SONO MENTAL COACH PER AFFRONTARE IL PARKINSON, E LA VITA

MIC: Master In Coaching

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Marzo 2018, Milano, PNL Day, l’inizio.                                                                               Reggio Emilia, Novembre 2019, l’esame finale.

E’ stato un percorso impegnativo e bellissimo, e sono sicuro che lo sarà ancora di più nei prossimi anni ma non è finita, anzi, Il bello comincia adesso!

Superare l’esame finale è solo una tappa, perché non finisci mai di imparare se veramente vuoi essere un buon Mental Coach. Aiutare gli altri è una missione, ancor prima che una professione, fatta di crescita personale continua, io sono convinto che crescerò anche grazie ai malati di Parkinson, come me.

L’istinto di rinascita

Ho intrapreso il cammino di questa “Strada che ha un Cuore” spinto da un istinto di rinascita. Durante il percorso ho riconosciuto emozioni nascoste negli angoli della mia memoria, stretto mani e abbracciato compagni che hanno nutrito la mia mente ed il mio cuore, incontrato persone che mi hanno donato momenti di amore puro.

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Per dare un’idea: 18 mesi, 10 corsi full-time, 450 ore di aula con i migliori Trainer, laboratori di Programmazione Neuro Linguistica, sessioni di coaching individuale, centinaia di ore di videocorsi, libri, manuali e quaderni di appunti da studiare, viaggi e alberghi. Tutto ciò per apprendere tecniche e strategie che mi hanno permesso di modificare la percezione di alcuni eventi della vita, da cui ho imparato, rielaborarli, e migliorare l’atteggiamento con cui affronterò il futuro. Un esempio? L’ho raccontato qui,  “Una bellissima serata di primavera, ed ero Mental Coach di me stesso.

Tutti i miei grazie

Il grazie più grande va ai miei compagni di team, Excellence e Vitality.  Alle centinaia di persone con cui ho condiviso il viaggio che mi ha portato fino qui. Vi vedo ancora tutti, i vostri sorrisi e gli applausi, i balli e le esercitazioni, le lacrime e gli abbracci, ma soprattutto le vostre storie condivise in momenti indimenticabili. Ci rivedremo qualche mattina al Classic.

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Grazie ai miei Coach e Master trainer: Livio Sgarbi, Alle Mora, Roberta Liguori, Andrea Grassi, Andrea Zavaglia, Renato Ritucci, Giovanni Sposito, Francesca Trevisi, Carlotta Santamaria. Grazie allo zio, Giuseppe Montanari, alla sempre pronta Maresa Ambrosoli, al mio coach Dario Nardone e ad Alice Gasperini. Grazie a tutti i ragazzi della cantera, a Barbara Pippi e Alessandro Fioretta. Grazie a tutti i ragazzi degli staff che passo dopo passo mi hanno accompagnato.

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Adesso cosa farai?

Questa è stata la prima domanda di mia mamma che, dopo 18 mesi e alcune sessioni di coaching con lei come coachee, fatte proprio per farle capire di cosa si trattava, ancora non ci vede chiaro. Ci può stare, ha appena compiuto 87 anni, mi immaginava dottore, mi ha accettato come odontotecnico e apprezzato come padre di famiglia, arriverà anche ad abbracciarmi sotto questa nuova mia identità.

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Continuerò ad impegnarmi per essere il meglio di me, per raggiungere gli obiettivi che mi sono posto e mi porrò nel prossimo futuro, per cambiare alcune cose dell’ambiente in cui vivo e lavoro.

Mental coaching: tirare fuori il meglio di te

Ora è il momento di aiutare gli altri! Con le esperienze maturate nella mia vita e le competenze acquisite durante la mia formazione in Ekis, lavorerò in ambito sport e life.

Significa che sarò di supporto alle persone che si sono poste degli obiettivi di miglioramento nella loro vita sportiva e nel quotidiano, che pur avendo a disposizione tutte le risorse per ottenere i risultati desiderati, non riescono a metterle in luce o a utilizzarle al meglio sempre.

Sarò il loro coach, gli sarò vicino applicando strategie e utilizzando strumenti potenti, che forniranno loro le motivazioni necessarie a superare la ‘scusite’ e la procrastinazione.

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Lavorerò con loro per studiare tempi e modi di intervento, mirati al raggiungimento del benessere psico-fisico, che ottieni quando finalmente riconosci in te stesso quella persona che sai di poter essere, ma che spesso non sei in grado di far emergere.

Insieme metteremo in atto tecniche per rimuovere una quantità infinita di convinzioni depotenzianti, maturate nel tempo, che hanno un effetto negativo sulla mente, ma che non sono la realtà.

Il coaching e le malattie neurodegenerative

Una parte importante del mio lavoro la voglio dedicare alle persone, che come me affrontano quotidianamente le difficoltà dovute alla convivenza con una malattia neurodegenerativa.

Mi adopererò, anche lavorando con le associazioni con cui collaboro, per aiutarle ad accettare questa condizione, ricostruendo su questo forte punto di partenza, la struttura di un progetto, che darà loro modo di guardare al futuro con la potente convinzione che la scienza ci regalerà presto la cura per guarire.

Mi muoverò insieme a loro per arrivare a quel momento nella migliore condizione psico-fisica possibile. Traguardo che raggiungeremo grazie al movimento, allo sport, a uno stile di vita corretto, a costruzione di relazioni sociali stabili e alla ricerca di stimoli positivi, grazie a loro riuscirò a continuare a farlo anche per me .

Questo percorso affrontato a 56 anni, ogni giorno con l’entusiasmo di un bambino, è stato sorprendente anche per me e chi mi sta intorno – magari a volte anche troppo!

Ma ora, fuori i secondi, come si dice sul ring! Si parte!

Ancora una volta, ancora di più, non ci faremo fermare.