Vince il premio ‘Estra per lo Sport: Raccontare le buone notizie’

L’articolo sui PARKINSONAUTI in bicicletta, scritto da Raffaele Nappi, su “IL FATTO QUOTIDIANO.it” del 13 settembre del 2020, il giorno della nostra partenza da Pavia verso Roma, per la prima tappa della “Bike riding for Parkinson Italy”. La consegna ĆØ avvenuta il 25 Ottobre, presso il Salone d’Onore del Coni durante la premiazione, aperta dal presidente Giovanni Malagò, della IV Edizione del prestigioso premio giornalistico.

Questa mattina Raffaele Nappi, mi ha comunicato la bella notizia. Lo ringrazio con tutto il cuore e chiedo anche scusa per averci messo un po’ per capire chi era e cosa mi stava dicendo, ma ho la mia etĆ  e sono pure malato di Parkinson. Ecco per intero il lavoro che ha meritato il riconoscimento, che potete leggere in originale anche qui.

ā€œNoi, malati di Parkinson, partiamo per un tour di 790 chilometri in bici sulla Francigena. E siamo convinti che la cura arriverĆ ā€

Si fanno chiamare ‘Parkinsonauti’ perchĆ© “come astronauti esploriamo il mondoā€. Sono partiti oggi da Pavia e arriveranno il 13 settembre a Roma per il loro ā€˜Bike riding for Parkinson’s Italy 2020’, per raccogliere fondi e sensibilizzare sulla malattia. “Se lo sport ĆØ importante per tutti, per noi lo ĆØ ancora di più”

ā€œTutto parte da qui, tienilo bene a mente: noi siamo convinti che arriverĆ  una cura per il Parkinson. Ne siamo profondamente convinti. Intanto, mentre aspettiamo, facciamo sport: cosƬ ci facciamo trovare prontiā€. Stefano Ghidotti ha 58 anni, viene da Palazzolo sull’Oglio ed ĆØ un mental coach. Tre anni fa gli ĆØ stato diagnosticato il Parkinson. Insieme ad amici e atleti ha organizzato il giro d’Italia in bici: un tour per raccogliere fondi e sensibilizzare il maggior numero di persone sulla malattia. Sono partiti oggi da Pavia e arriveranno il 13 settembre, a Roma, dopo aver pedalato lungo la via Francigena. ā€œCon tanto di benedizione del Papaā€, sorride.

la benedizione di Papa Francesco

Tutto ĆØ nato durante il lockdown, ad aprile, quando Stefano ha inaugurato una serie di interviste in diretta sulla pagina Facebook della sua associazione (Parkinson e Sport) intitolate ā€˜Prendo la levo e arrivo’: ā€œLa Levodopa ĆØ un farmaco tipico sostitutivo della dopamina che va preso un’ora prima dei pastiā€, spiega Stefano. Durante una delle interviste ha conosciuto Simone Masotti, 44 anni, da quindici con il Parkinson ā€œa fargli compagniaā€, un giro della Croazia in bicicletta alle spalle, che proprio grazie alla bici ĆØ riuscito a ā€œriprendere le normali attivitĆ  quotidianeā€. ā€œL’idea ci ha subito convintoā€, racconta Stefano a ilfattoquotidiano.it. CosƬ ĆØ nato il viaggio in bici attraverso l’Italia, passando per le varie associazioni presenti sul percorso, incontrando a ogni tappa amici e soci per parlare di sport e movimento.

Gli amici dell’Associazione romana PGR Onlus

Il progetto ā€˜Bike riding for Parkinson’s Italy 2020’ ha come obiettivo quello di percorrere l’Italia da nord a sud, da est a ovest: ā€œSuddivideremo la nostra impresa in tre viaggi, uno all’anno. Quest’anno abbiamo pensato di percorrere l’Italia centrale, da Pavia a Roma, lungo la via Francigena, un percorso che si svolgerĆ  in 9 giorni e 17 tappe per 790 chilometri totali e 12mila metri di dislivelloā€.

A partire da Pavia sono in 10 insieme a due autisti, un camper, e una tv al seguito che racconterĆ  l’impresa giorno dopo giorno. ā€œSpesso tra di noi ci chiamiamo ā€˜eroi della dopamina’ – aggiunge Stefano –. C’è chi gira il mondo, chi dipinge, chi canta, chi scrive libri, chi attraversa lo stretto di Messina a nuoto. Dobbiamo pur gestire in qualche modo i nostri picchi di emotivitĆ  mentale legati all’assunzione di questo farmaco. Se lo sport ĆØ importante per tutti, per noi lo ĆØ ancora di più. Il nostro cervello ā€“ continua – ĆØ come un software che ha bisogno di essere tenuto in attivitĆ  per rimanere aggiornato, se lo lasciamo spegnere quando dovrĆ  riaccendersi sarĆ  più lentoā€.

La partenza da Pavia

Alcuni arriveranno in sella alle proprie biciclette, altri ne utilizzeranno una a pedalata assistita. L’impresa si autofinanzia grazie ad alcuni sponsor che hanno deciso di sposare la causa, ma sono arrivate donazioni da tutta Italia attraverso associazioni e cene di supporto cui hanno partecipato centinaia di soci.

Stefano e compagni si fanno chiamare ā€˜Parkinsonauti’. C’è Samantha, che dopo 3 anni di ā€œpianto rabbia e rassegnazioneā€ si ĆØ rialzata e adesso fa parte del gruppo: ā€œInsieme possiamo fare tanto per questa malattia. Non siamo solo persone anziane tremolantiā€, sorride. C’è Roberto, 52 anni, di origine siciliana: ā€œMi hanno diagnosticato la sindrome giovanile di Parkinson nel maggio 2012: una malattia difficile da accettare a qualsiasi etĆ , ma a 44 anni ancora di piĆ¹ā€, che oggi si sta allenando per essere pronto alla pedalata. C’è Alberto, 59 anni, che non vede l’ora di partire. Marco, 60 anni, che dopo averci pensato un giorno e una notte ha accettato la sfida e ora dice: ā€œSarĆ  una grande avventuraā€.

Che cosa dovrebbe fare lo Stato per essere più vicino alle famiglie e alle persone colpite da questa malattia? ā€œCi potrebbe aiutare un censimento della popolazione malata di Parkinson ā€“ spiega Stefano –. Ad oggi ci sono stime che parlano di 200mila o di 600mila malati: tra queste due cifre c’è una bella differenza. Conoscere il numero corretto aiuterebbe a legiferare, a investire meglio i capitaliā€.

Condividere un’avventura come questa ha rafforzato il gruppo, ha dato speranza, ha trasformato gli iscritti all’associazione in amici. Ma perchĆ© chiamarsi proprio ā€˜Parkinsonauti’? ā€œIo sono una persona che ĆØ altro, non ĆØ solo questa malattia – conclude Stefano –. Io non sono la mia malattia. PerchĆ© ci chiamiamo Parkinsonauti e non Parkinsoniani? PerchĆ© non veniamo dal pianeta Parkinson, ma come astronauti esploriamo il mondo, affrontiamo le nostre avventure, tentiamo tutto quello che ĆØ possibileā€.