaura Maurin prepara con amore. 

Annalaura e Marco

Il centro della città è veramente un accogliente salotto, dove è stato piacevole riincontrare gli amici dell’Ass. La Tartaruga organizzatori dell’8° Edizione della Run For Parkinson, capitanati dal presidente Marco Bartolomeo Mantegazza.

Ad aspettarci anche stavolta, nonostante il sole splendente, una temperatura invernale da brividi, che non ha fermato il nutrito gruppo dei Parkinsonauti.

In partenza, oltre a me: Silvia Giudici, Dario Bravin, Fulvio Pasotti, Lorenzo Dallura, Marco Anesa, Marco Ramelli, Roberto Russo, Angelo Gualtieri e Stefano Rossi.

La manifestazione lasciava ai partecipanti la possibilità di scegliere tra le opzioni, comunque tutte utili al benessere di ognuno, di camminare, praticare Nordic Walking o correre, per 5 o 10 km.

Per alcuni era la prima partecipazione ad una manifestazione podistica, per altri l’ennesima, per tutti la stessa soddisfazione di tagliare il traguardo. 

Alla fine sulle facce di tutti si leggeva la soddisfazione di aver partecipato.

Il pranzo in compagnia che spesso segue i nostri ritrovi sportivi, ha accentuato i sorrisi e quella sensazione di benessere che, lo sport praticato all’aria aperta in compagnia, genera ogni volta che decidiamo di alzarci dal divano e di muoverci per NON FARCI FERMARE. 

VERONA 21K

Nel weekend del 1° maggio, sono 2 gli appuntamenti che vedranno coinvolti i PARKINSONAUTI.

A Verona, sabato, presso l’Expo della “ROMEO & JULIET HALF MARATHON” troverete Marco Ramelli, Roberto Russo e Gianni Cantarelli, pronti ad informarvi sulle nostre attività, a distribuire i nostri gadgets e raccogliere nuove adesioni e donazioni.

E domenica tutti in gara, oltre ai nostri 3, la pattuglia che sarà impegnata  nei 10 km. non competitivi e nei 21 km. della Mezza Maratona competitiva, sarà costituita da Carmela Arancio, Mariagrazia Feriti, Annalaura Maurin, Grazia Pastori, Angelo Gualtieri, Stefano Rossi e Daniele Bortoli.

CHALLENGE DI RICCIONE

Sempre sabato e domenica, sulla riviera adriatica, nella manifestazione di Triathlon “CHALLENGE DI RICCIONE” troverete me, ormai mi conoscete sono Stefano Ghidotti e Roberto Ripani da Macerata, l’ideatore di Tremo & Non Temo, il gruppo T&NT del Parkinson.

Saremo li, il sabato, nell’area Expo con il nostro Gazebo PARKINSONTRIATHLON, per accogliere gli amici che verranno a salutarci.

E vi aspettiamo a fare il tifo per noi la domenica, quando saremo al via della gara di TRIATHLON MEDIO, anche detta MEZZO IRONMAN perché la distanza coperta, 1900 di nuoto, 90 km. in bicicletta e 21 km. di corsa, è pari alla metà della distanza dell’IRONMAN.

Per ora è tutto, come inizio non è poco, ma come dico spesso, “IL MEGLIO DEVE ANCORA ARRIVARE” siamo al lavoro per i prossimi appuntamenti:

Domenica 8 maggio nella mia città PALAZZOLO SULL’OGLIO, ci incontriamo per camminare e correre per le vie storiche del centro, sul ponte romano e sotto la Torre del Popolo, che con i suoi 97 metri è la più alta d’Europa a basa rotonda e in quei giorni sarà aperta al pubblico.

Il ricavato dell’Evento verrà devoluto a Parkinson&Sport.

E il 14 e 15 maggio saremo tutti ad Assisi per un weekend di amicizia, movimento e tanta allegria, le nostre armi migliori per “NON FARCI FERMARE”

In evidenza

VIA DAL PARKINSON DI CORSA E IN SELLA. Il Duathlon di Marco & amici.

Per scappare al Parkinson la nostra strategia è andare più forte di lui. Per batterlo facciamo attività sportiva tutti i giorni – o quasi. Con una malattia che ha effetti negativi sul movimento e sulla motivazione, la prima sfida è proprio questa, allenarsi costantemente.

Ogni settimana entriamo in contatto con nuovi amici che leggono delle nostre “imprese sportive” e tra le prime domande che ci pongono c’è sempre: “ma come fai ad uscire ad allenarti ogni giorno”? 

Alla risposta, segue spesso il commento: “Certo, per te è facile, hai sempre fatto sport, io non potrei mai farlo”. Come se prendersi la responsabilità di fare tutto il possibile per tenerci in forma, fosse un talento naturale, un messaggio scritto nel nostro Dna alla nascita.

La realtà è che alzarsi dal divano e andare ad allenarsi è faticoso per chiunque, e ci vuole un perché forte, anzi, un GRANDE PERCHÈ.

Per il fiorentino doc Marco Ramelli, il GRANDE PERCHÈ è quello di poter continuare a guardare avanti facendo progetti e nutrendo sogni, proprio come ha sempre fatto in tutta la sua vita.

Ci siamo conosciuti oltre due anni fa, e da allora di cose insieme ne abbiamo fatte. Uno dei suoi obiettivi, forse il più motivante, era il triathlon: traguardo raggiunto lo scorso anno.

Ma Marco è uno tosto, che non molla ne’ si accontenta, ed allora eccolo, pronto tra i primi al via della stagione sportiva 2022, tornare sul luogo del suo esordio, per partecipare al Duathlon di Foligno con altri 3 Parkinsonauti, Angelo Gualtieri, Daniele Bortoli e Roberto Ripani.

Gli atleti del PARKINSONAUTI TEAM hanno trovato ad accoglierli la splendida Parkinsonauta di Assisi, Antonella Brunacci, che li ha coccolati e fatto il tifo per loro.

Antonella, alla Bike Riding for Parkinson del 2021

Marco ci racconta il weekend di sport e amicizia vissuto tra Assisi e Foligno il 5 e 6 di marzo


È passato quasi un anno dal mio esordio nel triathlon, e oggi eccomi qui, membro anziano, alla guida della pattuglia dei Parkinsonauti del triathlon.
L’attività sportiva del 2022 si è aperta nel primo week end di marzo con il Duathlon di Foligno, in una giornata totalmente invernale, con una temperatura che ci ha messo duramente alla prova.

Oltre a me erano in 3 al via, il veterano Roberto Ripani da Macerata, il cremasco Angelo Gualtieri alla seconda stagione come me e l’esordiente Daniele Bortoli dall’altipiano di Asiago.


Il weekend all’insegna dello sport e dell’amicizia inizia con un ottimo pranzo da Antonella Brunacci di Assisi. Generosità e gentilezza sono caratteristiche comuni tra i Parkinsonauti, ma la sua casa è un punto di riferimento per l’ospitalità e il buon cibo.

Nel pomeriggio facciamo visita al campo gara per prendere contatti con gli organizzatori e allestire lo spazio assegnato a noi atleti di Parkinson&Sport.

Segue, ormai siamo professionisti, la ricognizione sul percorso di gara, è lo stesso dell’anno scorso, ma la voglia di pedalare, nonostante la temperatura fresca, è irresistibile.
Per la sera si aggiungono al gruppo, Mauro, il marito di Antonella e due simpaticissime sue amiche, Neri e Francesca. Il programma prevede un giro ad Assisi e poi una gradevole cena in pizzeria. Antonella ama la sua città ed è una guida fantastica, la conosce bene ed è capace di farti sentire a casa tua. 

A proposito, vi consiglio di non mancare il 14 e 15 maggio prossimi nella prima data dell’iniziativa “Parkinson&Sport nella tua Città”, saremo tutti ad Assisi, sono rimasti ancora pochi posti, e il programma è interessante e divertente.

La domenica si presenta glaciale, il vento è gelido e il sole rimane coperto per tutto il giorno, in qualche momento anche un leggero nevischio fa la sua comparsa, ma la giornata scorre via veloce. Viviamo con molto entusiasmo quello che facciamo, la nostra missione è raccontare la nostra esperienza personale a contatto con questa malattia.


Sapendo quanto lo sport contribuisce ad aumentare il nostro benessere psicofisico, ci impegniamo nel motivare altri amici con il Parkinson, a fare attività fisica e sport, proprio in considerazione di quanto può migliorare la nostra vita.

Al centro del campo gara c’è il nostro punto di accoglienza, uno spazio dove informiamo sulle nostre attività, che ci accompagna in ogni manifestazione sportiva a cui partecipiamo.


Alle 13,00 viene dato il via alla gara, che si svolge su un percorso di 2,5 km. da compiere 2 volte per la prima frazione di corsa, un anello da 20 km. molto ondulato e con il fondo stradale parecchio sconnesso, per la frazione in bicicletta e un altro giro da 2,5 km. per la frazione finale di corsa, con l’arrivo al di la del ponte.

È stata per tutti una gara molto impegnativa, siamo ad inizio stagione e la preparazione non è ancora al meglio e la gara è stata caratterizzata da un forte vento, molto freddo, che però non ci ha fermati.


Grande esordio di Daniele Bortoli, il più giovane del gruppo, categoria M1 che dopo una partenza prudente nella corsa, completata in 26:01, in bici ha innestato il turbo, girando in 39:45 e chiudendo la frazione finale, dove ha dato il meglio, in 14:21 e finendo veramente molto bene con un tempo totale di 01:20:08.

Ottima gara anche per Roberto Ripani, il più esperto del gruppo, categoria M3, che ha corso con buoni ritmi, 26:42 la prima frazione, 14:11 la veloce seconda, e girato bene anche con la bicicletta in 45:48, chiudendo la sua prova in  01:26:42.

Angelo Gualtieri, categoria M3, alla sua seconda esperienza nel duathlon, ha dato il meglio di sé, pur provenendo da un periodo di preparazione condizionata da qualche leggero infortunio. I suoi tempi sono stati di 30:33 nei 5 km.di corsa iniziali, 48:12 sul tracciato di 20 km. in bicicletta e di 16:17 nell’ultimo sforzo di corsa, che gli hanno permesso di chiudere la sua prova in 01:35:02.

Io sono molto soddisfatto, nonostante la catena saltata in bicicletta che mi ha fatto perdere del tempo prezioso, ho migliorato il mio tempo di 8 minuti e ho messo in campo capacità da meccanico esperto. 
In coda alla corsa, la macchina scopa e l’ambulanza mi conoscono e mi trattano come la mascotte, anche se quest’anno ho lasciato l’ultima posizione della corsa ad alcune concorrenti femmine. 

La mia gara in categoria M5 mi ha visto correre in 35:27 la prima frazione di corsa, in 54:25 la bici nonostante il pit stop forzato e 20:28 la parte finale, dove ho ritrovato Roberto, il mio angelo custode, che, come lo scorso anno, mi ha aspettato per accompagnarmi e incitarmi nel tratto più impegnativo della mia gara, quando le forze e le gambe provano a non rispondere più. 

Ma anche quest’anno ho raggiunto il fatidico ponte dove è posto l’arrivo, lo attraverso con le braccia al cielo e il sorriso sulle labbra, immortalato in una foto dove sembra che, sia io che Daniele voliamo, nel blu dipinto di blu.

Il freddo e buio inverno, che per noi sportivi con il Parkinson, è complesso da affrontare allenandosi, è finalmente finito e la stagione delle gare è iniziata.

Un altro anno è passato, e la compagnia di Mr.P si fa sentire, ogni giorno un po’ di più, ma noi siamo anche più ostinati di lui e non molliamo un attimo.

Perché noi siamo PARKINSONAUTI ALLA RISCOSSA e lui NON CI FERMERÀ


Bravo Marco, bravi ragazzi avete dato il via alla lunga stagione sportiva del PARKINSONAUTI TEAM, le prossime date che vi racconteremo le abbiamo appena vissute e altre le vivremo a seguire.

Domenica 27 marzo abbiamo partecipato in 2 alla Maratona di Roma e in 3+1 alla staffetta, mentre altri 8 compagni di squadra pedalavano sulle strade del “Fiandre Varesino”

Il primo weekend di Aprile ci aspetta a Desenzano la Colnago Cyling Festival, una granfondo che inaugura la collaborazione appena nata tra PARKINSON&SPORT e ACSI.

Il 10 Aprile saremo a Crema a correre e camminare sulle strade della Run For Parkinson, una 5 e 10 km. che apre la settimana del World Parkinson Day, la giornata mondiale del Parkinson che ha luogo ogni anno l’11 Aprile.

In evidenza

Da Parkinsoniana a Parkinsonauta. La storia della ragazza che sognava il “Bulli”

È tutto un equilibrio sopra la follia

Saper raccontare una storia in poche righe e con delle immagini, non è da tutti, tanti ci provano tra Instagram e Facebook, ma pochi riescono a colpire nel segno. Inoltre, se si tratta di raccontare qualcosa di spiacevole e doloroso, lontano da vacanze luccicanti e vite da miliardari, la sfida e ancora più ardua, lo scroll è immediato.

Ma lei ha quel tocco in più, le viene semplice e le piace. Scatta, scrive e pubblica.

Stonebalancing

Quando l’ho notata era nascosta dentro un account che conteneva il nome Parkinson, dietro quel nome forse stava nascondendo anche le sue paure.

Dal giorno della diagnosi del Parkinson, i suoi occhi, di ragazza che sognava il Bulli, il furgoncino Volkswagen e di quello che quell’immagine rappresenta, libertà, gioia di vivere e giovinezza, si erano spenti.

Ma picchiava forte sul guscio, per romperlo da dentro. Voleva aprire un foro per far entrare luce e aria, sentiva che starsene li in compagnia di timori e pensieri scuri non la stava aiutando, si stava preparando a rifiorire.

La paura del futuro l’aveva portata ad anticiparlo, stava utilizzando i suoi pensieri nel modo peggiore possibile. Senza saperlo stava mettendo in atto una tecnica di anticipazione mentale che, quando utilizzata correttamente, dà risultati importanti.

Lei li stava ottenendo ma non ne riceveva il beneficio, al contrario, immaginando e preoccupandosi del futuro, stava sprofondando in un vortice di depressione, paura, solitudine e disagio.

Nel giro di poco tempo, la nostra ragazza del mondo, nata qua, vissuta là, trasferita giù e sposata su, camminava aiutandosi con un deambulatore, che chiamava Harry. Tanto più si appoggiava a lui, tanto più lasciava un po’ di sé per strada.

Inconsapevolmente stava aprendo la porta alla sua subdola malattia, il Parkinson, che sfrutta ogni debolezza per occupare spazio dentro di noi, per fermarci, per provare a fare a pezzi la nostra vita e quella delle nostre famiglie.

Ma qualcosa bruciava dentro, un fuoco che non si spegneva mai, anzi diventava un incendio. Un’energia che nemmeno lei aveva mai creduto di avere.

La sua famiglia, i suoi figli, continuavano a sostenerla con iniezioni d’amore.

Samantha con la sorella

Lei sentiva che poteva e doveva rimettere insieme i pezzi, aveva bisogno di un segnale, una mano da afferrare, cercava la strada, nuova luce per i suoi occhi, nuova linfa per i suoi rami.

Finché un giorno è successo qualcosa, l’aria era cambiata sentiva di nuovo il profumo di primavera. L’inverno stava finendo, la sua ricerca stava dando i frutti, qualcuno là fuori aveva risposto al suo grido d’aiuto. All’inizio un amico con il Parkinson e la passione per la montagna, poi un altro e un altro ancora, non era più sola.

Ecco allora la ragazza innamorata della libertà che sognava di viaggiare, rialzare gli occhi, la testa, la schiena e il busto. Lasciato in un angolo Harry, ricomincia a camminare da sola, al sole dell’Italia scalda il cuore e il motore e poi fa una scelta, un viaggio di rinascita, il cammino di Santiago.

Da allora non si è più fermata, sogna, ama, si pone obiettivi e si muove per raggiungerli, la nostra amica, ormai lo avrete capito, si chiama Samantha, ha abbracciato la sua nuova vita.

Seduta davanti al mare, con le mani ferme e precise, mette insieme i suoi sassi, ha imparato che basta anche solo un piccolo punto d’appoggio, per ritrovare l’equilibrio, per costruire una nuova meravigliosa scultura, una nuova vita.

Anche se non lo ha pensato quel nome, lei lo rappresenta. Per questo, quando ho capito che era il momento di smontare l’idea che il PARKINSONAUTA fosse un campione dello sport, le ho chiesto di esprimere il suo modo di vivere da PARKINSONAUTA, per lasciare che attraverso le sue parole possiate, se vi piace, sentirvi tutti cosi, semplicemente vivi.

Essere Parkinsonauta

Chi sono e cosa fanno i Parkinsonauti?
Per rispondere a queste domande ho scritto questo, a quattro mani con un amico Parkinsonauta.

Parkinsonauta, delle prime lettere conosciamo bene il significato, ma aggiungendo la desinenza “nauta” ecco che le cose cambiano, e non di poco! Nauta significa viaggiatore, navigatore.

Il Parkinsonauta, pur conscio delle difficoltà che la “sfiga” può riservargli, da buon navigatore, affronta le tempeste che incontra  nel suo viaggio, con coraggio e determinazione, trasformando la sfiga in sfida.
Lui sa che la vita è come un viaggio in barca.

Per raggiungere il porto dove si può star bene, bisogna saper navigare quando il vento è a favore, ma anche quando è forte, contrario, e ti colpisce in faccia con Ie sue onde.

Ed è proprio allora che il Parkinsonauta non deve rimanere fermo. 
Lui tiene il timone e naviga verso la sua destinazione, seguendo la rotta che ha tracciato.


Giorno per giorno sogna, fa progetti e costruisce le sue giornate con tanti piccoli mattoni, che sono le sue passioni, le sue abitudini, la sua vita.

Dunque nuota, pedala e corre, oppure cammina, fa trekking e nordic walking. 


Il Parkinsonauta cerca la luce all’aria aperta, ama pescare, organizza serate culinarie e musicali, canta, balla, costruisce sorprendenti sculture di sassi con lo stonebalancing, e scrive poesie, pittura o suona uno strumento. 

Fa tutto questo, e lo fa stando sempre in movimento, perché sa che il movimento rappresenta la sua cura. Il Parkinsonauta ama scoprire, sfidare, conquistare, sognare.

Si muove alla ricerca dell’appagamento della propria anima, perché ama la vita. 
Ecco, questa è la definizione giusta per me dell’essere Parkinsonauta.

Ora vorrei raccontarvi che cosa ha cambiato nella mia vita il sentirmi Parkinsonauta

Quando leggo i racconti che scrivevo prima, sento che oggi ho ritrovato la speranza, che ho vinto tante paure e soprattutto che non mi sento più sola. 


Tutto questo è successo quando ho ricominciato a muovermi verso qualcosa. Quando ho deciso che non mi sarei fatta fermare, proprio come dice il nostro motto “Non ci fermerai” mi sono messa “In movimento verso la cura” che arriverà, ci crediamo e la stiamo tutti aspettando.

Ma la cosa più bella che mi ha regalato essere Parkinsonauta sono gli altri, le persone, gli amici che navigano insieme a me. 
Tutte le volte quando urliamo “chi siamo noi…Parkinsonauti” sento dentro di me accendersi l’energia, la grinta e la forza. 

Siamo tutti diversi, ognuno con le sue sfumature e i suoi colori , che io amo paragonare ai gelati.
Ma proprio perché siamo così diversi, navigare insieme a loro mi ha fatto scoprire nuove passioni, colori e gusti di questo viaggio chiamato vita.

E so bene che sono io al timone della mia vita, ma viaggiare insieme a loro ha alleggerito il peso del convivere con la malattia, che invece di dividerci ed allontanarci, ci unisce. 

E adesso urliamo insieme “chi siamo noi?
Un abbraccio a tutti da me, Samantha

Ora Samantha è una colonna portante del nostro gruppo, che ora ha tutte le caratteristiche per essere chiamato “MOVIMENTO”. Lavora ogni giorno dentro l’Associazione con generosità e impegno, anche se si trova in Olanda.

A volte sbatte contro giornate difficili, chi non le ha? Ma poi, si guarda allo specchio e vede la farfalla che ha saputo rompere il bozzolo per riprendere a volare.

Si guarda, allarga le braccia con le mani aperte, e ora sente tante altre mani che stringono le sue. Allora sorride e canta e balla e sogna e fa progetti, perchè è una Parkinsonauta e sa che non sarà mai più sola.

Scrivici anche tu la tua storia a info@parkinsonsport.com

In evidenza

CREDI IN TE, CERCA LA SOLUZIONE E AGISCI!

Per raggiungere un obiettivo, portare a termine un progetto e ottenere un risultato, passiamo attraverso varie fasi: L’idea, il piano d’azione, il lavoro per realizzarlo e il traguardo finale.

Può succedere che, durante il percorso, ci siano momenti di difficoltà, durante i quali nasce il timore di non farcela.

In quel momento, se lasciamo spazio alle preoccupazioni e alle paure, l’energia e la determinazione possono venir meno e rischiamo di rinunciare.

Le armi migliori che possiamo mettere in campo allora, le dobbiamo trovare dentro di noi.

Cercando nella storia della nostra vita, i momenti in cui siamo stati in grado di affrontare esperienze di vita sfidanti, per ritrovare l’energia e le soluzioni che ci hanno già permesso di dare il meglio per superarle.

La nuova sfida

Il 2 novembre, a Udine, con il gruppo di atleti Ambassador dello Sleepdifferentteam, abbiamo iniziato la preparazione per la maratona di Roma.

Una nuova sfida, che ho accettato con entusiasmo, dopo la soddisfazione del Mezzo Ironman completato a settembre.

La mia ultima maratona era stata a New York nel 2019, preparata e corsa con il solo obiettivo di vivere quella fantastica atmosfera e chiusa in 5 ore e mezza circa.

Qual’e l’Obiettivo

Dopo la visita alla Manifattura Falomo, l’azienda di Udine produttrice di materassi, che insieme a Marco Tucci, ha dato vita al progetto. Durante il breafing conoscitivo, il nostro coach Marco, ha chiesto di scrivere qual’era il nostro obiettivo e la motivazione che ci spingeva a raggiungerlo.

Io scrissi che l’obiettivo, ora che ho 60 anni e a 5 anni dalla diagnosi della malattia di Parkinson, era correre i 42 km. della maratona entro le 5 ore.

La motivazione

Tornare a sentirmi capace di farlo, per dimostrare a me stesso che continuare a fare tanto sport rallenta l’avanzare della malattia.

Che allenandomi costantemente avrei potuto tornare a migliorare le mie prestazioni, invertendo il presupposto degenerativo e mantenendo un buon livello di benessere.

Ora si fa sul serio

Sono passati 3 mesi da allora, ora siamo alla fase più impegnativa della preparazione, mancano 6 settimane e ogni settimana dovremo correre, oltre 50 km. con i lunghi della domenica che arriveranno fino a 34 km. 

Preoccupazione o analisi?

Domenica 06 febbraio, il programma prevedeva di correre 28 km. una distanza che non correvo da oltre 2 anni.

Nei giorni precedenti, ho pensato più volte a come sarebbe stata, al percorso, alla fatica e a come sarebbe stata correre tutto quel tempo da solo.

Sapevo che sarebbe stata una dura prova, ma non ho mai pensato di non farcela, ho sempre creduto in me, e mi sono preparato mentalmente per completare la distanza.

Nelle ore precedenti l’allenamento, ho nutrito i miei pensieri rivivendo esperienze positive del passato, ho immaginato e impostato il percorso per avere dei riferimenti spazio temporali.

Cibo, acqua e aria.

Ho impostato una strategia per nutrirmi ed idratarmi adeguata allo sforzo, il motore non può girare senza carburante.

Ho seguito una routine di risveglio e approccio alla partenza, rodata, conosco le mie abitudini e le necessità del mio corpo, ho eseguito esercizi di respirazione e rispettato dei tempi adatti all’assunzione e assorbimento dei farmaci.

Non ci fermerai!

Il buon risultato ottenuto nella sessione di allenamento di oggi, mi da tranquillità per le prossime, che saranno ancora più impegnative.

Tutte le strade portano a Roma, anche quella che sto percorrendo, che mi porterà a vederla e viverla da un punto di vista totalmente nuovo, unico ed affascinante, correndoci una maratona.

Dopo l’emozionante arrivo in bicicletta in Piazza S.Pietro, con il saluto del Papa del settembre 2020, il prossimo sarà di corsa, in Via dei Fori Imperiali, chissà chi troveremo a riceverci?

Mi vedo già, sotto il traguardo con le braccia alzate, ad urlare “NON CI FERMERAI”

In evidenza

I Parkinsonauti ai Parkinsongames. Perché non vieni anche tu?

Il 2022 sarà un anno di sport senza confini. Ad Agosto rappresenteremo l’Italia ai Parkinsongames olandesi di Eindhoven, una manifestazione Internazionale, dedicata e pensata per le persone con Parkinson, da Ruud Overes di Parkinson2beat.

Perchè non vieni con noi, hai tutto il tempo per prepararti.

Inizia subito ad allenarti, nuotando, pedalando e correndo, ma anche facendo Nordic walking, giocando a calcio o pallacanestro, tennis o ping pong, badminton o golf, boxe senza contatto, ci sono oltre 20 specialità tra le quali puoi scegliere la tua preferita.

Parkinsonauti dal mondo

Vieni a divertirti giocando e confrontandoti con amici PARKINSONAUTI provenienti da tutto il mondo. Non è necessario essere un campione, basta la voglia di stare insieme facendo sport.

Sei un caregiver? Ci sono eventi e gare anche per te che vieni per accompagnare un familiare, o anche solo a fare il tifo per noi.

l’Italia ai Parkinsongames

Nella nostra pagina web dedicata ai Parkinsongames, https://parkinsongames.it/2022, puoi trovare le informazioni generali e un modulo da compilare per avere maggiori informazioni.

Per entrare a far parte della delegazione italiana, inviaci la richiesta specificando a quali specialità sportive sei interessato.

Non appena avremo i costi di partecipazione e il programma aggiornato delle gare, con orari e regole di gioco, sarai ricontattato e ti sarà inviato il modulo di iscrizione per scegliere la tua specialità sportiva preferita.

I sogni si avverano

Siamo al termine di un anno che ci ha visto raggiungere, insieme, grandi traguardi individuali e di squadra. Siamo cresciuti come gruppo, ci sentiamo sempre più forti e insieme siamo pronti ad affrontare nuove sfide, siamo divenuti un vero Team.

Un altro sogno si è avverato, il PARKINSONAUTI TEAM ora è una realtà.

Il meglio deve ancora venire

Spinti da questa consapevolezza, dopo un 2021, dove abbiamo aggregato tanti nuovi amici sportivi con la malattia di Parkinson. Tanti ne vogliamo trovare ancora, nel nuovo anno che ci avviamo ad iniziare, che sarà ancora più denso di entusiasmanti appuntamenti da vivere insieme.

Progetto MOve-ON

È ai blocchi di partenza una collaborazione, di cui siamo molto orgogliosi, che nasce e si sviluppa nell’ambito medico scientifico specializzato della Fondazione Casimiro Mondino, l’Istituto Neurologico Nazionale a Carattere Scientifico di Pavia, una struttura ospedaliera riconosciuta a livello Nazionale ed Internazionale, in collaborazione con l’Associazione Parkinson&Sport.

Abbiamo steso una prima bozza su cui stiamo lavorando per dare inizio all’attività al più presto. I presupposti sono molto ambiziosi e l’attività sarà connessa alla promozione e allo studio dei benefici del movimento, dell’attività motoria e dello sport, nei pazienti con la malattia di Parkinson.

Il programma sport del 2022

Roma – domenica 27 marzo “MARATONA DI ROMA” 42,195 km. da solo o in staffetta, in squadre composte da 4 atleti.

Verona – domenica 1 maggio “MEZZA MARATONA DI VERONA ROMEO & JULIET”, 21,097 km. o 10 km. competitiva e non competitiva.

Nuoto, bici e corsa

Vivremo insieme la primavera e l’estate delle GRANFONDO IN BICICLETTA, del TRIATHLON e delle TRAVERSATE A NUOTO con ciclisti, triathleti e nuotatori.

Nel calendario (provvisorio) delle gare di triathlon, quest’anno abbiamo inserito:

CAMP. ITALIANO TRIATHLON SPRINT – ITALIAN PARATRIATHLON SERIES – MARINA DI MASSA – 04 giugno

TRIATHLON OLIMPICO INTERNAZIONALE – BARDOLINO DEL GARDA – 11 giugno

LEDROMAN TRIATHLON SPRINT – PIEVE DI LEDRO – 10 luglio

CAMP. ITALIANO TRIATHLON SPRINT – ITALIAN PARATRIATHLON SERIES – CIVITANOVA MARCHE -04 settembre

Nel 2022, continua la nostra collaborazione con gli amici di SPECIALIZED, che ci supportano dal primo anno e con FOLLOW YOUR PASSION, con cui abbiamo già partecipato alla Mezza Maratona di Milano nel 2018 e alla Ganten 12 ore di Monza del 2019, la suggestiva gara in bicicletta, che si svolge in 12 ore quasi tutte in notturna, sul circuito di Formula 1.

Nel nostro calendario delle gare in bicicletta quest’anno abbiamo inserito:

COLNAGO CYCLING FESTIVAL -03 aprile 2022 BRA BRA SPECIALIZED – FENIX GRAND PRIX – 24 aprile 2022
GANTEN LA MONTBLANC – 12 giugno 2022
GRANFONDO SESTRIERE – 26 giugno 2022
TRE VALLI VARESINE – EOLO – 2 ottobre GANTEN MONZA 12 ORE Cycling Marathon 2020

Bike riding e Parkinsongames

Il culmine della stagione sportiva sarà a luglio e agosto, con la 3° BIKE RIDING FOR PARKINSON, che quest’anno da ITALY diventerà EUROPE e i PARKINSONGAMES di Eindhoven ad Agosto.

Nella nostra pagina web dedicata ai Parkinsongames, https://parkinsongames.it/2022, puoi trovare le informazioni generali e un modulo da compilare per avere maggiori informazioni.

Per entrare a far parte della delegazione italiana, inviaci la richiesta specificando a quali specialità sportive sei interessato. Non appena avremo i costi di partecipazione e il programma aggiornato delle gare, con orari e regole di gioco, sarai ricontattato e ti sarà inviato il modulo di iscrizione per scegliere la tua specialità sportiva preferita.

25 Parkinsonauti in bicicletta

La trasferta in Olanda dei ciclisti, sarà composta da 2 fasi: “ASPETTANDO la BIKE RIDING FOR PARKINSON EUROPE 2022”, e “BIKE RIDING FOR PARKINSON EUROPE 2022“.

L’insieme delle due fasi, si preannuncia un avventura molto sfidante, sia per quanto riguarda i tempi, 17 giorni, l’impegno fisico, che richiederà una preparazione mirata ed intensa, e i costi, al momento non ancora coperti dagli sponsor.

Aspettando la Bike Riding

Un gruppo di ciclisti del nostro team, ha buttato sul piatto l’idea di aggiungere, alla terza ed ultima tappa del progetto BIKE RIDING FOR PARKINSON ITALY , un esperienza, in bici da corsa, ancora più importante ed impegnativa.

La proposta è una nuova sfida, con il sapore dell’impresa sportiva, che si chiamerà “ASPETTANDO la BIKE RIDING FOR PARKINSON EUROPE 2022”. 

Oltre i confini, su e giù dalle Alpi

Più che un viaggio, questa sarà una corsa in bicicletta da strada o gravel. I costi saranno a carico dei partecipanti.

La nuova sfida è lanciata, la preparazione necessaria per farsi trovare pronti all’appuntamento sarà intensa e continua.

Il numero massimo di partecipanti sarà di 10, le tappe di 120-130 Km al giorno, che dovranno essere portate a termine nell’arco della mattinata, per 7 giorni con un altimetria totale di 6000 m.

La media oraria auspicata sarà di 25 km. In appoggio avremo il camper di un amico.

Dall’Italia al Lussemburgo

Ritrovo a BERGAMO sabato 23-07, partenza domenica 24, arrivo a CITTÀ DI LUSSEMBURGO sabato 30-07.

Bergamo alta

Qui, il gruppo dei 10, troverà il resto della squadra composto dagli altri 15 ad aspettarli, per muoversi insieme e dar vita alla terza e ultima tappa del progetto BIKE RIDING FOR PARKINSON ITALY” nato nel 2020.

“Bike riding for Parkinson Italy 2022”

La seconda parte, la BIKE RIDING FOR PARKINSON EUROPE, come negli scorsi anni, sarà più accessibile, vedrà un numero massimo di 25 partecipanti, e prenderà il via dalla città di Lussemburgo, con ritrovo sabato 30-07.

Il percorso a cui stiamo lavorando, prevede la partenza domenica 31-07 e l’arrivo giovedì 04-08 ad Eindhoven, per un totale di 330 Km circa, da percorrere in 5 tappe da 65 – 70 km. circa al giorno.

Il traguardo che raggiungeremo sarà ancora più simbolico di quello che potevamo sperare, la partecipazione, come delegazione italiana, alla prima edizione internazionale dei PARKINSONGAMES.

Il Parkinsonauti Team ad Eindhoven

In questa città dei Paesi Bassi, da giovedì 04-08 a sabato 06-08, tutti gli atleti del PARKINSONAUTI TEAM iscritti alle gare, rappresenteranno L’ITALIA alla 1°edizione Internazionale dei PARKINSONGAMES.

Trovate le informazioni sulla manifestazione all’indirizzo http://parkinsongames.it/2022, le iscrizioni saranno aperte quando il programma delle gare sarà definito.

Dopo la cerimonia di chiusura di sabato e lo spegnimento della fiamma olimpica, la domenica 07 agosto, rientreremo in Italia.

Lassù sulle Dolomiti

Ma non finisce qui, dal 29 agosto al 3 settembre, con la nascita del gruppo del “NORDIC WALKING”, capitanato da Dario Bravin, si salirà ancora più in alto, è pronto il programma per un trekking tra i rifugi e le vette immacolate delle DOLOMITI

Ora tocca a te!

Diventa anche tu PARKINSONAUTA, dai inizio alla TRASFORMAZIONE DELLA SFIGA IN SFIDA, unisciti a noi e mettiti in MOVIMENTO VERSO LA CURA.

Non aspettare oltre, passa all’AZIONE, unisciti a noi ed entra a far parte della squadra, per urlare sempre più forte al Parkinson: NON CI FERMERAI!

In evidenza

2021. UN ANNO DA DIMENTICARE O DA RICORDARE?

Un altro anno è passato.

Il 2021 doveva essere l’anno di uscita dal covid. E invece, siamo alle prese con la quarta ondata. Ora che è finito vorremmo dimenticarlo più in fretta possibile.

Ma per noi è stato un altro anno di importanti iniziative targate Parkinson&Sport.

Abbiamo raggiunto grandi traguardi individuali e di squadra. Siamo cresciuti come gruppo, ci sentiamo sempre più forti e insieme siamo pronti ad affrontare nuove sfide, siamo divenuti un vero Team.

I sogni si avverano

Un altro sogno si è avverato, il PARKINSONAUTI TEAM ora è una realtà. Possiamo contare su atleti che partecipano a manifestazioni di Endurance in tutte le specialità, triathlon, nuoto, bicicletta e corsa.

Attività sportiva costante

L’attività sportiva, come potete leggere nella prima e seconda parte dell’ articolo che ho pubblicato a febbraio dello scorso anno, è fondamentale per rallentare l’avanzare dei sintomi della malattia di Parkinson.

Altrettanto importante è la programmazione della preparazione fisica. Fare sport costantemente, insieme all’assunzione dei farmaci prescritti dal nostro neurologo, è la miglior terapia che possiamo mettere in atto.

Obiettivi ben formati

Porsi degli obiettivi chiari e ambiziosi a lungo termine, è il il modo migliore per motivarci e rimanere determinati e costanti, per uscire ad allenarci tutto l’anno, in tutte le condizioni climatiche, anche le più avverse.

Per fare sport ogni giorno, se non vogliamo incappare in qualche infortunio, che ci farebbe più male che bene, è necessario un approccio da atleti, per questo noi nel 2021 abbiamo lavorato così.

La preparazione dei programmi sportivi

L’attività è iniziata presto: nel mese di febbraio, quando ancora non avevamo nessuna certezza su come sarebbe stata la stagione sportiva agonistica, con l’emergenza Covid in atto, ci siamo trovati a Palazzolo sull’Oglio, nella palestra “AS2O – ANIMA SPORTIVA ALLO STATO PURO”, in oltre 20 PARKINSONAUTI.

Qui il nostro coach Alberto Schivardi ci ha sottoposto ad un test di valutazione funzionale, per definire una base di partenza necessaria a stilare per ognuno un programma di preparazione, dedicato e specifico rispetto agli obiettivi individuali e di gruppo.

Nello stesso weekend, anche il Dott. Ferrigno Luigi, Biologo Nutrizionista, ci ha visitato per preparare per ognuno un programma alimentare dedicato.

Triathlon e Paratriathlon

All’inizio di questa bellissima avventura ero solo sulla linea di partenza delle gare di triathlon, quest’anno abbiamo partecipato in 3 alla 1°tappa del circuito “IPS ITALIAN PARATRIATHLON SERIES PARATRIATHLON” organizzato dalla FITRI e in 4 alla 3° tappa, quella di Civitanova.

La rappresentativa del Parkinsonauti Team ora si è allargata, oltre a me ci sono stati i debutti dei nuovi triathleti Marco Ramelli e Angelo Gualtieri e il ritorno alle gare di Stefano Ruaro.

La stagione del triathlon ci ha visto presenti al DEEJAYTRI, puoi leggere qui il racconto della gara, alla 1° Edizione del “Triathlon sprint città di Crema, Trofeo Piero Bernasconi”, al “Triathlon sprint città di Brescia”, all’Ironman 70.3 di Cervia, puoi leggere qui il racconto della preparazione e qui quello della gara, al “Triathlon sprint Trio Series” di Desenzano del Garda e al “Mondello Cup Triathlon Sprint” di Palermo.

Bike riding for Parkinson Italy 2021

L’iniziativa sportiva più importante dell’anno è stata anche quest’anno il viaggio dei 25 PARKINSONAUTI IN BICICLETTA, la seconda tappa del progetto “BIKE RIDING FOR PARKINSON” che ci ha visto attraversare l’Italia da est a ovest sulla Ciclovia Vento da TORINO a VENEZIA. (clicca sui titoli in azzurro per leggere i 3 articoli che raccontano del nostro viaggio)

Le traversate a nuoto

A settembre, i Parkinsonauti, Mariagrazia Pastori, Cecilia Ferrari, Angelo Gualtieri e Donato Vaira, insieme ad un nutrito gruppo di altri pazienti Parkinson, hanno partecipato alla 3° edizione della “Swim for Parkinson” la traversata dello stretto di Messina a nuoto.

Un esperienza fantastica, organizzata da Cecilia Ferrari in collaborazione con Limpe Dismov, a cui ho avuto la fortuna di prendere parte nell’edizione del 2019.

La corsa

Anche la squadra dei runners quest’anno ha avuto un atleta impegnato in gara. Stefano Rossi ha preso parte, portandole brillantemente a termine, a ben 3 Mezze Maratone: Cremona, Riva del Garda e Milano.

Altri Parkinsonauti si stanno preparando per essere pronti, nel 2022 a scendere in campo anche in questa specialità.

Il finale di stagione in bicicletta

La prima partecipazione ad una Granfondo in bicicletta della storia del PARKINSONAUTI TEAM, è stato anche l’ultimo appuntamento di squadra di quest’anno.

Il 2 Ottobre, io e altri 3 Parkinsonauti, con 5 amici abbiamo preso parte alla “Granfondo Tre Valli Varesine”, puoi trovare qui il racconto del weekend.

World Parkinson Day

Oltre all’attività sportiva quest’anno ci siamo impegnati molto anche nell’attività associativa. Nei primi mesi dell’anno abbiamo lavorato alla realizzazione del “WORLD PARKINSON DAY”.

Un evento che abbiamo trasmesso in Tv sul canale 810 del bouquet di Sky e in diretta online su facebook e youtube.

Due ore di programma, interamente tradotto anche in lingua inglese, con interviste di neurologi, personaggi del mondo associativo e dello sport, con cui abbiamo trattato argomenti riguardanti l’importanza dell’attività sportiva per combattere i sintomi del Parkinson.

Di come la tecnologia, attraverso le piattaforme di videoconferenza, ci ha permesso anche durante il Lockdown, di entrare nelle case delle famiglie con Parkinson, per fornire un servizio di teleriabilitazione domiciliare.

Delle iniziative di alcune delle più importanti Associazioni sul territorio nazionale.

Alla fine delle interviste era andato in onda il docufilm “NON CI FERMERAI” che racconta della “Bike riding for Parkinson Italy 2020”

Incontriamoci per Condividere

Nel weekend del 21-22 Novembre abbiamo organizzato un incontro in Franciacorta, presso la cooperativa Clarabella di Cortefranca in provincia di Brescia.

Nella giornata di sabato, insieme a circa 50 persone tra Parkinsonauti nuovi ed esperti, con i loro familiari, ci siamo confrontati sulle esperienze sportive ed associative del 2021, e gettato uno sguardo sugli obiettivi futuri.

Attività motoria e sport

È intervenuto il Dr. Alberto Schivardi, triathleta ed Ironman, laureato in Scienze Motorie, che è anche il nostro preparatore atletico dall’inizio della nostra storia.

Nella sua presentazione ha ribadito l’importanza dell’attività motoria e dello sport, definendo chiaramente la differenza tra le due. A seguire durante la mattinata, nella mia presentazione, abbiamo ripercorso la nostra storia, i momenti più importanti dell’anno passato insieme, e iniziato a preparare i programmi del prossimo.

Il cerchio della condivisione

La giornata è proseguita, dopo un pranzo conviviale, con il “Cerchio della Condivisione”. Un lavoro molto emozionante, durato l’intero pomeriggio, curato dal Creative Strategist e nostro amico Maurilio Brini, che ci ha permesso di conoscerci ancora meglio, e di creare nuove sinergie per andare verso le nuove sfide più uniti e forti.

La sera, durante la squisita cena, in una sala riservata esclusivamente alla nostra “Family”, abbiamo continuato i racconti delle nostre storie.Il weekend è terminato la domenica mattina sulle rive del lago d’Iseo, con una sana camminata per qualcuno, una corsa per altri, e uno spuntino all’aperto sul lungolago di Sarnico.

Il meglio deve ancora venire

Spinti da questa consapevolezza, ci avviamo ad iniziare un nuovo anno, ancora più denso di entusiasmanti appuntamenti da vivere insieme.

Continuiamo a muoverci per TRASFORMARE LA SFIGA IN SFIDA, accettarla è il nostro modo per tenere il focus acceso su ciò che da PARKINSONAUTI possiamo fare ogni giorno.

L’urlo che ci guida verso il giorno in cui AVREMO LA CURA, è sempre quello: “NON CI FERMERAI”!

Unisciti a noi, INSIEME andremo molto PIÙ FORTE e PIÙ LONTANO.

In evidenza

Nella calza della Befana, 60 anni e tanti ricordi.

Oggi era la giornata della “Befana Happyrun”, la corsa/camminata a scopo benefico organizzata da Vivi Palazzolo – AssComm San Fedele di Palazzolo in collaborazione con AS2O e Parkinson&Sport, cancellata a causa della pandemia

Così come è successo nel 2019, quando nacque la prima edizione, anche quest’anno la gara sarebbe stata in concomitanza con il mio compleanno e il ricavato, sarebbe andato alla associazione Parkinson&Sport che ho fondato e presiedo dal 2018.

Annullata!

Purtroppo, come sta capitando per tante altre manifestazioni, si è ritenuto prudentemente di annullarla.

È così sfumata la fortunata coincidenza che mi avrebbe permesso di avere vicino a me tanti amici, arrivati nella mia amata Città per partecipare alla manifestazione. 

Con loro avevo immaginato di festeggiare la giornata del mio 60º compleanno, che al contrario, purtroppo, non è stato rimandato al prossimo anno.

Brindisi ai ricordi.

Mi ero immaginato di brindare insieme in una piazza in festa, con un po’ di musica e qualche minuto a disposizione per raccontare dei ricordi dei miei sessant’anni vissuti a Palazzolo, tanti dei quali molto legati proprio a Piazza Roma, dove la manifestazione doveva avere luogo.

Mi spiace che non sarà cosi, ma non voglio ricordare i miei 60 anni con rabbia per ciò che non è stato. Noi tutti in questo periodo cosi sfidante, abbiamo imparato a essere felici apprezzando quello che possiamo avere. 

Perciò io voglio vivere comunque l’atmosfera della festa, immaginando di essere con voi stamattina in piazza Roma, a brindare, sorridente, mentre dopo avervi raccontato i miei ricordi, vi avrei abbracciato tutti, ringraziandovi per aver scelto di essere li con me a festeggiare facendomi gli auguri.

La mezzanotte in piazza

Il primo ricordo, visto il periodo, riguarda la vigilia di Natale, Piazza Roma era un appuntamento fisso. 

Ci si trovava tutti per gli auguri, prima e dopo la messa di mezzanotte, tra luci e albero, presepio e zampognari, fiaccolata dei canoisti sull’Oglio e alpini che distribuivano panettone e vin brulè, oppure per i più freddolosi a brindare nei bar pieni di gente.

Chierichetto con polpacci di ferro

La parrocchia di Santa Maria Assunta, la stessa dove per anni, da adolescente, infilavo tonaca e cotta e diventavo chierichetto, tra incenso, navicella, turibolo, campane, cero pasquale e la lettura della passione la domenica di Pasqua.

La Piazza era la terra di mezzo tra le discese e le salite dei rioni alti di Palazzolo.

Nel lungo periodo in bicicletta dell’adolescenza, per andare dal rione Mura ai rioni Riva o Calci, o si accettava di faticare, o la si evitava passando dal ponte ferroviario del Cividino, che chiamavamo passerella. Io porto ancora oggi i segni di quel periodo, sempre in 2 in bicicletta, i polpacci ipersviluppati.

Tutto girava li intorno

In piazza e dintorni erano concentrati, comune, ospedale, chiesa, scuole, pizzerie e bar, fermata dei mezzi pubblici e addirittura distributori di carburante.

Ricordo la domenica sera alla Pizzeria da Gianni, sotto i portici, dove poi per tanti anni c’è stata la pizzeria Tony, e ora c’e il Rocker’s Pub. Ci andavo con mio papà a prendere la pizza d’asporto, cotta nel forno elettrico dentro delle teglie di metallo di colore grigio/nero.

Ma in piazza c’era anche La Pizzeria Isola, in fondo al parcheggio davanti al comune, che allora era sterrato bianco, senza semaforo ne parchimetri.

Il ponte sul fiume Oglio

Si la Piazza per noi era tutta quell’area che si estendeva da via SS. Trinità, zona chiesa delle suore fino alla salita dell’Ospedale, dal bar Acli all’inizio del Lungo Oglio fino all’inizio delle salite, sotto la Torre del Popolo. 

L’unico ponte transitabile dalle auto e dalle moto, era il ponte romano. Il traffico nei 2 sensi era regolato da un semaforo interminabile, con 3 punti stop, uno in piazza sull’angolo del Bar Centrale, l’altro in via Garibaldi sull’angolo dell’attuale farmacia Cottinelli e un terzo sul lungo Oglio, vicino al Bar Acli.

Quello stesso ponte romano che, durante l’estate, diventa il trampolino per i tuffi nell’Oglio, un immagine che ogni volta che la vedo, mi riporta indietro di 50 anni. Ancora oggi, come noi allora, gruppi di ragazzi in costume da bagno, dal Kayak club, allora era la Rosta, scendono verso la piazza, a piedi nudi, per andare a lanciarsi nel fiume dal ponte o dalla passerella pedonale.

Partenze e migrazioni

In Piazza Roma, a 15 anni, scendevo a piedi la mattina alle 6,15 per prendere il pullman che mi portava a Bergamo prima e a Brescia poi, negli anni della scuola.

Nelle fredde e buie mattine d’inverno, al bar della Vedova c’era già chi sorseggiava un bicchiere di bianco o di grappa. Mentre nella panetteria a fianco, in vetrina, facevano capolino, dolci irresistibili, le Fiamme e le Chiavi di Violino al cioccolato.

Dai 14/15 anni in avanti ho vissuto gli spostamenti delle compagnie da un bar all’altro della Piazza. Dall’Acli di Gabriele, alla Speranza di Fausto, fino al Centrale di Mario e Angelo.

Insieme alle compagnie che migravano in massa, si spostavano anche i problemi di circolazione delle moto prima e delle macchine poi. Ricordo partenze e arrivi di massa, con parcheggi selvaggi nello spazio del distributore Agip proprio in centro alla piazza.

Santa Lucia

In piazza c’erano anche il negozio di giocattoli e di ottica della Ginetta Canevari, la mamma di Daniela Spada, la mia prima fidanzata, tra i 15 e i 20 anni. 

In quel negozio pieno di giocattoli all’inverosimile, ho ricordi di splendide vigilie di Santa Lucia. Passata ormai l’età in cui, per non farmi vedere, stavo nascosto dietro le tende ad aspettarla, il 12 dicembre aiutavo Daniela e le commesse, vendendo e impacchettando giocattoli fino a tarda ora.

Ci guadagnavamo la pizza tutti insieme e la mancia, in un atmosfera bellissima dove si mischiavano, la stanchezza e la soddisfazione per aver svuotato gli scaffali.

Al 28 e 29

Piazza Roma 28 per tanti anni è stato l’indirizzo della Paltours, l’agenzia di viaggi di mio fratello Marco e di Papà. Mentre il 29 lo era della Lineasorriso, il mio laboratorio Odontotecnico, dove spesso la sera lavoravo.

Fuori gli amici si ritrovavano al bar Centrale, a volte succedeva che venissero a farmi compagnia, altre a chiamarmi prima di partire per la serata.

Negli anni della Lineasorriso ho vissuto gli infiniti mesi di viabilità vietata per le varie, non mi ricordo nemmeno quante, ripavimentazioni di tutta la piazza. 

La prima volta

In piazza ho visto per la prima volta Carolina, che oggi è mia moglie e mamma di nostra figlia Benedetta. Da qualche tempo, tra noi ragazzi, si era sparsa la notizia di avvistamenti di una bellissima ragazza, che i girava per il paese in bicicletta con un cagnolino nel cestino della bici.

Un pomeriggio di un sabato d’estate del 1998 siamo in zona bar Centrale, da lontano noto una ragazza che pedala su una bicicletta scura, con uno yorkshire nel cestino. Capelli mossi dal vento, canottiera, spalle scoperte, abbronzatissima e con dei leggins a strisce bianche e nere, un vero schianto, ho ancora negli occhi il suo portamento fiero e sorridente.

Io c’ero

Ricordo i giorni dell’inondazione del 1992, quando il fiume Oglio aveva rotto gli argini tra la parrocchia e il ponte romano. Il fiume scorreva nel centro della Piazza, invadendo case e tutto ciò che trovava sulla sua strada, e tornava nel suo letto oltre il macello in via SS. Trinità.

Uno dei ricordi più recenti della mia vita in piazza Roma è proprio legato alla giornata della Befana HappyRun del 2019, trovate qui il racconto e qui tutte le foto della giornata.

E anche lui

Ricordo che era una fredda giornata di sole, scaldata dalla presenza de tanti amici, quando ancora abbracci e strette di mano erano il modo per creare vicinanza e contatto. E ricordo questa bellissima foto di mio padre Francesco nella sua amata Palazzolo.

Dal 2008 svolgo la mia attività di odontotecnico a Bergamo, in BV Lab, ospite di Stefano Bonacina, collega, grande imprenditore e buon amico. La sua Azienda, lo scorso anno ha compiuto 40 anni.

In Piazza Roma ora ci vengo raramente, ma ad ogni passaggio, guardandomi intorno, rivedo facce e momenti della mia vita. Immagini di ricordi per cui posso dirmi felice di essere nato e vissuto a Palazzolo e fortunato per essere qui oggi a raccontarlo, nel giorno del mio 60° compleanno, con tanti amici e tutta la mia famiglia intorno a me.

In evidenza

Spilu, l’uccellino che visse 3 volte.

Oggi vi racconto una storia diversa, ne’ sport, ne’ malattia di Parkinson.  

Una bella storia che parla di resilienza e rinascita, del nostro rapporto con la natura, del nostro bisogno di prenderci cura e di quanto questo può farci stare bene.

Non siamo soli, ci sono tante creature che ci insegnano che per cantare felici, bisogna lottare ogni giorno, e sono qui, vicino a noi. 

Questa è la storia di Spilu, un piccolo di merlo, che Zorro, il cagnolino che da un mese circa era entrato a far parte della famiglia, ha trovato una mattina di giugno in giardino.

Una storia che ha commosso molte persone, noi, gli amici, la rete. 

E che non dimenticheremo. 

Perché Spilu è il simbolo del nostro indomabile desiderio di libertà e di vita. 

Zorro e il nuovo gioco

Quella mattina, Zorro insisteva sotto una siepe girando e abbaiando, aveva trovato un nuovo gioco, ma stavolta non era un inanimato pupazzo di peluche, ma un essere vivente che lui scopriva per la prima volta, era un uccellino ed era terrorizzato.

Spilu era appena caduto dal nido, come primo impatto con il mondo, si trovava di fronte un essere nero e peloso, grande 10 volte lui, che invece di emettere dei suoni piacevoli, rassicuranti e imboccarlo, gli mostrava i denti abbaiando, mentre con la zampa tentava di colpirlo.

Salvo! la prima volta

L’abbiamo raccolto salvandogli la vita. 

Ora che si fa? Dove sarà il suo nido? Ci siamo domandati io e Carolina, mia moglie. 

Dove potremmo metterlo per proteggerlo da Zorro e permettere alla mamma di ritrovarlo, nella speranza che possa riportarlo nel nido e nutrirlo?

Il sorriso di Amazon prima della tempesta

Serviva una scatola, da lasciare in giardino, in un posto inaccessibile alla vivacità di Zorro, con bordi alti, Spilu spiccava piccoli voli tali da saltare fuori da una scatola per scarpe.

Il primo giorno era passato cosi, in uno scatolone con il simbolo di Amazon, con noi che provavamo a dargli dell’acqua e qualcosa da mangiare, senza successo. 

Nella notte un forte temporale aveva colpito il giardino e il rifugio di Spilu. 

La mattina al risveglio lo avevo trovato morto. Immobile, rigido e ancora tutto bagnato, ma prendendolo in mano avevo sentito un fremito nel suo corpicino spelacchiato, era ancora vivo e si poteva salvare.

Salvo! la seconda volta

Sono corso in casa per scaldarlo col phon, poco alla volta ha cominciato a muoversi e ad emettere un richiamo struggente, aveva fame sete e bisogno della sua mamma, ma era vivo. Per la seconda volta in 2 giorni la sua voglia di vivere, unita alla nostra di aiutarlo lo avevano salvato.

Lo scatolone era la scelta giusta ma doveva essere al riparo dalle intemperie, mentre pensavamo come fare, abbiamo cercato su internet delle istruzioni per sfamarlo e poco alla volta abbiamo imparato a dargli acqua e poco cibo, prosciutto cotto.

Ma serviva un posto e tanto amore.

Mio fratello Gil lo ha preso in custodia, gli ha voluto bene e ha cercato di restituirgli la sua vita. Da qui in poi il racconto è il suo.

Spilu, il più bell’uccellino del mondo

Si chiamava Spilucchio, e non era un bell’uccellino. Un po’ spiumato, testolina pelata. Gli occhi sporgenti, una zampetta danneggiata, la coda sghemba.

Ma non è passato giorno, da quell’11 di giugno, in cui non gli abbia sussurrato, tenendolo sulla mano e dandogli dei piccoli baci sulle penne, ciao uccellino, sei bellissimo, sei il più bell’uccellino del mondo.

Un povero uccellino caduto dal nido, solo al mondo, senza una mamma venuta a riprenderselo ha bisogno di tanto amore per sopravvivere. Lui ha avuto il mio. 

Caduto dal nido

‘Gil, vieni a vedere’. Mi chiama mio fratello Stefano, io scendo e dentro una scatola di cartone c’è un batuffolo grigio con il becco aperto puntato verso di noi. ‘L’ho trovato in giardino due giorni fa, l’ho lasciato lì, ma nessuna mamma si è fatta viva. Lo vuoi prendere tu?’

‘Che uccellino è?’ ‘Non lo so’. 

Io non sono uno di animali, ma l’ho preso subito. Quell’esserino spiumato che pigolava e voleva essere imboccato mi è entrato dritto nel cuore.

In scatola

L’ho messo sul terrazzo, in una scatola un po’ più grande. Dandogli da mangiare quello che avevo, briciole, chi lo sa. Arrivavo sopra il suo becco, lui apriva e cinguettava, tremando. Mangiava, e poi ne voleva ancora. Con una spugna gli davo l’acqua.

Andavo a vederlo ogni dieci minuti. Gli dicevo Ciao uccellino. Sei bellissimo. Tieni duro. 

Sal

Dopo due giorni sono andato al consorzio. ‘Ho un uccellino, non so come fare, non so cosa dargli da mangiare, non so dove metterlo’. Hanno chiamato al telefono Sal. Dalla sua voce si capiva un amore sconfinato per gli uccellini.

Mi ha chiesto una foto. ‘Sembrerebbe un piccolo di merlo. Se la mamma non è tornata, devi farlo crescere. Mettilo in una gabbietta, ricordati di dargli da bere e mangiare ogni mezz’ora, prendi il mangime allbirds. Più avanti vediamo come fare’.

Sono tornato a casa in moto con la gabbia fra le gambe, un sacco di mangime e un sorriso. Quando sono arrivato al cancello, lo sentivo già chiamare per il cibo. 

Convivenza

Da lì è cominciata la convivenza. I suoi fischi acuti al mattino, appena arrivava la luce. Il suo becco sempre aperto in attesa del cibo. Ho cominciato a chiamarlo Merlino, Woody, Pinguinetto. A farlo uscire un po’ dalla gabbia per saltellare in casa. A sussurrargli sei bello sei bellissimo sei il più bell’uccellino del mondo. A lui piaceva e mi rispondeva beccandomi piano. 

Sei un puzzone

Tutte queste smancerie erano poi invariabilmente interrotte da un urlo: cagoneee!!!!.

Il vero difetto degli uccellini è questo, continuo e incontrollabile. Anzi, secondo me un po’ fanno apposta. La fanno dappertutto, continuamente. Quando era in giro, lo dovevo inseguire con la carta igienica e la spugna.

Nella gabbia era un disastro, pulizie ogni mattina e ogni sera. Ma lui ci camminava dentro. Sei un puzzone, uccellino. Devi ammetterlo.

Quindi, ogni tanto, bisognava fargli il bagnetto. La prima volta non ne voleva sapere. Poi, è stato un cinema. Girava intorno alla vaschetta, ci saliva sopra, e poi il tuffo. Frullare di ali, acqua dappertutto, cinguettii felici.

Asciugarlo col phon era una delle cose che adorava. Si metteva lì, in posa, testa in su, occhi semichiusi, in estasi. Dopo era davvero un uccellino bellissimo. Lo annusavo, era profumato di buono.

Mangiare da solo

Sal, gli chiedevo mandando delle foto, ma è maschio è femmina? I maschi sono neri col becco giallo, le femmine marroni col becco grigio. Lui era a metà. ‘Secondo me è un maschio’. E perché è così spiumato? Perché deve fare la prima muta. E adesso cosa devo fare? Aspettare che impari a mangiare da solo.

Esperimenti quotidiani: fingo di dargli il mangime, e lo metto in terra. Lo guarda, poi alza il becco e mi guarda incazzato. Va avanti così per settimane. Finché un giorno, si mette lì, guarda bene il semino, gli gira intorno, e poi lo becca.

Mi guarda soddisfatto. Un altro?

Notti magiche

Da lì inizia un altro capitolo. Gli do il suo mangime, poi provo con foglie di insalata, pezzettini di mela, mandorle. Lui mangia tutto cinguettando. Non devo andare lì ogni mezzora. E’ un piccolo uccellino che sta diventando grande.

Sta sul terrazzo, guarda tutto, canta sempre. La sera lo libero in casa, saltella e becca per terra. Poi lo prendo, me lo metto sulla pancia, e guardiamo la televisione.

Lui gira un po’, mi sale sulla spalla e sta lì. Ogni tanto mi becca un orecchio. Se mi giro verso di lui, mi becca sulle labbra. Secondo me, è un piccolo bacio.

Gli europei di calcio e le olimpiadi le abbiamo visti insieme. 

Cras o no?

Il progetto è quello di liberarlo. I selvatici non si possono tenere, per legge. Se si trovano fuori dal nido, prima vanno lasciati lì, in attesa che venga la mamma. Se non viene, bisogna portarli a un CRAS, Centro Recupero Animali Selvatici.

Cosa che ho tentato di fare. Ma è lontano: in alta Valcamonica. E quando ho chiamato, quest’estate, erano molto impegnati, stavano accogliendo animali più importanti del piccolo Spilu.

Con Sal abbiamo deciso una strategia. Crescerlo finchè impara bene a volare. Mettere un anellino rosso su una zampetta, per riconoscerlo. Mettergli da mangiare e da bere di fuori. E, un bel giorno, aprire la finestra. 

Il canto

La mattina fischia. Quando mangia, cinguetta che quasi si ingozza. Sul terrazzo alterna diversi canti, il più bello è un gorgheggio che tira fuori ogni tanto. Per me è quando è felice.

La sera abbassa il volume, appena fa un po’ scuro. Mentre sta sulla mia spalla e pian piano chiude gli occhi, fa un tu-tu appena percettibile, per allenare le note basse.

Tutto questo periodo meraviglioso è stato il suo apprendistato alla vita di uccellino. 

Smart bird

Di giorno faccio smart working con lui. Mi tiene compagnia nelle riunioni su teams. Ma non sta fermo. Corre sul tavolo, mi attraversa la tastiera cento volte saltellando sui tasti, becca il mouse. Lo rovescia perché gli piace la luce rossa, tira i cavi, sposta le penne e butta in giro i fogli.

Quando sente qualcuno che parla si gira verso lo schermo e lo becca. Tutti quanti vogliono lo vogliono vedere. Lo prendo per metterlo davanti alla videocamera. Si fa guardare un secondo poi salta via. Prima però me la fa sulla mano. Uccellino snob. 

Beatles

In questo periodo sto studiando un pezzo dei Beatles, Blackbird. Guarda caso vuol dire merlo. Quando suono lui sta li, fermo, come ipnotizzato. A volte sale sulla tastiera e zampetta in mezzo alle dita.

Il testo dice: “Blackbird singing in the dead of night, take these broken wings and learn to fly“. Merlo che canti nel buio, anche se hai le ali spezzate, impara a volare. 

Lezione di canto

Lui cresce, pian piano. Nero con strane piume bianche qua e là, e con delle piccole ali che ogni tanto fa frullare. Per vivere là fuori deve fare tre cose: procurarsi il cibo, trovarsi un rifugio, scappare dai pericoli. Il volo serve a tutti tre. Quindi, occorre volare.

Lo prendo, e cerco di lanciarlo in salotto. Non ne vuole sapere. Mi becca furiosamente la mano, stringe le zampette, quando decolla cade giù. Fa un metro e sbatte contro qualcosa. O fa inversione a U e mi viene addosso. Dopo di che si infila sotto il divano e non si fa prendere. Ho capito la scuola di volo sarà complicata. 

Fuori da solo, salvo per la terza volta

A un certo punto ha cominciato a fare dei voletti, ho pensato che occorreva provare di fuori. C’è un grande giardino. Allora esco, apro delicatamente la gabbietta, lo prendo, lo metto sulla mano. Dopo due o tre voletti sghembi, appare un cane.

Lui lo sente, terrorizzato scappa via di corsa, lo rincorriamo ma si infila in una parte del giardino incolta, cespugli pieni di spine. E’ imprendibile. La sera torno lì, lo chiamo, niente. Passo una notte agitata. Mi metto sul balcone di vedetta.

E’ ancora troppo piccolo e indifeso per lasciarlo fuori. Ma sta fuori un altro giorno e un’altra notte. La mattina dopo, è nel mio giardino.

Salvo! Lo chiamo. Si fa prendere. Uccellino mio. Come ti hanno ridotto?

Spilucchio

Gli manca la coda, un po’ di penne, ed è terrorizzato. Forse per due notti non ha chiuso occhio. Il villaggio è pieno di gatti, pronti a saltare addosso al primo uccellino inesperto.

Ci vuole un bel po’ per riportarlo alla calma. Lo coccolo anche più di prima. Vedendolo un’amica gli ha dato il suo nome definitivo: Spilucchio. 

Senza coda

Senza coda è proprio piccolo. Adesso te la rifacciamo crescere, vedrai come sarai bello. E infatti, pian piano le penne crescono. Riprende fiducia. E riprende a cantare, che è la cosa più bella. E poi, la scuola di volo. I voletti sbilenchi diventano più lunghi. Impara a decollare da terra, a curvare in volo, ad atterrare dolcemente.

E vuole salire sempre più in alto. Credo sia un istinto di difesa: più in alto sono, meno pericoli corrono. Ora lo rincorro con la scala. 

10 milioni di anni

Quanto ci hanno messo a evolversi questi uccellini?

Sembra che gli uccelli moderni abbiano 10 milioni di anni. Ci sono centinaia di specie. Il merlo, che si chiama Turdus merula, è molto diffuso. E’ monogamo, vive in coppia, libero vive fino a tre anni. Ce ne sono nel mondo 500 milioni.

Uno di questi, vive – illegalmente – con me. 

Su una zampa

Tutti quei milioni di anni di evoluzione gli hanno dato una grazia particolare. Per esempio, quando sei vicino e ti guarda, visto che ha gli occhi su lati opposti, piega la testa in giù e di lato. Sembra che ti dica: ecco, cosa vuoi adesso? E poi ti pianta una beccata.

Quando si posa sopra il monitor, sta lì, su una sola zampa – per disperdere meno calore – e si abbiocca. Poi si sveglia, gonfia le piume, per sembrare più grande. Si stira le ali, col becco pulisce le penne.

Quando beve, tira su un sorso, poi alza il collo, glu glu. Quando gli porto il rosso d’uovo, frulla le ali, corre e me lo strappa dalle dita. In casa ha imparato a entrare e uscire dalla gabbia.

Apre la porticina col becco. Poi, ci vola sopra, e sta lì. Per sfregio. Come Snoopy. 

Una mattina di sole

Da qualche giorno non si faceva più prendere. Volava in salotto come un pazzo, volo acrobatico a un dito dalla mia testa, con bombe sganciate qua e là. Recuperarlo impossibile.

Ho fatto spedizioni di inseguimento sotto i tavoli, le gambe delle sedie, sugli scaffali della libreria, sopra le porte, sugli steli delle lampade. Spilucchio, non si può andare avanti così! Vuoi andare, vero? 

La mattina del 26 ottobre, un martedì, c’era un bel sole. Un po’ tremando, ho aperto la finestra che dà su balcone. Ci ha messo un minuto a capire. E’ uscito, è salito sul bordo, mi ha guardato un’ultima volta, ed è volato via. 

Giorni felici

E’ successa la cosa più bella che potevo immaginare. E’ tornato. Il pomeriggio stesso, a mangiare nella sua coppa, a bere sopra la sua casetta. L’ho visto insieme agli altri merli del villaggio. Anzi, una bella merla gli stava appiccicata.

Spilu non è un fotomodello, ma ha il suo fascino.

Che meraviglia. Entrava anche in casa, zampettando, e cercando i suoi soliti posti: il monitor, il leggio del pianoforte, la poltrona rossa. Andava e veniva. E si faceva anche prendere. Come a dire, vedi che hai fatto bene a fidarti, umano. 

Interspecific bond

Ho visto una foto toccante, in questi giorni. Un gorilla che appoggia la testa sul petto del suo custode, poco prima di morire.

Fra gli esseri viventi si può sviluppare un legame fortissimo, di che va oltre la specie. E’ una cosa meravigliosa. Come se tutti gli esseri viventi condividessero un’unica, fondamentale emozione, l’amore.

Certo, mi viene un po’ difficile pensarlo per un ragno o una di quelle cimici che Spilu mangiava leccandosi i baffi. Ma il legame con lui è stato così bello, e intenso, da farmi male.

Un giorno di pioggia

Il primo novembre è stato un giorno orribile. Grigio quasi nero. Freddo, pioggia brutta e cattiva. Tutto il giorno. Lui non si è visto sul terrazzo. Sono venuti gli altri merli, i passeri, le tortore. Lui no. Spiluuu, dove sei Spiluuuu.

Sono andato sul terrazzo non so quante volte, fischiando, chiamando. Sono sceso a guardare tra i cespugli, nella siepe, sui soliti alberi dove lo vedevo. Niente. Dove sei piccolo Spilu. Dove sei.

Un giorno e una notte da solo sotto questa pioggia cattiva. La notte ho tenuto accesa la luce, tutte le sue cose lì ad aspettarlo. 

Addio

Carolina mi ha detto poi, ieri sera l’ho visto, ma non volava. Camminava anche un po’ a fatica. Chissà cosa è successo. Forse la pioggia gli ha appesantito le ali, non ce l’ha più fatta a scappare, e i gatti, o le cornacchie, o chissà cosa, non aspettavano altro. Non ci devo pensare.

Ogni giorno l’ho cercato. Lo cerco ancora. Per fortuna, non l’ho trovato. I vicini di casa mi chiedono, i miei amici, i colleghi che lo vedevano in call. Ti hanno tutti voluto bene Spilu.

Scusami, se è colpa mia alla fine di quello che ti è successo. Non eri preparato per vivere là fuori, e questo non me lo perdono. Ogni tanto trovo una piuma in casa. La prendo, e le do un piccolo bacio.

Ho preso una sua foto, l’ho messa in una cornice ed è lì, sulla libreria.

Ci sono 500 milioni di merli, ma tu eri unico

Per questi mesi, sei stato tanto amato. 

Sei stato il piccolo, grandissimo Spilucchio. 

Per sempre. L’uccellino più bello del mondo. 

In evidenza

Feriti e bagnati, all’arrivo quasi uniti.

Non eravamo ancora partiti e contavamo già un ferito e appena dopo lo start si aggiungeva anche un ritiro.

Le previsioni erano di pioggia e la vigilia era trascorsa in un continuo confrontarsi sul meteo della domenica. Ognuno aveva la sua applicazione di riferimento, che giurava essere la più affidabile.

Le consultazioni passavano dalle App nazionali a quelle estere, con la Svizzera a due passi non poteva infatti mancare l’infallibile precisione dei loro canali di previsioni meteo.

Il percorso presentava salite e discese e l’organizzazione, per ragioni di sicurezza, decideva il taglio di una salita e relativa discesa pericolosa. Dei 110 km. previsti per il percorso che avevamo scelto, ne sarebbero rimasti 87.

Se piove non parto!

Il mio grande amico Luca, che spesso ci segue come tifoso nelle gare di triathlon, stavolta doveva essere tra i protagonisti, ma causa previsioni avverse, annunciava in anticipo il suo forfait: “Vengo a cena come previsto ma non mi fermo per la gara” aveva detto.

“Non pioverà vedrai, o al massimo prendiamo quattro gocce”, alla fine, incalzato per tutta la cena da me, che quando voglio partire per una gara arrivo al punto di convincermi di avere superpoteri tali da condizionare anche il clima terrestre, aveva cambiato idea, .

Luca con il figlio Andrea

Luca è veramente un grande amico e quando dice una cosa la mantiene, perciò, nonostante avesse deciso che l’indomani non sarebbe partito, era venuto comunque da Bergamo per cenare col gruppo. E proprio per la sua volontà di starsene a letto il giorno dopo, non si era portato ne la bici e nemmeno tutta l’attrezzatura per la gara. Cosi in seguito al suo “volontario” cambio di intenzione, subito dopo cena era rientrato a Bergamo per ripartire all’alba per raggiungerci in tempo per schierarsi con noi alla partenza.

Granfondo “Tre Valli Varesine”

Ma riavvolgiamo il nastro e partiamo dall’inizio. Eravamo a Varese, Parkinsonauti, caregiver e amici, per partecipare, grazie all’invito di EOLO, la Società telefonica main sponsor della manifestazione, alla granfondo internazionale che, tra saliscendi colline e laghi, attraversa la provincia di Varese per un totale di 140 km circa per il percorso lungo e 110 per quello corto.

La squadra era composta, oltre a me, dai Parkinsonauti, Mariagrazia Pastori, Angelo Gualtieri e Daniele Bortoli e gli amici Annalaura Maurin, Annamaria Plizzardi, Massimo Guzzi, Luca Verzeri e Nicolini Giampiero. Era la prima partecipazione del PARKINSONAUTI TEAM ad una granfondo.

Una mattina grigia e fresca

L’avventura era iniziata venerdì pomeriggio con il montaggio del gazebo, ad attendermi per aiutarmi, a Varese c’era Massimo Guzzi, che della zona è di casa. Era continuata sabato, nella zona expo della manifestazione, con il sole che andava e veniva, seguita dalla cena divertente con tutto il gruppo.

La notte in camera con Daniele, il ragazzo burlone e Angelo, il bello della compagnia, era trascorsa condita da qualche siparietto scherzoso e divertente. Qualche ora di sonno, come sempre troppo poche, la luce si accende e si ricomincia con le battute. Devo ancora capire perchè i parkinsonauti dormono poco.

La sveglia non suona

Anche da me la sveglia non suona mai, men che meno se si tratta di una vigilia di una qualsiasi attività sportiva. Comunque la sveglia con gli amici è sempre accompagnata dal sorriso.

Fuori buio pesto, 8 gradi e pioggerellina, appuntamento con le ragazze per la colazione alle 6,45. Se non fosse stato per il gruppo avrei rinunciato, ma dopo aver fatto un duro lavoro di persuasione e motivazione per tutto il weekend, dicendo che male che andava avremmo preso quattro gocce, non era un opzione accettabile.

Passati i primi 5 minuti, la voglia di saltare in sella con gli amici e vivere questa nuova avventura mi aveva già fatto cambiare stato d’animo, mi vedevo sulla linea di partenza pronto a scattare sui pedali.

Piove li?

Sono circa le 6, suona il telefono, è Luca: “qui piove e li”? “Noooo qui no, tranquillo, a che ora arriverai”? “7,30 sono li, ritiro il pacco gara e ci vediamo nel parcheggio per la vestizione, pronti per il caffè e le foto alle 8,30 in zona partenza.

Ultimi ragionamenti condivisi sulla scelta dell’abbigliamento e siamo pronti per la colazione. Con noi una decina di motociclisti della scorta che seguirà la gara.

Carichiamo le macchine e si parte, andiamo verso i parcheggi e la linea di partenza. Certo la giornata non invoglia ma nell’arrivare verso la zona gara il movimento, le persone, le biciclette creano quell’atmosfera che ti coinvolge e motiva a prendere il via.

Partenza col botto

Cerco di riunire il gruppo per le fotografie, non siamo al completo, ma ormai siamo al limite del tempo, facciamo una foto e ci mettiamo in fondo alle griglie in attesa di Maria Grazia e Giampiero.

Abbiamo deciso di partire per ultimi perché non sarà una gara ma una pedalata in compagnia, non vogliamo rischiare di farci travolgere da qualche gruppo di scalmanati che vanno toppo forte per noi.

“Pronto MariaGrazia, noi siamo in fondo all’ultima griglia, voi dove siete?” “Gianpiero è caduto si è fatto un bel taglio all’arcata sopraccigliare, deve farsi medicare, voi andate”. Ma no dai vi aspettiamo, non abbiamo fretta.

Eccoli li vediamo arrivare, il taglio è profondo, ma com’è successo? Una pozzanghera nascondeva una buca profonda, Gian la attraversata, la ruota anteriore si è piantata causando la caduta in avanti e l’atterramento a faccia in giù.

Parkinsonauti si diventa

Gianpiero si mette nelle mani dei volontari della crocerossa, noi ci fermiamo appena sorpassata la linea di partenza in attesa di capire l’entità dell’intervento, per decidere con Mariagrazia cosa fare.

Si avvicina una persona che ci ha visti schierati sulla linea di partenza, ha intuito qualcosa dalle parole dello speaker e ci chiede chi siamo. È uno di noi ha il Parkinson e vuole aiutarci, è già diventato un Parkinsonauta, il suo contributo sarà prezioso.

Di corsa in ospedale

Le notizie dall’infermeria non sono buone, Gianpiero deve andare in ospedale, noi siamo fermi, ormai la carovana della gara è andata e siamo indecisi sul da farsi.

Mariagrazia vorrebbe andare con suo marito, ma non la farebbero nemmeno entrare, ed è pronta per vivere la sua prima granfondo.

Abbiamo la bici di Gian da mettere in custodia ma le auto sono lontane, e le chiavi della loro macchina sono nella tasca di Mariagrazia, che decidendo di venire con noi non permetterebbe a Gianpiero di andare poi a cambiarsi.

Non ci fermerà, la soluzione è creativa

Ecco che il nostro nuovo amico Parkinsonauta diventa una risorsa fondamentale. Con la bici a mano cammino e corricchio con le scarpe da bici tacchettate, facendo attenzione a non cadere, alla ricerca di un posto per metterla al sicuro, mentre gli altri sono ancora fermi in attesa.

Ecco trovata la soluzione sicura, con tanto di carabinieri a fare la guardia, il seggio elettorale presente nel palazzo del comune dove c’è l’area Expo della gara.

Con fare supplicante racconto al responsabile del seggio chi siamo e cosa è successo, intanto cerco uno spazio per la bici, tra l’incidente subìto da Gian e la nostra condizione di “malati” che a volte è utile, sono convinto che riuscirò a non farmi dire di no.

Gli scrutatori non sono convinti, trovo un angolo dove non da fastidio, mentre la posiziono insisto spiegando che da li a poco, qualcuno con la maglia rosa come la mia sarebbe venuto a prendere la bici.

È fatta, li ho convinti ad aiutarmi. Il nostro nuovo compagno Parkinsonauta, è rimasto per tutto il tempo ad aspettare di rendersi utile. Gli affidiamo le chiavi della macchina, la sua missione è raggiungere Giampiero nella tenda della Croce Rossa digli dov’è la bicicletta e consegnargli la chiave.

Non siamo soli

Siamo pronti a partire, nel frattempo abbiamo perso un altro componente del gruppo, Annamaria Plizzardi, che già era incerta sul da farsi, infreddolita dall’attesa ha deciso di ritirarsi.

Nel partire ci rendiamo subito conto che non siamo soli, abbiamo le auto a farci compagnia, dopo il passaggio dei corridori le strade sono state riaperte e non c’è più nessuno per strada a indicarci il percorso. In un paio di occasioni indoviniamo la scelta, poi ad un bivio prendiamo la strada sbagliata.

La fortuna è della nostra, per ora non piove, l’errore fatto ci riporta dopo pochi chilometri sul percorso insieme agli altri. Abbiamo tagliato una salita e una discesa, ritrovandoci in compagnia di altri ciclisti.

La fortuna finisce

Ora comincia a piovere, ma siamo attrezzati. Facciamo una mezz’oretta sotto l’acqua tra una salita e una discesa impegnativa, facendo molta attenzione a non cadere.

Arriva per me una foratura, si fermano ad aiutarmi Max Guzzi e Daniele Bortoli, in tre ci mettiamo veramente poco fa a cambiare la camera d’aria. Ripartiamo, loro due molto più in forma di me, mi staccano e se ne vanno.

Rimango da solo per un po’ finché raggiungo Annalaura e Mariagrazia, che mi comunica che ha sentito Gianpiero. Sta abbastanza bene, anche se la caduta gli è costata 6 punti di sutura e la faccia gonfia. Angelo, Daniele, Luca e Max invece sono più avanti.

Tra una salita e una discesa, laghi e colline ormai mancano all’arrivo una decina di chilometri. Ecco i ragazzi, ci stanno aspettando per l’arrivo insieme, manca solo Daniele, che sentiva le gambe girare alla grande e ha mollato tutti.

Ultimi chilometri

Gli ultimi chilometri sembrano non finire mai, nonostante il rifornimento di metà percorso con torta e pane e salame, cominciano a farsi sentire la fame e l’umidità ha superato le barriere delll’abbigliamento tecnico.

Ultimo strappo in salita e siamo in città, ci accordiamo per la formazione d’arrivo cercando Daniele, convinti che sia in attesa prima del rettilineo finale.

Eccoci sulla linea del traguardo, vicini e uniti, come sempre succede quando si muovono i Parkinsonauti. Tra freddo pioggia ed incidenti, qualcuno lo abbiamo perso per strada, ma la prima granfondo del PARKINSONAUTI TEAM l’abbiamo portata a termine.

Anche stavolta possiamo dire che lo sport ci ha regalato MOMENTI DI GUARIGIONE.

Lo testimonia anche il sorriso di Daniele che ci aspettava si, ma dopo il traguardo. Durante le nostre imprese sportive, sono talmente tanti i pensieri, le sensazioni e le emozioni che viviamo, che il Parkinson proprio non trova spazio.

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In evidenza

Vince il premio ‘Estra per lo Sport: Raccontare le buone notizie’

L’articolo sui PARKINSONAUTI in bicicletta, scritto da Raffaele Nappi, su “IL FATTO QUOTIDIANO.it” del 13 settembre del 2020, il giorno della nostra partenza da Pavia verso Roma, per la prima tappa della “Bike riding for Parkinson Italy”. La consegna è avvenuta il 25 Ottobre, presso il Salone d’Onore del Coni durante la premiazione, aperta dal presidente Giovanni Malagò, della IV Edizione del prestigioso premio giornalistico.

Questa mattina Raffaele Nappi, mi ha comunicato la bella notizia. Lo ringrazio con tutto il cuore e chiedo anche scusa per averci messo un po’ per capire chi era e cosa mi stava dicendo, ma ho la mia età e sono pure malato di Parkinson. Ecco per intero il lavoro che ha meritato il riconoscimento, che potete leggere in originale anche qui.

“Noi, malati di Parkinson, partiamo per un tour di 790 chilometri in bici sulla Francigena. E siamo convinti che la cura arriverà”

Si fanno chiamare ‘Parkinsonauti’ perché “come astronauti esploriamo il mondo”. Sono partiti oggi da Pavia e arriveranno il 13 settembre a Roma per il loro ‘Bike riding for Parkinson’s Italy 2020’, per raccogliere fondi e sensibilizzare sulla malattia. “Se lo sport è importante per tutti, per noi lo è ancora di più”

“Tutto parte da qui, tienilo bene a mente: noi siamo convinti che arriverà una cura per il Parkinson. Ne siamo profondamente convinti. Intanto, mentre aspettiamo, facciamo sport: così ci facciamo trovare pronti”. Stefano Ghidotti ha 58 anni, viene da Palazzolo sull’Oglio ed è un mental coach. Tre anni fa gli è stato diagnosticato il Parkinson. Insieme ad amici e atleti ha organizzato il giro d’Italia in bici: un tour per raccogliere fondi e sensibilizzare il maggior numero di persone sulla malattia. Sono partiti oggi da Pavia e arriveranno il 13 settembre, a Roma, dopo aver pedalato lungo la via Francigena. “Con tanto di benedizione del Papa”, sorride.

la benedizione di Papa Francesco

Tutto è nato durante il lockdown, ad aprile, quando Stefano ha inaugurato una serie di interviste in diretta sulla pagina Facebook della sua associazione (Parkinson e Sport) intitolate ‘Prendo la levo e arrivo’: “La Levodopa è un farmaco tipico sostitutivo della dopamina che va preso un’ora prima dei pasti”, spiega Stefano. Durante una delle interviste ha conosciuto Simone Masotti, 44 anni, da quindici con il Parkinson “a fargli compagnia”, un giro della Croazia in bicicletta alle spalle, che proprio grazie alla bici è riuscito a “riprendere le normali attività quotidiane”. “L’idea ci ha subito convinto”, racconta Stefano a ilfattoquotidiano.it. Così è nato il viaggio in bici attraverso l’Italia, passando per le varie associazioni presenti sul percorso, incontrando a ogni tappa amici e soci per parlare di sport e movimento.

Gli amici dell’Associazione romana PGR Onlus

Il progetto ‘Bike riding for Parkinson’s Italy 2020’ ha come obiettivo quello di percorrere l’Italia da nord a sud, da est a ovest: “Suddivideremo la nostra impresa in tre viaggi, uno all’anno. Quest’anno abbiamo pensato di percorrere l’Italia centrale, da Pavia a Roma, lungo la via Francigena, un percorso che si svolgerà in 9 giorni e 17 tappe per 790 chilometri totali e 12mila metri di dislivello”.

A partire da Pavia sono in 10 insieme a due autisti, un camper, e una tv al seguito che racconterà l’impresa giorno dopo giorno. “Spesso tra di noi ci chiamiamo ‘eroi della dopamina’ – aggiunge Stefano –. C’è chi gira il mondo, chi dipinge, chi canta, chi scrive libri, chi attraversa lo stretto di Messina a nuoto. Dobbiamo pur gestire in qualche modo i nostri picchi di emotività mentale legati all’assunzione di questo farmaco. Se lo sport è importante per tutti, per noi lo è ancora di più. Il nostro cervello – continua – è come un software che ha bisogno di essere tenuto in attività per rimanere aggiornato, se lo lasciamo spegnere quando dovrà riaccendersi sarà più lento”.

La partenza da Pavia

Alcuni arriveranno in sella alle proprie biciclette, altri ne utilizzeranno una a pedalata assistita. L’impresa si autofinanzia grazie ad alcuni sponsor che hanno deciso di sposare la causa, ma sono arrivate donazioni da tutta Italia attraverso associazioni e cene di supporto cui hanno partecipato centinaia di soci.

Stefano e compagni si fanno chiamare ‘Parkinsonauti’. C’è Samantha, che dopo 3 anni di “pianto rabbia e rassegnazione” si è rialzata e adesso fa parte del gruppo: “Insieme possiamo fare tanto per questa malattia. Non siamo solo persone anziane tremolanti”, sorride. C’è Roberto, 52 anni, di origine siciliana: “Mi hanno diagnosticato la sindrome giovanile di Parkinson nel maggio 2012: una malattia difficile da accettare a qualsiasi età, ma a 44 anni ancora di più”, che oggi si sta allenando per essere pronto alla pedalata. C’è Alberto, 59 anni, che non vede l’ora di partire. Marco, 60 anni, che dopo averci pensato un giorno e una notte ha accettato la sfida e ora dice: “Sarà una grande avventura”.

Che cosa dovrebbe fare lo Stato per essere più vicino alle famiglie e alle persone colpite da questa malattia? “Ci potrebbe aiutare un censimento della popolazione malata di Parkinson – spiega Stefano –. Ad oggi ci sono stime che parlano di 200mila o di 600mila malati: tra queste due cifre c’è una bella differenza. Conoscere il numero corretto aiuterebbe a legiferare, a investire meglio i capitali”.

Condividere un’avventura come questa ha rafforzato il gruppo, ha dato speranza, ha trasformato gli iscritti all’associazione in amici. Ma perché chiamarsi proprio ‘Parkinsonauti’? “Io sono una persona che è altro, non è solo questa malattia – conclude Stefano –. Io non sono la mia malattia. Perché ci chiamiamo Parkinsonauti e non Parkinsoniani? Perché non veniamo dal pianeta Parkinson, ma come astronauti esploriamo il mondo, affrontiamo le nostre avventure, tentiamo tutto quello che è possibile”.


In evidenza

Al traguardo, guarito dal Parkinson.

Il mio primo Ironman 70.3: la sfida consapevole

È stata così dal primo minuto, non cercavo la prestazione, né il confronto con me stesso, non sarebbe stato possibile migliorare qualcosa che non avevo mai realizzato prima. Il mio obiettivo era portarla a termine, ero consapevole di aver fatto tutto ciò che era in mio potere.

Solo un imprevisto indipendente dalla mia responsabilità avrebbe potuto fermarmi. Perciò ero sereno, pronto a dare il meglio di me e ad accettare l’eventuale sconfitta. Puoi trovare qui la Parte 1 e Parte 2 dell ‘articolo Il mio primo Ironman 70.3. Al traguardo tra errori e paure

Trasformare la sfiga in sfida

Oggi faccio sport perché mi fa star bene, in questa fase della mia vita non si tratta più di vincere un torneo o una regata. La sfida è contro il Parkinson, voglio solo stargli davanti un passo. Ogni volta che porto a termine un allenamento o una gara, io quella sfida la sto vincendo, ogni volta è come salire sul gradino più alto del podio.

La felicità e la soddisfazione che ho provato, nonostante stessi ormai camminando da qualche chilometro, si leggono tutti nella giocosità e leggerezza danzante del mio arrivo sul tappeto rosso del circuito Ironman, il rettilineo d’arrivo più emozionante per i triathleti di tutto il mondo.

Sabbia bagnata e mare grigio

Ed eccoci nelle griglie di partenza, anche se la leggera pioggia e il cielo nuvoloso che si riflette colorando di grigio il mare non invogliano a entrare in acqua, siamo pronti, carichi a mille. Il caldo non sarà un problema, il mare è praticamente piatto, solo una leggera onda lunga, poco fastidiosa da affrontare controcorrente ma amica quando si tratta di nuotarle sopra.

Avevo pensato di schierarmi in fondo all’ultima griglia, tempo di percorrenza stimato per i 1900 m. 35/45 minuti, per partire tranquillo senza traffico e nuotare senza fretta. Poi spinto dai consigli del mio preparatore atletico, il 4 volte Ironman Alberto Schivardi, scelgo di mettermi in coda della penultima griglia, potrà essermi utile qualche scia da seguire.

Scorgo Annalaura e Annamaria che come ci eravamo detti sono nell’ultima griglia, mi vedono e ci parliamo, Annamaria appoggia l’idea di Alberto. Quindi ci posizioniamo nella penultima griglia. La scelta di partire ultimo era condizionata ancora da alcune convinzioni depotenzianti che mi trascinavo da esperienze precedenti, averla ribaltata vincendo le paure è stato utile per superarle una volta per tutte. A volte basta una parola giusta, dalla persona giusta, al momento giusto e tutto cambia, grazie coach.

Pensieri e paure

Era successo nel primo triathlon sprint di 5 anni fa a Ledro, 750 m. di nuoto, 20 km. in bici e 5 km. di corsa. Il Parkinson ancora era latente, nel nuoto fino a quel momento ero stato sempre tranquillo e abbastanza veloce. Si partiva ancora in batterie di oltre 150 atleti e i primi 100 metri erano veramente una battaglia, ora con la “rolling start” si parte in 6 alla volta ogni 5 secondi e il traffico è tutt’altra cosa.

Partire forte, pensando di crearmi spazio per poter poi nuotare in acque meno affollate era una strategia sbagliata. In una distanza come questa il ritmo di tutta la frazione è più alto, cosi quando ho ripreso a nuotare al mio ritmo normale, mi sono ritrovato in affanno con la respirazione e tutti subito addosso.

Respiravo a fatica, in mezzo a un “branco di squali” che mi passavano dappertutto, improvvisamente ho cominciato a pensare che sarei potuto andare a fondo e che nessuno se ne sarebbe accorto. Per qualche decina di secondi non ho ragionato, ero in preda al panico e la respirazione si era fatta corta e difficile. Dovevo riprendere il controllo dei miei pensieri, spostandoli sulle certezze, e cosi ho fatto. Per prima cosa la muta che indossavo mi avrebbe tenuto a galla anche senza nuotare, non avevo bevuto e non stavo affogando, avevo solo bisogno di ritrovare una respirazione più regolare.

Una volta riordinato i pensieri sono passato all’azione, ho rallentato nuotando a rana per respirare più facilmente e, spostandomi verso il bordo esterno del gruppo mi sono avvicinato ad un mezzo di soccorso, mi sono appoggiato per 20/30 secondi e ho fatto qualche respiro più profondo, lasciando andare il branco.

Cambio di focus

Mi sono guardato intorno per cambiare il focus dei miei pensieri concentrandomi sulla bellezza del momento, il lago, il sole, gli atleti con le loro braccia che vincevano la sfida sugli elementi, acqua e vento, i tifosi che ci aspettavano sulla riva, le piante che ballavano al ritmo del vento. Mentre dalla canoa mi veniva chiesto se era tutto ok e se avevo bisogno di soccorso, io ero di nuovo pronto a ripartire, mi sentivo di nuovo padrone dei miei pensieri e delle mie scelte, al sicuro nel posto giusto al momento giusto.

Ho ripreso a nuotare, dopo aver chiesto al ragazzo della canoa che mi aveva dato soccorso, di tenermi d’occhio per qualche bracciata, alternando stile libero e rana fino all’uscita dall’acqua. Sembra incredibile ma è cosi, spesso le esperienze vissute in passato rimangono ancorate ai nostri ricordi, pronte a riemergere quando ci ritroviamo in una situazione simile, condizionando le scelte nel presente.

Giù la mascherina, si parte!

Cinque suoni scandiscono il tempo tra una partenza e l’altra, via la mascherina che le norme covid ci obbligano a tenere fino al momento della partenza, bip bip bip bip bip, partiti. Corro verso l’acqua scavalcando qualche onda per un tratto di almeno 150 metri e cammino fino quando, con l’acqua sopra i fianchi capisco che è meglio nuotare. Mi sento bene, respiro e allungo la bracciata, quando sono sull’onda alzo la testa e cerco la boa per tenere la direzione, quando sono nell’incavo rimango giù e respiro ogni 3/5 bracciate.

Nell’avvicinamento alla prima boa, capisco che nuotare vicino a qualcuno non mi sta creando quella sensazione di disagio che avevo provato da quell’esperienza in poi. Giro lasciando la prima boa a destra, sono felice, questo mi da forza, ora l’onda è laterale, devo tenerne conto per la scelta della rotta, la mia esperienza da velista ora mi viene utile. Scorgo vicino a me Annamaria che era partita qualche fila avanti a me, abbiamo rotte convergenti e nel passarle vicino ci tocchiamo senza conseguenze, mi allungo, una, due, alla terza boa si gira a ancora a destra, si torna verso la spiaggia.

Ultime bracciate

Cerco l’arco nero della zona di uscita, poi prendo un riferimento a terra che sia più visibile, un palazzo o un campanile, qualcosa di più alto che posso vedere anche senza tirare fuori tutta la testa dall’acqua.

Ok trovato, 2/300 metri e sono in spiaggia, gli ultimi 50 sono in acqua bassa, mi alzo in piedi e una volta verificato che non ho fastidio all’equilibrio e nemmeno la nausea che avevo provato nelle ultime uscite, mi dico un bel: “Grande Stefano, andiamo!”

Alzo gli occhialini e comincio a corricchiare verso il tappeto che dall’acqua esce verso la zona cambio. Ecco il Daddo, mentre esco dall’acqua mi saluta e mi incoraggia. Apro la muta, la abbasso mentre percorro il viale di uscita dalla spiaggia in mezzo a due ali di tifosi che ci danno il 5 e ci battono le mani, mi sciacquo velocemente passando sotto la doccia per togliermi il sale dagli occhi e dal viso, ed entro in zona cambio con un bel sorriso stampato sulle labbra. Guardando l’orologio capisco che sono andato veramente bene, 36 min. e 50 sec. sarà il tempo ufficiale, le mie stime erano 40/45 minuti. Mentre corro verso la bici faccio un riepilogo mettendo in ordine le azioni da compiere.

Dall’acqua all’asfalto.

2520 è il mio numero, al di la della ringhiera che delimita la zona cambio c’è Angelo, mi chiede se va tutto bene: “alla grande” rispondo. Cerco il mio sandwich miele e burro d’arachidi, lo apro e lo addento. Con calma sfilo la muta, mi siedo asciugo i piedi, infilo calze e scarpe da bici, altro boccone, infilo il pettorale, casco e occhiali, metto tutto in bocca ciò che rimane e mi avvio verso l’uscita cercando i bagni chimici. Assolutamente vietato fermarsi a fare pipì sul percorso, espleto mentre finisco di masticare, riprendo la bici e di corsa mi avvio verso le 3 ore circa di pedalata che mi aspettano.

Sarà una cavalcata tra campagne e colline, risaie e fenicotteri rosa, rotatorie e tangenziali chiuse al traffico, intervallata da appuntamenti prestabiliti, ogni 15 minuti per bere, e ogni 45 mangiare, che mi verranno ricordati da un allarme sul Garmin. +

Il cielo è dalla nostra parte

Il cielo è nuvoloso, la temperatura perfetta, il vento, solo in alcuni momenti fastidioso all’andata, al ritorno invece mi spinge. Pedalo bene, e anche se non ho la bicicletta con la configurazione da chrono, tengo la posizione bassa sul manubrio per la maggior parte del tempo, questo mi permette di viaggiare con almeno 1/2 km. più veloce rispetto a chi sta alto, ma 1/2 km. meno di chi è raccolto in avanti sulle prolunghe.

Sorpasso parecchi concorrenti, ponendo attenzione a rispettare la regola “NO DRAFT”, significa che non è permesso viaggiare in scia al concorrente che ci precede. A mia volta vengo sorpassato ogni tanto da qualcuno che viaggia veloce in posizione da chronoman. A metà del percorso mi aspetta la salita verso Bertinoro, 4 km circa con pendenza media del 6% e punte del 13%, la affronto bene e la strada asciutta mi permette anche di godermi la discesa a tutta velocità.

Mangio e bevo anche oltre il programma stabilito, spingo un po’ più di quanto previsto, mi sento bene e capisco che sono sul limite per stare sotto le 3 ore, i traguardi che mi pongo ogni 10 km. sono occasione per motivarmi a continuare a tenere la velocità sopra i 30 km. orari.

Anticipazione mentale

Anche in questa fase la mente gioca un ruolo importante, sono carico, non percepisco la fatica e viaggio bene fino al km. 80. Quando ci avviciniamo all’abitato di Cervia comincio a pensare alla corsa. Questa immagine che si accende nel cervello, in automatico genera ciò che si definisce anticipazione mentale, provo in anticipo la sensazione di stanchezza, che dovrò vincere nella corsa.

Per superare questa trappola del cervello, utilizzo curve e rotonde degli ultimi chilometri per cambiare il focus mentale, rilanciare la bicicletta, tenere alto il ritmo e sentirmi ancora pronto e reattivo. È fatta, 2 ore 57 minuti e rotti, la mia stima era intorno alle 3 ore e 15/30. Ho mangiato oltre al sandwich, 3 gel, 3 barrette e bevuto 2 borracce di acqua, una da 800 ml. con con carboidrati, aminoacidi e sali minerali, e una da 500 ml. con maltodestrine.

Fin qui tutto bene

Sono felice e carico, scendo dalla bici e percorro la zona cambio con tutta calma, un po’ corro e un po’ cammino, ma sempre con il sorriso sulle labbra e nel cuore. Ce la faccio, vado ripetendomi. Ecco la mia postazione, ripongo la bicicletta, tolgo il casco, mi siedo, cerco la pastiglia di levodopa che mi porterà fino in fondo, borraccia e la butto giù. Cambio le scarpe, infilo la visiera e sono pronto a partire, una nuova sosta nel bagno chimico e finalmente esco dalla lunghissima zona cambio.

Mi aspettano tre giri da 7 km l’uno, venerdi ho approfittato dell’amicizia con la Coach, Marika Gavarini, 2 volte finisher nell’ultramaratona del Passatore, per fare una sessione di coaching da viaggio per farmi aiutare a preparare la strategia di corsa. Per prima cosa abbiamo spezzato lo sforzo in 3 parti, in effetti 7 km. sono una distanza che conosco e posso affrontare con serenità.

La corsa e le strategie mentali

Il primo giro andrò via di corsa, il secondo mi regalerò delle belle camminate e nel terzo deciderò in relazione al tempo e alle gambe. Comunque vada, nei rifornimenti ho già stabilito che camminerò sempre per bere acqua, sali, e buttare giù gli ultimi gel, niente frutta, bibite, o altre cose che non ho già provato in allenamento, non voglio problemi di stomaco.

Un’altra strategia molto utile che ho già utilizzato durante le maratone è di condividere i 12 chilometri finali con i miei migliori amici, mentre mentalmente sento la musica, immagino di averli vicino mentre balliamo e ci divertiamo in discoteca, e gli ultimi, i più duri li dedico, sentendo che mi stanno dando la forza, a coloro che non ci sono più.

Il primo giro in effetti va via bene, poi dalla zona intestinale comincio a ricevere qualche segnale di disordine. Nel secondo giro decido di fare ciò su cui avevo scherzato la sera prima, dicevo di aver scelto l’hotel proprio sul percorso perchè se avessi avuto bisogno del bagno, come mi era già successo nel 2019 sempre a Cervia nel 51.50, qui il racconto di quella gara, mi sarebbe stato utile. Inconsapevolmente mi stavo disegnando il futuro, nel secondo giro, infatti, salgo in bagno, ma è un falso allarme, mi è comunque utile per prendere fiato e sciacquarmi delle zone che mi stanno dando prurito.

Meglio accompagnato che solo

Nel secondo giro mi raggiunge Annamaria, ci incrociamo per la terza volta. La prima volta, in acqua, l’avevo incrociata, poi lei aveva fatto una transizione molto più veloce salendo in bici prima di me, l’avevo ripresa sul percorso salutandola, ora era lei che mi raggiungeva.

Facciamo un pezzo insieme in cui io do l’anima per stare al suo passo, la sua presenza mi motiva a dare il massimo, mi dice una frase perfetta per motivarci: “pensa che quando saremo in questo punto al prossimo giro ci mancheranno solo 3 km.” la ringrazio. Poi al rifornimento successivo io cammino mentre lei tira dritto, non prima di avermi chiesto se è tutto ok.

Sono al terzo giro, sono già oltre l’ora e mezza di corsa, non ho nessun dubbio ormai, arriverò al traguardo entro il tempo limite di 8 ore. L’avevo intuito dopo le brillanti frazioni di nuoto e bici, ma ora ero certo, anche se avessi camminato tutti i 7 km. rimanenti avrei impiegato al massimo 3 ore per la corsa. La situazione intestinale non migliora i movimenti continuano, mentre mi avvicino all’Hotel diventano pericolosi, salgo e stavolta ringrazio della scelta Booking.com.

Mi fermo al bar e al ristorante

Dopo 2 km. faccio un altra sosta, stavolta in un bar, e la cosa si ripete anche verso il km. 18 in un ristorante, grazie anche a loro. Tra le due soste mi ritrovo a condividere il percorso con una simpatica triathleta austriaca, spendo le ultime energie per correre con lei facendo due chiacchiere fino al penultimo rifornimento, dove arrivo correndo, grazie a lei che incitandomi mi aiuta.

Dopo aver bevuto lei riparte, io però non ne ho più, ho deciso e sono tranquillo, camminerò gli ultimi 2 chilometri che ancora mi mancano. Non ho ancora incrociato Annalaura, magari potrebbe raggiungermi, mi piacerebbe arrivare insieme.

Non ballo da solo

Ormai le strade sono quasi deserte, sono le 18,30, Cervia è stata invasa da questa onda di triatleti e dalle loro famiglie per quattro giorni, ma adesso si respira aria di fine festa. Pochi tifosi ancora ci applaudono e ci incitano: “dai che sei arrivato”, “forza che manca poco” “ancora due curve e sei all’arrivo”.

Poi ci sono i supporters personali di qualcuno, che intonano ancora cori e suonano trombe. All’ultimo rifornimento, manca 1 km. mi regalo il piacere di un bichiere di Coca Cola, un pieno di zuccheri che mi da un picco glicemico eccitante come se fosse stata un “Cuba Libre”.

Mancano 2 curve, poi sarò in spiaggia, comincio a sorridere, mentre dentro canto, fuori comincio a ballare, qualche spettatore partecipa applaudendo. Ora che sono all’imbocco della spiaggia qualcuno mi guarda un po’ stranito pensando dove trovo ancora la voglia di saltare, altri invece sorridono e sono con me applaudendo a tempo della musica che arriva dalla zona di arrivo.

Mr. P stavolta non è con me

Ecco l’ultima curva a destra, sono già sulla spiaggia, dentro le transenne che mi separano dal pubblico rimasto ad attendere amici e familiari in fondo al tappeto rosso. Il volume della musica aumenta mentre mi avvicino, sono felice, e voglio condividere questa sensazione con chi mi sta intorno. Lo faccio ballando, sorridendo, dando hi -five a chiunque si sporga con la mano. Il corpo è uno strumento perfetto per comunicare ciò che stiamo provando, ballare è uno dei miei modi preferiti da sempre per esternare le mie emozioni. Ma Mr. P. dov’è?

Durante le 6 ore e oltre di gara, ho avuto modo di ripensare a tutto ciò che ho fatto per arrivare fin qui. Scelte giuste e sbagliate, fatica e sudore, giorni si e giorni no, allenamenti e gare condivise con amici, in una stagione di sport, che il miglioramento dell’emergenza Covid ci ha permesso di vivere.

Sono grato per tutto questo, ogni mattina metto i piedi fuori dal letto con la voglia di vivere quella giornata, per farla diventare speciale, nonostante il Parkinson. Lui è con me, sempre, lo sento in ogni momento, anche le mie scelte hanno fatto si che questo succedesse, non ho mai nascosto la malattia, anzi ne parlo al mondo continuamente. La mia mission è questa, si può essere felici anche con il Parkinson, grazie al movimento e allo sport la mia vita oggi non sarebbe quella che è senza Mr.P.

Momenti di guarigione

Fino ad oggi sono riuscito a non odiarlo cogliendone le opportunità, per il futuro mi sto organizzando al meglio, cerco esempi ed esperienze di amici, e sono tanti, che lo affrontano con dignità e gioia di vivere, anche quando sono in difficoltà, tremanti, piegati e sofferenti.

Ma li, in quei 300 metri danzanti di felicità lui non c’era, nemmeno per un attimo. Il mio cervello grazie a quelle emozioni stava producendo una quantità di dopamina tale da guarirmi per qualche ora.

Momenti di guarigione che ho potuto godermi, in compagnia di amici, stavolta mangiando e bevendo quello che volevo.

Come sempre il grido è uno solo: “NON CI FERMERAI!”

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Il mio primo Ironman 70.3. Al traguardo tra errori e paure. Parte 2°

La preparazione alla gara

Sono pronto, conosco perfettamente le mie potenzialità e i miei limiti, non ho più dubbi, ce la farò!

Da giorni ormai mi ripeto che voglio portarla termine, lo dico a me stesso e lo dico anche alle persone con cui parlo della gara. A tutti racconto quale sarà la mia strategia, e ogni volta che la racconto la immagino chiaramente, con l’arrivo sulla finish line compreso. Così facendo sto disegnando il mio futuro, questa pratica si definisce, allenamento ideomotorio.

Mi capita spesso di parlare con amici sportivi e atleti di varie discipline che, nell’immediata vigilia di una gara, raccontano di esperienze passate e situazioni vissute che hanno condizionato negativamente le loro prestazioni. Tornando con i ricordi a quei momenti, stanno creando il terreno fertile per generare preoccupazione e convinzioni depotenzianti, entrambi queste poco utili nella preparazione di una gara.

Succede cosi durante la cena in compagnia di, Annalaura Maurin, Annamaria Plizzardi, suo figlio e un altro amico che saranno anche loro al via del 70.3 e con Marco Lorenzi che parteciperà al suo primo olimpico. La serata rispettosamente analcolica, trascorre tra racconti di gare e avventure sportive varie. Le nostre triathlete esperte si dicono “agitate” e per gran parte della serata, chiacchierando, riportano racconti di incidenti in bicicletta, di incontri con meduse durante il nuoto e altri aneddoti poco rassicuranti.

Sia l’atteggiamento che le parole utilizzate per descrivere il loro stato d’animo, non aiutano a sviluppare energia positiva. Il mio amico parkinsonauta Angelo Gualtieri, che mi accompagna in questo viaggio, ascolta incuriosito storie di un mondo che per lui è tutto nuovo, è triathleta da due mesi e due gare.

La sera, prima di andare a letto è già tutto pronto, voglio svegliarmi con calma e avvicinarmi all’ora della partenza con tutta calma. Le borse rosse e blu sono già pronte dal pomeriggio, gli adesivi sono già posizionati sul casco e sulla bicicletta, le borracce con i sali e la maltodestrine sono in freezer per congelarsi, cosi facendo domani, quando partirò in bicicletta, avrò l’acqua fresca anche se saranno nel portaborraccia sulla bicicletta già da un paio d’ore. Occhialini e occhiali puliti, barrette e gel scelti e pronti e posizionati sulla bicicletta, pettorale compilato e agganciato al portapettorale, gonfia e ripara pronto sotto la sella nell’eventualità di una foratura.

Nel frigorifero c’è del riso integrale con del tonno, già pronto con un condimento leggero di olio EVO e limone, che mangerò due ore e mezza circa prima della partenza. Domattina a colazione mi preparerò un sandwich integrale, con miele e burro d’arachidi, che metterò nella sacca del ciclismo. Sarà un ottima razione di energia in partenza per le 3 ore circa di bicicletta, la utilizzo anche in allenamento, mangiarla durante la transizione nuoto/bici mi aiuterà anche a debellare la nausea che spesso avverto all’uscita dal nuoto in acque libere.

Nei giorni precedenti la gara ho cambiato la camera d’aria della ruota posteriore perché non teneva la pressione, prima di andare a letto ricontrollo la situazione e mi rendo conto che ancora il problema persiste. Allora, alle 23, in camera, decido di procedere ad un ulteriore cambio di camera d’aria, in modo che entro la mattina saprò se il problema è risolto, cosi da avere ancora margine di intervento prima della partenza.

Da sempre per me la notte di vigilia di una gara, che fosse tennis, vela, maratona o triathlon, è una notte in cui dormo poco, non vedo l’ora che sia mattina e l’adrenalina è già alta. Già normalmente ho il sonno leggero e la media delle mie ore di riposo è intorno alle 5/6, questa volta decido di prendere qualche goccia di sonnifero che mi permetta di addormentarmi velocemente, succede intorno alle 23,45 e non metto nessuna sveglia, avrò tutto il tempo per svegliarmi quando voglio.

Purtroppo però Angelo, il mio compagno di camera, tra le 5,15 e le 5,30 decide di ascoltare tutta la raccolta di suonerie della sua sveglia telefonica che ha dimenticato di disabilitare e la mia notte di riposo pregara finisce li. La prima cosa che faccio, appena dopo essere andato in bagno, è verificare se la pressione si è mantenuta correttamente, bene è tutto ok.

Torno a letto, ci facciamo due risate, poi lui va a farsi una nuotata all’alba, io mi giro un po nel letto, prendo il primo farmaco della giornata, faccio degli esercizi di respirazione intanto che medito 20 minuti e mi preparo per la colazione, quando torna Angelo alle 7:30 andiamo a fare colazione. Sarà una colazione da Re, anche la mattina sarà scandita da vari momenti di rifornimento di carburante per la gara.

Torniamo in camera, ricontrollo le previsioni meteo che continuano ad essere incerte, faccio un ripasso mentale di tutta l’organizzazione, mi rilasso ancora un po disteso sul letto mentre controllo i risultati dei miei compagni che hanno gareggiato nell’Ironman del sabato, sono stati bravissimi hanno portato tutti a termine la loro gara.

Anche Aldo Rock, ancora una volta, ha concluso la sua fatica, fuori tempo massimo di poco ma c’erano comunque gli amici, Dario Nardone e Fabio D’Annunzio, ad aspettarlo insieme al direttore di gara Max Rovatti, che poi lo ha accompagnato in hotel con un mezzo da campo da golf.

Dopo 16 ore a portato a termine la sua incredibile sfida anche Mauro Cennerazzo, arrivato fin qui dopo aver accompagnato Sara Rubatto nel giro d’Italia Solidale “Più Giri più Vivi” che ha organizzato insieme a lei. Con lei avevo pedalato in un paio di tappe ad agosto tra Anzio e Paestum, raccontandovelo nell’articolo, Una settimana di Triathlon Solidale. Il loro è un bellissimo ed ambizioso progetto che hanno portato a termine a Cervia, con la ciliegina finale del tappeto rosso percorso da Mauro al suo arrivo dell’Ironman.

La mattina scorre via tra qualche post e un paio di telefonate fino al momento in cui inizia la procedura che ho stabilito. Comincio a indossare il cardiofrequenzimetro, mi metto il body da gara, mangio il riso che avevo messo al sole per scaldarlo un poco.

Scendo al bar a ritirare le borracce, infilo una maglietta e un paio di bermuda che lascerò nella borsa bianca che va consegnata al village per ritrovarla all’arrivo, metto tutte le borse nello zaino e in bicicletta mi avvio verso la zona cambio, il mio orario di accesso è tra le 10 e le 11. Sono felice ed eccitato, sulla strada incontro tifosi ed altri atleti che si dirigono verso la zona di partenza, sorrido e canto e mi preparo ad una nuova fantastica avventura sportiva.

Arrivo all’imbocco della della zona cambio con il casco in testa ben allacciato, mi viene chiesto di togliere le borse blu e rosse dallo zaino e di entrare tenendole in vista, entro e mi dirigo con tutta calma verso la mia posizione, attraverso questa fila infinita di biciclette bellissime e coloratissime che brillano al sole. Intanto che cerco il mio numero il 2520, mi guardo in giro, l’aria intorno a me è elettrizzante, come sempre c’è qualcuno che ha dimenticato qualcosa e cerca aiuto.

Eccomi davanti al mio spazio, posiziono la bici mi tolgo il casco, lo posiziono sulla bici, tolgo le borracce dalla borsa termica e le metto nel portaborraccia, metto le borse a terra una a destra e l’altra a sinistra della ruota anteriore. Metto nelle scarpe da running la levodopa che assumerò tra la bici e la corsa, apro le barrette e le sistemo nel contenitore sul canotto dietro al manubrio, controllo che il rapporto del cambio sia quello giusto per partire di slancio e via sono pronto. A pochi metri di distanza ci sono Annalaura e Annamaria, ci facciamo una foto e via verso la consegna della borsa, li c’è l’appuntamento con Alberto per le ultime indicazioni e l’ultimo “in bocca al lupo” pre gara.

Continua…. ci rivediamo sulla spiaggia pronti a partire

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Il mio primo Ironman 70.3. Al traguardo tra errori e paure.

Come mi sento dopo aver portato a termine il primo IRONMAN 70.3? UN GIGANTE!

Il Triathlon Medio, si chiama anche così, è una prova di endurance che ti impegna per: 1900 metri di nuoto, 90 km in bici e mezza maratona di corsa. Si chiama anche 70.3 perché la somma delle distanze è espressa in miglia. I più forti impiegano 4 ore e rotti, io ho chiuso in 6 e 43. Vi confesso che in questi giorni mi son sentito di nuovo forte come un gigante, galleggiavo a un metro da terra, sfoggiando la medaglia e godendomi la soddisfazione. Ho rinnovato energia ed entusiasmo, ritrovato convinzioni che stavano svanendo, insieme a una bella dose di autostima. Tutte ottime armi di difesa contro Mr. P.

La fatica di raccontare

Sono passati 10 giorni dall’arrivo sul tappeto rosso che porta alla finish line di Cervia di Domenica. Sono uscito di casa con la medaglia al collo, ho rivissuto nella mia mente momenti della gara più e più volte, guardando anche le foto e il video dell’arrivo, ma non l’ho ancora raccontata bene.

Per farlo avrei dovuto avere:

  • Il tempo necessario, ma questa settimana è stata molto intensa.
  • Qualcuno veramente interessato ad ascoltare tutto il mio racconto.
  • L’energia, la voce e la tranquillità per raccontarlo. Questo è uno dei sintomi che più soffro del Parkinson. Mentre parlo sento chiaramente la fatica, ho difficoltà a mantenere un tono sostenuto e costante e a gestire la respirazione, tendo a scappare via veloce mangiandomi le parole. Ma soprattutto mi risulta difficile controllare la tensione emotiva, tendo a tagliare corto perchè ho spesso la netta sensazione di aver perso l’attenzione di chi mi ascolta. Non sono mai stato un gran chiacchierone, ma non avevo mai avuto la percezione di questi limiti fino ad un anno fa. Ci devo dovrò lavorare.

Ma ora posso posso farlo: abbandonarmi al piacere di ripercorrere momento per momento la gara, sia per me, e per voi, cari lettori.

Oltre le convinzioni sbagliate e le paure inutili

Il triathlon medio è una distanza che avevo tentato, senza successo, a giugno del 2019 a Lovere. Lo racconto in due articoli: 2604 CHILOMETRI PER ARRIVARE A LOVERE e ‘Raccontare dei successi e dei fischi non parlare mai’ e da allora non avevo ancora superato completamente quelle difficoltà nel nuoto. Finalmente oggi sono felice di poter dire che è passata, ho ricominciato a gestire i miei pensieri correttamente e ho ripreso a nuotare bene anche in mezzo al traffico. Poi vi racconto meglio.

Mi ero iscritto a questa gara subito dopo la mia partecipazione all’olimpico del circuito Ironman a Cervia a settembre 2019, gara che ho raccontato qui: 5150: INIZIO TRA I DUBBI, FINISCO COL SORRISO. Ciò che è successo alle gare di triathlon, e le difficoltà incontrate per allenarci tra piscine chiuse e lockdown nel 2020 lo sapete tutti. Per questo, nei mesi precedenti la gara, più volte avevo pensato di rinunciare inviando una mail all’organizzazione, dove chiedevo di modificare l’iscrizione per partecipare, ancora, alla distanza olimpica.

Non mi sentivo pronto o meglio temevo di non farcela, avevo paura di toppare ancora una volta. Facciamo spesso questo tipo di ragionamento: non sono stato capace, potrebbe ricapitare, non voglio rischiare un altro fallimento, rinuncio. Invece, proprio sugli errori possiamo costruire il nostro successo: ogni esperienza negativa vissuta, quando diventa insegnamento si trasforma in una maggior consapevolezza, una nuova forza, che ci aiuterà ad ottenere il successo.

Oggi posso dire che fortunatamente l’organizzazione non mi ha mai risposto, spingendomi a rivalutare le mie intenzioni. Dall’inizio di settembre ho iniziato a ragionare diversamente. Ho deciso di affrontare la sfida e ho iniziato a cambiare il mio modo di pensare, avrei finito a tutti i costi la mia prova anche camminando per tutta la mezza maratona, la frazione in cui ero meno preparato e che più temevo.

E cosi ho fatto.

La sera prima

Nei giorni di vigilia mi ero confrontato più volte con Alberto Schivardi , il mio preparatore atletico, che mi aveva fornito tutte le indicazioni, scaturite dalle verifiche dei miei allenamenti che lui ha sempre sotto controllo, riguardo ai ritmi che avrei potuto tenere nelle varie discipline, all’alimentazione e all’idratazione corretta per arrivare al traguardo col famoso sorriso sulle labbra.

con Alberto e Angelo

Venerdi sera sono arrivato a Cervia con il mio amico Parkinsonauta e neo triathleta, Angelo Gualtieri. Abbiamo sistemato le valigie in camera e inforcata la bicicletta, siamo andati subito a vedere la zona cambio. Uno spettacolo incredibile, dentro ringhiere invalicabili alte 2 metri, sotto i riflettori e guardate a vista, erano schierate 2600 biciclette bellissime, in ordine perfetto, su quattro file, che occupavano tutto il viale del lungomare per più di 500 metri. In terra, a destra e sinistra della bicicletta, in ogni postazione numerata, una sacca blu e una rossa con tutto il necessario per la bicicletta e la corsa, scarpe, abbigliamento e alimenti.

Erano li, già pronte dalla sera prima, perché l’indomani mattina alle 7:30 sarebbe partita la gara regina del weekend, l’Ironman; 3,8 km. di nuoto, 180 km. in bicicletta e corsa sulla distanza della maratona, 42,197 km.

Il giorno dopo alle 6,30 il sole sorgeva e già la spiaggia era animata, musica e speaker riempivano l’aria, la sabbia brulicava di atleti, tifosi, mogli, figli, familiari e amici che volevano condividere con i loro eroi una giornata indimenticabile. Vivere una gara come questa è un esperienza unica che, se siete appassionati di sport, vi consiglio di provare una volta. Le mie emozioni della prima volta sono qui IL MIO PRIMO IRONMAN DA SPETTATORE – PER ORA!

Questa volta sono stato più attento al dispendio energetico. Come da programma del giorno prima della gara, ho fatto un’uscita in bicicletta di 45 minuti a ritmo leggero e ho seguito la gara a tratti, facendo il tifo per gli amici che transitavano, pensando che il giorno dopo avrei avuto bisogno di ogni singola goccia di energia.

Continua…….

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Da Civitanova a Cervia, Parkinsonauti al MEZZO IRONMAN

Siamo ad un nuovo appuntamento con il triathlon, stavolta in gara saremo in 2 a rappresentare il PARKINSONAUTI TEAM io e Annalaura Maurin, un amica caregiver e coach di “Rock steady boxe” che si è guadagnata sul campo il diritto di far parte del PARKINSONAUTI TEAM.

Annalaura non ha tutte le caratteristiche, le manca la malattia di Parkinson, ma è una preziosa amica, abbiamo già condiviso tante avventure sportive. Lei ogni volta rappresentava il suo adorato papà, Marino Maurin, che con il Parkinson ha vissuto gli ultimi 16 anni, cantando le canzoni di Frank Sinatra, cercando sempre la soluzione migliore per vincere la sua battaglia contro il nostro scomodo ospite, fino a luglio di quest’anno quando ci ha lasciato.

Anna, appassionata di viaggi in bicicletta, è una triathleta e una di noi già dai primi giorni. Ha partecipato alle “Bike riding for Parkinson 2020 e 2021” mettendo a disposizione la sua esperienza di viaggiatrice per redigere le tappe e conducendo ogni mattina alle 6,15 la mezz’ora di risveglio muscolare e stretching.

Saremo insieme al via domenica sulla distanza del triathlon medio, in gergo 70.3, anche detto Mezzo Ironman, 1900 m. di nuoto, 90 km. in bicicletta e 21 km. di corsa. Annalaura ha già completato questa gara nel 2019 quando io avevo partecipato all’olimpico.

Sono sicuro che sarà molto importante averla al mio fianco nella frazione finale di corsa, ci faremo compagnia chiacchierando, mentre portiamo a termine la nostra impresa. Ci siamo già confrontati e siamo consapevoli di non avere portato a termine una preparazione completa e brillante, quella che sarebbe necessaria per poter correre con scioltezza per tutta la mezza maratona finale.

Se vuoi seguirmi in tempo reale, puoi scaricare questa applicazione.

https://rtrt.me/ulink/IRMA/IRM-ITALY703-2021/tracker/RPY7N8SD/focus

Ci sarà d’aiuto la forza di volontà quando sarà il momento di rispondere agli autosabotatori, quelle vocine che arrivando direttamente dal cervello, da un certo punto in poi, cominceranno a sussurrarci da dentro la nostra mente: adesso basta, sei stanco, non ce la puoi fare, perchè devi fare tutta sta fatica? Qual è la ragione di stare qui invece che essere tranquillamente in camere a riposare dopo una bella doccia? Dai non fare l’eroe che poi domani la paghi, sei malato, la tua non è una scelta intelligente, e via così, potrei andar avanti per giorni.

Per arrivare fino qua la strada è stata lunga e impegnativa, la preparazione ha preso inizio da dicembre del 2020, mediamente mi sono allenato tutti i giorni, passando attraverso le difficoltà che il periodo Covid ha comportato.

Ma è proprio questo che mi motiva! Quando ci poniamo un obiettivo come questo, il primo vero ed importantissimo risultato è che teniamo il nostro fisico in allenamento. Questa è la migliore terapia che, insieme ai farmaci che a volte sono necessari per muoverci, possiamo adottare: rallenta la progressione della malattia, non ha effetti collaterali, è sotto la nostra responsabilità e possiamo accedervi tutte le volte che vogliamo a km. zero e costo contenuto.

Qualcuno mi chiede: ma come fai? Altri mi dicono: si va be ma tu sei allenato, poi non sembri nemmeno malato. Spesso aggiungono: io non ce la farei mai! Ma poi come potrei, non ho tempo, mi fa male questo e quello, sono troppo o troppo poco, i migliori arrivano a dire: si va bene l’attività fisica e lo sport, ma io sto bene anche cosi.

Chiedetelo agli atleti del PARKINSONAUTI TEAM, soprattutto a quelli che negli ultimi mesi hanno adottato nuove abitudini, cambiando il modo di pensare e agire, cambiando modo di alimentarsi e di organizzare il proprio tempo per inseguire obiettivi che, fino a quando non hanno cominciato ad agire muovendosi nella giusta direzione, sembravano impossibili.

Come Marco Ramelli di Sesto Fiorentino e Angelo Gualtieri da Camisano, CR, che oltre al viaggio in bicicletta da Torino a Venezia di giugno quest’anno hanno partecipato alle loro prime gare di triathlon.

Oppure a Stefano Ruaro, di Vicenza, che già praticava il triathlon con ottimi risultati prima della diagnosi di un anno e mezzo fa, ma che dopo quel momento si era fermato convinto di non essere più in grado. Quest’anno oltre al viaggio in bicicletta con i PARKINSONAUTI ha rispolverato il suo body da triathlon e ha già portato a termine 3 gare, migliorando ogni volta.

Chiedetelo alle ragazze della Bike riding, come Samantha Vizentin, Antonella Brunacci, Carmela Arancio e Mariagrazia Pastori che in pochi mesi sono passate dal non vado in bicicletta, a ci vado spesso, e ora lo fanno più volte alla settimana sentendosi molto meglio.

Oppure a Gianni Cantarelli da Parma, che dal non essere quasi capace di andare in bicicletta dell’inizio dell’anno, alla fine di agosto è partito in solitaria da casa per raggiungerci a Civitanova e passare un weekend insieme, prima di proseguire, sempre solo, fino a Barletta.

Nel primo weekend di settembre eravamo tutti insieme a Civitanova Marche per partecipare ad una gara di paratriathlon che fa parte del circuito IPS organizzato dalla Fitri grazie soprattutto all’impegno dell’amico Neil MacLeod. In quell’occasione proprio per preparare la gara di domani a Cervia, ho preso il via a 2 gare nella stessa mattina, un super sprint e uno sprint, ottenendo un gran risultato, soprattutto nella gestione del tempo che avevo a disposizione per finire la prima gara e iniziare la seconda.

Voglio ringraziare per l’ospitalità Marco Tarabelli e tutta l’organizzazione del Civitanova triathlon. Ci siamo divertiti moltissimo e abbiamo preso parte ad una manifestazione organizzata in modo perfetto, in un luogo splendido che il solito Daddo Dario Nardone, speaker ufficiale, ha saputo valorizzare anche grazie ad un ospite particolare per il mondo del triathlon, Justine Mattera, che ha saputo sorprenderci e affascinarci con la presentazione del suo libro.

La prossima settimana vi racconteremo com’è andata, intanto ci mettiamo in gioco, dando il meglio di noi stessi per continuare ad urlare in faccia al Parkinson, “NON CI FERMERAI”

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SWIM FOR PARKINSON 2021 Tra il dire e il fare c’è di mezzo lo Stretto di Messina

Ci sarà di mezzo il mare, esattamente quello dello Stretto di Messina, tra il dire e il fare di: Cecilia Ferrari, Emanuela Olivieri, Marina Agrillo, Maria Assunta Galiè, Valeria Bastoncelli, Mariagrazia Pastori, Anna Amitrano, Donato Vaira e Angelo Gualtieri. Questi amici con la malattia di Parkinson, tra i quali diversi atleti del PARKINSONAUTI TEAM, domani, martedi 14 settembre, in quel mare ci si tufferanno partendo da Capo Peloro, in Sicilia, per coprire i 3,4 km. che li dividono da Cannitello, in Calabria.

Quando cambi ciò che pensi, cambia come agisci.

Chissà quante volte anche voi avete usato e sentito usare l’espressione: “tra il dire il fare c’è di mezzo il mare” per giustificare il fatto che non potevate, non volevate o semplicemente non vi sentivate pronti per un obiettivo che ritenevate impossibile. Quello che i nostri amici hanno deciso di fare, è stato cambiare il loro modo di pensare dal “Non ce la faccio!” a “E se ce la facessi?”. Con questa nuova convinzione hanno cominciato ad allenarsi, e ora sono pronti ad raggiungere il loro meritato traguardo.

Motivazioni, condivisione e spirito di squadra

Quali sono le motivazioni che hanno portato i nostri magnifici atleti a decidere di partecipare a questa 2° edizione della “Swim for Parkinson” lo potete scoprire nelle interviste pubblicate nel sito dedicato all’evento dall’ Accademia Limpe Dismov . Dopo la prima “Traversata dello stretto” ideata e portata a termine con determinazione nel 2018 da Cecilia Ferrari, l’Accademia ha creduto nell’importanza del messaggio che stava lanciando con la sua impresa, affiancando e supportando i pazienti nell’organizzazione delle edizioni successive.

Qualcuno si cimenterà nell’intera traversata, altri si daranno il cambio in una staffetta, modalità che esprime tutta la forza della condivisione e dello spirito di squadra, per raggiungere obiettivi nello sport e nella vita.

Grazie Cecilia

Dopo la prima traversata Cecilia si è ripetuta in altre imprese, perchè ama nuotare e perchè ha capito che il suo esempio e la sua testimonianza all’incontro “Corpo ed Anima” della Limpe Dismov a Roma nel dicembre 2018, e al video della prima traversata dello Stretto che si vede qui, potevano motivare altre persone con la malattia di Parkinson a compiere la stessa fantastica impresa sportiva. Anche io nel 2019, con Emanuela Olivieri, Marina Agrillo e la compianta Marisa Sivo, sono stato uno di questi e sono convinto che questo sia stato il vero grande ed importante risultato dell’intuizione di Cecilia e della Dr.ssa Francesca Morgante, la neurologa che per prima l’ha spronata ed aiutata in questo percorso.

Un esempio prezioso

Grazie al suo esempio altri pazienti hanno cominciato a vedersi e a comportarsi non più solo come persone con una malattia neurodegenerativa subdola come il Parkinson, ma anche, soprattutto durante le sessioni di allenamento in piscina, come atleti, che, grazie a quell’allenamento hanno cominciato a sentirsi meno impacciati nei movimenti e hanno imparato che, al di la della loro età o degli anni passati dalla diagnosi, potevano ancora migliorarsi e porsi nuovi ed entusiasmanti obiettivi.

Come? Scegliendo di assumere uno stile di vita sano e vitale, abbinato alla terapia farmacologica e all’attività fisica quotidiana, come anche i neurologi della Limpe che li accompagneranno e con cui si misureranno durante la traversata di martedi 14 settembre, raccomandano.

Forza ragazzi, ora siete pronti!

Divertitevi mentre nuotate nelle splendide acque blu del mare di Sicilia per andare a prendervi il traguardo che vi siete meritati. Lo avete costruito con coraggio, impegno, determinazione e costanza per continuare ad affrontare il vostro viaggio combattendo il Parkinson anche attraverso lo sport. Anche il vostro esempio ci aiuta a continuare ad urlare con tutta la nostra forza “NON CI FERMERAI!”

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Si finisce ripartendo con: Shiatsu, Yoga, Coaching e Paratriathlon, insieme a tanti amici.

Con l’ultimo weekend di agosto ci avviamo verso la fine di un altra estate, che come ogni fine estate, porterà con se caldi ricordi. I più caldi sono i 45° dell’ultima ondata dell’anticiclone africano, vissuti nella settimana del “Triathlon solidale, Più giri Più Vivi” di Sara Rubatto e Mauro Cennerazzo, che sono ancora in giro per l’Italia, per la precisione in Sicilia, e che ritroveremo tra pochi giorni a Civitanova.

Eravamo partiti a fine maggio da Ostia Lido, quando ancora l’estate non scaldava l’aria della sera, con la 1° tappa del circuito IPS “Italian Paratriathlon Series”.

È stata La prima volta di Marco e degli atleti del PARKINSONAUTI TEAM, che sono scesi in gara in rappresentanza della nostra Associazione e della nostra voglia di fare sport e movimento, in una gara di Paratriathlon.

È stato il primo step di un progetto iniziato quest’anno con la Fitri, grazie a Neil Mac Leod, che speriamo ci porterà a realizzare un grande sogno, la partecipazione alle Paralimpiadi di un atleta con il Parkinson.

Poi è stata la volta del weekend passato insieme sulle rive dell’Idroscalo di Milano al DeejayTri. Eravamo 3 atleti in gara del PARKINSONAUTI TEAM e un bel gruppo numeroso di tifosi e amici Parkinsonauti e no, nel primo vero appuntamento importante di triathlon a livello Nazionale, oltre 2000 atleti, dell’era Covid.

Avevamo aperto l’estate, anche a livello di calendario, con la partenza da Torino il 20 giugno, della nostra manifestazione più importante, la Bike riding for Parkinson Italy 2021″ Un magico viaggio che vi ho raccontato in questi tre articoli: Viaggiare insieme mano nella mano Sempre insieme dall’alba a l tramontoUn successo del gruppo nato da lontano –

Dopo quella fantastica e “faticosetta pedalata” continuando comunque ad allenarci, ci siamo presi anche un po’ di riposo e di vacanza, ed ora siamo pronti a ripartire con i botti finali.

Shiatsu, Yoga e Coaching di “Estiamo Insieme”

Sabato 28 e Domenica 29 agosto io e Roberto Russo saremo con Giulio Maldacea e Barbara Morandi del Comitato italiano Associazioni Parkinson che dando seguito alle richieste di alcuni utenti affezionati di Wikiparky.TV, hanno organizzato ESTIAMO INSIEME, un weekend di fine agosto, nel meraviglioso contesto naturalistico del Lago Maggiore.

L’obiettivo è quello di conoscerci di persona, divertirci e praticare INSIEME esperienze che possano migliorare la qualità della nostra vita come Shiatsu, Yoga e Coaching.

Triathlon a Civitanova, PIÙ Sport, PIÙ Amici, PIÙ Emozioni.

Nel prossimo weekend ci trasferiamo in un bel gruppo, in centro Italia, a Civitanova Marche. Sabato 4 e Domenica 5 Settembre, le vie della splendida cittadina marittima delle Marche saranno ancora PIÙ colorate e PIÙ animate. Oltre al “Campionato regionale triathlon sprint” è prevista la 3°tappa del circuito “IPS Paratriathlon” e la 41° tappa del giro d’Italia “Più giri più vivi – Triathlon solidale”.

L’appuntamento è da sabato pomeriggio, sul Lungo Mare Sergio Piermanni nei pressi dello stabilimento Lido Cristallo, dove saluteremo l’arrivo della 41^ tappa del Giro d’Italia Triathlon Solidale e dove saranno ufficialmente aperti il Village e la segreteria della manifestazione sportiva che prenderà il via domenica mattina. Dalle ore 16,30 alle 18,30 insieme a Sara Rubatto e Mauro Cennerazzo di Più Sport Più Emozioni, agli atleti del Parkinsonauti Team di Parkinson&Sport e di molte altre Associazioni, daremo il via al weekend multisport organizzato da Civitanova Triathlon.

In queste 2 ore, atleti agonisti e atleti con disabilità, saranno disponibili come guide per coloro che vivono affrontando la loro disabilità con forza e determinazione e sono pronti a provare l’emozione della triplice disciplina. Grazie agli ausili specifici messi a disposizione da AspassoBike e AlinkerItalia per “Piugiripiuvivi più sport più emozioni” ragazzi con disabilità, insieme ai loro familiari, diventeranno i motivatori per gli atleti guida, stimolando un sano doping emotivo che permetterà a tutti di apprezzare il gusto e la forza delle specialità del triathlon. Insieme a noi ci saranno anche gli amici della “Lega del filo d’oro Onlus”. Dalle 18:30, la madrina dell’evento Justin Mattera, presenterà il suo libro “Just me” e il programma della gara master prevista per il giorno successivo.

Gli appuntamenti ora li conosci, probabilmente già conosci noi, se così non fosse queste sono delle buone occasioni per farlo, decidi anche tu come noi di NON FARTI FERMARE. Porta il tuo miglior sorriso, prepara scorte di energia e vieni a vivere insieme a noi questi momenti insieme.

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Una settimana di “Triathlon Solidale”

Domenica sono ripartito per pedalare in alcune tappe del Giro d’Italia “Più giri più vivi” triathlon solidale. Dopo aver vissuto venerdi e sabato scorso nella mia città, Palazzolo sull’Oglio, una splendida due giorni, con i PARKINSONAUTI della “Bike riding for Parkinson Italy 2021”, dove abbiamo organizzato una festa, per presentare l’anteprima del docufilm che racconta del viaggio da Torino a Venezia di quest’anno.

Ritrovare tutto il gruppo, ha fatto riaffiorare immediatamente tutte le sensazioni vissute nel giugno scorso, durante la pedalata sugli argini del Po che ho raccontato nelle scorse settimane negli articoli: Viaggiare insieme, mano nella mano., Sempre insieme, dall’alba al tramonto. e Un successo del gruppo, nato da lontano.

Parte di tutte le emozioni e i colori di quei momenti sono raccolti in questo trailer del docufilm che Junior Jay Ferreira sta producendo in collaborazione con Ability Channel

Inizia una nuova avventura, questa volta sarò accompagnato da mia moglie Carolina, insieme ci aggregheremo per alcune tappe, al progetto di Sara Rubatto e Mauro Cennerazzo, il “Giro d’Italia Solidale” Piu Giri Più Vivi. Essendo io un triathleta amatoriale e un paziente con la malattia di Parkinson vivrò quest’esperienza, così come l’hanno pensata Mauro e Sara nella doppia veste di:

Volontario sportivo solidale, cioè lo sportivo che condivide la fase di defaticamento del suo programma di allenamento con persone con disabilita motorie.

Motivatore sportivo, cioè la persona con problemi fisici o mentali, che pratica sport amatoriale in concomitanza del defaticamento dei volontari.

La storia del progetto

Il progetto nasce per permettere alle persone con tetraparesi e qualsiasi altra disabilità di vivere un’esperienza di triathlon solidale da protagonista. Mauro, è un triathleta che da un anno sta preparando il suo primo Ironman, e Sara, una atleta cardiopatica e pre-diabetica, che ha già fatto grandi imprese in bicicletta in solitario.

l “Giro d’Italia Solidale” è partito il 27 luglio da Avigliana e, dopo aver percorso 6000 km lungo 50 tappe, arriverà il 18 settembre a Cervia, dove è in programma la manifestazione mondiale Ironman Italy Emilia Romagna 2021, a cui è iscritto Mauro che riceverà il testimone da Sara, che lo ha portato in giro per tutta l’Italia, per chiudere alla grande il loro progetto.

Le tappe del giro

Ogni giorno Sara farà circa 100 km. in bicicletta per raggiungere la città di destinazione, dove troverà ad aspettarla motivatori e sportivi per condividere la parte finale della sua giornata di sport. Al seguito ci sarà un furgone, generosamente messo a disposizione da DHL, che trasporta biciclette per la disabilità, una carrozzina da maratona e due ausili innovativi, gli Alinker, che all’arrivo della carovana intorno alle 17 permetteranno a persone con difficoltà motorie degli arti inferiori come parkinson, sclerosi multipla, tetraplegia spastica e altro ancora, di poter correre, pedalare, camminare autonomamente, inoltre ci sarà un canotto per vivere l’esperienza di nuotare insieme ad un atleta normodotato”

La storia di Sara Rubatto

Lo sport ha sempre fatto parte della 42enne torinese, prima e dopo la cardiopatia rara che l’ha colpita: “Avevo 19 anni, e nemmeno dopo 23 anni la medicina è riuscita a capire cosa sia successo. Non c’è quindi una cura specifica, la mia salvezza è lo stile di vita: dall’alimentazione (Sara è nutrizionista, ndr) all’attività fisica. Sei anni fa, inoltre, a causa di un errore medico, un infarto ha devastato il mio cuore ma grazie alla bicicletta, il mio salvavita, è tornato al battito normale”. Sara praticava nuoto a livello agonistico quando la malattia le ha stroncato una possibile carriera: “Mezz’ora prima di una gara che valeva il pass agli Europei mi chiamarono per comunicarmi che mio padre stava morendo: chiaramente rinunciai, l’anno dopo mi tolsero l’idoneità sportiva e finì tutto”. Per riprendere una nuova vita sportiva con la bicicletta: “Non potendo utilizzare l’auto ho iniziato a salire in bicicletta e il mio corpo ha ripreso a funzionare. Da quel momento pedalo 365 giorni l’anno, è la salvezza del mio cuore”. Tra i suoi “viaggi” in solitaria ci sono Torino-Lisbona (5.300km), Torino-Gerusalemme (6.602km), Torino-Capo Nord (8.000km) e Torino-Sicilia (5.200km).

Io sarò felice di pedalare con Sara dalla tappa di Ostia fino a Scario, le prime saranno solo di trasferimento, mentre sono già previste delle iniziative nelle città di Altavilla, Paestum e Scario. Se volete venire ad accoglierci e provare la soddisfazione di allenarvi con noi nelle 3 specialità del triathlon, nuoto bici e corsa, vi aspettiamo con molto piacere, contatta l’organizzazione attraverso i social di “Più giri più Vivi” e il sito “Triathlon solidale”.

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Un successo del gruppo, nato da lontano.

“Bike riding for Parkinson Italy 2021” (parte terza)

Abbiamo preparato con attenzione ed impegno, già da febbraio, anche i minimi particolari. Alcuni potevano sembrare marginali, ma alla luce dei fatti si sono rivelati vincenti per permetterci di muoverci rispettando gli orari e senza perdere nessuno. Se vi è capitato di spostarvi, con qualsiasi mezzo, in gruppi composti da più di 4 persone, sapete già quanto è complesso: ecco noi eravamo quasi 30 con 3 mezzi al seguito, camper furgone e macchina, più dai 4 agli 8 motociclisti ogni giorno che ci scortavano. È stato impegnativo e sfidante ma la collaborazione che si è sviluppata nel gruppo ancora una volta è stata l’arma vincente.

Regole e disciplina

Le regole che ci siamo dati, volte a permettere una migliore conoscenza di ognuno, hanno avuto successo, sono nate nel giro di pochi giorni nuove amicizie che sarà nostro dovere preservare e nutrire. Ogni notte gli occupanti delle camere venivano cambiati, cosi come le sedute a tavola a pranzo e cena. Abbiamo creato dei gruppi composti da 3 partecipanti, con conoscenza e preparazione sportiva diversa, che ci hanno permesso di facilitare le operazioni di controllo alle partenze, agli arrivi e durante i trasferimenti anche a piedi. I componenti i gruppi cosi composti si davano reciproco aiuto e assistenza anche durante le tappe.

Oggi posso dire che siamo stati bravi, voglio ringraziare tutti per il rispetto delle regole del gruppo e per la puntualità. I presupposti erano nati già durante le riunioni preparatorie su zoom, quando è stato necessario essere fermi su alcuni punti e fare scelte impopolari, ma necessarie.

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Il bagaglio del viaggiatore

Solo su questa cosa non siamo riusciti a centrare l’obiettivo, chiedo scusa personalmente ai nostri grandi amici e benefattori FLAVIO E FRANCESCO, che ne hanno pagato le conseguenze ogni mattina ed ogni sera, quando hanno dovuto gestire carico scarico dei bagagli. Su questo aspetto avremo da lavorare ancora per fare meglio il prossimo anno.

Avevo fatto la promessa di non ammettere chi si fosse presentato con un bagaglio eccedente. Se lo avessi fatto seriamente, e qui ci metto anche un po’ di voglia di sorridere, saremmo partiti in 5 o 6 al massimo. Il bagaglio ammesso era un trolley da stiva, come Ryanair richiede, con tanto di misure, più uno zainetto, sottolineo zainetto, che sarebbe servito durante i tragitti in bicicletta.

A tutti è stata consegnata all’arrivo a Torino una borsa contenente due divise tecniche complete: maglia, salopette, calze, manicotti e mantellina antipioggia, oltre a 2 polo manica corta, 2 tshirt e una felpa, praticamente tutto il necessario per tutta la settimana. Mancavano solo: scarpe, un pantalone e un pantaloncino intimo, farmaci, effetti personali casco e poco altro, anche per questi avevamo preparato una lista condivisa e approvata. Vi garantisco che tutto stava nel mio trolley e in un piccolo zainetto, veramente da bici. Non vi dico gli espedienti che si sono visti, zainetti da 10 kg. o giù di li, borse e borsette di ogni genere che il povero Flavio doveva ogni giorno ricoverare sul suo letto nel camper.

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Leggeri e felici

Viaggiare leggeri è una metafora della vita.  La felicità non è contenuta negli oggetti che possediamo ma nello spazio e nel tempo che resta libero da colmare con le emozioni. Viaggiare carichi di oggetti inutili ci rallenta e fa lo stesso per chi viaggia con noi.

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Il trolley era quello giusto😎 … 1 zainetto da ciclista? 🙈

Incidenti di percorso

Come anche lo scorso anno qualche caduta c’è stata, dal fondo del gruppo, dove avevo la mia postazione di osservazione privilegiata, ogni tanto intravvedevo qualche ruota che girava libera e una maglia rosa a livello strada. Certo è che non si sono ripetute le gesta funanboliche in bicicletta di Roberto Russo, che ha sempre tenuto le mani ben salde sul manubrio, in compenso ci ha regalato qualche arrivo spavaldo, ma lui è di gomma e ogni volta rimbalza in piedi senza conseguenze. Marco Ramelli che è ormai un biker esperto non ha mai visto il ghiaccio.

Hanno fatto le loro vittime senza gravi conseguenze: le rotaie dei tram in città, le scarpe con gli attacchi da MTB che non sempre hanno funzionato alla perfezione, (saranno vietati dalla prossima Bike) terriccio e sassolini sui bordi delle strade.

Un furgone dei supermercati con la S maiuscola, ad un semaforo, si è permesso di buttare a terra, proprio nella sua città il nostro uomo d’acciaio anzi d’Acciaro. Alberto si è alzato da terra, e dopo essersi dato una veloce controllata è rimontato in sella per ripartire, non senza aver rincuorato il ragazzo alla guida che spaventato era scoppiato in lacrime.

Alberto Acciaro e Roberto Russo
Marco Ramelli

Solo nel finale abbiamo avuto una caduta che ha lasciato qualche segno, una clavicola rotta e qualche costola sono il resoconto del pronto soccorso per il Parkinsonauta Dario Bravin, che ha reagito da grande atleta e stoicamente si è comunque presentato l’indomani mattina, con tanto di tutore, ma in divisa per partecipare alla festa dell’arrivo a Venezia.

Arrivederci al prossimo anno

Anche questa è fatta, lo scorso anno non avevo scritto il racconto e non ricordavo perchè, ora penso d’aver capito, raccontare un viaggio come il nostro è un lavoro da scrittore e non è mai finito, ci ho lavorato tanto e ogni volta che lo rileggo cambierei e aggiungerei qualcosa. Ma ora basta, chiudo, in questi anni ho imparato una lezione importante, fatto è meglio che perfetto, ci vediamo l’anno prossimo.

È stata una grande avventura, un capitolo della vita di ognuno di noi che anche quest’anno ha lasciato un segno, la Bike ti cambia dentro, per me è stato cosi.

Se vuoi sapere se lo è stato anche per gli altri lo puoi ascoltare dalla loro viva voce, durante le Interviste in diretta di “Prendo la levo e arrivo” del giovedì sera alle 21, su facebook, pagina di Parkinson&Sport e gruppo “Bike riding for parkinson Italy 2021” e sul canale youtube Parkinson&Sport.

Grazie Junior

Voglio attribuire un ringraziamento speciale a Junior Jay Ferreira, il nostro amico fotografo e videomaker.

Junior, collaboratore di Ability Channel, attraverso l’obiettivo della sua macchina fotografica, ci ha raccontati ogni giorno con dei meravigliosi video che prendevano forma nelle lunghe notti di lavoro tra una tappa e l’altra. Con tutto il materiale che ha raccolto, vivendo e integrandosi a noi in modo unico ogni giorno per l’intera settimana, nascerà qualcosa di unico, di cui presenteremo un anteprima durante la festa che abbiamo organizzato a Palazzolo sull’Oglio venerdi 6 agosto.

Amici, sostenitori e sponsor.

Ancora una volta voglio ringraziare: soci, amici, sostenitori e sponsor, senza i quali tutto questo non sarebbe stato possibile. Grazie a loro, abbiamo potuto sostenere tutte le spese della carovana rosa, chiedendo ai parkinsonauti solo la quota di adesione annuale all’Associazione e una caparra di conferma della loro partecipazione.

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Sempre insieme, dall’alba al tramonto.

“Bike riding for Parkinson Italy 2021” (parte seconda)

Abbiamo condiviso tutto, ogni giorno, dallo stretching della mattina, a Pavia lo abbiamo fatto in un aiuola su una rotatoria, alla polvere delle strade bianche, al temporale che ci ha inseguito per un pomeriggio ma che il nostro protettore Davide Lot, da lassù, ha sapientemente diretto per farci dare solo una rinfrescata. Festicciole di compleanno a sorpresa, sfide a ping pong, musica, canti e balli, il bacio all’arrivo nella loro terra dei veneti Stefano e Davide. Ci siamo accomodati affamati in tavolate lunghissime di ciclisti e motociclisti, abbiamo sorriso ai momenti scherzosi dei nostri giovani che quest’anno hanno aggiunto simpatia e giocosità.

Chi siamo noi? E Toi, Toi, Toi.

Abbiamo acceso il colore e mosso l’energia di tutti i luoghi dove siamo stati, da Torino a Venezia con il rosa delle nostre maglie e con gli slogan che usavamo per caricarci: Chi siamo noi? I PARKINSONAUTI e TOI TOI TOI, importato dall’Olanda dalla nostra Stella Cometa Samantha Vizentin.

Chi conosce la nostra malattia sa’ che verso sera, spesso, le nostre batterie sono scariche e l’energia latita, ma in quei giorni, anche grazie alla forza del gruppo, e questo è uno degli aspetti più sorprendenti, il Parkinson lo abbiamo battuto insieme, riuscendo a scovare riserve dove mai le avevamo cercate. Confesso che, a volte dove capitava, abbiamo rubato momenti di riposo al ritmo serrato del programma giornaliero.

Un gruppo forte e unito

Ogni anno le dinamiche che si sviluppano nel gruppo sono nuove e sorprendenti. Abbiamo superato le difficoltà e la fatica, e vi garantisco che, anche se sono passate via come se niente fosse, ne abbiamo incontrate, ma non ci siamo fatti fermare da nulla, anzi ogni ostacolo ci ha rinforzati ed uniti.

Questo aspetto del viaggio come metafora della vita, ha generato in ognuno di noi nuove certezze e convinzioni, fornendoci nuovi strumenti e strategie per affrontare al meglio il viaggio personale in compagnia del nostro ospite. Sono certo che da oggi sapremo utilizzare quel patrimonio di esperienze, ogni volta che ne avremo bisogno.

A tavola niente telefonino?

Le condivisioni vissute durante la cena, che ho voluto stimolare, vincendo la timidezza, la riservatezza e la resistenza a parlare in pubblico con un microfono in mano. Nonostante la stanchezza, gli occhi di qualcuno che si chiudevano e qualche atteggiamento ostile, quando a inizio della cena requisivo ad ognuno il telefonino, hanno fatto emergere personalità ed emozioni, creando il miglior terreno per la nascita di nuove amicizie e di un gruppo, che ha saputo integrare da subito i nuovi arrivati e pur raddoppiando nei numeri si è strutturato forte e unito.

Milano e Piazza Duomo

Entrare a Piazza Duomo a Milano è stato emozionante tanto quanto lo scorso anno Piazza S. Pietro a Roma, due ricordi limpidi e caldi esattamente come il sole che ci ha accolti in entrambe le occasioni. Siamo entrati nel centro di Cremona, Casale Monferrato, Modena, Ferrara e siamo tornati a Pavia in Piazza Castello, esattamente dove lo scorso anno avevamo dato il via alla Bike riding 2020.

Una striscia rosa da paura.

Per me è stato particolarmente emozionante il trasferimento del primo giorno a Torino, dall’albergo al Parco del Valentino dove era prevista la partenza. Più volte avevo immaginato il gruppo di maglie rosa muoversi davanti a me, era facile, avendo negli occhi ancora le immagini dello sorso anno, ma quando siamo partiti la prima volta dall’albergo, ho capito che 25 erano molti più del doppio dei 12 e al primo semaforo credo di esserci arrivato in apnea, poi vederli allungarsi sui viali alberati della città dei Savoia mi ha aperto il cuore e ho ricominciato a respirare.

100 km. al giorno

Alcuni di noi che hanno cominciato ad andare in bicicletta da qualche mese, nei primi giorni, pensando di non essere abbastanza allenati avevano scelto di alternare mezze giornate in bicicletta e mezze in camper. Ma poi, motivati e rassicurati dal fatto di essere in gruppo, e dal non volersi perdere nemmeno un metro della nostra avventura, hanno rotto gli indugi spostando i loro limiti con la forza di volontà e hanno pedalato anche per 100 km. al giorno.

Scoprirete chi sono questi campioni di determinazione e tante altre curiosità, nelle interviste del giovedi sera.

Giulio e Silvano

Una menzione particolare la dedico ai miei amici e componenti del direttivo del Comitato Italiano Associazioni Parkinson. il Presidente, Giulio Maldacea, 49 anni e 16 di malattia con 2 interventi alla schiena, e il Segretario, Silvano Chiartano 72 anni, 16 anni di Parkinson sulle spalle e diverse altre difficoltà, che sono stati con noi per una tappa il primo e due il secondo, raggiungendo anche loro traguardi mai raggiunti e impensabili. Sentiremo anche loro nelle interviste del giovedi.

Continua con la terza e ultima parte la prossima settimana.

Qui trovi la prima parte: Viaggiare insieme mano nella mano

Amici, sostenitori e sponsor.

Intanto voglio ringraziare: soci, amici, sostenitori e sponsor, senza i quali tutto questo non sarebbe stato possibile. Grazie a loro, abbiamo potuto sostenere tutte le spese della carovana rosa, chiedendo ai parkinsonauti solo la quota di adesione annuale all’Associazione e una caparra di conferma della loro partecipazione.

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Viaggiare insieme, mano nella mano.

“Bike riding for Parkinson Italy 2021” (parte prima)

Ci sono sette figure nel sole del mattino, che si avviano verso il mare. Sono l’emblema della Bike riding 2021. All’inizio della settimana si conoscevano appena, si erano visti solo online.

Ora si avviano mano nella mano, sentendosi parte di una squadra, anzi, di una nuova famiglia. E insieme sono pronti ad affrontare il loro viaggio con nuova forza e nuove consapevolezze. Hanno imparato che i limiti possono essere superati, perché sono spesso solo nella loro mente, e sopratutto che da ora non saranno più soli.

Una settimana da raccontare

Tutta una settimana è stata necessaria per riprendermi sia fisicamente che mentalmente dalle fatiche della Bike riding, e per decidere come raccontare questa esperienza. Inizialmente avevo pensato di mettere insieme i resoconti giornalieri di alcuni partecipanti, che ringrazio per il lavoro fatto, ho iniziato a leggerli, ma ho capito che dovevo lasciare a loro il piacere di raccontarcelo. Le giornate meravigliose che abbiamo vissuto le porteremo per sempre nei nostri ricordi, generati da emozioni e sensazioni che non è cosi semplice riuscire a mettere nero su bianco. Dopo giorni di stallo, in cui mi sono messo davanti al computer per scrivere, ma ne’ la testa ne’ le dita sulla tastiera, riuscivano a darmi la risposta soddisfacente ho finalmente capito, anche confrontandomi con qualcuno del gruppo, che il racconto di questi giorni non potevo farlo io per tutti.

Prendo la levo e arrivo

Faremo come lo scorso anno, lo faremo dal vivo uno per uno, riprendendo la buona abitudine di trovarci il giovedi sera alle nove nelle interviste in diretta di PRENDO LA LEVO E ARRIVO condotte da me e dalla nostra “Stella Cometa”, Samantha Vizentin, che quest’anno è stata sempre con noi, da protagonista, pedalando e illuminando tutti noi con la sua luce. Il racconto potrebbe diventare parte integrante del nuovo “Progetto MOve ON” by IRCCS Fondazione MondinoParkinson&Sport, che abbiamo presentato durante l’evento del 21 giugno a Pavia all’Istituto Casimiro Mondino.

Momenti magici e meno

Mentre per ciò che riguarda me, utilizzerò le immagini come ancore per rivivere tutte le sensazioni della settimana passata a pedalare sulle rive del Po con i miei nuovi amici. Quello che voglio raccontare sono i momenti magici e meno, che ho vissuto con persone quasi sconosciute, da sabato 19 giugno fino a domenica 27, uniti 24 ore su 24, da un presupposto alquanto insolito, una malattia neurodegenerativa, il Parkinson.