Dritto o sinistra? Dritto o sinistra, chiedo ancora a Marco, il mio copilota.
Sono tanto comodi e quando serve, grazie alla tecnologia dei nostri smartphone, ci fanno diventare cittadini del mondo in un click.
Non cāĆØ percorso che non sia indicato, i navigatori di Google o Apple o quello che usate con più dimestichezza, sono probabilmente tra le più utili applicazioni che troviamo nei nostri smartphone.
Ma credo di poter scommettere che sarà capitato anche a voi di trovarvi ad un bivio, soprattuto se parliamo di autostrada o tangenziale, magari una diramazione con più di una scelta, dove non è cosi chiaro da quale parte andare.
Ecco appunto, le avventure che abbiamo vissuto nel weekend del Campionato Italiano di Paratriathlon di Loano sono cominciate li.
A destra, mi dice Marco, si si sono dāaccordo, andiamo di la⦠RICALCOLO, sullo schermo appare la sentenza, la scelta era sbagliata. E andiamo con 10 + 10 km.
Ok può succedere, si ma non anche al ritorno, allo stesso bivio in senso opposto e stavolta perchè stavamo ragionando su come risolvere un altro problemino automobilistico. Possiamo dire che il viaggio è stato movimentato? Direi proprio di si!
Ma sarete dāaccordo con me che, i viaggi che ci ricordiamo e che spesso raccontiamo sorridendo, sono quelli che hanno visto il susseguirsi una serie di inconvenienti che, pur se non gravi, lāhanno connotato tanto da farcelo ricordare.
Il vero problema ĆØ arrivato al ritorno, vi lascio la curiositĆ ancora per un poā, intanto che vi racconto della manifestazione, dei piccoli e fantastici triathleti, delle trofie al pesto degli alpini e del mio podio sperato.
Arriviamo a Loano il sabato mattina intorno alle 10 e le gare sono giĆ in corso.
Le strade sono chiuse, la prima impresa ĆØ trovare un responsabile dellāorganizzazione che ci dica dove potremo montare il nostro gazebo, aiutandoci a trovare il modo per avvicinarci abbastanza con la Parkinsonauto per scaricare il materiale.
Ci destreggiamo, trovando il modo di attraversare tra un passaggio e lāaltro di ciclisti che girano una rotonda a tutta velocitĆ , incitati da amici e familiari urlanti.
Trovato il personaggio giusto, che per due o tre volte ci ha fatto segno di aspettare, finalmente tra una gara e lāaltra riusciamo a superare le linee di difesa del percorso, parcheggiamo e con movimenti ormai automatici, completiamo velocemente le operazioni.
Appena uscito da questa fase, in cui sono concentrato solo sul gazebo, e quasi non mi rendo conto di quel che mi succede intorno, percepisco che le mie orecchie sono sollecitate da incitamenti e applausi.
Intorno a noi, anzi proprio davanti a noi, esattamente tra le transenne e il gazebo, in uno spazio di un metro circa, corrono i tifosi, gli allenatori e i genitori che seguono incitandoli, degli splendidi triathleti, di etĆ compresa tra i 6 e i 19 anni, che per tutta la giornata si sfideranno, fino allāultimo respiro, con una carica agonistica unica ed entusiasmante.
Sono i: Mini Cuccioli 06 ā 07, Cuccioli 08 ā 09, Esordienti 10 ā 11, Ragazzi 12 ā 13, Youth A 14 ā 15, Youth B 16 ā 17, e Junior 18 ā 19.
Vedere i loro preparativi in gruppo mi rende felice, e notare le espressioni del viso, mentre danno tutto ciò che possono, correndo per raggiungere e superare chi hanno davanti, senza risparmiarsi o fare conti, mi da gioia.
Li guardo e intuisco che quel bambino è ancora vivo anche in me e che lo sport è un modo per risvegliarlo. Mi piace pensare che sia così per tutti gli atleti di ogni età che parteciperanno alle gare per tutto il weekend.
Ć ora di pranzo, la fame si fa sentire, cosi come l’annuncio che dice che sono pronte le trofie al pesto, allo stand degli alpini. Mi lancio a prenderne due porzioni subito, le trovo buonissime, tra sabato e domenica ritornerò dagli alpini parecchie volte.
Ma le sorprese culinarie non finiscono, a poca distanza i pescatori arrivano con il pesce fresco, che va direttamente dal mare alla pastella prima di diventare un buon fritto.
Nel pomeriggio ci raggiunge Roberto Ripani con sua moglie Patrizia, domani sarĆ anche lui con me, a rappresentare il Parkinsonauti Team, tra gli atleti in gara nel āCampionato Italiano di Paratriathlonā.
Ceniamo in compagnia, come ci racconterà Roberto più avanti, la giornata finisce chiacchierando sul molo, con i due amici Marco Lorenzi e Marco Miscioscia, illuminati da una luna gigante.
LA MIA GARA
Il meteo ĆØ buono, mare piatto e temperatura perfetta, lāorario di partenza ĆØ perfetto per gestire risveglio e colazione, insomma non manca nulla per poter fare una bella gara.
Per ciò che riguarda il pregara, le operazioni sono ormai quasi completamente automatizzate, 8 anni di triathlon sono un buon allenamento.
Eccomi pronto al tuffo, temperatura dellāacqua fresca ma con la muta il problema non sussiste, dopo aver fatto qualche bracciata per controllare che sia tutto a posto, aspetto la sirena con la giusta dose di adrenalina per partire.
La distanza sprint di 750 m. non mi genera ansia o timori particolari, sono consapevole delle mie capacità . Nuoto e navigo bene, gestisco la respirazione e il ritmo correttamente, nella mia categoria risulterò il più veloce.
Salto sulla bici e comincio a pedalare con un buon ritmo, senza strafare, voglio tenermi una riserva di energia per la corsa, che solitamente è per me la frazione più critica.
Nel cambio di gesto atletico tra la bici e la corsa può succedere, ormai lo so, faccio qualche passo camminando allungando la falcata, poi mi fermo per fare qualche esercizio di allungamento del polpaccio e le cose migliorano.
Riparto mentre arriva lāamico Francesco Garofanini che, con una corsa molto più veloce della mia mi sorpassa lasciandomi sul posto, per involarsi verso il podio, lo pronostico sul secondo gradino.
Io nel frattempo, imposto il ritmo tenendo il riferimento sullāamico Luca Lunghi, che, sia nel Campionato italiano di giugno dello scorso anno a Marina di Massa che nella gara di Civitanova di settembre, si era classificato al 3° posto proprio davanti a me.
Se riesco a stargli davanti, secondo le mie previsioni, dovrei salire sul podio.
Eccolo lo incrocio per la prima volta, le gambe vanno meglio ma ancora non sono sciolto come mi era capitato negli ultimi allenamenti fatti con Marco Lorenzi, il mio sparring-partner preferito.
Nelle ultime sessioni di allenamento, per stare al suo ritmo, avevo provato a lavorare mentalmente sia sulla creazione di obiettivi di distanza intermedi per vincere la fatica, che sulla tecnica di corsa, ottenendo ottimi risultati.
Avevo capito che, ponendo lāattenzione su uno sviluppo più rotondo delle falcate, alzando le ginocchia e portando i talloni verso il sedere, riuscivo a sviluppare una maggior velocitĆ sentendomi anche meno legnoso e più leggero.
Se state dicendo, magari anche con un sorrisetto sulle labbra⦠āMa dai, davvero applicando quelle modifiche alla tua tecnica di corsa sei andato più forte? Caspita sei proprio un grande innovatore! Chi lāavrebbe mai detto?ā
Vi capisco e sono dāaccordo con voi, corro da oltre 10 anni e non potevo non saperlo.
Infatti lo sapevo, ma grazie allāessermi allenato in compagnia e allāaver aggiunto un poco di sano agonismo, questa ĆØ la cosa che ha fatto la differenza.
Applicandomi con impegno sono riuscito ad ottenere un miglioramento, che non pensavo di ottenere ma ciò che più conta è che inverte la tendenza.
Finisco anche stavolta appena sotto il podio, sono stato si davanti al ālungoā Luca Lunghi, ma non avevo notato che cāerano due nuovi atleti nella mia stessa categoria più giovani e più veloci di me.
Ho sempre detto di non gareggiare per la classifica, ma poi, quando porto a casa ancora la medaglia di legno, quella del 4° classificato, un po ci penso che magari con maggior impegno e disciplina potrei ottenere delle soddisfazioni.
Il dopo gara ĆØ caratterizzato da un’altra piccola avventura che vi voglio raccontare: Mentre sono sulla spiaggia ad aspettare la partenza della gara del mio amico Marco, giĆ cambiato e docciato, per rilassare un po’ le gambe, mi abbasso in posizione accosciata per qualche decina di secondo.
Con il telefono in mano mentre sto facendo un video della partenza, mi rialzo troppo velocemente e mi rendo conto di essere vittima di un abbassamento di pressione. Cerco di resistere ma di colpo il buio scende nei miei occhi e cado rovinosamente in avanti sul bagnasciuga a metĆ nell’acqua e metĆ sulla spiaggia.
Il tutto dura pochi secondi, mi riprendo subito, mi rialzo mentre qualcuno cerca di aiutarmi e mi incammino verso la zona delle docce per sciacquarmi dalla sabbia. Mentre mi ripulisco, sento che al microfono chiedono un medico e l’ambulanza per qualcuno che ĆØ svenuto sulla spiaggia, mi domando se mi incrimineranno per procurato allarme, visto che io me ne sono giĆ andato.
LAST BUT HAPPY ( la gara di Roberto Ripani)
La Primavera fa capolino mentre ancora sentiamo addosso il torpore dellāinverno. La stagione del triathlon comincia subito con un GRANDE appuntamento, forse il più prestigioso,
Il Campionato Italiano Paratriathlon distanza Sprint. Solo a sentirlo nominare inizio a tremare⦠Non capisco come mai?
Saranno forse le mie perplessitĆ sul mio stato di forma? Comunque sia, come sempre, Tremo ma Non Temo!
Loano ĆØ a 600 km da casa mia, un bel viaggio. La preparazione, dopo i ritmi rallentati dellāinverno, ĆØ ancora nella fase di “riscaldamento”.
Mister Parkinson, forse questo potrebbe spiegare il tremore, ha rosicchiato ancora un poā di agilitĆ ed elasticitĆ muscolare e il cronometro lo conferma.
Paleso queste mie perplessitĆ a Stefano e lui, da bravo coach, trova il modo di motivarmi e alla fine riesce a convincermi.
Si può fare, lo voglio fare! à il Campionato Italiano, una grande occasione e voglio onorarla, sono pronto a dare il meglio di me. Decido di non darla vinta a Mister Parkinson che mi vorrebbe fermo a casa e parto per Loano.
Ć la prima edizione del Paratriathlon in questa localitĆ e sarĆ interessante conoscerla. Ritroveremo tutti gli altri amici del Paratriathlon, gente che non molla, e neanche io voglio farlo.
Come sempre il supporto fondamentale arriva da Patrizia, mia moglie, a lei piace guidare e non si preoccupa per i Km. Arriviamo a Loano nel pomeriggio del Sabato e il gazebo di Parkinson&Sport fa giĆ la sua significativa presenza nell’area dedicata.
Il meteo ĆØ ottimo, noto subito i ragazzini che fanno il bagno in costume. Durante il viaggio nei miei pensieri cāera il timore per la temperatura dellāacqua, che allāinizio della stagione può essere bella fresca, ma vedere loro ĆØ una buona indicazione per lāindomani!
La sera a cena siamo in compagnia oltre che di Stefano, Marco Lorenzi e Marco Miscioscia, anche di Francesco Garofanini e sua moglie Sabrina.
Francesco ĆØ un fortissimo triathleta, anche lui categoria PTS5, a tavola ci racconta un po’ della sua storia che un po’ ci commuove ma ci stimola a dare sempre il massimo, come fa lui.
Marco Miscioscia compagno di Sara Rubatto, che ora lo accompagna guidandolo dal cielo, ĆØ un uomo di gran cuore con cui entri subito in sintonia, ĆØ in grado di ispirare serenitĆ proprio come riusciva a fare lei.
Andiamo a letto rilassati e motivati, come al solito al mattino la sveglia per me arriva presto, un po’ per il Parkinson e un po’ per la giusta dose di adrenalina da gara.
Il tempo ĆØ perfetto, allestisco la bici e tutto il necessario in zona cambio, controllo le solite cose cento volte se ho sistemato tutto in maniera corretta.
Mi piace essere preciso, nel triathlon ĆØ fondamentale, non vorrei mai sentire il mio numero richiamato in zona cambio perchĆØ ho posizionato le scarpe nello spazio del mio vicino o qualcosa di simile.
Indosso la muta e mi convinco che i RAGAZZINI sono atermici, fare il bagno in costume, come ho visto fare a loro il giorno prima, sarebbe per me impossibile.
La tensione sale, la gara prende il via con la frazione di nuoto, cerco di tenere un po’ il ritmo degli altri del mio gruppo, ma, nonostante nuotare ed allenarmi al mare la mattina sia una cosa che adoro, ancora non ho messo a punto una tecnica che mi garantisca la velocitĆ che vorrei, ma continuerò a lavorarci.
Mi metto al mio ritmo, respiro bene e alzando la testa per vederla, punto alla prima boa, poi la seconda e la terza fino ad uscire dallāacqua.
Ć andata, la parte più difficile per me ĆØ fatta, sono in zona cambio, noto che al T1 siamo solo in due. Testa bassa e pedalare ĆØ l’imperativo per la frazione bike che si snoda in parte nelle vie del centro e in parte sullo splendido lungomare di Loano. Percorro a tutta i 20 Km previsti, poi via di corsa per gli ultimi 5 km. fino al traguardo.
La temperatura si ĆØ decisamente alzata e le ragazze del ristoro, su nostra richiesta, si divertono a spruzzarci con lāacqua per rinfrescarci.
Nei tre giri di corsa ci incrociamo e superiamo tra noi, incitandoci a vicenda senza pensare alla competizione, ciò che conta e che ciascuno possa avere la sua vittoria personale sulla finish line.
Dopo 1h e 28min taglio il traguardo, i primi sono giĆ lƬ a festeggiare da un poā, io trovo ad aspettarmi i miei tifosi e tutta la mia squadra, mia moglie Patrizia, Stefano e Marco.
Quando esce la classifica ufficiale Icron, la studio bene, ci penso un poā su, poi sottoscrivo aggiungendo lāindicazione LAST BUT HAPPY!
Per la prima uscita della stagione mi va bene, rimane come sempre la voglia di riprovarci!
IL VIAGGIO DI RITORNO
Dopo aver smontato tutto e caricato la macchina, ci gustiamo lāennesimo piatto di trofie al pesto, appena prima di partire.
Il viaggio procede bene fino al famoso incrocio, che sbagliamo incredibilmente come allāandata, stavolta in senso opposto, veramente due rincoā¦.ma ĆØ solo lāinizio, ci aspetta la sorpresa più sgradita.
Mentre facciamo rifornimento di metano, notiamo che la gomma posteriore ĆØ un po’ sgonfia, c’ĆØ un taglio sul fianco esterno che provoca una leggera ma continua fuoriuscita di aria.
Siamo senza ruota di scorta e come due ragazzini alle prime armi, tentiamo un inutile e ridicola riparazione con del nastro americano, il Great Tape quello grigio che non si stacca neanche se vengon giù tutti i santi del paradiso.
Ripartiamo facendo attenzione di mantenere una velocitĆ che permette al nastro di resistere, ma dopo pochi minuti il nastro si stacca, comāera prevedibile.
Fortunatamente siamo in vista di un autogrill dove, dopo varie consultazioni sullāopportunitĆ di tentare o meno lāoperazione, acquistiamo un kit di riparazione.
Aiutati da tutto il team del piccolo market di prodotti per auto, due gentilissimi ragazzi di chissĆ quale paese, seguendo passo passo le istruzioni, allarghiamo il taglio per infilare, attraverso una manovra studiata, un tappo di gomma imbevuto di mastice a presa rapida che dovrebbe chiudere la perdita di pressione.
Ripartiamo sperando di poter viaggiare tra un autogrill e lāaltro ripristinando la pressione di volta in volta ma in realtĆ lāeffetto ĆØ quello opposto, la riparazione non tiene e la gomma si sgonfia ancora più velocemente di prima, dopo pochi km. siamo costretti a fermarci e a chiamare il soccorso.
Quasi un ora di attesa, per farci caricare e accompagnare nel paese fuori dallāautostrada più vicino al deposito che potrĆ ospitare la Parkinsonauto per la notte.
Ci facciamo lasciare in un ristorante di Casei Gerola, dove mangiamo qualcosa e decidiamo il da farsi.
Fortunatamente i servizi assicurativi di Allianz, uno dei nostri sostenitori attraverso lāAgenzia Consass di Palazzolo sullāOglio, funzionano, grazie a questi servizi compresi nella polizza auto, Marco può farsi accompagnare a Bergamo gratuitamente da un lussuoso taxi.
Il gentilissimo tassista, prima di dirigere verso Bergamo mi accompagna in un vicino motel dove passerò la notte, da li domattina raggiungerò il deposito nella speranza di trovare un gommista abbastanza vicino che possa rimettermi in condizione di tornare verso casa.
La mattina successiva mi faccio un paio di km. a piedi per raggiungere il deposito dove un altro gentile autista, stavolta di carro attrezzi, mi carica insieme alla Parkinsonauto e mi porta dal gommista che ho trovato nelle vicinanze.
Un centro molto ben organizzato che dispone di una coppia di gomme dāoccasione e riesce a montamele in un tempo accettabile e farmi ripartire verso casa entro le 11,00.
Abbiamo iniziato il racconto parlando della tecnologia di cui disponiamo nei nostri telefonini di oggi, dove troviamo risposte a tutte le nostre domande per elaborare le migliori soluzioni possibili.
Non esiste ancora una tecnologia per evitare i piccoli e grandi contrattempi, ma se ci impegniamo per conoscerla al meglio, può darci un grosso aiuto per limitarne le conseguenze.
Se siete arrivati fino qui e vi state chiedendo cosa abbia a che fare tutto questo racconto con la malattia di Parkinson, lo capisco e me lo chiedo anchāio, sopratutto perchĆØ sono fatti accaduti ormai 3 mesi fa.
PerchĆØ pubblico solo ora questo articolo che era quasi pronto da tempo?
Perchè ho vissuto un periodo in cui sono successe cose che hanno modificato la rotta del viaggio che ho impostato da quando ho cominciato a scrivere questo blog, tutto ciò, come primo effetto, ha ridotto la mia motivazione e chi ne ha pagato le spese sono le attività più complesse.
Mantenere le abitudini, sopratutto quelle più impegnative è difficili, ed ogni scusa è buona per evitarle dicendoci che non dipende da noi, ma da qualcosa di cui non siamo responsabili.
Ci è più facile farlo quando non producono una ricompensa o una soddisfazione personale immediata, cioè non generano produzione di Dopamina, quella maledetta sostanza che non produciamo più in quantità ideale che, tra le tante altre sue funzioni, è la responsabile della nostra felicità .
Ma tenere il blog e raccontare lāimportanza dello sport per combattere il Parkinson ĆØ uno tra i compiti che ho deciso di svolgere, non portarli a termine mi creava disagio ogni volta che vedevo sulla mia scrivania del computer, lāarticolo in attesa di essere finito e pubblicato.
Averlo chiuso non mi renderĆ felice, ma almeno non mi farĆ sentire incapace di portare a termine un compito che deriva da una mia decisione.