SPAGHETTI AL PARKINSON

 

Arrotolare gli spaghetti sulla forchetta non è poi così facile, come emerge dalla storia del dottor Angelo Lazzari. Anche un gesto semplice come questo, che per noi italiani è naturale, può diventare un sintomo da indagare.

Da sempre gli spaghetti sono stati il mio formato di pasta preferito.

Fin da bambino tutti sapevano quanto mi piacesse arrotolarli sulla forchetta e portarli alla bocca mentre il sugo scorreva per tutta la loro lunghezza e io iniziavo a sorbirli con un’aspirazione che scatenava il rimprovero di mia madre per il rumore. Nel corso degli anni, oltre ad aver imparato a portarli alla bocca in modo più educato, ho ampliato la varietà dei condimenti, ma il formato di gran lunga preferito hanno continuato ad essere gli spaghetti. 

Finché un giorno di 7 anni fa mi resi conto che diventava sempre più difficoltoso arrotolarli con la forchetta.

Quello che era stato per tanti anni un movimento semplice, naturale, che anticipava il piacere di sentire in bocca i miei amati spaghetti, mi risultava impacciato, qualche volta perfino bloccato. In più, cercando di non farlo vedere, con la forchetta dovevo improvvisare altri movimenti per mascherare le mie difficoltà. Incominciai a chiedere a mia moglie, con sua grande sorpresa, di variare un po’, oltre gli spaghetti c’erano altri bellissimi formati di pasta corta che erano anche migliori!

Incominciavo però ad ammettere a me stesso

Che quello di arrotolare gli spaghetti non era l’unico movimento difficoltoso: anche scrivere aveva perso la normale fluidità e, mentre la grafia era ulteriormente peggiorata diventando quasi illeggibile (dopo tutto sono un medico!), avevo incominciato a usare la videoscrittura per non rendere visibile a tutti la fatica che mi costava anche solo prendere un appunto con la biro o firmare una cartolina. Dal mio esame di neurologia erano passati molti anni, e farmi una diagnosi da solo di certo non era possibile.  Ma ricordo che, quando ipotizzarono che avessi una forma di Parkinson e che avrei dovuto sottopormi a un esame neuroradiologico per verificarlo, fui immediatamente certo che era così: tutto combaciava con quella diagnosi e il referto fu solo la conferma di quanto dentro di me già sapevo.

L’accertamento della diagnosi è stato poi l’inizio della terapia

e, se può essere noioso ingoiare 5 compresse al giorno, dopo 7 anni di trattamento e a 75 anni di età, mi consola poter fare una vita senza limitazioni, arricchita dalle attività fisiche che ho sempre amato – a cominciare dal camminare, anche per oltre 20 chilometri al giorno quando faccio il mio trekking annuale.

E dalle spaghettate che sono ritornate a rallegrare la mia dieta.

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Angelo Lazzari, nato a Palazzolo il 4 giugno 1945, è laureato in medicina e specializzato in anestesia e rianimazione. Ha lavorato presso l’Ospedale di Palazzolo, l’Ospedale Maggiore di Bergamo, è stato dal 1986 al 1999 primario del Servizio di anestesia e rianimazione dell’Ospedale di Chiari, poi alle Cliniche Gavazzeni, come consulente per le attività extra-cardiochirurgia. Nel 1988 ha fondato l’Associazione Bresciana Cure Palliative “Maffeo Chiecca” che per 12 anni ha svolto, grazie alla disponibilità di altri medici, un programma totalmente gratuito di assistenza domiciliare a malati inguaribili in fase avanzata e terminale che ha interessato oltre 1.200 famiglie. E’ anche stato presidente della Fondazione Galignani di Palazzolo.

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Appassionato di cicloturismo – Roncisvalle-Santiago di Compostella Palazzolo-Roma, tour della Borgogna, Castelli della Loira- e  camminatore – Pau-Santiago, Lisbona-Santiago, Cammino di S. Francesco, Cammino di San Benedetto, Palazzolo-Roma in due anni.

Sposato con Marisa Pagani, è padre di Chiara e Nicola, e nonno di Vittoria, Margherita, Alessia e Diego. 

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