SBALZI DI PARKINSON, DA VIAGGIO. 3° Parte

Ok ho deciso, vietato scappare!

Ho fatto tutto per essere qui e ora temo di non essere in grado?

È il momento di tirare fuori gli attributi e portare a termine ciò che ho cominciato, darò tutto me stesso e sarà quel che sarà.

L’ora della gara si avvicina, la partenza sarà alle 16.

Considerato l’orario cosi inoltrato nella giornata, nella norma io alle 12 assumo gli ultimi 200 mg di levodopa della mia terapia giornaliera, prima della partenza a stomaco vuoto, decido di aggiungerne 100 mg.

Sono pronto, ho giusto il tempo per portare la bici e il resto del materiale in zona cambio, prima di presentarmi al briefing. 

Siamo solo alle 15, ma la giornata è già stata densa di azioni ed emozioni, che ho raccontato in due articoli, SBALZI DI PARKINSON, DA CAMPIONATO ITALIANO e SBALZI DI PARKINSON DA COMMISSIONE DEI CLASSIFICATORI, pubblicati nelle scorse settimane.

Il primo avversario da battere sono io. 

Ok mi metto in stato, assumo la fisiologia da supereroe, la Power Posing che trovate descritta nel primo articolo. Mi carico pensando al mezzo Ironman portato a termine a Riccione, che ho raccontato qui e alle buone sedute di allenamento delle ultime settimane. Infilo la muta e sono pronto.

La gara va via liscia senza intoppi, nuoto bene e pedalo con i primi. Quando arrivo in zona cambio per cominciare a correre, noto che sono poche le biciclette nelle postazioni, è un buon segno, sto andando forte.

La corsa è il mio punto debole, mi rinfresco abbondantemente al rifornimento che c’è subito dopo l’uscita dalla zona cambio, e lo rifaccio mentre cammino e bevo ad ogni passaggio, dobbiamo fare 4 giri. 

Il secondo è l’amico Roberto

Roberto Ripani è nella mia categoria, è un PARKINSONAUTA, un amico, ha 9 anni meno di me, ed è in squadra con me, ma è un punto di riferimento e il primo a cui vorrei stare davanti. 

Lui, tra l’altro, a deciso di fare la doppietta, cioè correrà due triathlon sprint nello stesso giorno. Non volendo rinunciare ne’ al Campionato Italiano di Paratriathlon, di cui vi stò parlando, ne’ alla gara in notturna alle 20,30. Un gigante.

L’ho tenuto d’occhio nei giri in bicicletta e anche ora nella corsa, sta correndo meglio di me, ma il vantaggio che ho accumulato nel nuoto e nella bici, mi permette di stargli davanti.

Lo vedo, si è avvicinato molto, se ho fatto bene i conti ho un giro di vantaggio, ma potrebbe raggiungermi. Se avessi sbagliato?

Fino all’ultimo respiro

Ed è cosi che nel mio ultimo giro, per non rischiare di farmi raggiungere, nel rettilineo finale tiro fuori le ultime riserve e corro ad un ritmo che stupisce anche me.

Finisco in gloria, sono stanco ma felice, giusto il tempo di fare una doccia veloce in spiaggia, cambiarmi, raccogliere le energie e salutare chi che si trova nelle vicinanze.

Non posso fermarmi ad aspettare le classifiche e le premiazioni. Mi spiace scappare e perdermi il momento migliore della giornata, quello in cui tutti insieme, si rende merito ai vincitori e ci si conosce meglio.

Il sogno sfumato

Sono convinto di aver fatto una bella gara, addirittura nei miei pensieri c’è il sogno di un podio.

Purtroppo il sogno non diverrà realtà. Sono 5° della mia categoria, distante 3 minuti e 20 secondi dal 3° gradino del podio, ma la prestazione è stata la mia personal best su questa distanza, sono felice.

Inizia un altro viaggio

Salgo in macchina per partire alla volta di Milano, con questo pensiero che mi da energia. Ho ritirato il sacchetto con il cibo del pasta party, lo consumerò in viaggio, scelgo l’itinerario più veloce e parto.

Sarà un viaggio di 2 ore e mezza circa, sono le 18,15, dovrei essere seduto al mio posto intorno alle 21. 

L’orario previsto di inizio concerto è alle 20, ma quando mai si è visto un inizio puntuale, inoltre le coreografie con la luce del sole non rendono allo stesso modo. 

Insomma, spero in un ritardo di almeno 45 minuti, o di un gruppo spalla che suoni prima di Elton John.

Mr. P viaggia con me, ma dorme

Mi aspetto un viaggio con momenti di stanchezza e il rischio di colpi di sonno. Mi fermo per un caffè, metto un podcast interessante, che mi tenga alta l’attenzione, imbocco l’autostrada verso Genova e da li percorrerò la mitica Serravalle.

Mr. P viaggia con me, ma per ora dorme, la mia carica di adrenalina, dopamina, endorfina e simili, lo sta tenendo a bada.

Mi stupisco di me stesso, sono vigile e molto concentrato alla guida. Sarà che il percorso è tutta una curva, poco traffico e velocità sempre al massimo dei limiti consentiti.

Mi sto divertendo, e la voglia di essere a San Siro con Benedetta e Carolina, per un evento cosi importante, mi rende ancora più felice. Le sento al telefono sono in viaggio anche loro.

Le posate inventate

Finito il tratto tortuoso, sono in discesa verso Pavia e Milano, posso mangiare, oltre alla banana e ad una barretta che ho già consumato, nel pacco gara c’è un ottimo cous cous di verdure, ho fame, mi rendo conto di non aver preso le posate.

Cerco una soluzione, l’unica possibilità è una tessera del supermercato, la pulisco come posso e diventa un cucchiaio. Per la mia sicurezza dovrei fermarmi… Finisco la cena da viaggio mentre percorro il tratto rettilineo tra Pavia e Milano.

Sono le 8.07 quando ricevo il messaggio di mia moglie con il video dell’inizio concerto, non credo ai miei occhi, già iniziato? Azz!!

Va bene, mi dico, tanto le canzoni più belle le farà alla fine, e non mi faccio abbattere, continuo a guidare senza un attimo di cedimento. 

Ma dov’è oggi Mr. P? 

Di solito la sera mi sdraia sul divano, con le forze al minimo e molle come uno straccio, oggi sono in giro da 14 ore con tutto quello che è successo, e sono sveglio come un grillo.

Ancora una volta ho la conferma che molto dipende da noi, da ciò che ci motiva e dagli obiettivi che vogliamo raggiungere.

L’unico intoppo che mi ritarda di 15 minuti è una piccola coda al casello autostradale, non me l’aspettavo, il sabato sera alle 20,30!

Ecco il Meazza

Arrivo a San Siro alle 21.10, ho prenotato il parcheggio proprio dentro lo stadio, con la macchina carica, bicicletta compresa, non mi sentivo di lasciarla in strada, poi chissà dove avrei trovato posto.

Mi prendo una birra fresca, mi aiuta ad entrare nel mood da concerto, la sorseggio mentre mi avvicino al cancello.

Da dentro arrivano le note di Rocket Man, mi sale l’eccitazione, quando finisce la canzone sento il boato dei 60000 spettatori.

Entro dall’ l’unico cancello rimasto aperto e salgo le rampe più veloce che posso. Fino a metà del percorso vado bene, poi le gambe iniziano a diventare più dure, la stanchezza sta salendo.

Eccomi sono dentro, che spettacolo! 

Cerco mia moglie e mia figlia per trovare il mio posto, dopo qualche minuto le vedo, salgo le ultime rampe di scale, un abbraccio e ci siamo, musica maestro.

Mi guardo in giro, felice, gente allegra che canta e sorride, dietro al palco c’è la parte dello stadio con solo 2 anelli, tre la fine della tribuna e la copertura si vede lo skyline di Milano al tramonto, bellissimo.

Nella prima a mezz’ora, Elton esegue canzoni che non sono tra le sue hit, l’adrenalina scende, mentre sale un po di stanchezza.

Tutti in piedi

Poi il ritmo aumenta, l’ultima ora di show, siamo tutti in piedi a cantare e ballare, guardo i sorrisi felici di Carolina e Benedetta. 

Quando, nei mesi scorsi pensavo a come avrei fatto a mettere insieme la gara a Marina di Massa e il concerto, temevo di esagerare, qualcuno mi diceva che forse era meglio rinunciare a qualcosa. 

Ora che sono qui sono contento di averci creduto e di aver fatto tutto il possibile per non rinunciare a nulla. Mi sarei perso mia moglie che canta e balla canzoni, anche senza conoscere il testo, cosa in cui anch’io sono bravissimo.

Finito il concerto, e anche questa infinita giornata.

Sono in auto con Benedetta, mi godo il momento di ritorno dal concerto con lei, mi sento come se fossi con il mio miglior amico. Cantiamo insieme, con i finestrini abbassati, godendoci l’aria calda di una notte d’estate e la musica di Elton a tutto volume.

Ho fame, anch’io mi risponde Benedetta, all’uscita dallo stadio le code dal porchettaro erano improponibili e il panino è saltato. Propongo di uscire a Bergamo per una pizza. Proposta accettata, si è fatta l’una di notte, sono entusiasta e ancora vivo, non credo ai miei occhi.  

Purtroppo non troviamo una pizzeria aperta nemmeno a pagarla oro, con l’acquolina in bocca rientro in autostrada, facciamo un rapido ragionamento su cosa c’è in frigo, già immaginiamo un sandwich avocado e salmone, con birretta. 

Notte d’estate

Vivere questo scampolo di notte d’estate con mia figlia ventiduenne, è un regalo che mi riempie di gioia. Sono quasi le 2, Carolina è già andata a letto, sandwich e birretta consumati insieme, noi due soli.

Stavolta è finita davvero, mi metto a letto e ripenso a tutto quello che ho vissuto, mi chiedo ancora come ho fatto ad arrivare fino a qui ancora acceso? 

Sbalzi di Parkinson

Sono felice, ho vissuto infiniti cambi di stato d’animo, sono sceso in fondo e salito in alto, in alcuni momenti l’ho sentito pronto a sopraffarmi, ed in altri l’ho totalmente dimenticato.

Gli sbalzi di Parkinson hanno accompagnato la mia giornata.

È lui, è cosi! Un amplificatore con la rotella del volume che sale scende insieme alle nostre emozioni. 

Sembra incontrollabile, purtroppo a volte lo è, ma più spesso siamo noi a iniziare il ballo, quando il sottofondo che creiamo è movimentato e allegro, ecco che si danza, ma se il sottofondo è lento e grave, allora la luce si spegne, i colori spariscono e la vita si ferma. 

Si lo so, è difficile, faticoso e poi perchè proprio a me?

Ma io continuo, ogni mattina mi alzo e il primo pensiero urla:

NON CI FERMERAI!

2 pensieri su “SBALZI DI PARKINSON, DA VIAGGIO. 3° Parte

  1. Ornella Nicolosi

    Grazie infinite per questi tuoi racconti, sono preziosi. Sono una fisioterapista di Pisa e seguo le persone con Parkinson da diversi anni e non mollo mai e chiedo a loro di non accontentarsi e di non mollare.
    Vorrei creare un gruppo che partecipi alla Pisa Marathon il prossimo ottobre, potresti condividere il tuo metodo di allenamento?
    Noi faremo un percorso ridotto e usando la tecnica del Nordic Walking anche perché i nostri utenti sono un po’ attempati.
    Grazie di nuovo
    Ornella Nicolosi

    1. stefano ghidotti

      Ciao Ornella, grazie a te, sono felice che ti piacciano. Fai un lavoro molto importante per noi e te ne sono grato.
      Proporre un obiettivo, come la partecipazione ad una manifestazione sportiva, è un ottimo modo per motivare le persone a muoversi.
      Condividere il mio programma di allenamento non sarebbe la scelta più furba. Io seguo un programma specifico creato appositamente per me per le mie capacità e per i miei obiettivi. Se poi parli di Nordic walking non è il mio campo specifico. Sono certo che dalle vostre parti ci sia qualcuno che possa aiutarvi, se così non fosse ti posso mettere in contatto con istruttrice di Milano. Oppure posso farti parlare con un nostro associato, il Parkinsonauta Dario Bravin che pratica Nordic walking e ha partecipato a delle mezze maratone.
      Mentre potrei aiutarvi per ciò che riguarda l’allenamento mentale e motivazionale. A settembre proporrò, online utilizzando zoom, delle sessioni settimanali di coaching, gratuite per gli associati di Parkinson&Sport, che possono essere molto utili per aumentare l’autostima e motivare all’azione.
      Tu pensa ad organizzare il gruppo, poi ci sentiamo per accordarci.
      ciao grazie, a presto.

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