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LA TRASFORMAZIONE DEL SELVAGGIO

Bike Stories 6° Puntata, Filippo Mion

Dalle rotelle di una sedia alle ruote di una bicicletta grazie alla Deep Brain Stimulation. Dal selvaggio all’amico nel percorso verso Roma.

Tornare in bicicletta, questo era il suo obiettivo dichiarato, quando a luglio 2019 è entrato in ospedale per farsi impiantare, in un intervento chirurgico a mente serena durato 10 ore, due elettrodi direttamente nel cervello.

E Filippo ci era riuscito, lo scorso gennaio 2020, dopo soli 6 mesi di convalescenza e riabilitazione, aveva già iniziato ad allenarsi, in preparazione del viaggio di rinascita da Capo Nord a Mirano, dove vive in provincia di Venezia, che aveva deciso di compiere come risposta al tentativo di Mr. Park di metterlo a sedere.

Le sue condizioni negli ultimi anni erano molto peggiorate, tanto da non permettergli quasi più di camminare. Ma gli bastava qualcuno che lo mettesse in sella alla sua bicicletta e lui era capace di andare avanti e indietro per ore, il problema si presentava quando doveva poi rimettere i piedi a terra.

il tatuaggio sul polpaccio di Filippo

Per un combattente come lui questo non era accettabile. Allora nel 2019, anche grazie alla spinta ricevuta dal figlio Mattia, che studia medicina, Filippo aveva cominciato a cercare una possibile soluzione. L’intervento chirurgico di stimolazione cerebrale profonda, la DBS appunto, era tra le opzioni. Il suo neurologo non lo aveva per niente appoggiato, ma lui secondo voi si è perso d’animo? Nemmeno per sogno!

Ha cambiato neurologo, trovando qualcuno che, d’accordo con il suo intento di stare meglio, lo accompagnasse nel percorso di avvicinamento all’intervento.

Entrando in ospedale, nel luglio dell’anno scorso, aveva dichiarato che appena passato il tempo necessario per indossare il caschetto protettivo sarebbe risalito in bici per cominciare ad allenarsi per il suo obiettivo.

Puntuale, a gennaio era tornato in sella e aveva iniziato ad allenarsi in vista del viaggio che si sarebbe svolto in estate. Ma la vita gli aveva preparato un altro piccolo ostacolo da superare: il lockdown che lo ha fermato da marzo fino a maggio, quando ha saputo del progetto Bike For Parkinson è stato uno dei primi che ha deciso di unirsi al gruppo.

Questo è il profilo che trovate nel sito della “Bike riding for Parkinson’s Italy 2020

Filippo Mion, 53 anni 

Parkinsonauta da 8 anni

Ciao a tutti, io sono Filippo Mion, amo lo sport in generale e in particolar modo la bicicletta. Io e le mie bici ne abbiamo fatte di tutte i colori in giro per l’Italia e in Europa. Da 8 anni però assieme alla mia passione e vita si è insidiato un compagno assai scomodo, Mister Parkinson, che si è messo in testa di volermi mettermi i bastoni tra le ruote. Ma forse non ha ancora capito bene con chi ha a che fare.

Ora ho lasciato il mondo delle competizioni per dedicarmi al cicloturismo, ho conosciuto questo gruppo di amici e tutti insieme faremo questa fantastica esperienza con la speranza che il nostro messaggio arrivi a tutti i Parkinsonauti del mondo.

Dopo la Bike riding for Parkinson Italy 2020, Filippo è:

Il selvaggio buono

Ci siamo incontrati la prima volta con Filippo e una parte del gruppo, un sabato di giugno in Franciacorta, per gettare le basi per del nostro viaggio. Abbiamo cenato insieme e l’indomani abbiamo fatto una bellissima escursione in mountain bike a Montisola, l’isola lacustre più grande d’Europa, una tranquilla passeggiata in compagnia anche di mogli e altri amici.

A Filippo, che ha percorso gli 800 km da Pavia a Roma con la bicicletta muscolare, questo modo di andare in bici non piaceva un granché, non era per niente a suo agio e lo dimostrava scegliendo, ad ogni sosta, di stare in compagnia delle biciclette, giustificando la sua scelta con la scusa, peraltro corretta, di doverle custodire.

Se ne stava in disparte parlando poco e guardandoci da lontano, come poi ci raconta lui stesso, pensando che forse era meglio starsene con i suoi amici piuttosto che rischiare di passare 10 giorni a pedalare con degli sconosciuti e a pentirsi della sua scelta.

Forse questa convinzione se l’è portata anche alla partenza a Pavia e gli è rimasta appiccicata addosso anche un paio di giorni, durante i quali si sentiva un selvaggio, sempre davanti a tutti guidava il gruppo in bicicletta pedalando a testa bassa guardava il suo garmin e parlava poco.

Tutto è cambiato durante la prima cena, alla fine del primo giorno di fatica, tra Pavia e Fiorenzuola. Un bicchiere di vino e qualche barzelletta ed ecco emergere il suo carattere giocoso, Filippo il selvaggio era diventato per tutti Mario, il simpaticone, con il sorriso sempre pronto, le trovate goliardiche e le escursioni notturne in tangenziale.

Ecco la sua testimonianza di ritorno dal viaggio.

TUTTI INSIEME VERSO ROMA

Di ritorno da Roma mi trovo a scrivere ciò che mi ha donato questo viaggio.

Mi avete conosciuto, nei bellissimi giorni passati insieme, anche nella mia veste più simpatica – raccontare barzellette e ridere in compagnia mi piace – ma per questi pochi minuti mi conoscerete nella versione più seria.

Io sono figlio unico e purtroppo sono rimasto orfano molto giovane ed è forse per questo motivo che ad alcuni di voi sono sembrato un po’ schivo e solitario. 

Non nascondo che l’ultima settimana prima della partenza avevo pensato spesso di dare forfait, in primo luogo perché i miei amici con i quali esco sempre in bici da lì a poco sarebbero partiti per un viaggio di oltre 1000 km tra la Germania, la Svizzera, L’Austria e la Croazia,  in secondo luogo perché non essendo il mio modo di andare in bici, temevo di annoiarmi.

Fra tanti mie difetti però ho anche una grande qualità: se faccio una promessa, sia quel che sia,  io la porto a termine.

Ed eccomi ad intraprendere con 10 persone, quasi sconosciute, ma a dir poco fantastiche, questa stupenda avventura.

10 persone che non sapevano a cosa stavano andando incontro, per quanto riguarda la fatica, le moltissime ore in sella, il pochissimo tempo di recupero, i molteplici impegni con le istituzioni, i continui spostamenti, il caldo e tutti gli altri problemi connessi alla loro malattia.

Ora sono qua, sto scrivendo queste poche righe e non c’è un secondo che non ripensi a tutti voi, ai vostri visi e i sorrisi e a come ci siamo divertiti, a come abbiamo superato quei piccoli problemi che abbiamo incontrato lungo il nostro viaggio proprio perché eravamo un gruppo unito, tutti verso lo stesso obiettivo, arrivare a Roma insieme.

Grazie di cuore a tutti, siete stati grandissimi, non so se altre persone, anche  non ammalate di Parkinson, avrebbero avuto la forza d’animo che abbiano dimostrato di avere a tutto il mondo.

Concludo rispondendo a Stefano, che ci chiede se questa esperienza ci abbia migliorato o no. 

Per quanto riguarda me non solo mi ha migliorato ma ho capito una bellissima cosa: che se c’è la fiducia in se stessi e la condizione giusta, non c’è ostacolo o malattia che tenga, e noi Parkinsonauti, tutti insieme lo abbiamo dimostrato Alla grande.

Grazie a tutti e attenzione.

Mai dare le spalle all’orso.

Di seguito trovate tutta l’intervista di “Prendo la levo e arrivo” alle 21 dopo cena, di martedì 10 novembre, a Filippo Mion condotta da Stefano Ghidotti e Samantha Vizentin.

Arrivederci alla 7° puntata delle “Bike Stories” la prossima settimana.

Dal mese di Novembre le interviste di “Prendo la levo e arrivo” non sono più a colazione ma dopo cena.

Le puoi ascoltare in diretta, tutti i martedì alle 21, su Facebook alla pagina Parkinson&Sport e sul gruppo “Bike riding for Parkinson Italy 2020