È una bugia! Lo sport non è utile nella malattia di Parkinson.


Vinci la sfida con la Scusite

Se, dopo aver ascoltato un “dottorone”, letto un articolo o partecipato a un congresso, ti eri convinto che fosse il momento di cambiare le tue abitudini…

Ma stai ancora rimandando, allora probabilmente stai facendo quello che, ogni giorno, fanno quasi tutti:

Trovare una buona scusa.

Ed è proprio lì che perdi: ogni volta che ti giustifichi, stai dicendo a te stesso che non sei abbastanza forte per vincere la sfida contro la pigrizia.

Ti stai raccontando una bugia

Se, per mettere a tacere la tua coscienza, hai deciso di “muoverti un po’” per rallentare il Parkinson.

Sì, lo so, stai pensando: “Comunque è meglio di niente!” Vero!

Anche un pezzo di pane può sfamarti se non hai altro. Ma sarai d’accordo che nutrirsi bene per stare bene è tutta un’altra cosa.

Allo stesso modo, lo sport, l’attività motoria, l’esercizio fisico… possono essere del tutto inutili.

Peggio ancora: possono diventare un alibi. Una scusa elegante per illuderti di “fare qualcosa”, senza cambiare davvero le cose

Lo sport non è utile se:

  • Affrontato senza metodo, senza un obiettivo chiaro, senza impegno vero.
  • Se lo vivi come un dovere da sbrigare in fretta, senza crederci davvero.
  • Se ti limiti a “muoverti”, senza allenare postura, equilibrio, coordinazione, forza, agilità.
  • Se ripeti sempre gli stessi gesti, senza progressione, senza stimoli nuovi.
  • Se alleni solo il corpo e dimentichi la mente.
  • Se pensi “ormai non serve più” e lasci che la rassegnazione entri nei tuoi muscoli prima ancora che nella tua testa.

Lo sport non è una pozione magica. Non basta allenarsi “un po ” per cambiare il corso della malattia. Serve allenarsi bene. Serve allenarsi alla fatica. Serve allenarsi a vivere.

Non è facile.

Lo so perfettamente, soprattutto quando stai vivendo un momento difficile.

Negli ultimi mesi, per ragioni diverse – un progetto che non è andato a buon fine, qualche tensione nei rapporti di lavoro o personali, alcune attività che non funzionano come mi aspettavo – anche io ho rallentato.

Tutte cose che fanno parte della vita di ognuno e che, nel momento in cui accadono, sembrano ottime ragioni per mollare un po’ la presa. E così ho perso costanza, motivazione e disponibilità a fare fatica.

Senza un obiettivo preciso, senza una sfida chiara davanti agli occhi, l’impegno si è sfilacciato giorno dopo giorno.

Il mio corpo me lo dice ogni giorno

Chiaro e forte, fermandomi con momenti di “off” sempre più lunghi e frequenti.

La mattina e la sera, prima e dopo l’effetto dei farmaci, mi trasformo in un burattino di legno, incapace di mettere un piede davanti all’altro con continuità.

Questo rallentamento ha seminato dubbi e preoccupazioni anche in aree della mia vita che non avrei mai pensato potessero spaventarmi, come l’idea di una semplice vacanza con amici.

Anche se il mio Garmin continua a restituirmi buoni risultati in termini di età di fitness e VO2max, il Parkinson non aspetta. Non rallenta solo perché io rallento.

Ripartire non è mai facile. Ma ho capito una cosa fondamentale: Non possiamo permetterci di vivere senza un obiettivo chiaro. Non possiamo allenarci “tanto per”.

L’età e il tempo dalla diagnosi: Verità e inganni

Sì, l’età anagrafica conta. Sì, il tempo che passa dalla diagnosi cambia i sintomi, li rende più ostinati, più invadenti.

Ma proprio per questo l’obiettivo non può essere “tornare a come eravamo prima”. L’obiettivo deve essere: rimanere il meglio di noi il più a lungo possibile.

Lottare ogni giorno per conservare autonomia, sorriso, dignità.

Non è la nostalgia del passato che ci serve, è la cura del presente.

Perché allenarsi può fare davvero la differenza

Allenarsi bene, con testa e cuore, produce risultati concreti:

• Più dopamina naturale: l’attività fisica intensa stimola il rilascio di dopamina endogena. • Più BDNF: il fertilizzante naturale per il nostro cervello, che aiuta i neuroni a vivere e a comunicare meglio.

• Più neuroplasticità: più connessioni, più alternative nei percorsi cerebrali.

Lo sport fatto bene è una farmacia personale. È prevenzione. È trattamento. È speranza.

“Non ne vale la pena”

Quante volte sento persone dire: “Non posso più fare quello che facevo una volta… allora non vale la pena sforzarsi.”

Questa frase è Il vero nemico. Non si tratta di tornare giovani. Non si tratta di vincere contro il Parkinson. Si tratta di continuare a camminare, anche quando la strada è difficile.

Di scegliere la vita, ogni giorno.

Perché ogni movimento fatto con coscienza, ogni allenamento vissuto con coraggio, è un passo verso una vita più piena, più libera, più nostra.

Conclusione:

Lo sport non è utile, se lo vivi come una fatica senza senso. Lo sport diventa vitale, se lo scegli come gesto d’amore verso te stesso.

Non importa da dove riparti. Importa che scegli di ripartire.

Oggi. Non domani.

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4 pensieri su “È una bugia! Lo sport non è utile nella malattia di Parkinson.

  1. Alberto Acciaro

    Ciao Stefano, sempre “piccante” nel contrapporti a Mr P.
    In tutto quello che hai scritto mi ci ritrovo alla perfezione, dall’inizio alla fine.
    Forza e coraggio; ci siamo messi alle spalle già più di un lustro vissuto intensamente, avanti con il prossimo senza mollare mai!!!!!
    Un abbraccio sincero
    Ciao Alberto A.

  2. Alessandro

    Caro Stefano,
    ti ringrazio per il tuo contributo e per l’energia autentica con cui continui a motivare tante persone con Parkinson attraverso la tua esperienza sportiva. La tua testimonianza è fonte di ispirazione concreta, perché nasce da una pratica diretta e intensa, che unisce movimento, obiettivi, passione e resilienza.

    Vorrei però offrirti uno spunto di riflessione sul piano terminologico, perché nel tuo articolo si tende a usare la parola “sport” come sinonimo di movimento, attività fisica, esercizio fisico e educazione motoria. In realtà, nel linguaggio delle scienze motorie, scolastico e riabilitativo, questi termini hanno significati distinti:

    – Attività fisica: ogni movimento corporeo con consumo energetico (es. camminare, ballare) non necessariamente strutturato.
    – Esercizio fisico: attività programmata e strutturata per migliorare una funzione o mantenere la salute.
    – Sport: attività regolamentata, spesso competitiva, codificata da federazioni (es. triathlon, calcio).
    – Movimento: qualsiasi azione corporea e non necessariamente utile al benessere.

    Dire quindi “lo sport non serve” o “è utile” rischia di confondere, perché ciò che è clinicamente efficace nel Parkinson è “l’attività fisica regolare”, anche non sportiva, purché strutturata (ovvero esercizio fisico). Non è lo sport di per sé a curare, ma “l’esercizio fisico adattato”, anche minimo ma costante, supervisionato (possibilmente da un chinesiologo) e progressivo. È una delle terapie non farmacologiche più raccomandate per il Parkinson (fonte: European Physiotherapy Guidelines for Parkinson’s Disease, 2022).

    Tu stesso, in realtà, sei la dimostrazione vivente di questo principio. Il tuo “fare sport” è in realtà molto più: è esercizio fisico, è metodo, è comunità, è motivazione. Lo “sport” in molti caso è più limitato

    Ti ringrazio per la passione che diffondi e per la visione che accompagna il tuo lavoro. Sarebbe bellissimo vedere il tuo messaggio ancora più chiaro anche sul piano tecnico, così da renderlo ancora più forte e condivisibile da medici, chinesiologi e fisioterapisti.

    Con stima
    Alessandro Stranieri

    1. stefano ghidotti

      Grazie Alessandro per le belle parole e i tuoi ringraziamenti. La tua precisazione è assolutamente corretta e non vedo miglior modo di confermare quello che dici se non quello di lasciare il tuo commento così com’è stato scritto da te.

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