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Il mio primo Ironman 70.3. Al traguardo tra errori e paure. Parte 2°

La preparazione alla gara

Sono pronto, conosco perfettamente le mie potenzialità e i miei limiti, non ho più dubbi, ce la farò!

Da giorni ormai mi ripeto che voglio portarla termine, lo dico a me stesso e lo dico anche alle persone con cui parlo della gara. A tutti racconto quale sarà la mia strategia, e ogni volta che la racconto la immagino chiaramente, con l’arrivo sulla finish line compreso. Così facendo sto disegnando il mio futuro, questa pratica si definisce, allenamento ideomotorio.

Mi capita spesso di parlare con amici sportivi e atleti di varie discipline che, nell’immediata vigilia di una gara, raccontano di esperienze passate e situazioni vissute che hanno condizionato negativamente le loro prestazioni. Tornando con i ricordi a quei momenti, stanno creando il terreno fertile per generare preoccupazione e convinzioni depotenzianti, entrambi queste poco utili nella preparazione di una gara.

Succede cosi durante la cena in compagnia di, Annalaura Maurin, Annamaria Plizzardi, suo figlio e un altro amico che saranno anche loro al via del 70.3 e con Marco Lorenzi che parteciperà al suo primo olimpico. La serata rispettosamente analcolica, trascorre tra racconti di gare e avventure sportive varie. Le nostre triathlete esperte si dicono “agitate” e per gran parte della serata, chiacchierando, riportano racconti di incidenti in bicicletta, di incontri con meduse durante il nuoto e altri aneddoti poco rassicuranti.

Sia l’atteggiamento che le parole utilizzate per descrivere il loro stato d’animo, non aiutano a sviluppare energia positiva. Il mio amico parkinsonauta Angelo Gualtieri, che mi accompagna in questo viaggio, ascolta incuriosito storie di un mondo che per lui è tutto nuovo, è triathleta da due mesi e due gare.

La sera, prima di andare a letto è già tutto pronto, voglio svegliarmi con calma e avvicinarmi all’ora della partenza con tutta calma. Le borse rosse e blu sono già pronte dal pomeriggio, gli adesivi sono già posizionati sul casco e sulla bicicletta, le borracce con i sali e la maltodestrine sono in freezer per congelarsi, cosi facendo domani, quando partirò in bicicletta, avrò l’acqua fresca anche se saranno nel portaborraccia sulla bicicletta già da un paio d’ore. Occhialini e occhiali puliti, barrette e gel scelti e pronti e posizionati sulla bicicletta, pettorale compilato e agganciato al portapettorale, gonfia e ripara pronto sotto la sella nell’eventualità di una foratura.

Nel frigorifero c’è del riso integrale con del tonno, già pronto con un condimento leggero di olio EVO e limone, che mangerò due ore e mezza circa prima della partenza. Domattina a colazione mi preparerò un sandwich integrale, con miele e burro d’arachidi, che metterò nella sacca del ciclismo. Sarà un ottima razione di energia in partenza per le 3 ore circa di bicicletta, la utilizzo anche in allenamento, mangiarla durante la transizione nuoto/bici mi aiuterà anche a debellare la nausea che spesso avverto all’uscita dal nuoto in acque libere.

Nei giorni precedenti la gara ho cambiato la camera d’aria della ruota posteriore perché non teneva la pressione, prima di andare a letto ricontrollo la situazione e mi rendo conto che ancora il problema persiste. Allora, alle 23, in camera, decido di procedere ad un ulteriore cambio di camera d’aria, in modo che entro la mattina saprò se il problema è risolto, cosi da avere ancora margine di intervento prima della partenza.

Da sempre per me la notte di vigilia di una gara, che fosse tennis, vela, maratona o triathlon, è una notte in cui dormo poco, non vedo l’ora che sia mattina e l’adrenalina è già alta. Già normalmente ho il sonno leggero e la media delle mie ore di riposo è intorno alle 5/6, questa volta decido di prendere qualche goccia di sonnifero che mi permetta di addormentarmi velocemente, succede intorno alle 23,45 e non metto nessuna sveglia, avrò tutto il tempo per svegliarmi quando voglio.

Purtroppo però Angelo, il mio compagno di camera, tra le 5,15 e le 5,30 decide di ascoltare tutta la raccolta di suonerie della sua sveglia telefonica che ha dimenticato di disabilitare e la mia notte di riposo pregara finisce li. La prima cosa che faccio, appena dopo essere andato in bagno, è verificare se la pressione si è mantenuta correttamente, bene è tutto ok.

Torno a letto, ci facciamo due risate, poi lui va a farsi una nuotata all’alba, io mi giro un po nel letto, prendo il primo farmaco della giornata, faccio degli esercizi di respirazione intanto che medito 20 minuti e mi preparo per la colazione, quando torna Angelo alle 7:30 andiamo a fare colazione. Sarà una colazione da Re, anche la mattina sarà scandita da vari momenti di rifornimento di carburante per la gara.

Torniamo in camera, ricontrollo le previsioni meteo che continuano ad essere incerte, faccio un ripasso mentale di tutta l’organizzazione, mi rilasso ancora un po disteso sul letto mentre controllo i risultati dei miei compagni che hanno gareggiato nell’Ironman del sabato, sono stati bravissimi hanno portato tutti a termine la loro gara.

Anche Aldo Rock, ancora una volta, ha concluso la sua fatica, fuori tempo massimo di poco ma c’erano comunque gli amici, Dario Nardone e Fabio D’Annunzio, ad aspettarlo insieme al direttore di gara Max Rovatti, che poi lo ha accompagnato in hotel con un mezzo da campo da golf.

Dopo 16 ore a portato a termine la sua incredibile sfida anche Mauro Cennerazzo, arrivato fin qui dopo aver accompagnato Sara Rubatto nel giro d’Italia Solidale “Più Giri più Vivi” che ha organizzato insieme a lei. Con lei avevo pedalato in un paio di tappe ad agosto tra Anzio e Paestum, raccontandovelo nell’articolo, Una settimana di Triathlon Solidale. Il loro è un bellissimo ed ambizioso progetto che hanno portato a termine a Cervia, con la ciliegina finale del tappeto rosso percorso da Mauro al suo arrivo dell’Ironman.

La mattina scorre via tra qualche post e un paio di telefonate fino al momento in cui inizia la procedura che ho stabilito. Comincio a indossare il cardiofrequenzimetro, mi metto il body da gara, mangio il riso che avevo messo al sole per scaldarlo un poco.

Scendo al bar a ritirare le borracce, infilo una maglietta e un paio di bermuda che lascerò nella borsa bianca che va consegnata al village per ritrovarla all’arrivo, metto tutte le borse nello zaino e in bicicletta mi avvio verso la zona cambio, il mio orario di accesso è tra le 10 e le 11. Sono felice ed eccitato, sulla strada incontro tifosi ed altri atleti che si dirigono verso la zona di partenza, sorrido e canto e mi preparo ad una nuova fantastica avventura sportiva.

Arrivo all’imbocco della della zona cambio con il casco in testa ben allacciato, mi viene chiesto di togliere le borse blu e rosse dallo zaino e di entrare tenendole in vista, entro e mi dirigo con tutta calma verso la mia posizione, attraverso questa fila infinita di biciclette bellissime e coloratissime che brillano al sole. Intanto che cerco il mio numero il 2520, mi guardo in giro, l’aria intorno a me è elettrizzante, come sempre c’è qualcuno che ha dimenticato qualcosa e cerca aiuto.

Eccomi davanti al mio spazio, posiziono la bici mi tolgo il casco, lo posiziono sulla bici, tolgo le borracce dalla borsa termica e le metto nel portaborraccia, metto le borse a terra una a destra e l’altra a sinistra della ruota anteriore. Metto nelle scarpe da running la levodopa che assumerò tra la bici e la corsa, apro le barrette e le sistemo nel contenitore sul canotto dietro al manubrio, controllo che il rapporto del cambio sia quello giusto per partire di slancio e via sono pronto. A pochi metri di distanza ci sono Annalaura e Annamaria, ci facciamo una foto e via verso la consegna della borsa, li c’è l’appuntamento con Alberto per le ultime indicazioni e l’ultimo “in bocca al lupo” pre gara.

Continua…. ci rivediamo sulla spiaggia pronti a partire