Giorno 2 al Deejay Tri, oggi tocca a me.

Giorno 2 al Deejay Tri, oggi tocca a me.

Sono sempre stato organizzato. Non solo per il mio lavoro, che richiede estrema precisione e cura dei particolari, ma anche per altre esperienze, come la vela, dove mi occupavo delle attrezzature e dello stivaggio delle vele in spazi ristretti come quelli delle barche da regata.

Il triathlon mi ha insegnato ad esserlo ancora di più. In una sola gara si affrontano 3 specialità, con cambi più veloci possibile, quindi occorre gestire attrezzature, abbigliamento, modalità di alimentazione diverse, considerando anche temperatura e  meteo.

Oggi, che è il giorno della gara, questa mia dote, insieme all’aiuto del mio coach, Alberto Schivardi, che da buon Ironman  ha messo a punto una strategia organizzativa perfetta con tanto di CHECK LIST,   mi fa stare tranquillo, perché ho la certezza che non mi troverò in zona cambio senza le scarpe o il casco per la bicicletta.

Sono carico come una molla e motivatissimo, anche perché oggi a completare questa giornata che so già sarà indimenticabile, ci sarà tutto il gruppo di amici e familiari a fare il tifo.

 

La spedizione parte alle 7,15, alle 7,30 incontro a Bergamo con la 2° auto, per le 8/15 al massimo vogliamo essere all’idroscalo.

Meno male che arriviamo presto, perché al nostro arrivo troviamo 2 grosse squadre, molto ben organizzate che, arrivate prima di noi, hanno occupato gli spazi davanti al nostro gazebo, per cui ci troviamo costretti a fare un trasloco veloce per portarci in una posizione con migliore visibilità.

Dopo poco siamo pronti, la casetta è aperta gli amici sono già all’opera con i palloncini, io sono già vestito con il body da gara, mi concentro qualche minuto, e mi preparo a portare in zona cambio la bicicletta e tutto ciò che servirà per la gara. In quest’operazione mi segue, anche in diretta Facebook, Marco che ha fatto qualche gara di triathlon  e perciò può aiutarmi.

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Il briefing, altro momento molto importante, ci aspetta. Istruzioni particolari, regole, cambi di percorso, se non vogliamo incappare in una squalifica dobbiamo prestare massima attenzione a questa fase del pregara.

La tensione sale. Marco mi segue in diretta Facebook, io prendo la bandierina, che con il suo tremolio rappresenta Mr. Parkinson, ci dirigiamo verso la zona briefing, dove mi aspetta la prima fantastica sorpresa della giornata.

Dario Daddo Nardone di Fcz Mondo Triathlon, mio amico, coach Ekis e speaker ufficiale della manifestazione, mi vede sotto il palco mi viene incontro e mi chiede di raccontare a tutti il mio progetto.

Sono frastornato, non mi aspettavo tanto, le persone mi danno la mano, mi abbracciano mi battono il cinque, e nonostante la sorpresa e l’emozione riesco a raccontare in sintesi le cose essenziali! Sono contento. La prossima volta devo ricordarmi di sorridere un po’ di più e parlare un po’ meno velocemente.

Muta indossata, preparati occhialini e la cuffia, mi dirigo verso la zona di partenza della mia batteria, circondato da familiari e amici che mi fanno foto e video. Mi sento un campione! Come esercizio di training autogeno è perfetto: visualizzo me stesso all’arrivo mentre taglio il traguardo con le mani alzate sorridente.

In questo momento sorvolo sul fatto che tra me e quel momento ci sono 750 m. di nuoto tra 159 atleti che cercano il loro spazio, 20 km in bicicletta a 40 km orari, ora in gruppo, ora da solo controvento, con rotonde e dossi, facendo attenzione a non sbagliare il conto dei giri e gestendo le energie. E che poi mancherà la parte più faticosa, anche mentalmente per me, la corsa, 5 km. dove saranno più gli atleti che mi superano di quelli che io riuscirò a superare.

Ma sono pronto. Entro in acqua, vedo la boa, la tromba suona e si parte. Affronto la frazione usando la testa, nuoto con buon ritmo e anche la respirazione funziona bene, in qualche momento combatto con i ricordi depotenzianti dell’ultima gara, in cui appena ripreso da un infortunio ho nuotato a rana e dorso, camminato nell’acqua bassa e melmosa del fossato di Peschiera, respirando a fatica e pensando più volte al ritiro. Invece oggi braccia e pensieri girano bene, e nonostante qualche piccola inevitabile bevuta, arrivo in fondo alla frazione di nuoto in 15 minuti circa, esco bene, vado al cambio che faccio senza fare errori.

Bici. Si parte subito veloci, il percorso è completamente pianeggiante, alla fine del primo giro faccio un errore ed entro nella corsia sbagliata, torno indietro lasciando sul campo circa un minuto,  finisco la frazione in 36 minuti. Anche questo cambio tra bici corsa è lineare, mi distraggo solo un attimo, non imbocco subito il corridoio corretto per l’uscita e perdo una manciata di secondi.

Le gambe rispondono bene, corro tutta la frazione sotto i 5 minuti al km. anche spinto dagli incoraggiamenti e dai pollici alzati degli atleti che mi sorpassano o che sorpasso. L’altra motivazione forte che mi sta spingendo è un idea che mi è balenata nella testa da quando sto correndo: taglierò il traguardo mano nella mano con papà e mamma, ci penso tutto il tempo, in prossimità dell’arrivo li intravedo vicino al gazebo che mi aspettano per fare il tifo.

Mi avvicino, alzo la  fettuccia a protezione della corsia e li prendo per mano: ‘Venite con me fino al traguardo!”.  Loro sono sorpresi, ma mi seguono, parto deciso e poi rallento un un po’ la camminata, perché mamma ha 85 anni e papà 86, parkinsoniano come me da 6 fanno fatica. Sono in trance, mi sento come se mi stessero portando loro all’arrivo in braccio, percorriamo il corridoio d’arrivo tra gli applausi, con papà che saluta come fosse il Papa, mamma si guarda in giro incredula e fa attenzione di non inciampare,  la speaker urlando al microfono racconta la nostra storia.

Tra abbracci,  strette di mano, pacche sulla spalla e tanta emozione finisce questa gara, la prima di quest’anno e di una storia che iniziata per scherzo, sta riempiendo la vita, mia e della mia famiglia, di emozioni che non avrei mai pensato di poter vivere. Grazie a papà e mamma che mi hanno seguito in questa giornata, che è stata fantastica anche perchè loro erano li con me. Grazie a Carolina e Benedetta, il prossimo arrivo lo vorrei fare con voi, è una promessa.

 

Il resto della giornata passa tra cibo, birre, sorrisi e qualche lacrima, sono abbastanza emozionato, e in alcuni momenti sentendo una canzone delle mie, mi guardo in giro, cerco gli occhi di mia figlia, o dei miei migliori amici, di mia moglie o dei miei genitori e il cuore mi scoppia di gioia.

È finita una due giorni indimenticabile,  anche il cielo ci manda un segnale, appena saliamo in macchina infatti comincia a piovere forte, ma noi siamo al riparo diretti verso casa, stanchi ma con nuove emozioni da conservare tra i ricordi più preziosi.

E infine grazie a voi lettori di seguirmi e di darmi la motivazione per scrivere. Perchè così potrò rileggere e rivivere questi momenti ogni volta che vorrò.

 

 

 

 

2 pensieri su “Giorno 2 al Deejay Tri, oggi tocca a me.

  1. Pingback: Io e Mr. P. Un anno tutto da raccontare. | PARKINSON & TRIATHLON

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