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SBALZI DI PARKINSON, DA CAMPIONATO ITALIANO

Il Power Posing Effect la fisiologia da Supereroe, cosi come descritto in uno studio svolto ad Harvard, mi ha aiutato ad affrontare gli stati d’animo che si sono alternati nella giornata di sabato 4 giugno, in un susseguirsi di momenti dalle emozioni forti.

In una sola giornata mi sono sentito forte, concentrato, preparato, fiero di me ed orgoglioso del nuovo traguardo.

Ma ho dovuto anche attingere a tutte le mie risorse, per gestire la paura di non farcela, la stanchezza improvvisa, la solitudine e la voglia di piangere.

Quando, nella mia formazione da Coach, mi hanno detto per la prima volta, che lo stato d’animo non dipende da ciò che stai vivendo, ma dall’interpretazione che dai a ciò che ti sta capitando, il concetto non mi è stato subito chiaro.

In seguito, andando a fondo della questione, ho imparato che, utilizzando una corretta strategia, potevo gestire il mio stato d’animo, nonostante ciò che mi stava succedendo.

Facciamola semplice: piove, io preferisco le giornate col sole e il cielo azzurro, perciò potrei non sentirmi felice. Ma se penso quanto l’acqua sia importante in questo momento di forte siccità, allora sarò grato al cielo per un bel temporale. Sempre che la grandine non mi rovini l’auto, intendiamoci.

Pensate a quelle persone che conoscete che, anche nei momenti difficili, sono sorridenti ed in grado di generare energia positiva, ecco loro sono un esempio.

“La vita è come uno specchio, ti sorride se la guardi sorridendo”. (Jim Morrison)

Sbalzi d’umore e dopamina

Tra i sintomi più evidenti e spiacevoli della malattia di Parkinson, dovuti alla carenza di dopamina, ci sono le reazioni del corpo e gli sbalzi d’umore, dovuti alle diverse condizioni emotive. 

Il nostro stato d’animo, è la risultante del cocktail di neurotrasmettitori che il nostro cervello produce, in relazione ai nostri pensieri e alla nostra fisiologia, l’atteggiamento posturale del nostro corpo, dal respiro, al sorriso, alla posizione di spalle, collo e testa.

La dopamina è parte fondamentale di questo cocktail, e quando scarseggia ci sentiamo meno reattivi, insicuri, il tremore aumenta, le parole si incagliano tra cervello e bocca, il cuore aumenta la sua frequenza e il respiro si fa corto, siamo nelle sue mani.

Il weekend di inizio giugno, mi ha visto vittima di stati d’animo molto diversi e fortemente contrastanti, a fronte di momenti vissuti, che mi hanno spiazzato, ma anche stupito.

Il mio primo Campionato italiano di Paratriathlon

Era la mia prima partecipazione ad un Campionato italiano di Paratriathlon.

E stavolta, non mi bastava partecipare per i soliti fondamentali principi: Fare sport è terapeutico produce dopamina, ci mantiene in forma ed è in grado di rallentare l’avanzare della malattia.

Stavolta ero pronto e motivato a confrontarmi, non solo con me stesso, ma anche con gli altri atleti della mia categoria, la PTS5, vi starete chiedendo che cosa vuol dire, ora vi racconto tutto. 

Da oltre un anno attendevo il giorno della visita per la classificazione nella categoria di Paratriathlon, sabato alle 13 era finalmente fissato l’appuntamento con i 4 membri della  commissione. 

Strategie per viaggiare da solo

Il weekend prende il via venerdì mattina, preparo l’attrezzatura e abbigliamento per la gara, carico la Parkinsonauto, pranzo, riposino e partenza.

Stavolta senza il fedele Roberto Russo, un insolito viaggio da solo. Con il Parkinson, guidare nel pomeriggio da soli può essere difficile, il colpo di sonno è un rischio reale. 

La mia strategia è organizzare una serie di telefonate, di lavoro o con amici, che mi tengono vigile ed impegnato, oppure ascoltare la radio, corsi di formazione, webinar e podcast.

Cena adattata

Raggiungo gli altri del gruppo, sul posto, nel tardo pomeriggio. Andiamo a ritirare i pacchi gara e poi si va a cena, durante la cena sono stanco e parlare è faticoso, la sera mi succede spesso e non mi piace, ma mi sono adattato. 

Alle 22,30 sono in albergo, sono solo, la camera è pulita, ordinata e vista mare, la struttura è gestita della diocesi, qui si unisce spiritualità e vacanza, dice la pubblicità sul sito. Questo mi fa sentire più pensionato che atleta, ma la posizione sul mare è veramente super.

Accendo il computer, faccio 2 cose e Netflix mi fa compagnia fino a quando gli occhi si chiudono, intorno alle 23.40.

Cielo grigio, come i pensieri.

Li riapro, insieme alle tapparelle elettriche, intorno alle 5,45. Il mare è calmo, ancora il sole non si vede, la giornata è nuvolosa, il grigio del cielo si getta in mare e anche nei miei pensieri. Inizia il ballo degli stati d’animo che finirà dopo 20 ore circa.

Avrei preferito un bel cielo azzurro, sarei sceso a fare il bagno subito, ma ritrovo il sorriso pensando che, se la giornata sarà, nuvolosa avremo meno caldo durante la corsa. 

Prendo il primo giro di levodopa con tanta acqua per reidratarmi, e mi rimetto a letto ancora un po. Mi alzo alle 6,30, qualche bel respiro profondo, un poco di stretching, doccia e sono pronto a partire. 

Oggi niente attività fisica della mattina, ne avrò da muovermi in abbondanza per tutto il giorno.

Alle 7,15 sono seduto per la colazione. Il sole ha bucato le nubi e una bella luce entra dai finestroni, il mio stato d’animo si illumina, anche grazie al buffet di torte e brioche varie.

Il posto al sole

Faccio il check out e intorno alle 8,30 sono sul posto, pronto per montare lo spazio accoglienza, dove incontriamo le persone e raccontiamo la storia e gli scopi dell’Associazione.

L’organizzazione contattata qualche giorno prima non mi aveva garantito lo spazio per il gazebo, ma sicuramente per tavolo e bandiere. C’è ancora poco movimento in giro, chiamo Mario Manfredi, gentilissimo organizzatore della gara, per farmi indicare dove posizionarmi. 

Lo spazio è perfetto, proprio sul lungomare e il passaggio è assicurato, unica controindicazione, niente ombra. 

Rimpiango di non aver messo in macchina il gazebo, ci sarebbe stato perfettamente. Va bene, mi dico, vorrà dire che oggi mi abbronzerò.

Il baratto

Mentre finisco di preparare, una dopo l’altra, si avvicinano 3 persone, chiedono informazioni, decidono di fare una donazione e prendere uno dei nostri gadget. 

La giornata inizia bene, se tanto mi da tanto, oggi la nuova fornitura di magliette e zainetti mi avrebbe fatto comodo. Previsione errata, l’unica altra donazione della giornata, la ricevo da padre e figlio che la barattano chiedendomi di tenere d’occhio le loro bici mentre bevono un caffè. 

Il caldo comincia a farsi sentire, con la sedia mi sposto inseguendo l’ombra delle piante, anche se sono a qualche metro dalla mia postazione.

Il pregara da atleta

Un pregara corretto prevederebbe un timing per il riposo, la concentrazione, l’alimentazione e poi il posizionamento dell’attrezzatura in zona cambio. 

La gara sarà tra 5 ore circa, mi sento stanco, nutro pensieri poco utili e capisco che quando partecipo ad una gara, nella parte promozionale ed organizzativa, investo energie che non avrò a disposizione dopo. 

Mi prende un po di sconforto, mi piace tanto quello che faccio, lo ritengo importante e i risultati che abbiamo ottenuto lo testimoniano, ma oggi avrei voluto potermi comportare da atleta. 

Continua….